Agatha Christie - The ABC Murder

Ultimamente abbiamo visto il ritorno in auge di Sherlock Holmes, anche grazie alla nuova serie televisiva della BBC. Ma lui non è l'unico detective della letteratura: un posticino se l'è ricavato anche Hercule Poirot, investigatore belga nato dalla penna di Agatha Christie. La sottoscritta ha molta simpatia per questo investigatore schizzinoso e pieno di fisime (e sempre grazie a una serie televisiva, quella con David Suchet: se non la conoscete andate a guardarla!), quindi immaginate la sua gioia quando ha letto di questa nuova avventura: Agatha Christe – The ABC Murder.

Tratta dall'omonimo romanzo della signora Christie, questa avventura ci mette nei panni di Poirot alle prese con un assassino molto particolare. Non solo gli manda una lettera per avvisarlo di ogni omicidio, ma sceglie le vittime e i posti in cui colpire seguendo l'ordine alfabetico.
L'avventura è molto fedele al racconto originale, e questo è un problema per tutti quelli che conoscono già la storia, in quanto sapranno già come finisce e in parte anche quali indizi cercare per acchiappare il colpevole: gran parte del bello di un giallo viene così perso, e non sono sicura che il piacere di interpretare il proprio detective preferito possa compensare del tutto.

D'altronde, il gioco punta molto sul fatto che il giocatore sia fan di Poirot: sono presenti dei punti speciali che ci verranno assegnati ogni volta che ci comporteremo come l'investigatore belga. Va da sé che chi non lo conosce, non saprà cosa fare per accaparrarsi questi punti (hint: solo i tamarri camminano nelle pozzanghere!).
Insomma, fin dall'inizio mi è sembrato che il gioco cercasse di accontentare due categorie di giocatori, col risultato però di non essere perfetto per nessuna delle due.

L'avventura in sé si divide in 5 parti: l'osservazione dell'ambiente e delle persone per cercare indizi; la risoluzione di enigmi; l'interrogatorio dei sospetti; le “celluline grige”; e la ricostruzione della scena del crimine.

L'osservazione, di persone o scenari, è molto semplice e lineare. Basta spostare il mouse per la scena e cliccare sugli hotspot (che non possono essere resi visibili con un tasto, ma non ce n'è bisogno). Poirot farà tutto il lavoro di deduzione per noi – purtroppo. Se le scene sono facili da “interpretare”, per le persone non è così vero. Poirot potrà osservane abiti e atteggiamento per dedurne lo stato d'animo, le motivazioni nascoste, ecc ecc. Il problema è che non sempre *noi* riusciamo a capire come stanno le cose. Che ne so io, per esempio, che Tizia ha gli occhi lucidi non perché le è morta la sorella, ma perché sta pensando all'innamorato?

Questo crea un distacco fra noi e Poirot: noi non possiamo essere lui, perché lui è più intelligente di noi. E ci starebbe anche, se non fosse che questo implica che noi siamo guidati in questa parte dell'avventura senza poter dare molti input. Il bello di un giallo è cercare di capire chi è l'omicida, se Poirot mi spiega le cose mi toglie il gusto di farlo. Ma vedremo che anche quando non le spiega sorgono problemi...

La risoluzione degli enigmi è, senza dubbio, la parte più brutta. Si tratta 9 volte su 10 di aprire dei contenitori (casse, scatole, carillon, la qualsiasi) chiusi come neanche la tomba di Tutankhamon. Non solo è poco verosimile che delle persone normali abbiano questi sistemi in casa propria (chi di noi non ha un baule per aprire il quale bisogna formare una scritta in aramaico o consultare la posizione dei pianeti nel 1200?), ma questi sono anche enigmi che con Poirot non c'entrano una mazza. Questi intermezzi sono dei meri riempitivi che non aggiungono molto al gioco e niente di niente alla storia.

L'interrogatorio dei sospettati consiste nello scegliere domande da fare al sospetto e/o approcci da usare per renderli più ciarlieri e per ottenere la loro fiducia. La mia impressione è che non si possa comunque sbagliare, perché più volte io ho scelto l'approccio, apparentemente, sbagliato (il sospetto s'è incazzato) ma Poirot ha poi rimediato con un'altra frase. In generale, li ho trovati pezzi lineari e bene o male semplici. A volte Poirot interrompe l'interrogatorio prima del tempo, perché lui ha già capito tutto quello che c'era da capire (io no, ovviamente...), cosa un po' frustrante.

