South Park: The Sitck of Truth

 

Fin da quando è stato annunciato, South Park: The Stick of Truth ha scatenato l'interesse dei fans – di South Park e degli RPG – che hanno seguito con ansia lo sviluppo un filo accidentato del gioco. D'altronde: South Park + Obsidian + parodia dei cliché del fantasy... ci sono tutti gli elementi per una potenziale meraviglia. Vediamo se tali elementi sono stati sfruttati a dovere.

L'idea originaria di Trey Parker, uno dei due creatori di South Park, per South Park: The Stick of Truth era quella di fare una parodia di Skyrim, e il gioco che prenderete in mano è infatti pieno di riferimenti all'ultimo capitolo di TES. Ma la trama non si esaurisce in questa semplice parodia: è molto più demenziale di quel che sembra a prima vista, si fa beffe di moltissimi cliché fantasy e richiama diversi personaggi dello show televisivo, cosa sempre apprezzata dai fans.
Voi impersonerete un nuovo ragazzino appena arrivato a South Park, che si troverà invischiato nella “guerra” fra gli umani, guidati dal mago Cartman, e gli elfi, guidati dal re Kyle. Le due fazioni combattono per avere il controllo dello Stick of Truth (Ramo della Verità) un... ramo, appunto... che dona a chi lo possiede il potere di controllare l'universo. Queste premesse, però, non fanno sospettare le altre chicche che incontrerete andando avanti nel gioco, quando verranno tirati in mezzo un complotto di Taco Bell, gli alieni, i nazisti e le mucche pazze. Fra le altre cose.

La trama parte un po' lentamente ma ben presto decolla e non perde mai il ritmo, sparando una nuova trovata dopo l'altra senza farvi mai annoiare. E ogni nuova trovata è più assurda della precedente: più volte mi sono ribaltata dalle risate sulla sedia, pensando “ok, questo è il mio momento preferito in assoluto, il gioco non può tirare fuori qualcosa di meglio”, solo per essere smentita due minuti dopo. Forse mi ha aiutato il fatto di non conoscere lo show così bene – in giro ho letto che ci sono fin troppi riferimenti agli episodi, che scadono un po' nel citazionismo fine a se stesso. Io non ho notato questo problema, per me molti personaggi e molte battute erano totalmente nuove.

Parlando delle battute, e dell'umorismo in generale che pervade ogni millisecondo del gioco, sono quelli tipici di South Park, e quando dico “tipici” intendo proprio quelli dello show. Trey Parker e Matt Stone, i creatori di South Park, hanno collaborato a stretto contatto con Obsidian proprio per assicurarsi che il gioco suonasse il più possibile come un episodio del cartone – e ci sono riusciti in pieno. Aspettatevi quindi migliaia di battute politicamente scorrette e di dubbio gusto, assieme a scenette dello stesso tipo, in pieno stile South Park.
E non solo situazioni e battute sono esattamente come quelle del cartone, anche grafica, animazione e doppiaggio sono gli stessi. Giocare a South Park: The Sitck of Truth è come entrare nel cartone e gestire un maxi-episodio interattivo, praticamente.

Ma passiamo al gameplay e, ve lo dico subito, alle note dolenti. Il gioco vi fa quasi subito scegliere una fra quattro classi disponibili: guerriero, ladro, mago o ebreo (sì, quella che immagino sceglieranno *tutti*). L'unica cosa che cambia da una all'altra sono le cinque abilità speciali di ognuna: con l'ebreo, per esempio, avremo a disposizione la Fionda di Davide o il Giudeo-Jitsu, mentre col ladro sbloccheremo le Bombe Puzzolenti. Ma queste abilità sono diverse solo dal punto di vista estetico. E' spassoso usare il Giudeo-Jitsu per via della sua descrizione, ma alla fine fa danno tanto quanto un'abilità del guerriero o del ladro. Non c'è neanche una grande differenza nell'equipaggiamento a seconda della classe scelta, visto che qualsiasi sia la nostra classe, potremo indossare ogni armatura e usare ogni arma che troviamo nel gioco. Insomma, una classe vale l'altra dal punto di vista del gameplay, e dal punto di vista dell'umorismo l'unica “particolare” è quella dell'ebreo.

