Ce n'è voluto, per chiudere questa storia.
E' cominciata nel 2001, con l'avventura grafica The Longest Journey, è proseguita nel 2006 con Dreamfall e termina adesso, nel 2016, con la quinta parte di Dreamfall: Chapters.
I fan del primo gioco, che sono parecchi, hanno atteso questo finale con speranza e con un buona dose di timore. Al di là di tutti gli scivoloni commessi durante i precedenti Books di questo Dreamfall: Chapters, avere un finale degno era quello che tutti desideravano. Ci siamo riusciti?
Dai, che avete già guardato il giudizio.

Redux, che recensiamo oggi per INDIEtro Tutta, è il titolo del Book 5 di Dreamfall Chapters, in cui tutti i nodi vengono al pettine, tutte le trame e sottotrame di chiudono, tutta la storia svela i suoi perché e i suoi percome. Ok, quasi tutti i suoi percome. Ma andiamo con ordine.
Solito disclaimer che ormai dovreste sapere a memoria: ci saranno piccoli SPOILER dei giochi precedenti. Beware.

Avevamo lasciato Zoe all'ennesimo risveglio, reso più misterioso da alcuni non piccoli dettagli che non vi svelerò; Kian si stava occupando di porre fine all'egemonia nazis-erhm, stava facendo delle *incredibili scoperte* sui piani del popolo Azadi, che a prima vista sembrava tanto puccettoso e ben disposto verso il prossimo (le sorprese della vita); e Saga stava disobbedendo al padre per andare a perdersi in qualche anfratto spazio-temporale.
Il Book 5 continua la tradizione instaurata dagli altri Book e ci propone, a turno, tutti e tre i protagonisti.

La parte di Zoe è senza mezzi termini quella migliore. Non solo ripropone la magia (in tutti i sensi del termine) che ci ha conquistati ai tempi di TLJ, ma è quella più strettamente connessa alla storia principale e quella con il personaggio più approfondito (non considero la crescita di Kian da razzista a paladino delle minoranze, dal momento che non è credibile). Il percorso personale di Zoe si chiude in maniera coerente e nel frattempo faremo varie scoperte sui misteri della storia.
Purtroppo, andare nel particolare significherebbe fare spoiler, quindi posso sinteticamente dire che è bella e non mi ha fatto rimpiangere i soldi spesi.

La parte di Kian non è così tremenda come immaginavo prima di giocare, in larga parte grazie al fatto che non ci sono più pipponi su niente! Abbiamo scampato i diritti dei gay (e, a questo proposito, sì, Kian è gay e no, non è questo gran problema, forse perché non si affronta la tematica a sproposito. Dai che ce la facciamo quando vogliamo, Tornquist! Il tuo pg gay avrebbe avuto più dignità se gli avessi dato un ruolo decente nel resto della storia, cmq...) e anche l'oppressione del proletariato! 1 minuto di gioia per questa bella notizia!

In verità, alcuni dei punti che fino alla fine del book precedente sembravano banalissimi vengono un po' rimescolati, anche se non si arriva a niente di particolarmente originale o profondo. Ma è sempre meglio un po' di banalità in meno che in più.

Il secondo motivo per cui le parti di Kian non sono orripilanti è che finalmente si scopre che accidenti c'entrava tutto quello che ha fatto lui con il resto della storia – che era quella che stavamo cercando di seguire. Questo succede, bene o male, perché arriva Saga che costringe Kian a smettere di concentrarsi sui problemi che affliggono la società e gli ricorda che fa parte di una storia che cerca di avere un senso.

E qui cominciano i dolori. Saga diventa, essenzialmente, un Deus Ex-Machina ambulante. La ritroviamo improvvisamente adulta alla ricerca del modo per compiere una profezia di cui non ci viene detto niente. Non sappiamo chi le ha detto la profezia, né che profezia è, né a che pro la si debba seguire... lei sa cosa bisogna fare per far andare la trama “come deve andare”. Lo dice proprio, nel gioco: “Così è stato scritto e così le cose devono andare”. Sembra una presa in giro, della serie: “Non c'avevo voglia di far fare ai personaggi quello che devono fare, quindi ecco Saga che magicamente SA e aiuta gli altri pg”. Questo è il grande problema di questo book. Il finale sarebbe andato completamente all'aria se non fosse saltata fuori Saga a fare quello che fa, con la conoscenza derivatale da una fonte misteriosa.

