OldGamesItalia e IFItalia sono lieti di intervistare Diavolo dei Crocicchi, al secolo Mariano Sassi, autore esordiente di avventure testuali.
La sua prima opera, "
"La vita? Non venitemi a parlare della vita", verrà pubblicata l'11 Marzo 2014 e noi abbiamo avuto il privilegio di provarla in anteprima partecipando al betatest.

Diavolo dei Crocicchi cerca anche dei collaboratori disposti a tradurre il gioco in inglese per partecipare all'IF COMP per gli XYZZY AWARDS.
Quindi, dopo avervi segnalato il sito dell'autore e avervi invitato a provare il suo gioco, non mi resta che lasciarvi all'intervista.

Al solito, se avete altre domande,
potete porgerle direttamente all'autore qui sul forum di OGI!

Diavolo dei Crocicchi. Che nick insolito!
Deriva dal Diavolo dei Crocicchi del romanzo di Francesco Dimitri “Alice nel paese delle Vaporità”, che altri non è che la controparte del gatto del Cheshire Carrolliano. In particolare Chesy (questo è il suo vero nome) non fa altro che indicare ad Alice quali strade, quali possibilità può seguire, senza mai suggerirgliene una. Se nessuno sa di cosa sto parlando, beh, molto simile al comportamento di questa entità è quello degli elfi tolkeniani a cui chiedere consiglio è inutile “perché ti diranno sia no che sì”.
Naturalmente c’è anche l’elemento diabolico in tutto ciò, “diabolico” nel senso etimologico di “colui che divide”: per avere consapevolezza della diramazione delle strade bisogna esercitare la critica, un’abilità che sta andando perdendosi e che cerco di mantenere viva.
Mi sono già dilungato troppo ed è solo la prima domanda; ci sono anche alcune leggende sui diavoli dei crocicchi che trovo molto divertenti, per trovarle ci sono a disposizione i motori di ricerca.

Prima ancora che autore di Avventure Testuali, chi è e cosa fa Diavolo dei Crocicchi?
Ok, iniziamo a chiamarci per nome (uno pseudonimo può essere divertente soltanto durante la fruizione dell’opera ma mai in altri contesti).
Mi chiamo Mariano Sassi, sono un ragazzo che ha passato da poco il quarto di secolo e vivo nel cremonese.
Passo il tempo come studente di medicina, attività prioritaria, a cui si affiancano durante la settimana (in rigoroso ordine cronologico) la frequentazione di un circolo scacchistico, servizi in un’associazione di pronto soccorso e durante i weekend l’attività di arbitro di pallavolo. Queste le informazioni standard.
Meno standard leggo, leggo, fortissimamente leggo. Tra i miei generi favoriti è indiscutibilmente la fantascienza. E quando ho qualche intuizione a mio parere degna di nota mi diverto anche a scrivere, principalmente racconti, ma ho  un romanzo ancora in sospeso alle prime pagine.
Ci sarebbero diverse altre cose da dire, ma sarebbe tedioso elencarle qui, quindi spudoratamente autopropagando la mia avventura testuale di prossima uscita che, essendo autobiografica, non mancherà certo di dare altre informazioni.

Ti va di presentarci la tua prima opera "La Vita? Non Venitemi a Parlare della Vita"?
Spero molti riconosceranno nel titolo la citazione Marviniana dal film “Guida Galattica per gli autostoppisti”.
Questa avventura è nata all’inizio come mero esercizio di programmazione e solo in un secondo tempo si è arricchita fino a diventare ciò che è. Come detto, è autobiografica, anche se ho cercato di esasperare le caratteristiche paranoiche e maniacali del protagonista, in linea col titolo-citazione, per dare un tocco umoristico (fondamentalmente è una presa in giro di tutti nei confronti di tutti). Si rifà a quella che potrebbe essere una mia giornata un po’ particolare: un ragazzo si sveglia e deve trovare il modo di passare la giornata (la vita non è altro che trovare occupazioni per passare il tempo concessoci).
Detta così potrebbe sembrare spassosa, in realtà l’humour (a volte anche nero) è utilizzato per alleggerire la malinconia che permea tutta l’avventura: del resto è il protagonista stesso che non vuole che gli si parli della vita.
Spetta dunque al/la giocatore/giocatrice prendere il protagonista per mano per fargli capire che le sue attività possono essere valorizzate. Senza troppi moralismi.
 

