Retrogiochiamo insieme a Trinity - parte 8

Torniamo, ancora una volta, alle atmosfere di Trinity, classico Infocom e capolavoro di Brian Moriarty, giocato dal paziente The Ancient One.

In questo episodio raggiungiamo finalmente il Trinity Site, dove tutto ha inizio e tutto avrà fine.

Un 1980 Indaffarato
The Digital Antiquarian (traduzione ufficiale italiana)

Abbiamo lasciato Scott Adams alla fine del 1979, impegnato a spingere tutta questa cosa delle avventure al proverbiale “livello successivo”, con un solido catalogo di titoli già disponibili per numerose piattaforme, con il nome più noto di tutta la nascente industria dei giochi per computer, e con una società nuova di zecca (la Adventure International), pronta a pubblicare le opere sue, e quelle di altri, sotto il suo marchio editoriale. L’anno successivo lo vide quindi impegnato a mettere a frutto tutto quel potenziale, e anche di più, per andare così ad occupare un posto di primissimo piano nella nascente industria.
 
La Adventure International negli anni successivi crebbe a passi da gigante, pur restando (come del resto ogni altra cosa toccata da Adams) indelebilmente marchiata dalla personalità del suo fondatore. I suoi cataloghi erano pieni di un’accozzaglia di software di ogni genere. La Adventure International in un certo senso era i Grandi Magazzini dell’industria del software. Oltre alle prevedibili avventure testuali scritte da Adams e da altri (e molte di queste usavano comunque l’engine di Adams), c’erano dei cloni dei titoli da sala giochi (“di gran lunga superiore a ogni altro gioco per il TRS-80 ispirato a Space Invader pubblicato fin qui”, recitava una pubblicità di Invaders Plus, facendo sfoggio più di onestà che di saggezza legale), giochi di strategia spaziale (Galactic Empire e Galactic Trader), programmi di scacchi (“anche se è disponibile una scacchiera visualizzata su schermo, per giocare si consiglia di munirsi di una vera scacchiera.”), adattamenti di giochi da tavolo (Micropoly, anche lui talmente avventato da pubblicizzarsi come un clone del Monopoli già dal testo promozionale), e perfino TRS-80 Opera, che consentiva di ascoltare la ouverture del Guglielmo Tell di Rossini attraverso una radio a transistor posizionata i prossimità del lettore di cassette della macchina (la mancanza di un’adeguata protezione dalle interferenze radio sul TRS-80 non era poi sempre così negativa, dunque…). E, per quando il tempo dello svago era finito, c’erano anche programmi di matematica, spooler di stampa, strumenti per programmare, programmi di disegno, e software educativo (quest’ultimo ovviamente presentava la solita passione per gli Stati e le loro capitali, così comune fra i primi programmatori). Tutto questo software era relativamente poco costoso (solitamente era prezzato $9.95 o $14.95) e di qualità… variabile. E, pur tuttavia, era emozionante camminare per le corsie virtuali dei cataloghi della Adventure International, osservando gli espositori stracolmi dei prodotti di una nuova industria in espansione e chiedendosi quali altre idee pazze (per non dire bislacche) avremmo trovato nella corsia successiva. E, ad aleggiare su tutta questa scena, c’era sempre la personalità straripante di Adams, che sarebbe rimasto per tutta la vita breve ma intensa della Adventure International un capo d’azienda insolitamente visibile (e infatti -leggendo le scritte legali in piccolo sui suoi prodotti- si scopre che la Adventure International in realtà era solo “una divisione della Scott Adams Inc.”).
 
Il 1980 rappresenta un momento cruciale per l’industria del software d’intrattenimento. A parte un paio di eccezioni tipo Microsoft e Automated Simulations, i giochi per computer fino ad allora erano stati distribuiti come prodotti secondari, per mano di soggetti non professionisti che si limitavano ad appendere le loro Ziploc nei negozi di computer locali e che al massimo aderivano ai servizi di distribuzione per hobbisti (tipo quelli delle riviste SoftSide e Creative Computing). Ora invece le compagnie come la Adventure International, e altre che iniziavano ad apparire più o meno contemporaneamente, iniziarono a rendere più professionale il settore. Nel giro di pochi anni i sacchetti Ziploc sarebbero stati sostituiti da dei massicci cartonati colorati, pieni di manuali patinati e altri gadget, e quei “soggetti non professionisti” con gli uffici in camera o in casa sarebbero stati sostituiti da veri studi di sviluppo i cui membri facevano quello di lavoro. I giochi per computer stavano diventando un business vero e proprio, attirando sulla scena più risorse, che presto avrebbero permesso creazioni più grandi e ambiziose di qualunque cosa si fosse vista fino ad allora, ma che al tempo stesso avrebbero complicato le cose e avrebbero inevitabilmente condotto a quella tipica perdita di innocenza che sempre consegue alla monetizzazione di una passione.
 
Alla luce della crescita esplosiva della sua compagnia, non sorprende che la creazione di nuove avventure da parte di Adams avesse subito un drammatico rallentamento. Una parte delle sue energie furono assorbite -e nemmeno questa sarebbe stata l’ultima volta che ciò sarebbe avvenuto!- con la ripubblicazione dei suoi giochi già esistenti. Tutti ricevettero delle illustrazioni di copertina fatte a penna e acquerello grazie a un artista noto solo come “Peppy”, il cui stile colorato, seppur poco rifinito, si adattava perfettamente al folle entusiasmo della prosa di Adams.
 

Nel 1980 la Adventure International pubblico solo due nuove avventure scritte da Adams: la parodia western chiamata Ghost Town a primavera e Savage Island Part One (prima parte di due) a Natale, un'avventura che fu pubblicizzata come abbastanza difficile da risultare impegnativa anche per i giocatori più hardcore fra i giocatori hardcore.
Ho ritenuto di dare un’occhiata più approfondita alla prima di queste due, per vedere quali progressi avesse fatto l’arte di Adams dopo The Count. La risposta, triste ma semplice, è: nessun progresso, davvero. Anzi, ci sono state delle involuzioni da molti punti di vista. L’ambientazione western era evidentemente solo l’ennesima in una lista di generi che Adams intendeva coprire, visto che essa contribuisce ben poco a dare forma all’esperienza di gioco. Ghost Town è una caccia al tesoro senza trama, proprio come Adventureland; come se The Count non ci fosse mai stato: “DROP TRESURES”, e poi “SCORE.” Sigh.
 

