Pensate che bello fare sogni lucidi, vividissimi, nei quali potete decidere cosa fare. È quello che succede ad Alice, la protagonista di The Bottom of the Well. Peccato che il suo sogno lucido e molto vivido sia uno in cui diversi missili nucleari colpiscono la sua città e lei deve trovare un rifugio sicuro dalle esplosioni e dalle radiazioni che ne conseguono...

The Bottom of the Well è una visual novel creata con Unity dalla Red Nettle Studio. Alice, la nostra protagonista, è una ragazza come tante e la visual novel è il resoconto che lei fa al suo amico Hatter del sogno vividissimo di cui vi dicevo sopra. The Bottom of the Well unisce tre idee più o meno gettonate per creare la sua storia.

Prima di tutto, abbiamo lo scenario (post)apocalittico, che costringerà Alice a lottare per i bisogni fondamentali (mangiare, salvarsi la vita, ecc). In secondo luogo, i personaggi sono chiari riferimenti ad Alice nel Paese delle Meraviglie: il sogno è la tana del Bianconiglio, Alice incontrerà una Regina di Cuori e via così. Terzo, il sogno non è un semplice sogno ma, come si capisce prestissimo, è una “visione” che si ripete all'infinito finché Alice non riuscirà a sbloccare il vero finale e quindi a svegliarsi “per davvero”.

Il risultato di questo miscuglio non è molto originale, ma ha un certo carattere, più che altro perché le descrizioni dell'attacco, della città distrutta e delle fatiche di Alice sono ben fatte e quindi restano impresse.

Il problema è che storia e personaggi sono un po' “meh”. Tanto per cominciare non ho capito perché non siamo direttamente nel sogno di Alice (quindi seguendo lei che “vive” tutto come se fosse reale) e invece dobbiamo sentire lei che *racconta* le sue peripezie notturne all'amico. Il personaggio di Hatter non aggiunge niente alla narrazione e questo espediente non fa altro che allontanarci dalle scene più forti, annacquandole. Se Alice sta raccontando il sogno, per quanto possa essere colpita dai ricordi, sa benissimo (o crede) che si è trattato solo di un sogno, quindi... chissene? Voglio dire, immaginate di raccontare a un amico che avete sognato di morire, magari in modo orribile. Quanto siete preoccupati/angosciati/terrorizzati nel raccontarlo? Molto, molto meno di quanto lo eravate nel sogno. Perché quindi la Vn non ci fa vivere il sogno direttamente?

Il secondo problema è che Alice stessa, nel sogno, non ha una grande personalità. All'inizio del gioco potremo decidere le statistiche dell'Alice del sogno (Sopravvivenza, Atletica, Vita Sociale, Carriera, Organizzazione e Romanticismo). L'Alice “reale”, che sta raccontando, è un'altra persona che non ha alcune o tutte delle abilità che noi assegneremo all'Alice del sogno. Il problema è che noi sentiremo sempre parlare l'Alice “reale”, che ci racconta quel che ha fatto quella del sogno come se fosse un'altra persona (perché in effetti lo è!). Per esempio, se nel sogno andiamo dritti ad affrontare dei tizi armati di pistole (!), l'Alice “reale” dirà tipo: “Eh sì, la me del sogno era molto più spaccaculi di me!”. Però non sapremo se l'Alice del sogno aveva paura, ha avuto un raptus, era disperata o davvero era in totale controllo della situazione. Anche quando lo sapremo, l'immedesimazione è impossibile, è sempre come guidare una sconosciuta. Il focus è sull'Alice “reale” che però non è quella che sta vivendo l'avventura.

Nessuno dei personaggi è particolarmente memorabile, tranne forse Hatter (che avremo sempre sotto il naso) e il Bianconiglio.

The Bottom of the Well punta a essere rigiocato più e più volte. Non ho capito se è possibile raggiungere il finale migliore al primo colpo – dal mio playthrough non mi sembra proprio. In ogni caso, più si rigioca l'avventura, più Alice imparerà dei trucchetti che si porterà dietro da una partita all'altra. Alcune scene sono introvabili senza degli oggetti specifici, che si sbloccano appunto rigiocando un tot di volte. Non è una cosa negativa, specialmente perché le giocate sono corte (mezz'oretta l'una circa, anche meno le prime volte) e questo dover rifare tutto d'accapo è parte integrante del mistero della storia. Inoltre, ci sono tanti scenari da scoprire, quindi non si è costretti a rivedere le stesse scene 800 volte per arrivare al vero finale.

Le statistiche influiscono sia sul comportamento di Alice (del sogno), sia sulle scene sbloccabili. L'Organizzazione, per esempio, consente di portarsi dietro più roba; l'Atletica permette di superare diversi ostacoli “fisici” che ci si pongono davanti. L'unica statistica di cui non ho capito l'utilità è Carriera. E, nonostante una delle statistiche sia Romanticismo (mia libera traduzione dell'originale Dating), The Bottom of the Well non contiene storie d'amore. Semplicemente, Alice ha un fidanzato e una delle opzioni disponibili quando parte l'attacco è quella di andare a cercarlo. Ma non penseremo agli appuntamenti fra un fungo atomico e una pozza di vomito radioattivo: il gioco resta verosimile e Alice si occupa solo di sopravvivere e di trovare un rifugio sicuro.

EDIT: Aggiungo, grazie al commento di Festuceto, una nota sulla lingua utilizzata nel gioco. The Bottom of the Well è solo in inglese. Le frasi non sono mai troppo complesse, ma ci sono alcuni vocaboli particolari che possono creare difficoltà al neofita. Consiglierei la lettura solo a chi già se la cava un minimo.

Dal punto di vista tecnico, c'è qualche magagna. Intanto, mancano alcune funzionalità basilari nelle VN, come la possibilità di salvare la partita e quella di tornare indietro a leggere i vecchi dialoghi. Le giocate sono corte, quindi non si sente moltissimo la necessità di salvare, ma non vedo perché non inserirla.

Altro problema, la funzionalità Skip non fa saltare solo i dialoghi già letti, ma TUTTI. Pallosissimo quando bisogna rifare alcuni pezzi già letti e si vorrebbe solo passare alla variante successiva ma non si sa quando fermare lo Skip. Infine, sono presenti un paio di refusi, niente di terribile.

Ho invece apprezzato i disegni, la palette utilizzate e in generale tutto lo stile grafico, che potete vedere in queste pagine. Le musiche e gli effetti sonori non eccellono ma neanche fanno schifo, sono nella media.

The Bottom of the Well è ben lungi dall'essere una storia, o un gioco, perfetto, ma può regalare del divertimento per chi apprezza uno o tutti gli elementi che la compongono (Alice nel Paaese delle Meraviglie, gli scenari post-apocalittici e i sogni-che-non-sono-sogni-ma-realtà-alternative).