The Last Door è un'avventura indie punta e clicca sviluppata da The Game Kitchen, un gruppo di tre ragazzi spagnoli con una passione per Lovecraft e l'horror (o forse più per Edgar Allan Poe). E' stata finanziata inizialmente con kickstarter e poi tramite donazioni private sul sito del gioco, man a mano che venivano rilasciati i capitoli.
Qualche tempo fa, è uscito l'ultimo capitolo della “prima stagione” ed è stata rilasciata finalmente la Collection Edition, che presenta nuove scene giocabili, una OST rimasterizzata e dei bonus sbloccabili.
Ma com'è il gioco in sé? Andiamo a vedere.

Noi vestiremo i panni di Jeremiah Devitt; nel primo capitolo riceveremo una lettera da un nostro amico, Anthony Beechworth, che ci chiederà di recarci alla sua villa con urgenza. Una volta arrivati, però, troveremo la villa deserta e buia, e ci toccherà investigare per scoprire cosa è accaduto e come mai siamo stati convocati.
Dal momento che un capitolo comincia esattamente dove era terminato il precedente, non posso svelarvi altro della trama. Quello che posso dirvi è che, nonostante sul sito del gioco l'avventura sia stata pubblicizzata come un horror ispirato a Lovecraft, The Last Door di lovecraftiano ha ben poco, almeno nei primi quattro capitoli che compongono la prima stagione. L'atmosfera, perfettamente creata e mantenuta dai designer, è molto più vicina a quella dei racconti di Poe, e anche se la storia ben presto si incammina sulla linea fra il reale e il visionario, i ragazzi di The Kitchen Games sembrano sapere quel che stanno facendo e dove vogliono andare a parare. Se alla fine del primo capitolo resterete con molte domande in sospeso, e alla fine del terzo avrete ancora più domande, per la fine del quarto molti dei dubbi saranno stati risolti, anche se il mistero centrale resterà oscuro (e la stagione terminerà con un cliffhanger, ve lo dico subito). Al momento in cui scrivo la recensione, solo un evento del gioco mi dà l'impressione di essere stato aggiunto senza reale motivo e di non essere stato spiegato a sufficienza.
Nonostante la storia sia del tutto lineare, nei capitoli sono sparpagliate diverse “chicche”. Alcune sono “semplici” segreti, da trovare e basta: nella sezione achievements poi scoprirete se li avete beccati tutti. Altre sono delle scelte, che nonostante non cambino la direzione della storia, sono aggiunte carine. E' anche presente un “bad ending” in uno dei capitoli.

Veniamo alla domanda che, se siete dallo spavento facile come la sottoscritta, vi starete ponendo da quando avete aperto la pagina: ma, quindi, fa paura? La risposta è nì. Se siete amanti dell'horror, non vi spaventerete granché, l'atmosfera è più sull'inquietante e sul disturbante che sullo spaventoso. The Cat Lady, titolo già recensito su OGI, è molto più “spaventoso”, per fare un paragone. Vi avviso però che ci sono alcune scene un po' forti, come un suicidio, che hanno dato fastidio a qualche giocatore.

Passiamo al gameplay: The Last Door è un'avventura punta-e-clicca che unisce un sistema di enigmi abbastanza semplificato a una gestione molto cinematografica della storia e delle scene. Per essere più espliciti: non vi aspettate Monkey Island, o neanche un Deponia. Qui gli enigmi sono quasi sempre molto più semplici, le locations sono ovviamente molte meno, e raramente mi è capitato di dover rimuginare a lungo su un passaggio che non riuscivo a superare. Per la maggior parte, gli enigmi sono anche logici e ben sparsi nel corso del gioco; qua e là si incappa in un paio di trovate dalla risoluzione inverosimile, ma capita raramente. Inoltre, nonostante i capitoli siano alla fin fine lineari, spesso possiamo risolvere due o più enigmi nell'ordine che preferiamo: girando per la casa di Beechworth o per alcune delle locations dei capitoli successivi, si ha, in piccolo, un certo senso dell'esplorazione che spesso nelle avventure grafiche odierne non si percepisce.

Un difetto che può dare fastidio, e che ricorda subito al giocatore la natura di “giochino in flash” di The Last Door, è il numero degli hotspot, davvero pochi, e il fatto che quando proviamo a combinare due oggetti non correlati fra loro, non sempre appaia una frase di commento a schermo. Per esempio, se dobbiamo tagliare un panno, e abbiamo a disposizione delle forbici, provando ad usarle si potrebbe ottenere la frase “Mi serve qualcosa di più affilato”. Se proviamo a usare, chessò, una torcia col panno, appare solo una “x” rossa al posto del nostro cursore, senza alcun commento. Non è un difetto grave, ma può lasciare un po' spaesati agli inizi del gioco.