 
“LASCIA TESORO e poi PUNTEGGIO”
 
Derubiamo il saloon degli incassi semplicemente perché ci sono.
Doppio-sigh.
 

 
———-> Cosa devo fare?
“VAI AL BANCONE”
OK
“Sono dietro al bancone. Oggetti visibili
Cartello - ‘Suona il campanello per il servizio in camera’
 
———-> Cosa devo fare?
“PRENDI CASSETTA DEI SOLDI”
OK
 
———-> Cosa devo fare?
“GUARDA CASSETTA DEI SOLDI”
OK
Vedo
Niente di speciale
 
Quel che è peggio è che anche come caccia al tesoro Ghost Town non è né divertente, né soddisfacente. Se si escludono un paio di battute (tipo la risposta a VAI SPECCHIO - “Non sono Alice!”), Ghost Town ha perso un po’ di quel calore amichevole che un po’ ci faceva perdonare le incertezze dei primi giochi. L’utile comando HELP, con i suoi velati suggerimenti, è sparito del tutto, mentre gli enigmi sono involuti in una variegata raccolta di peccati di design. Adams ha lentamente fatto impennare la difficoltà dei suoi giochi con ogni titolo successivo che ha scritto, come se si aspettasse che il giocatore li affrontasse in sequenza e arrivasse quindi ben preparato a Ghost Town. Presumo che in astratto possa anche essere un approccio ragionevole, ma nella realtà nessuna preparazione è possibile per gli enigmi di Ghost Town. Perfino quelli meno discutibili richiedono comunque una notevole dose di conoscenze esterne, tipo la composizione della polvere da sparo o la capacità di tradurre il codice morse.
 

 
Sono in un ufficio del telegrafo. Oggetti visibili:
Chiave del telegrafo, filo sbucciato. Grossa cassaforte.
Uscite evidenti: SUD
 
———-> Cosa devo fare? SCRIVI
Non so come “SCRIVERE”.
 
———-> Cosa devo fare? PREMI TASTO
Click
SPARK! * * * *
… …. .- -.- - - --- .--. .--. . .--.
 
Inutile dire che nel 1980, quando ancora Wikipedia non era a un click di distanza da noi, questo genere di cose poteva richiedere una spedizione in biblioteca. Altri enigmi invece ci richiedono di visualizzare la stanza in questione esattamente come Adams se l’era raffigurata, nonostante le sue celeberrime descrizioni minimali, solitamente limitate all'elenco degli oggetti all’interno.
Altri ancora ricompensano invece la cieca caparbietà del giocatore, piuttosto che le sue intuizioni, come quello che ci costringe a trascinarci un badile per tutta la mappa, provando a scavare in ogni singola stanza sperando che sbuchi fuori qualcosa. E poi ancora -forse il peggiore di tutti-  vanno menzionate le infinite battaglie con il parser. Non voglio nemmeno pensare a quanto tempo potrebbe servire al giocatore medio per intuire che per far muovere il cavallo deve dire GIDYUP. Né voglio pensare a quante volte siano stati mischiati inutilmente insieme carbone, zolfo, e nitrato di potassio prima di aver finalmente scritto FAI POLVERE DA SPARO. A volte il parser sembra non solo tecnicamente limitato, ma anche volutamente crudele!
 
 
Sono in una merceria. Oggetti visibili:
Ferro di cavallo. Grande campanella. *PROIETTILE D'ARGENTO* *DERRINGER D'ORO* Cartello. *SPERONI D'ARGENTO*. Cappello da Cowboy. Chiave piccola. Barilotto di polvere da sparo. Chiodi. Martello.
Uscite evidenti: NORD
 
———-> Cosa devo fare? RIEMPI BARILOTTO
OK
con cosa?
 
———-> Cosa devo fare? CON POLVERE DA SPARO
 
Scrivere solo POLVERE DA SPARO, invece che CON POLVERE DA SPARO al prompt di cui sopra restituisce un messaggio d'errore generico.
La mia esperienza con Ghost Town rafforza sempre di più in me l'idea che questi primissimi giochi erano semplicemente troppo limitati tecnologicamente per poter supportare degli enigmi complessi che fossero al tempo stesso anche equi e affrontabili con la logica, col risultato che -volendone aumentare la difficoltà oltre una certa soglia molto bassa- si ricadeva inevitabilmente in assurdità, che infatti abbondano in Ghost Town e nel finale di Adventure.
 
È forte la tentazione di concludere che Adams semplicemente non avesse quella visione che sarebbe stata necessaria per poter spingere ancora oltre le avventure testuali. È una tentazione, ma probabilmente non sarebbe corretto. Per un paio di anni Adams tenne una rubrica sulla rivista SoftSide. Nel novembre del 1980 annunciò che aveva in progetto un nuovo sistema per avventure testuali chiamato Odyssey, che si sarebbe avvantaggiato dei sistemi dotati di floppy drive nello stesso modo utilizzato da Microsoft Adventure, e cioè utilizzando lo spazio sui dischetti come memoria ausiliare. I suoi progetti erano a dir poco ambiziosi:
 
“1. A ogni 'Odyssey' potranno partecipare più giocatori contemporaneamente. E ogni giocatore potrà aiutare o ostacolare, come meglio crede!
2. Frasi complete, invece del solito "linguaggio da bambini". Ad esempio: "Metti gli zoccoli al cavallo con il ferro da cavallo e il martello e i chiodi."
3. Messaggi di risposta più lunghi.
4. Effetti sonori
5. Trame più ampie.
Per sviluppare questo sistema in realtà ho dovuto prima sviluppare un nuovo linguaggio per computer che ho chiamato OIL ('Odyssey Interpretive Language'), che viene implementato da uno speciale assembler Odyssey, che  genera il codice macchina per Odyssey. Questo codice macchina viene poi implementato su ognuno dei diversi microcomputer (es. Apple, TRS-80, ecc.) attraverso uno speciale emulatore host che simula il mio (inesistente) computer Odyssey.
Attualmente (scrivo dal Washington Computer Show, ed è il Settembre del 1980) il sistema è nelle fasi finali di implementazione dell'emulatore host su un TRS-80 32 K a dischetti, e sto già scrivendo la prima 'Odyssey' (che ho già abbozzato e che è provvisoriamente intitolata Martian Odyssey) in OIL proprio per tale emulatore. Spero che quando voi starete leggendo queste righe, Odyssey Number One sia già disponibile nel vostro negozio di fiducia o nel catalogo del vostro servizio di acquisti per posta preferito."
 