Quale credi che sia il suo punto di forza?
Penso di essere riuscito ad amalgamare efficacemente i diversi stati emotivi che possono nascere durante l’avventura grazie ad alcune descrizioni che mi sono riuscite particolarmente bene.

E il suo punto debole?
I punti deboli sono tre e purtroppo non potevano essere evitati per come è stata pensata l’avventura.
Il primo: non essere un’avventura convenzionale. Al giocatore/giocatrice fondamentalmente è lasciata tutta la libertà possibile e gli enigmi hanno senso praticamente solo a posteriori.
Il secondo: essendo ambientata in un luogo domestico non ho potuto tralasciare le normali componenti di un arredamento. Questo ha portato a una moltiplicazione di oggetti che: o sono semplicemente scenario (e quindi il/la giocatore/giocatrice potrebbe annoiarsi non potendo agire su di essi, anche se di questi sto riducendo il numero), oppure, in quanto utilizzabili, potrebbero fuorviare il/la giocatore/giocatrice non essendo funzionali alla trama.
Il terzo: sono richieste una volontà e una capacità di immedesimazione non indifferenti. Ma questo, a ben vedere, va a costituire anche un punto di forza.

In che modo bisogna avvicinarsi a questa tua prima opera? Qualche consiglio?
Credo che la vita senza racconti sarebbe vuota: il modo corretto per avvicinarsi a questa avventura è semplicemente quello di essere disponibili ad accogliere ciò che viene raccontato, cogliendo come stimolo per progredire ciò che il gioco ha da dire.
Per quel che riguarda i consigli, quello più utilitaristico che posso dare è “per ogni oggetto chiedersi come poterlo utilizzare”, quello più sadomasochistico “fare azioni inusuali e rispondere ogni tanto di sì”.

Mentre creavi questa AT, avevi un certo tipo di videogiocatore / lettore in mente? Per chi è stata creata?
Ammazziamo definitivamente la voglia di giocarla?
Questa avventura non è stata pensata per nessuno in particolare. Come detto, è nata solo come esercizio di programmazione, durante il suo sviluppo, onestamente, non ho pensato a un possibile target. Né mai lo farei: non mi piace pensare di volermi rivolgere a priori solamente ad una parte del possibile pubblico.

Con quale interprete l'hai programmata e quali fattori hanno influenzato la tua scelta?
Ho utilizzato Inform6.
Per questo devo un enorme grazie a Marco Vallarino, persona di supporto e consiglio sempre presente, che mi ha fornito tutti gli strumenti necessari quando mi venne in mente di scrivere un’avventura testuale per “la prima volta davvero”.
Siccome sono proverbialmente sfortunato, proprio prima che iniziassi a programmare sono usciti i primi video tutorial di Inform 7, ma ammetto di essere più affascinato di gran lunga dal linguaggio usato da Inform 6.
Non ultimo per Inform 6 sono disponibili ottimi manuali.

È palese che la tua prima AT sia fortemente autobiografica. Ma quanto di te c'è davvero al suo interno? E quanto invece è rimasto fuori?
Mi aspettavo la prima domanda, mi ha spiazzato la seconda.
Per quanto sembri impossibile, o incoerente, sono abbastanza restio a parlare di me (l’avventura sarà anche di ispirazione autobiografica, ma oltre a me chi può dire cosa è alterato e cosa no? Questo mi fa sentire al sicuro). Di primo acchito direi che di me al suo interno c’è “abbastanza”, ma in un secondo tempo direi “fin troppo”: alcune parti intime dell’avventura rispecchiano molto fedelmente la mia personalità. Mi sono messo in gioco (e questa non è un’espressione casuale) in modo non indifferente.
Ma per riuscire a giocarla non è necessario essere me (per fortuna!).
Se invece devo pensare a ciò che è rimasto fuori… beh, abbiamo tutti una parte oscura che non vogliamo rivelare nemmeno a noi stessi!

