Donald Dowell è un arzillo ottantenne irlandese che proprio non ne vuole sapere di starsene a casa a godersi la pensione (e soprattutto a sopportare quella megera di sua moglie). Così una mattina decide di mettersi a cercare un lavoro, ma l'unico posto disponibile (si sa, c'è crisi) sembra essere quello di assistente acchiappafantasmi nell'agenzia di Bob Delano, detective dell'occulto. Il problema è che per essere assunti bisogna prima superare il colloquio di lavoro con Marx (no, non Groucho - proprio il vecchio Karl)...

Inizia così Donald Dowell and the Ghost of Barker Manor, primo gioco free realizzato dall'indie team di Ape Marina, nonché opera seconda di Andrea "AprilSkies" Ferrara, già apprezzato autore dell'acerba ma promettente AG Coline et le Tresor de la Muette Noire. Realizzata con l'engine AGS, l'avventura punta&clicca si presenta subito bene, sfoggiando sin dalle schermate iniziali una grafica davvero notevole per un prodotto di questo tipo: i personaggi sono molto dettagliati (a parte il protagonista, un po' troppo "anonimo" se paragonato agli altri) e gli sfondi di molte delle location presenti sono ricchi di elementi su cui posare lo sguardo. Le animazioni sono un po' legnose, ma non mancano i movimenti "unici" che accompagnano azioni particolari e sottolineano la cura riposta in questo aspetto del gioco (a differenza del comparto audio, limitato a pochi brani, seppure alternati con efficacia).

Dopo il capitolo introduttivo nello studio di Delano, l'azione si sposta nel Barker Manor Grand Hotel, luogo centrale di tutta la vicenda e dove Donald dovrà cercare di scoprire cosa ha provocato l'improvvisa apparizione di un fantasma. Non ci troviamo più nel dedalo di viuzze cittadine che caratterizzava Coline, quindi, bensì in un'area di gioco molto più limitata. Ciò non significa che le schermate si riducano a una manciata! AprilSkies si è come al solito scatenato al tavolo da disegno e ha prodotto (nel suo stile particolare) una cinquantina di location uniche dove spargere enigmi e indizi: chi ama l'esplorazione avrà pane per i suoi denti. Ci sono forse 3 o 4 stanze un po' troppo "vuote" e graficamente non all'altezza delle schermate più importanti, ma si tratta comunque di una minoranza molto ristretta.
Anche i personaggi sono numerosi e sarà impossibile non riconoscere qualche faccia nota tra i clienti e gli inservienti dell'hotel. Eh già, perché DD è prima di tutto un'avventura comica creata da fan dei vecchi giochi punta e clicca, per cui il citazionismo sfrenato è un elemento la cui presenza è da dare per scontata. I continui riferimenti a Monkey Island o a icone degli anni '80 faranno sicuramente sorridere gli appassionati di quel periodo, ma alla lunga risultano stucchevoli, soprattutto quando vanno al di là di un semplice accenno (il che succede un po' troppo spesso).
L'umorismo che caratterizza i dialoghi e gran parte delle situazioni non è particolarmente brillante e soffre di un'eccessiva ripetizione delle battute, ma l'atmosfera comico/thriller riesce comunque a mantenersi più o meno integra fino alle fasi finali del gioco (un po' sottotono e affrettate). Lo stesso Donald non convince appieno, finendo talvolta per andare "fuori personaggio".

Gli enigmi sono presenti in buon numero e con diverse modalità. I più riusciti sono indubbiamente quelli definibili come "puzzle" (sposta la leva, gira la manopola e cose così), dove gli autori hanno dato il meglio di sé. La punta di diamante è facilmente identificabile nella parte in cui Donald ha a che fare con una macchina del tempo e una filastrocca in rima... Più deboli risultano invece le sfide cerebrali orientate sul "combina oggetto con oggetto"; se è vero che in molte occasioni il gioco passa con disinvoltura da un enigma al successivo, fornendo al giocatore quei piccoli indizi che lo inviano sulla strada giusta, altre volte l'avventura sembra omettere elementi fondamentali, dando il via al più classico dei "clicca tutto con tutto". Questo problema è particolarmente evidente a circa un terzo del gioco, mentre in altri momenti comporta solo qualche fastidioso passaggio in più. Però, chissà: a certi nostalgici dei primi adventure questo tipo di "sfida" potrebbe pure piacere, vista anche la presenza di un paio di manifestazioni del temuto pixel hunting.

L'interfaccia è quella tipica delle avventure Sierra (e vista anche in Sam&Max della Lucas), con il puntatore che dev'essere attivato nelle varie modalità (parla, raccogli, ecc.) per interagire con oggetti e persone. I veterani del genere non avranno problemi a padroneggiare i comandi, mentre chi ha conosciuto le Avventure solo tramite titoli recenti potrebbe avere bisogno di qualche istante in più per entrare in sintonia con il gioco.
Tecnicamente il gioco è molto stabile e di bug non se ne sono visti: complimenti a sviluppatori e beta tester. Andrebbero invece rivisti alcuni passaggi "obbligati" che si ripetono per tutta l'avventura e che costringono il giocatore a una serie di azioni (o di semplici click del mouse) per superare scene o dialoghi che ha già effettuato almeno una volta e che non hanno più alcuna rilevanza ai fini del raggiungimento del lieto fine.

Donald Dowell and the Ghost of Barker Manor è un'avventura classica non priva di difetti (anche fastidiosi), ma che merita di essere giocata per vedere di che pasta sono fatti gli Ape Marina, o anche solo per passare 6-8 ore in un mondo di gioco confenzionato con cura e con diversi elementi interessanti. La strada è quella giusta.

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