Il concetto tecnico dietro Odyssey è incredibilmente simile a quello che sarebbe stato utilizzato di lì a poco da una minuscola startup del Massachusetts chiamata Infocom. È però interessante notare che Marc Blank e Stu Galley della Infocom avevano già delineato in astratto le basi della loro virtual machine, la  “Z-Machine”, in un articolo su Creative Computing [Il link non è più attivo, pertanto non è stato possibile recuperare l'articolo] giusto un paio di mesi prima che Adams scrivesse queste righe. Che sia stato ispirato proprio da quell'articolo?
 
Quale che sia la risposta, Martian Odyssey non ha mai fatto la sua apparizione sulle scene e -per quanto ne so- Adams non ha mai più parlato del suo sistema Odyssey. Nel bene o (decisamente) nel male, Adams scelse di restare fedele a ciò che lo aveva portato fin lì: cacce al tesoro giocabili su computer di fascia bassa a 16 K equipaggiati solo con lettori di cassette.
Tale strategia rimase profittevole per qualche altro anno ancora, ma è difficile oggi non chiedersi dove lo avrebbe portato la strada che scelsce di non intraprendere, il territorio che cedette senza combattere alla Infocom e agli altri. Dal 1980 in poi, Adams è più interessante come uomo d'affari e come facilitatore delle opere altrui, che come artista di software vero e proprio. Al riguardo, la prossima volta vi voglio parlare un po' di qualche altra creazione interessante che affiancava le avventure di Adams nel guazzabuglio del catalogo della Adventure International.
 
Se volete provare Ghost Town, ecco qui una versione [Il link non è più attivo, per cui non è attualmente possibile reperire il file] che potete caricare nell'emulatore MESS utilizzando la funzione “Devices -> Quickload”.

The Digital Antiquarian è un blog, scritto da Jimmy Maher, che si occupa di storia e di cultura del videogioco partendo dall'analisi di singoli videogiochi. OldGamesItalia è lieta di presentarvi la traduzione italiana, autorizzata dall'autore!
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Traduzione a cura di: The Ancient One
Editing a cura di: Festuceto

Articoli precedenti:

Sulle tracce di The Oregon Trail
In difesa del BASIC
A Caccia del Wumpus
L'Avventura di Crowther
TOPS-10 in a Box
L'Avventura completata
Tutto il TRaSh del TRS-80
Eliza
Adventureland
Dog Star Adventure
Qualche domanda per Lance Micklus
Un 1979 indaffarato
The Count

Due diverse culture di avventurieri
Microsoft Adventure
La Narrativa Ludica già nota come Storygame
L'Ascesa dei Giochi Esperienziali
Dungeons And Dragons
Una Definizione per i Giochi di Ruolo per Computer
Dal Tavolo al Computer
- I Primi Giochi di Ruolo per Computer
- Temple of Apshai



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Retrogiochiamo a Trinity - parte 7

Torna il leggendario Caronte nel nuovo episodio del Let's Play di Trinity, l'avventura testuale della Infocom, scritta da Brian Moriarty.

Il buon Ancient ci porta ad affrontare una massa di roditori e poi, forse, finalmente, sulla barca del famoso traghettatore!

Retrogiochiamo insieme a Trinity - parte 6

Continuano le avventure di Ancient in Trinity, l'avventura testuale di Brian Moriarty, pubblicata per la Infocom!

In questo episodio, visitiamo un atollo tropicale e andiamo a caccia di satelliti in orbita.Il buon Ancient sarà tornato sulla Terra? Lo scoprirete solo nel video!

Retrogiochiamo insieme a Trinity - parte 4

Ormai conoscete la storia: il buon Ancient ci porta nei meandri di Trinity, l'avventura testuale di Brian Moriarty, un classico Infocom.

In questo episodio scoperchiamo tombe, facciamo la conoscenza di Caronte e chiediamo aiuto a una piccola lucertola. Buona visione!

Retrogiochiamo ancora a Trinity!

Ancient non ci delude e ci porta la seconda parte di Trinity, storica avventura testuale di Brian Moriarty.

Questa volta, scopriremo funghi bianchi e bottiglie di Klein, accompagnati dalle piacevoli elucubrazioni dell'Antico.

Guarda la prima parte di Trinity

Retrogiochiamo insieme a Trinity

Il buon Ancient continua a mostrarci diverse avventure testuali, e questa volta ci porta Trinity, un classico Infocom realizzata da Brian Moriarty.

Dopo una dettagliata introduzione al titolo, Ancient ci mostra la prima mezz'ora del gioco, da quando il nostro protagonista si trova davanti al palazzo di Kensington fino all'inizio vero e proprio del gioco.

Adventureland - Parte 1
The Digital Antiquarian (traduzione ufficiale italiana)

Scott Adams occupa una strana posizione nel mondo dell'interactive fiction, essendo più amato da coloro che non fanno parte della community, che da quelli che ne fanno parte.
Ogni anno spuntano almeno un paio di sue interviste ossequiose (sia su siti mainstream che su quelli di retrogaming), a cui il Sig. Adams sembra non sappia mai tirarsi indietro. Invece nella community dell'IF le opere di Adams, se mai vengono citate, lo sono sempre e solo a titolo di curiosità storiche; non gli viene riconosciuto nemmeno un briciolo del rispetto che normalmente viene tributato ai classici Infocom. Restano fuori dal coro solo una manciata di voci reazionarie che interpretano questa mancanza di rispetto per i giochi, semplici ma divertenti, di Adams come il sintomo delle più ampie ambizioni letterarie della maggioranza della community, che hanno reso le moderne avventure testuali una zona in cui è "Vietato Divertirsi" (per una filippica in merito -ormai classica ma sempre divertente- potete leggere la pagina di discussione su Wikipedia della voce di Adventureland).
A ingarbugliare ulteriormente la questione ci si mette anche la sfortunata (ma grazie al cielo solo sporadica) tendenza all'auto-celebrazione tipica di Adams, come possiamo leggere nella FAQ della sua home page, dove si afferma che ad Adams: "è attribuito [e da chi?] la nascita dell'intera industria dei videogiochi, che oggi vale svariati miliardi all'anno". Avrei anche potuto convenire su un "contributo alla nascita", ma scritto così... Ne sei davvero convinto, Scott? Davvero credi di aver fatto nascere tutto da solo l'industria dei giochi su computer?

