The Blackwell Unbound

Da tre generazioni, le donne della famiglia Blackwell hanno un problema che le perseguita. Un problema che ha un nome e cognome: Joey Mallone, professione fantasma.
Se The Blackwell Legacy, il primo capitolo della serie, narrava del primo incontro tra Joey e la giovane Rosangela, questo The Blackwell Unbound ci porta indietro di trent'anni, nel 1973, per approfondire il rapporto che esisteva tra Lauren (zia di Rosa) e lo spettro di famiglia. Sullo sfondo, come sempre, una New York infestata da inquieti fantasmi.

Per comprendere meglio le caratteristiche di questa avventura grafica, bisogna fare una fondamentale premessa: la trama del gioco doveva essere usata per creare alcuni flashback di The Blackwell Convergence, che era stato previsto come il vero sequel di TB Legacy. L'episodio si era fatto talmente lungo, che Dave Gilbert, l'autore, aveva deciso di tagliare tutta la parte ambientata nel passato, salvo poi accorgersi che unendo assieme i vari pezzi avrebbe potuto ottenere un'avventura a sé stante, ovvero The Blackwell Unbound.

La protagonista di questo secondo episodio è dunque la giovane Lauren Blackwell, accompagnata dall'inseparabile Joey. A differenza di Rosa, Lauren appare essere già abituata al suo ruolo di medium salva-anime, tanto che ogni sera spulcia il giornale locale in cerca di fatti insoliti che potrebbero coinvolgere qualche spirito infelice. Questa notte sono due i casi che potrebbero richiedere il suo intervento; ma saranno davvero fantasmi, oppure sarà il solito falso allarme a base di ratti e tubi del riscaldamento difettosi?

Affrontare l'avventura come investigatore privato dell'occulto ha un fascino innegabile e le due storie principali su cui si basa il gioco sono molto più convincenti rispetto al caso che occupava la seconda parte di The Blackwell Legacy. Tuttavia, il lavoro di taglio e cucito di cui si parlava prima ha avuto qualche inevitabile effetto sulla scorrevolezza della trama, che comincia in medias res e potrebbe risultare un po' incomprensibile per chi si trovasse a giocare l'episodio senza aver prima affrontato TB Legacy (ma chi è che si mette a giocare a una serie dalla seconda puntata?). Stranamente, e forse per il motivo appena citato, la cura nella descrizione della psicologia dei personaggi viene un po' a mancare rispetto al primo episodio, con Lauren che risulta essere meno interessante di sua nipote Rosa. Anche la sua relazione con Joey appare già consolidata da mesi e non evolve nel corso della partita.
Un altro elemento criticabile, che però farà storcere il naso solo ai più pignoli, è una certa mancanza di coerenza temporale. Il gioco si svolge nel corso di una sola notte, eppure la quantità di eventi sembra troppo grande per essere contenuta in un simile lasso di tempo. Per non parlare di alcune situazioni inverosimili, come la possibilità di telefonare a chiunque quando già si intravedono le prime luci dell'alba, o la pubblicazione in piena notte di un articolo di giornale scritto pochi minuti prima.
Da lodare, invece, l'inserimento nella trama di un personaggio realmente esistito e con una storia personale lievemente ammantata da un mistero cui Dave Gilbert cerca di dare, a suo modo, una spiegazione nel corso del gioco. Una specie di Gabriel Knight II in scala ridotta, insomma, come ammette lo stesso autore.

Il gameplay non presenta grossi scossoni rispetto a The Blackwell Legacy, ma viene finalmente introdotta l'opportunità di controllare direttamente Joey. Purtroppo il nostro fantasma col cappello non sembra aver voglia di usare i pochi poteri che ha e si limita giusto a passare per un paio di porte chiuse. Il potenziale offerto da un personaggio incorporeo sembra ancora in larga parte inespresso.
Appare molto migliorata l'interazione con il mondo di gioco, con molti più oggetti selezionabili e osservabili. Finalmente è possibile usare le cose presenti nell'inventario, così da dare un minimo di profondità ad alcuni enigmi, che in questo episodio risultano essere ben integrati con la trama. Piacevole anche la necessità di dover digitare alcuni nomi per cercare indirizzi o recapiti in un elenco telefonico.
In generale, però, i puzzle rimangono incentrati sulle deduzioni e sui dialoghi, come sembra ormai essere una tradizione della serie. Torna quindi il notes tramite il quale incrociare gli indizi per ottenere nuovi argomenti da usare mentre si interrogano i personaggi. Peccato che il suo uso sia piuttosto limitato e che talvolta si sia costretti ad appuntare su un foglio di carta (vero!) alcuni nomi che non vengono registrati da Lauren.

Come detto, The Blackwell Unbound è un gioco realizzato con un budget molto ristretto e Il settore più duramente colpito dai tagli è sicuramente la grafica, che riesce persino ad essere peggiore di quella vista nel suo predecessore. I fondali sono un incrocio malriuscito tra grafica pixel e disegno in stile cartoon, con poca o nessuna attenzione alla prospettiva e alle proporzioni, nonché un'assoluta mancanza d'atmosfera.
I personaggi risultano essere poco curati e sono spariti persino i primi piani che accompagnavano i dialoghi di TBL.
Se la grafica del primo episodio, pur con qualche lacuna relativa ai fondali, poteva essere paragonabile a quella degli adventure usciti durante la transizione da grafica CGA a VGA, le schermate di TB Unbound sono troppo scadenti per un'avventura commerciale pubblicata nel 2007.

Nonostante le ristrettezze economiche, anche questo episodio è completamente doppiato, seppure in maniera meno convincente rispetto a quello sentito in TBL; gli attori che impersonano i due protagonisti fanno un ottimo lavoro (e la doppiatrice di Lauren, Dani Marco, ha un curriculum niente male), ma il resto del cast sembra sforzarsi un po' troppo per creare voci che non si adattano completamente alla loro impronta vocale (soprattutto nel caso di personaggi anziani). Permangono alcuni limiti tecnici, dovuti a mezzi evidentemente limitati (un headset non è proprio lo strumento migliore per effettuare un doppiaggio professionale).
Le musiche sono una gradita sorpresa, con brani Jazz e sassofoni a iosa che ben si conciliano con l'atmosfera un po' noir di questa avventura. I titoli di coda sono accompagnati addirittura da una canzone.

The Blackwell Unbound è un punta e clicca più gradevole rispetto al primo episodio perché trama, gameplay ed enigmi si amalgamano meglio tra loro. Purtroppo il budget limitato ha fatto regredire il comparto grafico a livelli puramente amatoriali e la storia rabberciata non consente di sviluppare sufficientemente i protagonisti.
Tirando le somme, ci troviamo davanti a un'avventura che raggiunge la sufficienza piena e che rappresenta due passi avanti e uno indietro rispetto al primo episodio della serie.

La storia continua in The Blackwell Convergence.

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