Ed è un problema, secondo me, di facile soluzione. Perché non tagliare alcune delle stupide e inutili scene di Kian (nei book precedenti, dico) e inserirne alcune in cui Saga scopre della profezia e si capisce cosa la spinge a cercare di farla avverare? Così com'è, c'è un bel buco nella storia di questo personaggio e nella sua logica all'interno della storia generale di Dreamfall, cosa che rende tutta la narrazione più debole e superficiale.

In generale ho percepito una certa fretta di chiudere: moltissimo spazio è dato alle spiegazioni, molto chiare e necessarie, di quello che è successo dalla fine di TLJ ad ora, e si arriva al climax della storia per botta di culo, come se si fosse pensato: “basta, ora facciamoli incontrare così finiamo sta storia!”. Si susseguono una serie di rivelazioni minori che sarebbero pure interessanti ma che non abbiamo il tempo per metabolizzare e che sopratutto lasciano poche tracce sui personaggi. Zoe è, di nuovo, quella trattata meglio e il suo finale è quello più soddisfacente. Kian, al solito, è l'uomo impermeabile: le rivelazioni gli passano sopra come se riguardassero qualcun altro. “Oh, questa persona di cui mi fidavo ciecamente mi tradisce, che cosa terribile! Vabbè, si va avanti.” Anche no.

Si aggiungono alcuni problemi minori di stupidità dei personaggi, che generano scene da B movie, come il fatto che un Kattivo lasci un Buono mezzo morto a terra senza ucciderlo per sicurezza. Per due volte di seguito. Sì, lo stesso kattivo. Questo tipo di scena non è frequentissimo e non raggiungiamo le vette di idiozia dei book precedenti. Non mi ha convinta, per esempio, la conversione improvvisa di tutti gli Azadi (anche se mi si potrebbe dire che ho l'esempio di Kian...), che temono la stregoneria e quindi... si alleano con i non-umani? Mah.

Ugualmente ho dei dubbi sulle motivazioni di un kattivo, di cui non vi svelo l'identità anche se si era bene o male capita. Anche qui, sarebbe stata necessaria più attenzione ai personaggi, più scene che li mostrassero. Ed era facile, bastava togliere parte dei pipponi dei book precedenti.

Non posso non citare Crow, uno dei motivi per cui questo Book vale i soldi spesi. Le sue scene sono adorabili, a volte divertenti, sempre e comunque sceme. W Crow!

Parentesi gameplay. Dico “parentesi” perché quasi non ce n'è. L'esperienza, da non molto interattiva che era, diventa anche molto lineare e ci sono pochissime scelte da compiere. Non ho molto da aggiungere, è meglio così rispetto al gameplay atroce del primo book, ma comunque è una cosa deludente e una scelta pigra.

Fa eccezione Saga, che non poteva mancare di avere un puzzle stupido e irritante. Indovinate? Sì, dobbiamo girare per l'ennesima volta la sua maledetta casa alla ricerca di roba che neanche lei sa dove ha ficcato! Ho capito solo adesso (nei precedenti books il dolore mi ottenebrava la mente) che questo è un espediente per farci esaminare tutto e mostrarci come la vita di Saga è cambiata da un pezzo della storia al successivo... ok. Peccato che 1) la parte importante in cui veniamo a sapere che cosa c'entra la fanciulla in tutto questo non ci viene mostrata; 2) siano pezzi frustranti, noiosi e sempre uguali.

Seriamente, sono stata un'ora (in real life, non è un eufemismo) a cercare un martello. Un'ora. Ok, magari io sono lenta e ciecata. E come me tutti quelli che hanno scritto disperati su internet perché non trovavano questo o quell'oggetto. Ritengo che questo tipo di puzzle sia un'ingiustizia sociale nei confronti di noi sfortunati: è ora che le SH e il governo comincino a pensare un po' anche a noi e ci facilitino l'accesso a queste esperienze interattive. Per penitenza, il protagonista del prossimo gioco deve passare il suo tempo in una casa di cura a occuparsi di un vecchietto cieco e deve mostrare bene il cinismo che la società riserva ai meno atletici e svelti!