Tuttavia Adams si merità più considerazione e più rispetto, di quanto non ne riceva dalla community, per aver portato per primo le avventure testuali nelle case della gente comune e, in conseguenza di questo, per aver dimostrato al mondo che era possibile vivere agiatamente di questa attività. La sua realizzazione di un'avventura testuale giocabile su un TRS-80 con soli 16 K di RAM e un lettore di cassette fu concettualmente audace e tecnicamente impressionante; il fatto che ci sia riuscito utilizzando il lento e inefficiente BASIC del TRS-80 rende l'impresa ancora più memorabile.
Il più grande fallimento di Adams nel lungo periodo fu forse la sua incapacità di percorrere la transizione dalle avventure testuali di caccia al tesoro alla più sofisticata narrativa tipica dell'interactive fiction della Infocom. Il che sarebbe dimostrato anche dal suo apparente disinteresse nel migliorare la tecnologia dietro ai suoi giochi, se si esclude il mero tentativo di infiorettare con grafica e colori le sue semplicistiche opere.
Ma questa è materia per i prossimi post. Oggi voglio parlarvi del primo capolavoro di Adams: Adventureland.

Nato nel 1952, Adams aveva già una vasta esperienza professionale con i computer prima di scrivere Adventureland nel 1978, avendo completato i suoi studi di informatica presso il Florida Institute of Technology, avendo avuto a che fare con i computer durante un periodo in Marina, e avendo lavorato come programmatore presso la Stromberg-Carlson (uno di primi produttori di centraline telefoniche private). Adams inoltre aveva costruito e provato i microcomputer a casa propria fin dal 1975, quando con l'apposito kit si costruì uno Sphere 1. A partire da un gioco del tris che "non sapeva perdere", la sua principale attività con queste macchine è stata sempre quella di scrivere e giocare a videogiochi. Come molti altri hacker, anche lui restò stregato quando Adventure spuntò sul suo computer di lavoro e (come molti altri) quando finalmente lo ebbe completato, si dedicò a scrivere il suo Adventure. Ma -a differenza di tutti gli altri che lo fecero sui grandi computer istituzionali- Adams scelse come piattaforma il suo piccolo TRS-80.

Adams ovviamente non si era imbarcato nell'impresa con l'aspirazione di portare la narrativa interattiva alle masse. Nel tipico stile hacker, egli fu attratto da questo progetto perché era una sfida tecnica interessante per battere le limitazioni del TRS-80, ed era al contempo un'occasione per lavorare con le parole (cosa che non aveva mai fatto prima).
Essendo un programmatore di una certa esperienza, Adams condivideva con la maggior parte degli hacker una predilezione per la creazione di sistemi e strumenti robusti e riutilizzabili, piuttosto che programmi fini a sé stessi. Iniziò quindi a lavorare non tanto su un singolo gioco d'avventura, quanto su un sistema riutilizzabile per l'implementazione di avventure testuali. Divise quindi il progetto in tre parti: una specie di editor di database (che gli permettesse di inserire i dati volti alla creazione del mondo virtuale di ogni gioco), un interprete (che leggesse tali dati e permettesse al giocatore di interagirci), e in fine i dati del gioco vero e proprio.

Si tratta di un sistema notevole, anche se dobbiamo chiarire che Adams non creò una vera e propria virtual machine (come fece invece la Infocom con la sua Z-Machine, come vedremo in futuro). Infatti se da un lato è vero che l'interprete va effettivamente a leggere i dettagli delle stanze, degli oggetti, e di quant'altro, dall'altro lato la maggior parte della sua funzionalità è hard-coded all'interno dell'interprete BASIC. Per esempio l'engine presuppone che tutto il gameplay si sviluppi intorno alla raccolta di oggetti (tesori) e al depositarli in una specifica location. Quindi qualunque modifica non banale di Adventureland richiederebbe una modifica al codice dell'interprete, non fosse altro che per il fatto che al suo interno si trovano anche il titolo del gioco e le istruzioni.

*** BENVENUTO IN ADVENTURE LAND. (#4.2) ***
A MENO CHE NON TI VENGA DETTO DIVERSAMENTE DEVI TROVARE *TESORI*
E-RIPORTARLI-NEL-POSTO-GIUSTO!
IO SONO LA TUA MARIONETTA. DAMMI ORDINI IN INGLESE
COMPOSTI DA UN VERBO E UN SOSTANTIVO. ALCUNI ESEMPI...

A ben vedere si tratta quindi di un sistema ibrido, incredibilmente simile a quello dello stesso Adventure (che pure divideva la sua funzionalità fra il codice del programma e i file di dati).
E, a dire il vero, avendo appena giocato la versione originale di Adventureland, sono stupito da quante siano le similitudini con il suo predecessore.
Tanto per cominciare anche Adventureland è una caccia al tesoro senza trama che inizia in una foresta.

SONO IN UNA FORESTA. GLI OGGETTI VISIBILI SONO:
ALBERI.
USCITE EVIDENTI: NORD SUD EST OVEST
UNA VOCE TUOOOONA
PER VINCERE OTTIENI 100 QUANDO DICI "PUNTEGGIO". UN TESORO È
TUTTO QUELLO CHE HA UN * NEL NOME

L'area all'aperto di Adventureland è più grande e più interessante di quella di Adventure, con dei veri e propri enigmi ulteriori a quello (scontato) di trovare l'accesso al sotterraneo.
Il suo complesso sotterraneo invece è molto più piccolo, come era logico aspettarsi viste le limitazioni con cui Adams doveva fare i conti. Questo però non danneggia più di tanto il gioco: l'impossibilità tecnica di Adams di concedersi dozzine di locazioni vuote fa sì che tutto sia più concentrato e più facilmente gestibile da parte del giocatore. L'immancabile labirinto, per esempio, consiste di sole sei stanze, differenza assai significativa e gradita rispetto alle mostruosità di Adventure.