Le celluline grige sono il momento in cui dobbiamo mettere insieme gli indizi per rispondere a delle domande. Per esempio, Poirot può chiedersi: “L'omicidio è stato effettuato a scopo di furto?” e noi dobbiamo scegliere fra diversi indizi che ci porteranno alla soluzione. Questa era, sulla carta, la mia parte preferita, e per la prima oretta di gioco ha funzionato benissimo. Più avanti, però, le cose si sono fatte un po' confuse. A volte, Poirot vuole proprio *quegli* indizi per giungere a una determinata conclusione, anche se ci sarebbero altri indizi che, secondo me, funzionerebbero allo stesso modo. Se uno non sa qual è la risposta alla domanda a cui si sta lavorando, e si hanno indizi che puntano in più direzioni, è un macello, l'unica è andare a caso o usare la funzione di aiuto.

La ricostruzione della scena del crimine, infine, non è molto complicata: arrivati a quel punto, dovreste aver capito come si è svolta la scena.

Chiudiamo l'analisi con una scelta, l'unica che può influenzare il finale, molto molto stupida. Nell'opera originale, Poirot compie questa scelta dopo un'analisi “psicologica” di uno dei sospettati. In teoria questa analisi dobbiamo farla noi, ma noi non siamo Poirot, quindi è un salto nel vuoto (io, con la mia memoria terribile, neanche ricordavo che ci fosse e sono andata *a caso*). Decisione infelice, quella di infilare questa scelta invece di farla fare in automatico a Poirot.

In conclusione, la mia impressione è che il gioco sia un po' zoppicante. I problemi fondamentali del titolo sono due: 1) noi non siamo Poirot e 2) non c'è possibilità di sbagliare. Noi non siamo Poirot sia nel senso che non siamo svegli come lui, quindi non notiamo tutto quello che nota lui e quindi non possiamo fare le stesse scelte informate; e non lo siamo anche nel senso che, nel gioco, molto di quello che Poirot fa, lo fa per conto suo. Noi, di fatto, siamo una specie di Hastings invisibile. Il che non sarebbe un problema, se non stessimo muovendo *Poirot*.

Il fatto che non si possa sbagliare, e quindi fallire il caso (tranne forse proprio alla fine, quando comunque uno dev'essere scemo per sbagliare) accentua l'impressione di essere costantemente portati per mano durante il gioco, salvo essere abbandonati senza i mezzi necessari a cavarcela da soli di quando in quando. Non possiamo neanche restare bloccati, in quanto Poirot ci indica sempre l'obiettivo corrente (e non possiamo decidere di occuparci, che ne so, prima della scena del crimine e poi dei sospetti, o viceversa: si fa nell'ordine che dice Poirot).

E' un peccato, perché a causa di ciò il gioco crea frustrazione e stenta a decollare (anche a causa degli stupidi enigmi delle casseforti egizie). Sarebbe stato meglio se tutte le deduzioni fossero state lasciate a noi e se avessimo avuto la possibilità di sbagliare durante l'indagine. Ok, Poirot non sbaglia mai, ma diciamo che la nostra vittoria sarebbe stata un “true ending” rispetto a tutti i fallimenti (tanti “bad endings”). In particolare, ho apprezzato la modalità delle celluline grige, ma lì a maggior ragione serviva un po' più di controllo perché troppo spesso la logica di Poirot non coincide con la nostra.

Dal punto di vista tecnico, ho apprezzato moltissimo grafica e musiche. Durante gli interrogatori avrei preferito uno stile che desse più risalto all'espressività dei personaggi (come faccio a “osservare” l'espressione se lo stile di disegno non me la fa notare?), ma in generale mi è piaciuto molto. Il doppiaggio, in inglese, va dal molto bello al raccapricciante.Gioiscano i non-anglofoni: il titolo è sottotitolato in italiano.

Ho riscontrato solo un paio di bug: il gioco ad un certo punto ha deciso di tornare da solo al desktop, ma mi è bastato riavviarlo perché tutto andasse bene. Non ci sono i salvataggi manuali, cosa che ha senso visto come è stato progettato il gioco, ma che ovviamente non permette di tornare sui propri passi in caso di errore o se vogliamo accumulare i Punti Ego (quelli ottenuti se ci comportiamo come Poirot).

Penso che il gioco possa genuinamente piacere solo ai fan del detective. Loro si divertiranno a giocare una delle famose indagini del loro beniamino, si divertiranno ad accumulare i Punti Ego e gioiranno ai riferimenti agli altri romanzi. Saranno, insomma, disposti a chiudere un occhio sui difetti del titolo. Tutti gli altri, invece, potrebbero presto annoiarsi per il ritmo un po' schizofrenico dell'avventura, per gli enigmi macchinosi e inutili e per la frustrazione di non sapere, a tratti, che pesci prendere.

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