Molto più intelligente (e misericordiosa) la parte finale in cui non dobbiamo cercare una ceppa e abbiamo la libertà di esplorare comunque la casa a piacimento se così ci va di fare. Stesso risultato con zero frustrazione = win/win.

Nonostante tutto questo, questo Book finale mi è piaciuto. E' stato l'unico che non vedevo l'ora di riprendere in mano, ci pensavo costantemente anche quando non ero al pc. Mi rendo conto che gran parte di questo attaccamento è derivato dal mio affetto per The Longest Journey, con cui questo Book V fa più di una connessione: tanti dettagli di TLJ trovano qua spiegazione. E' bello vedere come quadra il cerchio, è bello ritrovare il vecchio spirito e la vecchia magia (motivo in più per avere più scene di Saga, maledizione!). Non siamo allo stesso livello: lì dove TLJ aveva un tema centrale chiaro e forte, che poi è quello che, assieme all'ambientazione e alla protagonista, è rimasto nelle menti dei fan, Chapters va un po' da tutte le parti e scende spesso nel ridicolo. Tutt'ora non ho capito dov'è la coerenza tematica fra i pezzi di Kian che combatte i mali del mondo, e quelli in cui si parla della necessità di equilibrio tra bene e male, tenebra e luce e blabla: quindi c'è bisogno anche dei nazisti per avere "equilibrio"? Un personaggio propone un modo per trasformare il mondo, liberandolo da questi “mali”; il gioco rappresenta abbastanza chiaramente questo pg come “malvagio” o comunque “pazzo” - quando a me la cosa non sembrava così assurda.

Il problema non è tanto nel tipo di “morale” (pro “luce&tenebra” o pro “solo luce”), quanto nel fatto che il tema della storia non è chiaro, non si capisce dove si vuole andare a parare e si resta confusi. Era tutto molto più chiaro in TLJ, che non si faceva problemi “morali” e teneva conto della natura del mondo e dell'essere umano – benché io sospetti che il tema di fondo nei due giochi vorrebbe essere lo stesso.

Ma i pezzi di Zoe restituiscono un po' di quell'atmosfera e di quel senso di ricerca anche personale che c'erano in TLJ. Zoe è l'unico personaggio nel cui percorso di crescita si rispecchiano gli eventi della storia, per la quale “dormire”, “sognare” e “svegliarsi” sono sia normali azioni, sia fasi psicologiche, sia azioni magiche e dal grande impatto sulla narrazione. Tutti i personaggi principali dovevano essere tratteggiati in questo modo.

Troviamo qualcosa del genere anche in Saga, benché del suo sviluppo psicologico si sappia poco o nulla. Ma chi ha ben presente TLJ vedrà in lei la continuazione e la risoluzione del percorso di un altro personaggio: anche il suo ruolo assume un significato sotto questa luce (benché narrativamente non sia scusabile). A maggior ragione avrei voluto un approfondimento sulle sue vicende che così come sono risultano monche.
Inutile parlare del “percorso” di Kian, che non è pervenuto.

Insomma, come concludere? Non è un buon titolo, non fa neanche schifo. E' molto al di sotto delle aspettative che avevo quando ho iniziato il primo Book, ma non così orrido come temevo. Più che brutto sembra un po' incompleto, come se mancassero dei pezzi – non mi sorprenderebbe una Director's Cut.

Sono delusa da tutto Dreamfall Chapters: anche considerandolo un film interattivo, non è ben fatto, basta giocare un qualsiasi gioco TellTale o persino Life is Strange (che almeno è girato come dio comanda!), per rendersi conto della differenza. Lo consiglierei, con riserva, solo a chi ha amato TLJ e ha scalpitato per avere questo dannato seguito. Il finale mi ha soddisfatta e ha chiuso tutti, ma proprio tutti, i fili lasciati in sospeso, restituendomi un po' di quel feeling che cercavo dalla fine di TLJ. Il mondo e la storia sono affascinanti, anche quando sono narrati male, e questo, come dico dalla prima recensione, è uno dei grandi punti forza del titolo.

E nonostante tutti i dannati problemi, adesso vorrei veder prodotta l'unificazione dei due mondi. Dannatissimo Tornquist!

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