Questo però non fa di Adventureland un gioco più giocabile, almeno per gli standard odierni. Le aree all'aperto sono piene delle solite connessioni non reciproche fra stanze, che rendono una vera pena la mappatura e la navigazione, addolcita (ancora una volta) solo dal fatto che non sono poi così tante. Anche qui il grosso della sfida è rappresentato dalla logistica delle fonti di luce e della gestione dell'inventario, senza dimenticare l'esistenza di dozzine di occasioni per rovinare la partita rendendola interminabile, molte delle quale assolutamente imprevedibili prima che accadano.
Per comprendere a pieno il vero livello di crudeltà di tutto questo, vi invito a mettervi nei panni di chi all'epoca lo giocava su un vero TRS-80, dove è possibile ricaricare una posizione salvata solo riavviando il gioco da cassetta (procedura che richiede circa 25 minuti). E senza dimenticare che salvare una partita richiede più di 4 minuti! Non c'è da meravigliarsi quindi se Adams poté pubblicizzare Adventureland come un gioco che avrebbe richiesto settimane, se non mesi, per essere completato! Quello che si era dimenticato e che, per poterlo fare, oltre a un TRS-80 sarebbe servita anche la pazienza di Giobbe...

Negli enigmi di Adventureland ho notato la medesima dicotomia di cui ho parlato analizzando Adventure: la maggior parte di essi sono o troppo semplici e evidenti, o ingiusti fino al punto di risultare assurdi, con pochissime eccezioni collocate nel giusto mezzo. E, sempre come in Adventure, da certi punti di vista anche Adventureland ha una curva di difficoltà sorprendentemente progressiva, riuscendo anche a infilare un buon numero di indizi nei suoi 16 K... salvo poi lasciare alcuni dei suoi enigmi peggiori totalmente senza indizi.
Prendete ad esempio l'enigma dell'orso (che a sua volta è un'altra reminiscenza di Adventure). Vi blocca la strada e si può spostare solo con l'azione del tutto ingiustificata di GRIDARE. Le versioni successive permettono al giocatore anche di URLARE all'orso (vi invito a leggere la recensione di Grunion Guy per un divertente aneddoto al riguardo), ma nella versione originale si poteva solo GRIDARE.

SONO SU UNA STRETTA SPORGENZA DINANZI AD UNA STANZA DEL TRONO.
DALL'ALTRO LATO DEL BARATRO C'È UN'ALTRA SPORGENZA.. GLI OGGETTI VISIBILI SONO:
ORSO NERO MOLTO MAGRO.    *SPECCHIO MAGICO*
DIMMI COSA FARE? URLA ORSO
NON POSSO ANCORA FARLO
DIMMI COSA FARE? GRIDA
L'ORSO È TALMENTE IMPAURITO CHE CADE DALLA SPORGENZA

Per rendere l'enigma ancora peggiore, l'orso viene descritto come "affamato"; il che immancabilmente induce il giocatore a cercare di sfamarlo con il miele che ha trovato altrove; il che funzionerebbe anche, se non fosse che il suddetto miele è anche un tesoro (!?!) che deve essere conservato se si vuole completare il gioco! Tutto questo non è solo eccezionalmente crudele, ma quel che è peggio è che la soluzione sbagliata rappresenta al tempo stesso una soluzione molto più equa e gratificante di quella corretta!

Devo però aggiungere che anche qui, come in Adventure, un parser e un world model ancora estremamente primitivi rendono assai ardua l'ideazione di enigmi avvincenti che non scadano nell'iniquità più assoluta.
Vi invito ad esempio ad analizzare la sua implementazione del verbo TIRARE, che ci mostra come già allora Adams stesse lottando con i limiti del suo parser a due parole.

 

SONO IN UN PRATO SOLEGGIATO. GLI OGGETTI VISIBILI SONO:
GRANDE DRAGO ADDORMENTATO
UN CARTELLO DICE -IN MOLTI CASI IL FANGO È BENE. IN ALTRI...-.
USCITE EVIDENTI: NORD SUD EST OVEST
DIMMI COSA FARE? TIRA ASCIA
IN 1 PAROLA DIMMI A COSA
DIMMI COSA FARE? DRAGO
NON LO INFASTIDISCE NEPPURE

[Mi permetto di aggiungere che questa mi pare un'altra similitudine con il suo predecessore: infatti anche il drago di Adventure non viene nemmeno scalfito dalla nostra ascia. ndTraduttore]

Non sarebbe invece molto equo da parte nostra giudicare il testo di Adventureland secondo i normali criteri letterari, visto che ogni articolo determinativo o indeterminativo usa memoria preziosa (e quindi vengono tutti scartati a priori). Tuttavia ci sono dei passaggi in cui Adams sembra raggiungere una sorta di poetica minimalista.

 

SONO SULLA SPONDA DI UN LAGO. GLI OGGETTI VISIBILI SONO:
ACQUA   *PESCIOLINO ROSSO*   CARTELLO CHE DICE -VIETATO NUOTARE-.
USCITE EVIDENTI: NORD SUD EST OVEST GIU'
DIMMI COSA FARE? PRENDI PESCE
OK, TROPPO SECCO. PESCE MUORE.
DIMMI COSA FARE? INVENTARIO
STO TRASPORTANDO LE SEGUENTI COSE:
LAMPADA D'OTTONE VECCHIO STILE   *RETE D'ORO*   ACCIARINO
*MASSICCIO TAPPETO PERSIANO*   PESCE MORTO

A volte poi ha qualche problema di ortografia...

... ma, nel complesso, l'esperienza mantiene un suo fascino bizzarro...

 

SONO IN UN BANCO DI MEMORIA DI UN TRS-80.
HO SBAGLIATO STRADA!