Quanto tempo e quali risorse (tecniche e umane) ha richiesto la produzione di questa AT?
Al momento in cui sto rispondendo a questa intervista siamo attorno ai due mesi di tempo tra programmazione e betatesting, ma contando di far uscire l’avventura l’11 marzo (anniversario della data di nascita dell'autore della Guida, sempre come omaggio). la programmazione andrà avanti ancora per un altro mesetto. La parte difficile è stata far stampare al compilatore “Hello world!”, ma da lì in poi fortunatamente tutto (o quasi) è andato liscio come l’olio.
All’avventura ho lavorato in completa solitudine, eccezion fatta per i gentilissimi betatester che si sono presi la briga di valutare il lavoro di un novellino. Non mi dispiacerebbe comunque, un giorno, pensare ad un lavoro condiviso, magari per creare un’avventura multimediale (le mie capacità grafiche sono scarsissime!).

Possiamo sperare (o temere!) che le AT tornino a essere prodotte a livello professionale?
Sono troppo giovane per confrontare i tempi di oggi coi tempi di “allora” per valutare le chances che avrebbe una produzione professionale. Credo comunque che sarebbe un’azione, più che coraggiosa, suicida: detto in tono leggermente polemico i tempi di oggi vogliono insegnarci l’immediatezza, mentre le avventure testuali, in questo senso, remano contro corrente (per sfortuna loro ma per fortuna nostra). Anche se può sembrare troppo autoreferenziale: un plauso ai programmatori di avventure testuali!

Che tipo di accoglienza ti aspetti per questa tua prima produzione?
L’unica cosa che mi sento di rispondere è: spero sia incoraggiante per lo sviluppo di una prossima avventura!

Quali sono le ispirazioni che ti hanno mosso a creare la tua prima AT?
Il gioco è abbondante di citazioni che in un primo momento potrebbero sembrare fini a se stesse, ma progredendo si capisce la loro coerenza. In particolare mi sono ispirato globalmente ad Alfred Jarry e alla magica triade Douglas Adams – Francesco Guccini – Stefano Benni, autori la cui “filosofia” mi ha profondamente influenzato. Conoscerli non è rilevante ai fini del gioco, ma aiuterebbe ad apprezzare di più l’avventura.
Ho deciso di cimentarmi nel campo della programmazione per diversi motivi, perché mi sono divertito; perché trovo entusiasmante restituire ciò che si ha ricevuto (è un simbolo di crescita, no?) e spero di riuscirci egregiamente; perché mi sono accorto che programmare significa “gestione della complessità” e, nonostante il significato del mio pseudonimo, mi piace vedere che le cose “tornano” in un ordine; perché le avventure testuali, rispetto ai racconti, offrono l’innegabile pregio dell’interattività e cercando di immedesimarmi nei giocatori ho scoperto molte potenzialità.

Sei un videogiocatore? Quali sono i tuoi giochi preferiti di sempre? E, in particolari, quali AT ricordi con più piacere?
Sono stato un videogiocatore piuttosto blando, ora i miei interessi sono altri, ma qualche capatina nel mondo dei videogiochi ogni tanto torno a farla.
Il mio primo approccio videoludico che non riguardi un arcade è stata la console Sega Master System, il che significa Alex Kidd, ma ho anche apprezzato The Lucky Dime Caper; se invece si parla di computer bisogna spostarsi un po' più avanti nel tempo (tralasciando alcuni giochi come Battaglia navale e Chip's challenge) per arrivare "finalmente" a Commander Keen - Secret of the Oracle, che tra tutti ricordo con più favore. Poi ci sono Metal Gear Solid (questo è il mio ideale di videogioco), l’intramontabile Metal Slug, Pokémon (versione rossa) e Worms, mentre per quel che riguarda le avventure testuali un posto particolare la occupa Enigma, la prima che abbia mai giocato, ma ricordo di aver apprezzato anche Flamel, Avventura nel Castello e l’Apprendista Stregone. Vorrei aver apprezzato anche H2G2, ma sono bloccato e non l’ho ancora finita.

