The Blackwell Epiphany

La saga della famiglia Blackwell e del fantasma Joey appassiona un buon numero di avventurieri sin dal lontano 2007 e, a distanza di 7 anni, si conclude con il quinto e ultimo capitolo, Epiphany. Cosa si proverà a dire per sempre addio all'insolito duo di libera-fantasmi?

Se questa serie è così apprezzata, larga parte del merito va attribuita alla capacità di Dave Gilbert, autore e fondatore della Wadjet Eye, di creare due protagonisti dotati di un certo spessore e caratterizzati non soltanto come entità singole, ma come una vera e propria coppia i cui due elementi si sostengono e si spronano a vicenda in maniera verosimile. Anche la trama (un mix tra paranormale e poliziesco) e l'ambientazione (una New York notturna e insolitamente deserta) hanno molti estimatori. Non stupisce, quindi, che tali punti di forza ritornino anche in The Blackwell Epiphany, accompagnati, come si diceva, dal tanto atteso e temuto finale.

A questo punto è necessario che io confessi i miei dubbi riguardo alla qualità intrinseca delle storie elaborate da Gilbert. In tutti gli episodi non mancano i passaggi confusi, con trame che si riallacciano tra loro in maniera spesso un po' troppo raffazzonata. Ed Epiphany non è diverso dai suoi predecessori: nonostante la trama scorra lungo i canali giusti, qui e là è impossibile non notare ripensamenti e modifiche in corso d'opera (confermate anche dallo stesso autore) che lasciano aperti interrogativi e rendono meno efficaci alcuni passaggi. È il caso, tra gli altri, di un flashback riguardante il passato di Joey. Peccato che questo tuffo negli anni '20, invece di far luce su alcuni dettagli sulla vita dello spettro blu, sia estremamente limitato come durata e poco approfondito come spessore narrativo. Nel flashback è inoltre presentato un nuovo personaggio che avrebbe dovuto avere maggior spazio verso il finale del gioco, ma è stato frettolosamente sostituito con un altro per accontentare i fan. Peccato che la scelta non si riveli molto azzeccata (per quanto si tratti di poco più di una comparsa). Anche alcune trame iniziate nel quarto capitolo risultano inspiegabilmente lasciate in sospeso.

Per quel che riguarda il finale, Gilbert ha affermato come fosse già nella sua testa fin da quando iniziò a lavorare al primo episodio e che sia stato riproposto tale e quale (nei fondamentali) a quello pensato 8 anni fa. Serie e personaggi, tuttavia, sono "cresciuti" e alcuni elementi di questo "cali il sipario" hanno uno strano effetto tragicomico che a parere di chi scrive rovina un po' l'atmosfera. Ma i finali delle serie sono sempre qualcosa di controverso e non è sempre facile valutarli oggettivamente. Anche in questo caso, molti lo adoreranno, mentre altri solleveranno uno o entrambi i sopraccigli.

Gli enigmi hanno fatto un passo indietro rispetto a Deception: gran parte dei problemi riguardano la necessità di aprire una porta chiusa e spesso la soluzione passa per la ricerca di un codice o di una chiave (nascosti dietro un'altra porta chiusa, ovviamente). Pochissimi gli oggetti con cui interagire e anche l'uso del telefono/notes (uno dei punti caratterizzanti la serie) è veramente ridotto all'osso. Joey, dal canto suo, si accontenta di soffiare su qualche oggetto e nient'altro. Tale involuzione è resa ancor più fastidiosa dal fatto che spesso gli ambienti sono estremamente spogli e ci si limita a compiere una singola azione (l'unica possibile) per procedere con il gioco. Un caso eclatante è quello in cui Joey entra in un appartamento sfitto e completamente svuotato di mobili o altro e l'unica cosa ancora presente al suo interno è il foglietto contenente una rivelazione chiave. La sospensione di incredulità è una bella cosa, ma qui andiamo davvero oltre.
Dopo il quarto episodio (che peccava talvolta di eccessiva complessità per lo standard della serie), la speranza era che Gilbert aggiustasse il tiro riuscendo finalmente a offrire puzzle scorrevoli e ben integrati nella storia senza per questo rinunciare a una certa complessità. Epiphany mostra invece una parte di gameplay "puro" davvero insoddisfacente.



La grafica rimane a bassa risoluzione, ma siamo finalmente tornati a sfondi interamente disegnati dopo l'insulso ibrido 3D/2D di Deception. I personaggi sono ben animati e i ritratti dei protagonisti (che appaiono durante i dialoghi) sono molto dettagliati e piacevoli.
Il sonoro è come al solito uno dei punti forti, con un doppiaggio estremamente professionale. Rimangono qua e là delle righe di dialogo recitate con un tono un po' fuori contesto, ma nulla di eclatante. Le musiche sono molto varie e piacevoli, ma talvolta non sembrano adatte al luogo in cui vengono proposte.

Nonostante tutti i difetti (alcuni dei quali persino aggravati rispetto all'episodio precedente) The Blackwell Epiphany rimane nel solco tracciato dai vari capitoli che hanno intrattenuto gli avventurieri in questi 8 anni. Avventure leggere, con trame non eccessivamente banali ma nemmeno troppo approfondite, enigmi talvolta irritanti nella loro mancanza di profondità, il tutto risollevato da un duo di protagonisti ben caratterizzato e creato apposta per rimanere impresso nei cuori dei giocatori. Fino alla fine, Rosa e Joey sono una coppia estremamente piacevole da seguire nei battibecchi quotidiani e nella loro continua esternazione di complicità. Avrebbero forse meritato un impianto ludico e narrativo più sviluppato, ma è indubbio che abbiano lasciato il segno. Addio, Rosa e Joey.
 

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