... e, alla fine, il gioco si conclude così:

 

APPARE UN GENIO LUMINESCENTE. LASCIA QUALCOSA. POI SPARISCE.
DIMMI COSA FARE? PUNTEGGIO
HO ACCUMULATO 12 TESORI
IL CHE SU UNA SCALA DA 0 A 100 FA 92
DIMMI COSA FARE? STROFINA LAMPADA
APPARE UN GENIO LUMINESCENTE. LASCIA QUALCOSA. POI SPARISCE.
DIMMI COSA FARE? PUNTEGGIO
HO ACCUMULATO 13 TESORI
IL CHE SU UNA SCALA DA 0 A 100 FA 100
BEN FATTO.
ADESSO IL GIOCO È FINITO
GIOCHI DI NUOVO? _

E questo è tutto quello che c'è da dire su Adventureland, davvero. Nessun progresso rispetto allo schema della caccia al tesoro creato da Adventure, per quanto la sola esistenza di Adventureland sia di per sé un risultato assolutamente ragguardevole. E poi, ancora oggi, è in un certo senso divertente, seppur nella sua maniera semplice e ingenua.

Se volete provarlo, ci sono moltissimi modi per farlo. Il più accessibile dei quali è la versione Java giocabile in browser che è disponibile su FreeArcade. Lo stesso Scott Adams offre delle versioni scaricabili del gioco sul suo sito. O, se desiderate l'esperienza più autentica possibile, ho uno stato salvato per il MESS TRS-80 che vi permetterà di giocare all'originale versione BASIC sul suo hardware (virtuale) originale (consultate il mio post sull'emulazione del TRS-80 per iniziare con piede giusto).

La prossima volta vi parlerò di come Adventureland fu commercializzato e recepito, e di come generò una moda (passeggera) per gli adventure.

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Articoli precedenti:
- Sulle tracce di The Oregon Trail
- In difesa del BASIC
- A Caccia del Wumpus
- L'Avventura di Crowther
- TOPS-10 in a Box
- L'Avventura completata
- Tutto il TRaSh del TRS-80
- Eliza

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Leggi la parte 2 di Adventureland!

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Kickstarter Corner: Thaumistry: In Charm's Way

Bob Bates è uno dei padri dell'industria videoludica, avendo collaborato con la Infocom e avendo partecipato a fondare la Legend Entertainment. Ci ha regalato titoli meravigliosi, fra cui la serie di Spellcasting (insieme a Steve Meretzky), Eric the Unready, e Companions of Xanth (insieme a Michael Lindner).

Ebbene, siamo lieti di annunciare che Bob Bates ha appena lanciato un Kickstarter per un'avventura testuale: Thaumistry: In Charm's Way.
Un progetto di piccole dimensioni (da $25,000, già finanziati), già in avanzata fase di sviluppo, e con uno stretch goals ambizioso ma allettante: un porting pubblico dell'engine TADS per iOS e Android, che potrebbe poi essere sfruttato anche per giocare in mobilità con tutti gli altri giochi scritti in TADS esistenti.

Se siete alla ricerca di un'avventura testuale vecchio stile, Thaumistry: In Charm's Way potrebbe essere il gioco giusto da finanziare. Noi lo abbiamo già fatto.

Finanzia anche tu!

Zork II: The Wizard of Frobozz - MAPPE

Quella che segue è la mappa completa dell'avventura testuale Zork II: The Wizard of Frobozz.

Le mappe erano state pensate "per uso personale" e solo successivamente abbiamo deciso di pubblicarle. Per questo motivo potrebbero non essere accurate al 100%. Dovrebbe però essere più che sufficienti per permettervi di orientarvi all'interno del mondo di gioco. Ci sono certamente mappe migliori e più precise sul web, ma queste sono quelle originali e ufficiali di OldGamesItalia!

 

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Trinity - MAPPE

Quella che segue è la mappa completa dell'avventura testuale Trinity, scritta da Brian Moriarty.

Le mappe erano state pensate "per uso personale" e solo successivamente abbiamo deciso di pubblicarle. Per questo motivo potrebbero non essere accurate al 100%. Dovrebbe però essere più che sufficienti per permettervi di orientarvi all'interno del mondo di gioco. Ci sono certamente mappe migliori e più precise sul web, ma queste sono quelle originali e ufficiali di OldGamesItalia!

 

 

 

 

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Bureaucracy

I codicilli in piccolo, il formalismo del linguaggio contrattuale e le scritture modificabili senza il consenso di ambo le parti sono solo alcune delle voci di un componimento che ha per titolo "truffiamo il consumatore".
- Belboz

Prego, rivolgersi allo sportello adiacente
Bureaucracy, avventura la cui box cover è già un mito, pone l’accento sul syntax error nel vivere civile.
Scritta a più mani, come testimoniato da un post-mortem rinvenibile nel gioco, la XXIV fatica di Infocom vede in cabina di regia Douglas Adams, già autore di a Hitchhiker’s Guide to the Galaxy.

Il lasciapassare A-38
Il computer della compagnia di traslochi è crashato e così vi ritrovate in un appartamento sì nuovo, ma tristemente vuoto. La segreteria telefonica "straripa" di messaggi di fidanzate disamorate, la vostra carta di credito è scaduta (anche se siete sicuri di aver saldato il conto), soprattutto siete certi di non aver ordinato quei croccantini per lama ad alto contenuto di fibre indirizzati al numero 17 di via Glulx.
Avete appena sperimentato la prima legge di Murphy: se qualcosa può andar male, sicuramente lo farà!
Novello impiegato alla Happitec, dovete recarvi ad un seminario a Parigi, completamente spesato, con annessa vacanza di una settimana nella "città delle luci"; il passaporto, per fortuna, è in regola (anche se la foto sembra ritrarre un lama deceduto!), peccato che l’assegno inviato dalla ditta sia andato smarrito a causa di un corto circuito del nuovo sistema postale, installato grazie alle spese del contribuente!
La Burocrazia, quella stolida belva, ha deciso di prendervi di mira rendendovi la vita impossibile.
Inizia così un disperato vagolare per i mostruosi edifici, i vicoli recessi e le perniciose attività commerciali della via Glulx – che qui costituisce metafora del quotidiano – alla ricerca della corrispondenza perduta.

