Un marasma galattico

Dopo Crysys - Il tocco del caos, torniamo al 1986 per presentare un'avventura testuale "misteriosamente scomparsa nella seconda metà degli anni '80, sopravvissuta a un allagamento durante gli anni '90, rattoppata a partire da tre floppy disk superstiti" sviluppata in Applesoft Basic per Apple II: parliamo di Un marasma galattico.

Se questa descrizione, fornita dall'autore stesso, Piero Cavina, nella prefazione alla seconda edizione, risulta eccessivamente tragicomica, ebbene già essa ci fornisce indicazioni azzeccatissime sul modo in cui va affrontata l'avventura. Per molti versi, per una volta abbastanza motivatamente, questo gioco mi ha ricordato la Guida Galattica per gli autostoppisti: si mescolano elementi di humour, momenti di disperazione, situazioni assurde ed enigmi stravaganti talmente disparati da risultare coerenti fra di loro (raggiungendo il Nirvana dell' "Incredibile!... ma credibile" - come direbbe Daniele Luttazzi).

La trama del gioco è molto semplice: il protagonista si risveglia su una colonia lunare, ignaro del perché si trovi lì, di conseguenza lo scopo del gioco è acquisire informazioni sulla propria identità e cercare un modo efficace di ritornare sul caro globo terracqueo.

La prima parte dell'avventura si svolge dunque su una base spaziale dall'aspetto decisamente poco convenzionale: se la stanza in cui ci ritroveremo dopo essere riemersi dal sonno criogenico e in cui ricorderemo di essere stati ibernati nella speranza di risvegliarci quando fosse stata trovata una cura per l'aids (no problem: il riferimento alla malattia è solo accennato), scopriremo ben presto che il resto della nave è del tutto particolare: si va dal negozio di souvenirs ai gabinetti intasati e maleodoranti, alla cappella col nuovissimo modello di confessionale, al quale dovremo ricorrere più e più volte nel corso dell'avventura. Dell'intero equipaggio non rimane che un misero scheletro, e bene o male ogni locazione versa in uno stato di trascuratezza, quindi saremo davvero in tutto e per tutto abbandonati a noi stessi e, come si può ben immaginare, l'evasione costerà un po' di fatica.

I veri problemi tuttavia si presenteranno quando finalmente saremo riusciti ad attivare il teletrasporto con le giuste coordinate, permettendoci così di approdare su Saturno. Una volta giunti su questo pianeta non rimarrà poi molto da giocare, dovendo gestire gli eventi aspettando l'ultima corsa per la Terra, pur essendo comunque presenti diverse scenette che regaleranno qualche siparietto interessante, come la truffa in una bisca clandestina o addirittura un cantante che baratterà un suo cd con un diamante.

Per quanto riguarda il gameplay di fatto non esistono puzzle, enigmi smaccatamente dichiarati, l'unica difficoltà è l'interpetare come utilizzare correttamente gli oggetti che via via ci capiteranno sottomano... anche se molto spesso la corretta interpretazione giungerà quando ormai sarà troppo tardi. Un marasma galattico è infatti un gioco piuttosto crudele, dal momento che la stragrande maggioranza delle azioni è macchiata di irrimediabilità e basta la minima disattenzione per perdere un oggetto, lasciarne indietro qualche altro... o semplicemente ritrovarsi morti. Ho accennato prima all'uso del confessionale: è una cosa che l'autore stesso incoraggia nel file di testo che accompagna l'avventura; in realtà è esso stesso un micidiale meccanismo di morte, per quanto divertente e spassoso, e il ricorso a un confessionale sarebbe un elemento che trascende i limiti del videogioco: tradotto, molto spesso ci si ritroverà in compagnia di santi malamente scomodati e perciò si renderà necessario un approfondito esame di coscienza. Ma nulla di grave, in genere dopo il secondo o il terzo tentativo le soluzioni agli enigmi dovrebbero apparire evidenti. I messaggi e le trovate umoristiche che scandiscono l'avventura potrebbero non sopperire adeguatamente alla frustrazione che può sopraggiungere nel dover ripetere costantemente le stesse azioni per colpa di una miserabile svista.
Per quanto assolutamente pertinente alla trama, non aiuta in questo senso l'aver voluto dividere l'avventura in due parti: una volta lasciata l'astronave (ed eventualmente gli oggetti trovati in essa), non sarà più raggiungibile, da qui la noia che potrebbe risultare dal dover ricominciare da un punto piuttosto antecedente.

Da citare, poi, sempre a proposito di frustrazioni, il deserto del pianeta Saturno, un vero e proprio labirinto non mappabile che non solo dovrà essere percorso in un verso all'andata, ma anche al ritorno, e per giunta in un numero massimo di turni. Basti citare a proposito la domanda che l'autore stesso si rivolge nel file di testo che accompagna l'avventura:

Q: Quando hai programmato il labirinto nel deserto dovevi sentirti un vero bastardo, non è vero?
A: puoi dirlo.

Mentre scrivo mi rendo conto di dare l'impressione di stare "scoraggiando" la fruizione di questa avventura, ma ripensando alla soddisfazione provata nel portarla a termine, per quanto dopo numerosi tentativi, non posso non chiedere di provare a fare almeno un accenno di gioco: le locazioni non sono molte, così come non sono molti gli oggetti con cui interagire, e le interazioni non sono mai dispersive e sempre coerenti anche grazie ad un parser che non fa né più né meno di quel che gli è richiesto, un paio di enigmi sono davvero mirabolanti e diverse gag sono in grado di strappare più di un sorriso allietando questo strano viaggio; il finale, poi, vale da solo tutta l'avventura. La presenza di grafica magari aiuta a renderla più congeniale a chi non è avvezzo a questo tipo di videogiochi; la grafica stessa, peraltro ben elaborata se si pensa che è adattata ad un'avventura testuale del 1986, in più di un'occasione offre momenti di ilarità.

 
 
Gameplay del gioco
Qui di seguito potete vedere il video del gameplay del gioco registrato da Leonardo Boselli sul suo canale Twitch:

Mi è capitato di dire altrove che ammiro le avventure testuali perché, tra le altre cose, insegnano ad essere pazienti: a chi possiede questa virtù o a chi è intenzionato a rinsaldarla, Un marasma galattico è decisamente consigliato, tutti gli altri, invece, si tengano, purtroppo, bene alla larga da questo gioco... o, meglio ancora, trovino qualcuno con cui condividere le proprie disavventure per ridere ancora più abbondantemente delle disgrazie in cui inevitabilmente si farà incappare il protagonista! La live di sabato scorso di Leonardo Boselli ha dimostrato che questo è un meccanismo vincente.

Stretta è la foglia larga è la via 
voi dite la vostra ch'io ho detto la mia 
*sorrido e scompaio*

OGI scrive:03/09/2015 - 23:18

Ho cercato per anni di contattare l'autore senza successo. La persona più vicina a lui alla quale sono arrivato è stata Daniele G. ma poi più nulla.
Se mai Piero o quacuno con un suo riferimento dovesse leggere questo messaggio ci contatti tramite il modulo del sito!
Grazie

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