Altra “particolarità” è il cursore: di default sarà una lente d'ingrandimento, e non potremo passare dal comando “guarda” a quello “usa” o “prendi” quando vogliamo noi. Dovremo cliccare sull'oggetto che ci interessa, Devitt lo esaminerà e poi, se e solo se potrà prenderlo o usarlo, il cursore diventerà da solo una mano. Di nuovo, non è la fine del mondo, ma è un'altra semplificazione che toglie un po' di sfida al titolo.

La grafica, come potete vedere dagli screenshots, non è low res: è estremamente low-res! E' così low-res, infatti, che spesso gli oggetti sono solo due pixel sullo sfondo. Questo potrebbe portare a pensare che The Last Door parta con uno svantaggio enorme dal punto di vista visivo, invece i designer di The Kitchen Door sono riusciti a fare piccole meraviglie con così poco. Tanto per cominciare, anche se non si nota a prima vista, tutte le locations sono estremamente curate nei dettagli: ogni pixel è collocato con tale maestria, che intere scene sono evocate grazie a pochi puntini sullo schermo. Allo stesso modo, con pochi espedienti, tipo il tempismo con cui sono gestite le transizioni in e dal nero, le posizioni dei personaggi e gli effetti sonori, gli autori hanno saputo ricreare un grande senso di cinematograficità. I fondali e i personaggi sono sempre riconoscibili, pur se rappresentati da così pochi pixel, e le animazioni mi sono parse adeguate. In particolare, ho apprezzato come Devitt acceleri o rallenti la sua camminata a seconda del grado di luce che c'è nell'ambiente: muoversi al buio con una lampada sarà diverso rispetto a muoversi alla luce.

A proposito del suono: oltre agli effetti sonori di cui dicevo, The Last Door presenta delle musiche di sottofondo molto carine, ma nessun doppiaggio. E dal momento che alcuni di questi effetti sonori sono indispensabili per risolvere degli enigmi, nel menu delle opzioni è disponibile l'opzione per attivare l'audio per non udenti. Al di là della qualità del titolo, è raro vedere un gioco che presenti opzioni per i disabili. The Last Door dà anche la possibilità di impostare un lettering diverso da quello standard, meno “pixelloso”, per aiutare i dislessici. Complimenti ai ragazzi di The Kitchen Games per queste piccole aggiunte.

E siccome stiamo parlando di aggiunte... nella Collector's Edition potete visionare alcuni Extra: sono delle piccole scenette, da 5-10 minuti l'una, che mostrano eventi secondari rispetto alla trama principale. Per esempio, se nel capitolo due incontrerete un personaggio, in uno di questi Extra potrete vedere che fine farà, oppure com'è finito lì dove l'avete incontrato. Niente per cui strapparvi i capelli, insomma, solo delle piccole ciliegine sulla torta.

Quello per cui forse avrete voglia di strapparvi i capelli è la durata del gioco: ogni capitolo dura circa un'oretta; quindi la prima stagione dura dalle quattro alle sei ore di gioco, a seconda di quante volte restate bloccati su un passaggio particolarmente ostico. Pochino, in effetti, specialmente per i 10 euri che vi vengono chiesti per comprarlo (a meno che non andate su Desura, dove costa 6,99 euro e potete scaricarlo senza DRM), ma il gioco non dà l'impressione di essere stato tagliato, la lunghezza dei capitoli è quella giusta.

In realtà, tutto il ritmo della narrazione è “giusto”: nel gioco non c'è mai un punto morto, quasi mai un evento o personaggio inutile ai fini della storia, si procede sempre in maniera molto fluida dall'inizio alla fine. The Last Door mi è sembrato molto simile, nelle intenzioni, a The Cat Lady: entrambi propongono un gameplay semplificato, ma non ridotto all'osso; entrambi usano delle peculiari scelte di stile grafico per enfatizzare, seppur in modi diversi, l'effetto cinematografico delle scene; entrambi cercano di creare determinate emozioni o stati d'animo nel giocatore. In sostanza, entrambi puntano molto sulla narrazione e sull'impatto emotivo, senza rinunciare al gameplay vero e proprio e usando in modo molto attento uno stile artistico peculiare.

Quindi, vale la pena comprare questo The Last Door? Se il genere, l'horror psicologico alla Edgar Allan Poe, vi piace, e il gameplay semplificato non vi schifa, vale i soldi dell'acquisto. Se, viceversa, non sopportate la low-res, del genere non ve ne può fregare di meno e odiate la formula episodica, lasciate perdere.

(Ringrazio Micartu per il beta-reading)