La via Glulx
Nome e dati anagrafici dell’avventuriero vengono inseriti a piacere nel form a inizio gioco per una partita personalizzata. Per la mia partita ho scelto di battezzare la via con il nome "Glulx", affinché questa fosse la storia di uno di noi, di un avventuriero nato per caso in via Glulx.
Questo lungo rettilineo intersecato da viottoli e cortili è paragonabile ad un oscuro dungeon dove le mostruose "tane" sono fabbricati urbani fra cui possiamo citare perniciosi fast food, dove il cibo non giunge veloce e, altresì, non si può definire cibo; librerie-negozio popolate da commessi untuosi in grado di proporvi scambi zingari, senza battere ciglio; aeroporti saturi di fastidiosa musica di cortesia e banche "amiche" dove ad attendervi troverete una filza di sportelli chiusi e aperti in maniera del tutto random a simboleggiare lo spazio illogico della burocrazia.
I personaggi dell’avventura sono similmente grotteschi e rappresentati da pappagalli mutilati che paiono usciti da un racconto di pirati, ma che declamano proclami anti-comunisti; anziane matrone armate di gargantuesche elephant gun, rigorosamente detenute in nome dell’autodifesa e fastidiosi venditori ambulanti con il dono dell’ubiquità.
In sottofondo, un cuore provato tiene il tempo del vostro ritmo cardiaco. La pressione sanguigna, indicatore sempre visibile posto in alto a destra della schermata, è barometro delle ansie provate nel gioco; sobbalza ad ogni paletto incontrato, si impenna di fronte alle lungaggini dell’apparato burocratico o interagendo con gli ottusi character; finanche un errore di battitura contribuisce all’innalzamento della statistica vitale che, oltrepassato il livello di guardia, deborda portando ad una prematura death causata da un'ingloriosa crisi cardiaca.

Attenti al lama (living together) ♪♫
Gli ambienti, le situazioni e le battute di B., mostrano, ancora una volta, la perizia di Douglas Adams.
Si sprecano freddure, di stampo prettamente inglese, incentrate sui lama, feroci critiche al sistema bancario e postale, ai viaggi in generale (in taxi, in aereo,…) e alla ristorazione dei giorni moderni. Affermazione, quest’ultima, che va presa con le pinze, perché parliamo di un gioco scritto nella metà degli anni ottanta; eppure potremmo dire che in trent’anni è cambiato nulla il che fa di B. un’avventura sempre attuale con gli istituti di credito che ancora chiudono a orari variabili, causa assemblee improvvise.
Gli enigmi sono parimenti folli e parodistici avendo a che fare con moduli e scontrini da compilare, cibo scadente (che culmina in pietanze a base di lama!), criptiche parole d’ordine e spazi illogici che sono una deformazione della realtà, ma il fuoco della lente d’ingrandimento è veramente minimo.
Nemmanco a dirlo, pensiero laterale e una sana dose di trial and error sono richiesti in buona presa; non a caso la difficoltà dell’avventura è classificata come advanced. Fortunatamente il parser è decisamente flessibile e permette svolazzi e la tessitura di frasi complesse dando non poca soddisfazione all’avventuriero in grado di improvvisare.

A doppio taglio
Bureaucracy è avventura compartimentata in quattro sezioni improntate ad una diversa critica. In questo fattore si può maggiormente riscontare il lavoro svolto da autori diversi il che, tuttavia, porta l’avventura a divenire vittima di se stessa.
Similmente al viaggiatore che attende con ansia di imbarcarsi, ma viene trattenuto da fastidiose pastoie burocratiche, il giocatore dell’avventura – ironia della sorte! – si trova intrappolato dalla canonica rete di enigmi composta da porte serrate, codici segreti e l’immancabile labirinto.
Come in una tremenda simmetria, la struttura dell’avventura muta, nell’ultima fase, in qualcosa di canceroso, sì come la realtà che ambisce criticare con l’astrusità che diventa marchio di fabbrica. Sono altresì richieste conoscenze extra-avventura (come una minima infarinatura concernente il linguaggio binario).

Cancellate l’ombreggiatura nelle aree ombreggiate
Particolarmente ispirati si rivelano i feelies che narrano l’antefatto delle vicende sviluppate nel gioco. Il protagonista, che ha appena cambiato residenza, è reduce da una prova terribile: la compilazione del modulo per il cambio di indirizzo richiesto dalla nuova filiale del fondo fiduciario Fillmore! Una vera e propria odissea composta da moduli in triplice copia, complicate direttive per rispondere correttamente (pena l’eliminazione fisica!) e indecifrabili istruzioni. Particolarmente illuminante si rivela il “pratico” diagramma di flusso atto a spiegare al compilante se debba riempire il modulo breve o quello completo. Oltre ad una matita con anima in grafite, troviamo accluso uno spillato di quattro pagine che funge da presentazione al magazine Paranoia Popolare, una rivista in grado di informare il cittadino sui sistemi di controllo adottati dai governi e di prendere le adeguate contromisure per tutelare la propria privacy.

In sintesi
Bureaucracy presenta vette di scrittura elevatissime con un piglio sintetico e graffiante che si rivela in grado di far ridere e riflettere anche l'avventuriero più smaliziato. Di pari passo la grande frustrazione, improntata volutamente nella matrice del gioco ma decisamente abusata, muta ben presto in un desiderio crescente di abbandonare la sfida virtuale, soprattutto a causa di una insoddisfazione legata alla quarta tranche dell’avventura ben poco ispirata sia a livello di enigmi che ambientazioni.

In ogni caso, ricordate che l’uso della carta di credito autorizza Beezer ad annullare i vostri diritti in qualità di possessori della carta di credito!

Cronistoria dell'Avventura Testuale

Il genere videoludico dell’Avventura Testuale (spesso abbreviata in AT) si sviluppa nell’arco di quasi quattro decadi con una moltitudine di prodotti, pur molto diversi tra loro, commerciali e amatoriali, canonici e sperimentali, ma sempre caratterizzati da una preminenza dell’elemento testuale su quello grafico (tipicamente assente). Nelle avventure testuali il giocatore impartisce al protagonista i comandi testuali da tastiera, per compiere le azioni più disparate, spostarsi tra le location, esplorando il mondo di gioco, risolvendo enigmi, interagendo con personaggi ed oggetti e sviluppando la storia.
Un genere videoludico così antico e longevo, inevitabilmente vanta una storia articolata e complessa. Propongo, pertanto, di adottare una cronologia dell’avventura testuale, suddividendone la lunga storia in macro-periodi cronologicamente discreti, pur consapevole dei limiti e delle semplificazioni insiti in qualsiasi sistema di classificazione.