Il combattimento è a turni, perché “così si faceva nei tempi medievali”, stando a sentire Cartman: quando è il vostro turno scegliete l'attacco o l'abilità o l'oggetto da usare e cliccate il nemico o il compagno che farà da bersaglio. Per attaccare è quasi sempre necessario passare attraverso un piccolo QTE, del tipo “clicca il mouse quando l'arma s'illumina” oppure “pesta furiosamente questi due tasti”. Normalmente storcerei il naso di fronte a una soluzione simile, ma in questo caso i QTE non sono granché complessi (leggi: non sono costretta a rifarli 800 volte perché le prime volte sbaglio un tasto) e sopratutto sono l'unica sfida dei suddetti combattimenti! Questo è forse il difetto maggiore del titolo: è troppo, troppo facile, si passa da un combattimento all'altro come coltelli nel burro. In tutto il gioco sono morta solo due volte, e una delle due volte è successo solo perché ero distratta e non ho azzeccato il timing del QTE. Ora, il problema in sé non è la difficoltà più o meno elevata, questo è il *risultato* del vero problema, che è la superficialità del gameplay. Tale superficialità rende inutile anche gli sforzi fatti dai programmatori per dare varietà tattica al titolo: abbiamo a disposizione un sacco di armi e armature diverse, e diversi oggetti che conferiscono abilità speciali all'equipaggiamento... ma niente di tutto questo serve davvero. Basta equipaggiare sempre la roba migliore e via, non ci saranno grossi problemi neanche settando la difficoltà al massimo.

Allo stesso modo, ci sono un sacco di oggetti da raccogliere, fra cui pozioni, buffs e debuffs... ma anche questi sono inutili. Alcuni non vi accorgerete neanche di averli perché non li userete *mai*, se non contro qualche boss. Quindi il piccolo QTE è stato benvenuto: almeno potevo sbagliarlo e avere l'emozione di crepare per quello. C'è da dire che non mi sono mai annoiata, combattendo, grazie al solito umorismo che pervade anche questi momenti. Voi e il vostro companion (potete avere sempre un solo personaggio oltre voi stessi nel “party”) avete sempre abilità assurde – meravigliosa, per esempio, quella con cui la “principessa” chiama i topini in, ehm, “aiuto”. Ma un gioco non può basarsi solo sulle battute, ci vuole un po' di sostanza dietro.
Anche la componente rpgistica più “narrativa” (scelte, conseguenze, interattività con l'ambiente ecc) è quasi del tutto assente. Vi troverete, ad un certo punto, a dover compiere una scelta, ma tale scelta è chiaramente una presa per i fondelli e persino i personaggi del gioco ve lo diranno.

Piccola parentesi sulla magia. In South Park: The Stick of Truth avremo una barra dei PP, o Power Points (Punti Potere), che serve a usare le abilità speciali, e una barra di MP, che serve a usare le magie – tutte basate sui peti, non serve dirlo. Ogni volta che imparerete una nuova magia, Cartman vi spiegherà come usarla in un piccolo tutorial... basato su QTE odiosi e che non compariranno mai più nel gioco! Mi spiego meglio: dovrete fare questo tutorial che vi costringerà a una stupida sequenza di QTE spiegati *molto male* e che sarà valida solo durante suddetto tutorial. In combattimento o durante l'esplorazione, per usare la magia dovrete premete altri tasti. Una cosa odiosissima e della quale non ho capito la logica: è una presa in giro dei QTE? E' un rimasuglio di un'idea originaria che non c'è stato tempo di cambiare? Qualsiasi sia il motivo, sono sequenze atroci.
Mi è invece piaciuta l'idea di inserire diversi tipi di minigiochi per le diverse situazioni. Dall'ennesimo QTE per andare in bagno, a quello che richiama Dance Dance Revolution, sono tutti azzeccatissimi, spassosi e divertenti.

C'è la questione della durata, che ho visto sollevata in molti forum. South Park: The Stick of Truth dura circa una decina di ore. E' molto? E' poco? Per il gioco, direi che è la durata giusta: la trama non sembra affrettata né una brodaglia allungata. Il gioco finisce dove deve finire, finché dura non stanca ed è una maratona di trovate assurde. Va bene così. Il problema è che queste divertentissime 10 ore sono vendute a 60 euro. La versione PC, peraltro quella con meno censure, è “fortunata” e viene “solo” 40 euro, ma per la versione console bisogna sganciarne 20 di più. Un pochino troppi soldi per 10 ore di gioco, in effetti.

Qual è il verdetto? South Park: The Stick of Truth vi divertirà quasi sicuramente se siete fan dello show. Ha i personaggi, le battute, l'umorismo della serie; non vi può annoiare. Ma c'è ben poco di rpg qua dentro, purtroppo. E' un gioco che strizza moltissimo l'occhio ai casuals, probabilmente per vendere ai fans che non sono anche giocatori. Quindi, se volete le battute, le troverete; se volete il gioco... cercate altrove.

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