The Apotheosis Project

Oggi INDIEtro Tutta vi presenta la recensione di un'avventura grafica indie, sviluppata da Midian Design, che avevamo intervistato qualche tempo fa.

The Apotheosis Project ci mette nei panni di Aaron Reid e Penelope Barker, due agenti della Pandora Global Corp. All'inizio del gioco, i due protagonisti vengono inviati dalla signora Pandora in persona (la capa della Pandora Global) a recuperare una reliquia da alcuni loschi figuri. Le cose vanno storte, e i due eroi vengono catturati – e sviluppano strani poteri. A noi il compito di toglierli dai guai.

The Apotheosis Project è un gioco dalla trama leggera, che mischia società segrete, antiche reliquie, alieni e poteri magici con una buona dose di auto-ironia che stempera i cliché utilizzati dall'autore e strappa qualche sorriso. Si procede dunque fra rivelazioni e teorie fantastiche senza prendere il tutto troppo sul serio, ma divertendosi alle battute di Pandora e Aaron.

Nonostante ciò, l'umorismo non riesce a bilanciare proprio tutti i problemi della storia, che butta nel calderone un po' troppe cose, senza che abbiano un effettivo ruolo nella narrazione. Per esempio, i poteri dei due protagonisti compaiono sporadicamente e giusto quando serve per la trama, per il resto è come se non ci fossero, e anche il loro impatto psicologico non è granché. Vista la grande quantità di avvenimenti e stranezze inserite nel gioco, questa si sarebbe potuta togliere senza fare grossi cambiamenti alla storia (oppure avrebbe dovuto essere utilizzata meglio, magari come base per alcuni enigmi). E' un peccato, perché si tratta di parecchio potenziale sprecato.

I personaggi non sono forse sviluppati a tutto tondo, ma non se ne sente la necessità: ci sono abbastanza particolari del loro passato perché risultino credibili quanto basta e funzionano nella storia creata. Sopratutto, ho gradito quasi tutte le loro battute, cosa che con i giochi comici non capita spesso. Mi è spiaciuto che non potessero parlare tra loro pur trovandosi nella stessa location, ma i due interagiscono da soli in varie occasioni, quasi sempre con effetto più o meno umoristico.

Bonus points per l'ambientazione, che, corporazioni e alieni a parte (abbastanza anonimi), presenta alcune chicche graziosissime e molte citazioni nascoste. Senza fare spoiler, ho molto apprezzato l'uomo pesce (autore, se passi di qui: LOL per il suo nome!) e Mr. Keys. Certe locations sono davvero belle da vedere, anche se la grafica non è pari a quella dell'ultimo Tripla A in negozio. Mi è piaciuta molto tutta la parte su Infraworld e secondo me un'avventura ambientata tutta in quella città potrebbe essere stupenda.

Il gameplay è quello classico delle avventure grafiche punta e clicca: bisogna esplorare le locations, raccogliere oggetti, combinarli assieme oppure usarli con l'ambiente per superare vari puzzle.

Possiamo passare in ogni momento da Aaron a Penelope e viceversa, e spesso è importante esplorare la stessa location con entrambi i personaggi, perché i due noteranno e faranno cose diverse con gli stessi hotspot. Qui e là ci sono anche un paio di enigmi da risolvere con la collaborazione dei due eroi; in verità, mi sarei aspettata più enigmi che richiedessero questa soluzione, o in generale uno sfruttamento più specifico del fatto che abbiamo due eroi a portata di mano.

La maggior parte degli enigmi, invece, è abbastanza classica, e richiede solo che il giusto personaggio compia determinate azioni (per esempio, Aaron può usare più forza di Penelope, quindi se dovete buttar giù una porta, è probabile che lui riuscirà e lei no).Purtroppo, alcuni enigmi, quasi tutti quelli della seconda metà del gioco, sono in gran parte fini a se stessi e sopratutto non danno abbastanza indizi per essere risolti col ragionamento. In particolare nel tempio finale sono andata quasi a caso con alcuni puzzle, perché non ho notato da nessuna parte un indizio o un qualcosa che mi illuminasse circa la logica di quel che stavo facendo.Quando invece gli enigmi sono ben pensati, danno molta più soddisfazione e sono ovviamente meno frustranti da risolvere. E' anche presente un po' di pixel hunting, in un paio di occasioni.

Non sono riuscita a capire se ci sono due finali, uno “completo” e uno no. Così sembrano suggerire gli achievements su Steam, ma non sono riuscita a sbloccare il finale da 100%. Il gioco assegna dei punti al giocatore, a seconda di quanti indizi si trovano, ma anche per alcune azioni assurde che possiamo provare.

 

La grafica, come potete vedere, non è il massimo ma è carina; come dicevo sopra, alcune locations sono belle da guardare. Per la verità l'unica cosa che ho trovato davvero bruttina è la tutina di Penelope; gli altri modelli e gli sfondi mi sono piaciuti. Bisogna anche ricordare che The Apotheosis Project è un gioco amatoriale, quindi non ha a disposizione budget milionari. Secondo me è stato fatto un buon lavoro e non sono rimasta orripilata né dalla grafica né dalle animazioni.

Buono il doppiaggio di Aaron e Penelope, orribile quello di Pandora, decente quello degli altri. Il gioco è tradotto e parlato in inglese e le voci scelte sono perfette per i personaggi (tranne Pandora, che non ho capito se è una ragazza che cerca di fare la voce da anziana, o un'anziana vera. In ogni caso Pandora non sembra anziana e comunque la doppiatrice non recita).

Buone anche le musiche, sempre ben scelte (o ben “composte”) per la scena che vanno a sottolineare. Spesso danno un tono “noir” all'ambientazione, che ho trovato azzeccatissimo. Mi sono piaciuti i filmati sparsi qui e là nel gioco, specialmente l'intro, una cosa che nelle avventure amatoriali si vede molto di rado.

The Apotheosis Project, in conclusione, è un'avventura simpatica, che cerca di farvi divertire spremendo un po' le meningi. Con qualche ritocco avrebbe potuto essere migliore (specialmente per quel che riguarda alcuni enigmi senza indizi, che rischiano di diventare frustranti), ma così com'è vi presenta alcuni puzzle simpatici, battute carine e personaggi simpatici e, in alcuni casi, interessanti.

Intervista alla Midian Design

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