Planetfall

Non sempre la vita nella Pattuglia Galattica è emozionante; lo sa bene il protagonista di Planetfall, il cui grado di Cadetto di settima classe lo pone poco al di sopra di uno stura-cessi spaziale e lo costringe a subire le continue angherie di un borioso Guardiamarina. La sua nuova missione, pulire il Ponte 9, si prospetta noiosa come tutte quelle che l'hanno preceduta; quello che il giovane non sa, mentre si dirige (scopa in spalla) verso la sua postazione, è che ad attenderlo non ci sarà un pavimento lurido, ma il suo destino.

Uscito nel 1984, Planetfall è il primo gioco realizzato da uno dei grandi delle Avventure Testuali, Steve Meretzky; in questa opera prima si intravede già uno dei "segnali di stile" che più caratterizzano la produzione dell'autore statunitense: sin dalle prime battute è impossibile non notare come l'ironia pervada l'intero gioco, anche se in misura meno massiccia rispetto ai titoli successivi. Non si tratta, infatti, di un'avventura demenziale, bensì di un racconto fantascientifico che rispetta gran parte dei canoni del genere e a cui non mancano (come ogni space opera che si rispetti) anche i momenti più riflessivi, pur mitigati dalle evidenti venature di umorismo che si colgono quasi in ogni angolo. L'atmosfera che troveremo, quindi, non sarà mai eccessivamente pesante, nonostante il protagonista si muova in un ambiente desolato e i rapporti con altri esseri siano praticamente inesistenti. Fortunatamente Meretzky ha pensato bene di inserire almeno un personaggio secondario che seguirà il cadetto per buona parte dell'avventura, contribuendo a "riscaldare" l'ambiente con i suoi continui siparietti (mai troppo invasivi, seppure un po' ripetitivi). Il robot Floyd non a caso è considerato una delle migliori "spalle" apparse nelle avventure commerciali, nonostante il suo contributo in puri termini di gioco sia molto limitato (ma determinante).

La storia in sé non è particolarmente originale o sorprendente, ma scorre chiara e lineare, tanto che raramente ci si trova a dover prendere appunti o a ripercorrere alcuni passaggi per trovare il bandolo della matassa. La componente narrativa si riscatta nelle descrizioni delle singole stanze, sempre molto curate, e in alcuni frangenti particolari (tradurre la strana lingua ideata da Meretzky è facile, ma divertente). Un po' meno convincenti sono le descrizioni degli oggetti, che talvolta non aiutano ad identificare bene certe caratteristiche della "cosa" che il protagonista sta esaminando (e in un paio di occasioni è piuttosto fastidioso).

I puzzle sono di difficoltà medio-bassa, tanto che l'avventura è consigliabile anche ai neofiti del genere: in molti casi si tratta di portare un oggetto dal punto A al punto B e, cosa rara per un'AT, quasi mai ci si ritrova bloccati per aver "sprecato" un oggetto. Nonostante la facilità possa far storcere il naso ai veterani, il ritmo con cui si succedono gli enigmi è buono; c'è solo un punto in cui il gioco ha una battuta d'arresto piuttosto evidente, costringendo il giocatore a ripetere una determinata azione prima di permettergli di avanzare. Il brutto è che non esistono indizi chiari sul comportamento che si dovrebbe tenere (se non uno molto, molto velato) e quindi si rischia di rimanere bloccati per diverso tempo senza aver compiuto passi falsi. Una volta ripreso il cammino, però, non ci si ferma più. Il sistema di gioco è reso più profondo dalla necessità di mangiare e dormire (il che richiede un minimo di organizzazione), mentre la presenza di diversi oggetti "inutili" contribuisce a creare qualche grattacapo in più.

Da un punto di vista tecnico, il parser testuale è di buon livello e vanta un vocabolario sufficientemente ampio, anche se una maggiore flessibilità sarebbe stata gradita. Il limite più grande riguarda la gestione dei dialoghi; è il tallone d'achille di molte AT (spesso parlare con qualcuno si rivela macchinoso e frustrante) e Planetfall, purtroppo, implementa questo aspetto in maniera insufficiente: in pratica non è possibile intavolare un discorso o chiedere informazioni ai personaggi. Essendo un gioco "in solitaria" non dovrebbe essere un problema, ma si rivela una scelta (forse dettata da impossibilità tecniche) un po' infelice, in quanto limita il potenziale del "sidekick" Floyd. Per il resto, la struttura del mondo di gioco è molto semplice e consona al basso livello di difficoltà generale: le stanze sono disposte in una griglia quadrata e la distanza tra una location e l'altra è quasi sempre fissa; anche gli spostamenti in altezza sono limitatissimi, con sentiti ringraziamenti da parte delle nostre gomme da cancellare.

Non si tratta forse di un capolavoro per via di alcuni limiti legati alla semplicità e banalità di buona parte degli enigmi, ma l'atmosfera è ottima e il mondo di gioco (e Floyd, soprattutto) è reso splendidamente. Planetfall è un titolo consigliato a tutti e in particolare a chi muove i primi passi nell'oscuro mondo dell'Interactive Fiction.

Valore storico: Clone/Pietra miliare
Non definisce, né ridefinisce un genere, ma contribuisce ad espanderlo. Il gioco si guadagna lo status di pietra miliare in quanto opera prima di un
grande autore.

Valore attuale: Per irriducibili
Forse anche i "normali" appassionati di retrogaming potranno apprezzarlo, ma chi è digiuno di avventure testuali si troverà comunque di fronte ad un muro: il giardino al di là dell'ostacolo è ricco di frutti saporiti, ma chi ha il coraggio di scavalcare la recinzione?

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