I PERIODO: GLI ALBORI (1974-1980)

Nella seconda metà degli anni ’70, negli Stati Uniti d’America, nasce l’avventura testuale, in seno ai mainframe universitari, ad opera di studenti e tecnici:  sono i primi vagiti del genere, esercizi di programmazione, ma anche prodotti di intrattenimento dalla distribuzione limitatissima. Oggi ne sopravvivono pochissimi esempi tra cui il ben noto “Adventure” (1976), poi ribattezzato “Colossal Cave Adventure” di William Crowther e Don Woods, vero paradigma per le successive avventure testuali.

Link e approfondimenti:
- “Wander”, le avventure prima di Adventure
- "Colossal Cave Adventure"

II PERIODO: LA "GOLDEN AGE" (1980-1987)
L’avventura testuale, con il successo di “Zork: The Great Underground Empire” (1980), erede di Adventure,  diviene un prodotto commerciale ad ampia distribuzione, convertito per numerose piattaforme casalinghe e alla portata di tutti. Nasce così la Infocom, celebre software house , in prima linea nel nascente mercato delle avventure testuali. Ricordiamo alcune delle più rappresentative avventure della Infocom, oltre a Zork ed i suoi seguiti:  “Enchanter” (1983), “Planetfall” (1983), “A Mind Forever Voyaging” (1985), “Wishbringer: The Magick Stone of Dreams” (1985), “Trinity” (1986), vere pietre miliari del genere, sempre corredate dagli immancabili “feelies”, gadget finalizzati ad aumentare l’immersività dell’esperienza di gioco.
In seguito, alla pioniera Infocom, si affiancheranno, sulla scena delle AT, altre case di produzione degne di nota, tra cui: la britannica Magnetic Scrolls e la Legend Entertainment.
In Italia si affacciano, sul panorama del genere delle avventure, professionisti del calibro di Enrico Colombini e Bonaventura di Bello e fioriscono le riviste dedicate alle avventure testuali, proponendo serie episodiche a cadenza mensile, principalmente per Commodore 64 e ZX Spectrum, gli home computer più in voga, all’epoca, nel Bel Paese.

Link e approfondimenti:
- Una panoramica di IFItalia sulla Golden Age delle avventure testuali
- Infocom, la regina delle avventure testuali
- Zork
- Il decano Enrico Colombini autore della prima avventura testuale italiana, “Avventura nel Castello” (1982)
- Il prolifico Bonaventura di Bello
- Le mitiche collane avventurose

III PERIODO: IL DECLINO (1987-1993)
Tra il 1987 ed il 1988 si afferma l’interfaccia SCUMM della Lucasfilm Games con l’enorme successo di “Maniac Mansion” (1987), aprendo un baratro tra l’avventura testuale classica e l’avventura grafica e decretando l’inizio di un lento declino per la prima. Anche la storica Sierra, casa di produzione di avventure, testuali prima e grafiche poi, rinuncia definitivamente all’interfaccia basata sul parser testuale, ereditata dalle classiche AT, e si adegua al nuovo paradigma lucasiano.
La leggendaria Infocom, l’ottima Magnetic Scrolls  e l’innovativa Legend Entertainment continuano a produrre AT di alto livello, ma il mercato è ormai profondamente, irrimediabilmente cambiato e le avventure testuali scivolano in una lenta ed inesorabile spirale discendente, nonostante l’implementazione di nuove feature, di elementi grafici ad alta risoluzione e di interfacce più accattivanti e “user-friendly”.
Nel 1993 la Legend rilascia due tra le ultime avventure testuali commerciali: “Gateway II” ed “Eric the Unready”.
In Italia chiudono, una dopo l’altra, le riviste dedicate alle avventure testuali, mentre a cavallo degli anni ’80 e ’90 irrompono nel mercato nostrano le rivoluzionarie avventure grafiche della Lucasfilm Games, tradotte finalmente nell’idioma italico, prime tra tutte “Zak McKracken and the Alien Mindbenders” e “Indiana Jones and The Last Crusade” nel 1989.

Link ed approfondimenti:

- “Maniac Mansion”, il capostipite delle classiche avventure grafiche
- La Saga di “Gateway” della Legend Entertainment.
- La demenziale avventura “Eric The Unready”.

IV PERIODO: LA RINASCITA (1993 – Attuale)
Eppure gli appassionati di avventure testuali non svaniscono nell’oblio e nel 1993 Graham Nelson inventa il linguaggio di programmazione “Inform”, col quale programma “Curses”, avventura testuale rilasciata gratuitamente. Nelson apre così la strada ad una moltitudine di programmatori amatoriali che lentamente riporteranno in vita (o manterranno in vita) il genere delle avventure testuali.
Il fenomeno, grazie alla globalizzazione della rete, si trasferisce più tardi anche in Italia dove, nella seconda metà del decennio, si arricchisce progressivamente il panorama delle avventure testuali, grazie alle opere di appassionati  irriducibili.
Nel nuovo millennio il digital delivery, la creazione di nuovi tool di programmazione, la nascita di piccole ma solide comunità di appassionati di AT,  conducono alla ripresa del genere, ormai non più commerciale, ma rigorosamente freeware, alla portata di tutti. Molti autori guardano al passato, seguendo, più o meno fedelmente, il classico paradigma consolidato da Zork, altri sperimentano nuove forme di narrativa interattiva. Sorprendentemente, non solo i nostalgici, ma moltissimi giovani si appassionano ancora alle avventure testuali, trovandosi a proprio agio con parser e schermate di puro testo, complice il supporto per piattaforme moderne (smartphone e tablet) di molti linguaggi di programmazione.
Un genere ritenuto morto, obsoleto e anacronistico, incredibilmente continua ad evolversi e a crescere, in rete, nei forum specializzati, sui blog, sui social network: il futuro delle avventure testuali ci riserverà ancora nuove sorprese.

Link ed approfondimenti:
- Inform, il linguaggio di programmazione più utilizzato dai moderni autori di avventure
- “Darkiss! Il Bacio del Vampiro”, di Marco Vallarino, tra le più giocate ed amate avventure testuali italiane del nuovo millennio.
- IF Italia, oggi confluita in OldGamesItalia, fervente community italiana di appassionati di avventure testuali.

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Hollywood Hijinx (MAPPA)

Questa è la mappa di Hollywood Hijinx della Infocom, realizzata da Belboz appositamente per OldGamesItalia!


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