The Blackwell Convergence

Dopo il tuffo nel passato offerto dal secondo episodio, le avventure della famiglia Blackwell ritornano ad avere per protagonista la giovane Rosa. Sono passati solo sei mesi da quando sua zia Lauren le ha lasciato in eredità lo spettro Joey Mallone, ma la nostra "rossa" sembra essersi già ben adattata al ruolo di medium, tanto che persino la sua asocialità patologica sembra essersi affievolita. Certo, tra le sue conoscenze si contano adesso più spettri che persone in carne ed ossa, ma è già un buon inizio, no?

The Blackwell Convergence è il terzo capitolo della serie creata da Dave Gilbert, arrivato ben due anni dopo il suo predecessore The Blackwell Unbound... e non appena si lancia il gioco non è difficile rendersi conto di quanto abbia giovato un periodo di gestazione così lungo. Lasciate alle spalle le ristrettezze economiche e la trama rabberciata di TBU, questo episodio si presenta subito benissimo. Impossibile non apprezzare la nuova grafica che, nonostante l'infima risoluzione nativa (320x240), è stata affidata a nuovi artisti ed è paragonabile a quella di avventure dell'epoca d'oro del genere, come Beneath a Steel Sky o Simon the Sorcerer. I fondali mostrano finalmente una buona perizia nel disegno e nella colorazione, con una qualità complessiva che si mantiene su ottimi, sebbene qualche scena appaia un po' spoglia (ma è un limite dovuto alla scelta di rappresentare alcuni scorci reali di New York).
Anche i personaggi risultano essere proporziati all'ambiente che li circonda e ben dettagliati. Da sottolineare la presenza di animazioni ad hoc che danno maggiore plasticità ad alcune azioni, come quelle che mostrano Joey attraversare una porta o una finestra. Dopo un capitolo d'assenza, tornano anche i primi piani dei personaggi, sempre ben realizzati e con un range di emozioni leggermente più ampio rispetto a The Blackwell Legacy.

Il sonoro è un aspetto che alla Wadjet Eye Games, budget o non budget, cercano sempre di presentare al meglio. The Blackwell Convergence non fa eccezione, con ottime musiche di sottofondo (in cui è possibile riconoscere alcuni remix di pezzi già ascoltati nei capitoli precedenti) e naturalmente un doppiaggio completo accompagnato dal commento audio dell'autore del gioco. I doppiatori sono quasi tutti dei professionisti e, nonostante alcune voci siano cambiate (tra cui proprio quella di Rosa), il risultato è molto gradevole. Data la cura riposta nell'ambito audio, stupisce forse un po' la scelta di alcuni effetti sonori non proprio indimenticabili, come il rumore della pioggia che assomiglia ad una doccia piuttosto che a un acquazzone cittadino.

Per quel che riguarda il gameplay, la serie sembra ormai aver trovato la sua formula di base, con la sua interfaccia punta & clicca (tasto destro per osservare, sinistro per interagire) e la possibilità di spostare il controllo su Joey o su Rosa (con tanto di puntatore che cambia colore a seconda del personaggio selezionato). Da Unbound viene ripresa la necessità di digitare manualmente dei nomi per ottenere degli indizi, con la sola differenza che stavolta non si consulta un elenco telefonico, bensì il potente motore di ricerca Oogle (!). Aggiunta anche la possibilità di consultare la propria casella mail (seppure non si possano inviare messaggi). Si prende invece un turno di riposo il bisogno di consultare il bloc notes per combinare due indizi e ottenerne uno nuovo; se ne sente un po' la mancanza, dal momento che sembrava un elemento caratteristico della serie, ma nei suoi commenti Dave Gilbert ammette di averlo sfruttato male in Unbound e ha così deciso di metterlo in stand-by per rielaborarlo nei prossimi episodi. Il blocchetto degli appunti è comunque sempre presente come fonte di argomenti per i dialoghi.

Gli enigmi, non è più una sorpresa, sono molto semplici e si risolvono quasi per inerzia. Per un'avventura grafica è quasi sempre un fattore negativo, ma la serie di The Blackwell è più che altro una detective story che si basa molto sul ritmo dei dialoghi e sul saper combinare i pezzi del puzzle per ricomporre il quadro generale; enigmi troppo complessi o illogici rischierebbero di soverchiare lo scorrere della trama (come effettivamente accade in un paio di casi, quando l'enigma appare troppo forzato). Rimane comunque la convinzione che un po' più di cattiveria non avrebbe fatto male. C'è anche da segnalare che verso la fine del gioco la parte "avventurosa" perde un po' di coesione, forse a causa di un'improvvisa accelerazione nello svolgersi degli eventi.
Riguardo a uno dei difetti "storici" della serie, ovvero lo scarso uso di poteri fantasmatici, bisogna dire che Joey è sempre un personaggio secondario quando si tratta di "sporcarsi le mani", ma in questo episodio risulta essere più attivo e il suo contributo per la risoluzione dei casi è molto più determinante. Finalmente avere un fantasma come partner ha i suoi vantaggi!

La trama è una continuazione diretta di quella di The Blackwell Legacy e ci si accorge presto dei punti in cui si sarebbero dovuti inserire i flashback di Lauren che sono poi andati a formare la trama di Unbound. Rispetto ai primi due episodi, la storia è più lunga e approfondita, con gustosi riferimenti alla cultura pop newyorkese e le solite visite a luoghi cari all'autore.
Rosa & Joey sono ormai "di casa" come possono esserlo solo i protagonisti di una serie e quindi è sempre un piacere controllarli anche in The Blackwell Convergence, dove non mancano i loro battibecchi (da innamorati?). Andandoli ad analizzare singolarmente, Joey è sempre Joey, mentre Rosa sembra aver subito un sensibile cambiamento caratteriale rispetto al capitolo iniziale (complice anche il cambio di doppiatrice); in questo modo il personaggio è un po' più dinamico, sebbene più stereotipato rispetto alla giornalista free-lance asociale di Legacy. Ma provateci voi a vivere con un fantasma per sei mesi!
In un gioco che punta tutto su protagonisti e storia, stupisce che alcuni passaggi risultino un po' oscuri e che non vengano completamente chiariti. Forse è un difetto dovuto alla natura seriale, ma la sensazione è che si tratti di magagne dovute alla non perfetta integrazione tra trama ed enigmi. Non è un problema troppo grave, ma siccome le situazioni che lo fanno venire a galla corrispondono a punti cruciali della trama, qualcuno potrebbe ritrovarsi a storcere il naso in un paio d'occasioni.
 

The Blackwell Convergence non è ancora un gioco privo di difetti, ma è più facile perdonarli rispetto al passato: è chiaro che la qualità sta crescendo di capitolo in capitolo. Così, se The Blackwell Legacy era un'opera ancora acerba e The Blackwell Unbound un gioco limitato dal budget esiguo, questo terzo episodio raggiunge finalmente la piena sufficienza ed è classificabile come un prodotto professionale. Un ottimo viatico per la continuazione della serie.

Continua con The Blackwell Deception.

merengue scrive:17/03/2015 - 17:34

Splendida recensione!
Complimenti. ;)

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