Cosa possiamo dire di Adventure che non sia già stato detto?
Adventure è stato giustamente eletto a opera prima, non solo della narrativa interattiva testuale, ma anche di tutta una serie di moderni videogiochi mainstream (per esempio se facciamo risalire World of Warcraft fino a Ultima Online, e questo al MUD di Richard Bartle, per questa via si arriva inevitabilmente ad Adventure). Negli anni Adventure ha ricevuto la sua dose di studi, dall'essenziale tesi di dottorato di ricerca del 1985 di Mary Ann Buckles ("Interactive Fiction: The Computer Storygame Adventure") fino al superbo articolo di Dennis Jerz del 2007 scritto per Digital Humanities Quarterly ("Somewhere Nearby is Colossal Cave"). Nonostante questo, poiché questo blog si è trasformato -senza che me ne rendessi interamente conto- in uno studio delle origini della narrativa digitale, ho deciso di occuparmi anche io della sua storia.
Avendolo recentemente giocato nella sua forma originale (quella creata da Crowther e riportata alla luce da Jerz nel corso delle sue ricerche per l'articolo di cui sopra) mi unisco a Jason Dyer e dico la mia sull'esperienza che ne ho tratto. Contestualmente, per chi fosse interessato, cercherò di rendere il più semplice possibile l'accesso a quella prima versione del gioco.

I contorni della storia di Adventure con ogni probabilità saranno già noti a chi legge questo articolo, ma permettetemi di riassumerli in breve:

Nel 1975 un programmatore e speleologo per hobby chiamato Will Crowther si era appena divorziato. Sentendo la mancanza delle figlie e sentendosi più in generale privo di uno scopo, iniziò a scrivere un gioco nel tempo libero con la vaga intenzione di condividerlo con le due figlie, che ormai vivevano con la madre e di cui sentiva disperatamente la mancanza. Il gioco, che chiamò Adventure ("Avventura"), metteva insieme i suoi tre principali interessi: la programmazione, l'esplorazione delle grotte, e la passione per un nuovo gioco da tavolo chiamato Dungeons and Dragons.

Come fu possibile unire queste tre cose in un unico gioco?
Semplice: il giocatore avrebbe esplorato un ambiente vagamente ispirato al "ramo Bedquilt" della Mammoth Cave del Kentucky, che Crowther stesso aveva laboriosamente impiegato anni a esplorare e mappare; nel farlo si sarebbe imbattuto in tesori e creature tratte da D&D; e per finire il gioco avrebbe dovuto risolvere complicati enigmi che lo avrebbero costantemente costretto a prestare la massima attenzione a ogni dettaglio (proprio come fa un programmatore).
Crowther aveva appena inventato la prima avventura testuale del mondo, creando nel contempo un prototipo i cui elementi essenziali avrebbero caratterizzato il genere fino ai giorni nostri.

Questo a grandi linee; ma facciamo per un momento un passo indietro: chi era Will Crowther?
Where Wizards Stay Up Late, la storia dello sviluppo di ARPANET (il predecessore del moderno internet) scritta da Katie Hafner e Matthew Lyon, ci dà un buon ritratto di Crowther. Le sue eccentricità ci appaiano quasi come una elenco preciso delle caratteristiche che contraddistinguono un buon hacker. Vale a dire:

Utilizzava la comunicazione non-verbale in modo inquietante e raramente mostrava le proprie emozioni. Si rifiutava per qualunque ragione di vestirsi elegantemente, arrivando addirittura a incontrare gli Stati Maggiori Riuniti del Pentagono in scarpe da ginnastica. Era "rinomato per essere schizzinoso con il cibo (con lui qualsiasi cosa si spingesse oltre il livello culinario di un normalissimo "bologna sandwich" rischiava di restare nel piatto), al punto di essere un ospite o un compagno di cena impossibile."
Nonostante questo, Crowther era anche un nerd con alcuni tratti molto insoliti. Per prima cosa amava le avventure all'aperto, in particolare le arrampicate e -ovviamente- l'esplorazione delle grotte. Come si addice a un vero avventuriero, si teneva sempre in ottima forma, in parte anche restando appeso per ore alla cornice della porta del suo ufficio. E, cosa più sorprendente di tutte, giurava di non aver "mai toccato" una bevanda gassata.

I comportamenti eccentrici di Crowther venivano tollerati in virtù della brillantezza della sua mente. La pagina di Wikipedia di Crowther riferisce che: "È meglio conosciuto per essere il co-creatore di Colossal Cave Adventure." Il che è assolutamente vero, anche se è ingiusto nei suoi confronti che la pagina a lui dedicata sia dominata da Adventure e dalla speleologia, visto e considerato che Crowther avrebbe comunque avuto un ruolo di massima importanza nella storia dei computer anche se non avesse mai scritto Adventure. 

Crowther infatti fu un elemento essenziale del minuscolo team che, alla fine degli anni '60, gettò le fondamenta del moderno internet. Fu lui a scrivere il software che girava sugli Interface Message Processors (IMPs), i computer che spostavano i dati sulla nascente rete ARPANET; in altre parole fu lui a scrivere il firmware dei primi router della storia. Era un programmatore maledettamente bravo, "che i suoi stessi colleghi annoveravano all'interno dell'uno per cento dei migliori programmatori del mondo", riconoscendogli un particolare genio nello scrivere codice incredibilmente compatto ed efficiente (abilità assai preziosa in quei giorni in cui la memoria e la capacità computazionale erano assurdamente limitate). Se aveva un difetto, era che egli era più interessato a creare prototipi (cioè a mostrare che una cosa poteva funzionare e come), piuttosto che nel fare il lavoro duro e spesso noioso di rifinitura, necessario per avere un programma davvero finito e pronto per la produzione.

Se mettiamo tutto questo insieme, iniziamo a capire come sia stato possibile che Crowther abbia creato quasi di getto l'interactive fiction in una forma così completa... per poi abbandonarla altrettanto di getto quando (presumibilmente) gli si presentò un problema più interessante.

The Digital Antiquarian è un blog, scritto da Jimmy Maher, che si occupa di storia e di cultura del videogioco partendo dall'analisi di singoli videogiochi. OldGamesItalia è lieta di presentarvi la traduzione italiana, autorizzata dall'autore!
Se anche voi apprezzerete questo interessantissimo blog, non mancate di visitare la pagina ufficiale (in lingua inglese) e di sostenerlo tramite Patreon!

Articoli precedenti:
- Sulle tracce di The Oregon Trail
- In difesa del BASIC
- A Caccia del Wumpus

Il sito ufficiale di The Digital Antiquarian

Discutiamone insieme sul forum di OldGamesItalia!