Hai qualche AT che consiglieresti al nostro pubblico?
Mind (se questo è il titolo) di Bonaventura di Bello, perché anche in questo caso sono bloccato (immagino a un passo dalla fine) e non mi dispiacerebbe se qualcuno mi desse una mano.
Scherzi a parte: purtroppo mi sono approcciato al mondo delle avventure testuali da pochi anni e non penso di essere la persona più adatta a dare consigli, quindi per ora accontentatevi di quelle che ho già nominato.
Comunque mi sono già attrezzato per recuperare.

Cosa pensi della scena "indie"? E del retrogaming?
Mi è capitato di giocare a Braid, World of Goo e Botanicula (la cui Steam Key mi è stata regalata in premio proprio da OldGamesItalia) e li ho trovati brillanti, allo stesso modo ho trovato pregevoli altri giochi indie di cui ho visto il gameplay su youtube ma che non mi sono (ancora) procurato.
Sarà che a me proprio non vanno giù i prodotti che fanno presa sul grande pubblico (se non dopo qualche anno dalla loro uscita), sarà che gli indie per necessità di cose devono contare su una trama o su un forte impatto emozionale, in generale su un’Idea (senza escludere per forza la spettacolarità), ma spesso li trovo di gran lunga superiori agli altri videogiochi in circolazione in questo periodo.
Riguardo al retrogaming lo trovo affascinante, ma per motivi del tutto personali: non solo sono un tipo all’antica, ma ogni tanto mi adopero per cercare videogiochi che ho giocato nella mia infanzia e che non sono altro che un bellissimo ricordo annebbiato. In particolare dei videogiochi retrò mi affascina l’essenzialità e grazie al cielo esistono numerosi emulatori in circolazione che permettono di non dimenticare (sì: non ci metto un complemento oggetto).

Abbiamo letto sul nostro forum che forse a questa prima opera ne seguirà un'altra. Puoi regalarci qualche anticipazione?
A ben pensare, anche se non avrò riscontro di pubblico pubblicherò senz’altro (almeno) un’altra avventura testuale: ho milioni di idee (e conducono tutte a morte certa).
Ritornando seri: ho pensato di tradurre in avventura testuale qualcosa di Stanislaw Lem, ma ancora non ho deciso se il racconto “Fine del mondo alle 8” o qualche “Cyberiade”. Innanzitutto li devo rileggere, poi devo capire fino a che punto mi offrono libertà di programmazione: in questo senso è più probabile che io lavori sul racconto.

So che stai cercando anche dei traduttori.
Con l'avventura testuale "La vita? Non venitemi a parlare della vita" ho deciso di voler partecipare all' IF COMP per gli XYZZY AWARDS e, nonostante non vi siano restrizioni per la lingua in cui è scritta, mi è stato esplicitamente detto che per il sistema di votazioni sarebbe meglio se il linguaggio fosse quello inglese.
Quindi chiunque volesse farmi un enorme favore e avesse una conoscenza notevole della lingua inglese è pregato gentilmente di contattarmi al più presto.

Cosa vuoi dire ai lettori di OGI?
Voglio ringraziarli per l’attenzione che mi hanno dato leggendo questa intervista e per quella che vorranno darmi giocando l’avventura testuale di imminente uscita: spero sia di loro gradimento.
Tra i lettori di OGI rientrano inevitabilmente anche i membri dello staff: a loro esprimo la mia gratitudine per la loro disponibilità!

Un saluto a tutti gli amici di OldGamesItalia!

DON’T PANIC!

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