Stanca di essere considerata una medium della domenica, Rosangela Blackwell ha deciso di monetizzare l'eredità di famiglia (ovvero il fantasma Joey Mallone) lanciandosi sul mercato come detective dell'occulto, con tanto di partita IVA e biglietti da visita fosforescenti. Ma, si sa, i detective privati di ogni romanzo poliziesco che si rispetti sono squattrinati e hanno il vizio di pestare i piedi a qualcuno di grosso.
Riusciranno Rosa e Joey a sfatare questo secolare cliché?

Dopo due anni di attesa, arriva sui nostri schermi The Blackwell Deception, il quarto episodio di una serie di avventure grafiche create da Dave Gilbert. Arrivando subito dopo la chiusura di un ciclo, Deception porta con sé mille domande circa il prosieguo della storia, stante anche il fatto che, se la famiglia Blackwell ormai non ha più segreti per il giocatore, di Joey si sa ancora poco o nulla.
La serie è quindi incanalata su nuovi e misteriosi binari, pur mantenendo uno schema narrativo simile a quello canonizzato nelle puntate precedenti: un caso introduttivo che funge da tutorial, seguito da alcuni casi singoli che si intrecciano tra loro per rivelare una trama più ampia che abbraccia tutto l'episodio (e, potenzialmente, si allaccia a quelli successivi). Il piacere di scoprire questo nuovo corso è aumentato dal fatto che TB Deception è un gioco piuttosto lungo, con molti personaggi e misteri da svelare. Per fare un confronto, si può dire che una lunghezza simile l'avrebbe forse raggiunta TB Convergence se l'autore non avesse deciso di creare un capitolo a parte con i flashback che hanno poi dato origine a TB Unbound.

È tutto rose e fiori, dunque? Non proprio, perché l'incremento del tempo di gioco è accompagnato da un aumento di puzzle tipicamente avventurosi. "Che male c'è?" verrebbe da chiedersi, visto che le avventure vivono di enigmi più o meno complessi. Le perplessità nascono dal confronto con i capitoli precedenti: nella prima trilogia, il focus era tutto sui dialoghi e sullo scorrere fluido della trama, mentre gli enigmi erano volutamente molto facili per evitare di costringere il giocatore a girare a vuoto, rovinando il ritmo narrativo. In TB Deception i puzzle sono sempre piuttosto semplici, eppure risultano talvolta troppo macchinosi e non così "freschi" come invece vorrebbe l'autore. Di conseguenza la storia avanza in maniera un po' sincopata, intaccando il piacere di seguire il filo logico delle indagini. Una sensazione simile la si provava giocando alcuni passaggi di TB Convergence, ma in Deception le situazioni di questo tipo sono aumentate.
Tra le note positive c'è comunque da registrare un buon lavoro sugli enigmi basati su dialoghi, per risolvere i quali capita non poche volte di dover consultare diverse fonti per raccogliere informazioni (collocate abilmente qua e là, senza essere troppo evidenti o impossibili da trovare). Sono probabilmente tra le cose meglio riuscite di quest'avventura e l'augurio è che la serie continui a puntare su questi elementi piuttosto che insistere sull'introduzione di enigmi tipici da avventura grafica.

Per quel che riguarda il gameplay, le dinamiche sono sempre le stesse: interfaccia punta e clicca, possibilità di usare Rosa o il suo spettro col cappello, scarsa interazione tra oggetti dell'inventario. Si scopre con piacere che uno dei punti dolenti della serie, ovvero la poca versatilità di Joey, è stato annullato in TB Deception. Finalmente Mr. Mallone può usare a piacimento (del giocatore) i suoi poteri spettrali per interagire con l'ambiente. Tali poteri ammontano a ben... due: il soffio gelido e la cravatta acchiappa spiriti. Sembra poco, ma le occasioni per usarli saranno molteplici.
Anche Rosa ha subito un upgrade delle sue abilità: in questo episodio, la "rossa" medium è infine sbarcata nel XXI secolo e si è dotata di uno smartphone con il quale consultare gli appunti, effettuare telefonate, controllare la posta e fare ricerche su internet. Basta alle stressanti sessioni di andata e ritorno da casa Blackwell solo per verificare un indizio (magari sbagliato): con un gesto si tira fuori il cellulare e voilà! A margine di questa novità, torna la possibilità di incrociare elementi registrati tra i propri appunti, un elemento di cui si era sentita la mancanza nel terzo episodio.

Tecnicamente, il gioco è sempre ancorato al motore Adventure Game Studio, il che porta ad alcune limitazioni relative all'ambito grafico. Gli scenari dettagliati di TB Convergence lasciavano sperare in un ulteriore salto di qualità, o almeno nel mantenimento dello stesso standard; purtroppo Dave Gilbert non è riuscito ad assicurarsi l'aiuto degli artisti impiegati nella realizzazione del terzo episodio. Il nuovo staff ha virato la direzione artistica dalla pixel-art pura verso un ibrido tra render 3D (per gli elementi principali dello scenario) e bitmap (per i dettagli più minuti). Il risultato è un misto di alti e bassi, con alcuni ambienti che risultano troppo freddi e in netto contrasto con gli sprite dei personaggi, mentre altri sono più convincenti. Anche i personaggi stessi sembrano un po' peggiorati rispetto all'episodio precedente; Rosa, soprattutto, è quasi irriconosibile e sproprzionata rispetto a quella vista in Convergence.
I primi piani durante i dialoghi sono rimasti e sono stati ridisegnati da zero: adesso sono più grandi e presentano una gamma maggiore di espressione anche per i personaggi minori. L'unica nota stonata è che non sono animati.
Il sonoro è sempre all'altezza delle aspettative, con doppiaggio completo e colonna sonora originale. E finalmente Dave Gilbert ha deciso di comprare un microfono professionale (prima usava un headset da 20 dollari): niente più fastidiosi fruscii quando i doppiatori ci mettono un po' più di enfasi! Al solito, l'esperienza di gioco è arricchiata da un ampio commento audio dell'autore.

Per quanto la serie di The Blackwell sia nota solo a una ristretta fetta di pubblico, chi ha giocato ai vari episodi non può non essersi appassionato alle vicende di Rosa & Joey. Ritrovarli in questo quarto episodio è sempre piacevole, al di là dei limiti che il gioco in sé può avere. Limiti che forse derivano da una non completa chiarezza del target che si prefigge (è una visual novel con una spruzzata d'avventura come i primi tre episodi, o si sta trasformando in un'avventura "vera", con i suoi enigmi a volte dettati da una logica sui generis?). Anche la mancata continuità artistica è un fattore spiazzante, soprattutto se la qualità non riesce a mantenersi su livelli costanti. Rimane però indubbio che Dave Gilbert come autore stia crescendo di episodio in episodio e che quando riuscirà a fare il punto di tutti i suoi esperimenti, allora saremo di fronte a un signor gioco, non solo a una grande avventura.
Nell'attesa godiamoci The Blackwell Deception, con tutti i suoi limiti e i suoi pregi.