Il detective Sydney Emerson non ha proprio una bella vita: essere solo, alcolizzato e senza soldi è per lui la normalità. Oggi gli capita pure di essere pestato a sangue in un vicolo dallo scagnozzo di un nano presuntuoso. Per sua fortuna (di Sydney, non del nano), arriva in suo soccorso lo Squartatore di Londra!

Premessa: devo ringraziare tantissimo Indiana, che mi ha regalato una copia del gioco! Senza la sua gentilezza, questa recensione non ci sarebbe stata e io non mi sarei divertita a giocare The Slaughter: grazie mille, Indiana :)!

Seconda premessa: questo che andrò a recensire, come dice anche il titolo, è solo l'atto primo della storia. Quindi, il finale è apertissimo e niente viene chiuso o spiegato.
Ora veniamo alla recensione vera e propria.

The Slaughter: Act One, l'avventura grafica che INDIEtro Tutta vi porta questo venerdì, è stata creata da Alexander Francois, che ha messo su una piccola software house di cui è l'unico membro, la Brainchild. Ha lanciato un kickstarter nel 2013 e ha raccolto meno di 10.000 euro. Nel gennaio del 2016 ha rilasciato questo The Slaughter: Act One.

Si tratta di un'avventura noir ad ambientazione vittoriana, con un tocco di humor che alleggerisce senza rovinare i toni horror della storia e un tocco di fantasy/surreale che non vede qui il suo massimo sviluppo.

Le prime cose che mi hanno colpita sono ambientazione e personaggi. Sono entrambe scritte davvero bene. Emerson è un po' il classico detective noir autolesionista, dai sogni infranti e che vorrebbe portare giustizia nel mondo, ma per necessità ruba o compie altri atti “poco carini”. Riesce simpatico perché in verità è una brava persona ed è facile mettersi nei suoi panni.

Gli altri personaggi riescono tutti a essere particolari e familiari al tempo stesso. I loro dialoghi non sono mai piatti e banali, ognuno ha quel qualcosa in più che li distingue dalla pletora di stereotipi che vediamo in giro per il web.

L'autore del gioco ha descritto l'atmosfera come “Blue Velvet incontra Monkey Island” e in effetti è azzeccato. Molte sono le situazioni sopra le righe, molti i dialoghi che fanno ridere, ma questa vena umoristica non toglie nulla né alla psicologia dei personaggi, né ai momenti umani o orrorifici dell'avventura. Bellissime le scene di introspezione di Emerson, per esempio, oppure una scena verso la fine, quando saremo a quattro passi dall'assassino. Non voglio descrivervele, sarebbe peccato. The Slaughter utilizza molti degli effetti “cinematografici” di The Last Door. Lo fa, secondo me, con meno maestria, e anche in maniera più discontinua, ma raggiunge comunque l'effetto desiderato. Bisogna anche considerare che mentre The Last Door cerca di tenere un certo tono di angoscia per tutto il tempo, The Slaughter passa da questi momenti ad altri più leggeri.

Stupenda l'ambientazione, una delle mie preferite. Certe aree mi sono sembrate un po' troppo “pulite”, ma nel complesso il periodo storico di riferimento viene evocato molto bene, anche grazie ai dialoghi, con qualche espressione “tipica” qua e là.

Dicevo che mentre l'aspetto noir e quello umoristico sono costanti all'interno del gioco, meno sviluppata è la parte fantasy. Viene accennato a un mondo onirico a cui Emerson (e, si suppone, non solo lui) può accedere e col quale può, in qualche modo, influenzare il “mondo reale”. Possiamo visitare una stanza particolare, in cui Emerson si ritrova quando dorme. Ma questa parte resterà, appunto, accennata. Solo un paio di volte vi accederemo per aiutarci con il caso e anche quelle volte l'effetto del mondo onirico sarà più d'atmosfera che di aiuto concreto. Suppongo che verrà sviluppato meglio nei prossimi atti. Al momento, è un'aggiunta interessante, che apre diverse possibilità di sviluppo della storia, ma se non ci fosse poco cambierebbe.

Veniamo al gameplay. The Slaughter è un classico punta e clicca, quindi avremo a che fare con gli elementi di gameplay che gli avventurieri fra noi ben conoscono: inventario, oggetti da raccogliere e combinare, puzzle e dialoghi.
I puzzle non sono mai troppo complicati e in massima parte sono logici. Data la vena umoristico-leggermente demenziale del titolo, in alcuni casi bisogna pensare un po' “out of the box” e trovare soluzioni che risulterebbero assurde in un contesto più serio. È sempre chiaro quando bisogna usare la logica “normale” e quando serve un po' più di “lateral thinking” e non ho mai avuto difficoltà in questo senso. I puzzle di norma hanno una e una sola soluzione e in generale il gioco non prende i fallimenti come una possibilità di proporre qualcosa di nuovo. Insomma, se sbagliamo un puzzle, potremo riprovare anche altre mille volte, finché non l'azzecchiamo, anche quando nella realtà ciò sarebbe assurdo (mi viene in mente una scena con un buttafuori, pronto a farsi distrarre 800 volte, sempre con lo stesso dialogo). Questa è una limitazione ovvia, considerato che il gioco è stato creato da una sola persona: non posso aspettarmi la varietà di soluzioni che può avere un Technobabylon.

È presente anche un minigame, abbastanza difficilotto, che è possibile però saltare dopo averlo tentato un paio di volte.

 

L'aspetto grafico è davvero bello, curato, anche se non arriva al livello di maestria del sempre-citato The Last Door (dove anche un pixel fa la differenza). Alcune aree sono proprio splendide, tipo il parco, o le scene oniriche, o anche alcuni interni. Molti sono i dettagli ed è possibile interagire con parecchi di essi, anche solo per osservarli.
Le uniche pecche sono l'animazione della camminata di alcuni personaggi, che ho trovato strana, e la mancanza del doppiaggio, che un po' si sente anche se mi rendo conto che con il budget a disposizione, non si poteva certo includerlo. Ma secondo me lo meriterebbe assolutamente.

La musica mi ha colpito di meno, ma le tracce sono “a tema” e sempre adatte all'occasione. Anche il silenzio, in alcune scene, è piazzato ad hoc, specialmente nei momenti introspettivi o di tensione.

Nel complesso, The Slaughter: Act One è un ottimo inizio, specialmente considerando il fatto che è stata creata da una sola persona. Ha buoni personaggi, una stupenda ambientazione, dialoghi interessanti e un buon mix di horror e humor. La sua storia è incompleta, e posso capire che questo scoraggi molti giocatori dall'approcciarsi al titolo prima di avere la certezza che gli altri due atti verranno sviluppati e rilasciati. Ma, secondo me, anche solo l'Atto Primo merita di essere provato.