Uno Stregone si è stabilito nel cuore della Montagna Infuocata, terrorizzando gli abitanti delle regioni limitrofe. Ma egli, per quanto potente, non è che una delle insidie che popolano le profondità di quel misterioso massiccio. Il cammino dei prodi, o forse degli incoscienti, che si avventurano nei roventi cunicoli è irto di pericoli di ogni sorta.

Nato dalla penna di Steve Jackson e Ian Livingston, The Warlock of Firetop Mountain (Puffin Books, 1982) è stato un vero e proprio successo globale; non soltanto è stato tradotto in varie lingue e ristampato più volte nel corso dei decenni, ma ha dato anche origine alla serie di libri-game nota come Fighting Fantasy, un vero caposaldo del genere. Si tratta inoltre di uno dei romanzi interattivi più convertiti, basti pensare alle versioni per ZX Spectrum, Nintendo DS e Kindle. Non bisogna inoltre dimenticare il remake sotto forma di gioco da tavolo ideato dallo stesso Jackson e pubblicato nel 1986. Oggi, nel 2016, la Tin Man Games ha guardato indietro di 30 anni e ha preso spunto proprio dal boardgame per offrire al pubblico una versione tutta nuova di TWoFM che unisce la flessibilità del libro game originale, alla fisicità di tabellone e pedine.

Gli appassionati conosceranno già Tin Man Games per i loro passati lavori, tra cui spiccano le conversioni digitali di varie avventure di Steve Jackson e di altri autori (quasi 30 i titoli al loro attivo). Negli ultimi anni, tuttavia, la inkle di Jon Ingold ha spezzato il monopolio della software house australiana non soltanto andando a "rubare" direttamente dal loro orticello (la serie di Sorcery! è di Jackson - sempre lui!), ma anche dimostrando che le paiattaforme moderne offrono nuovi elementi sulla base dei quali è possibile espandere le potenzialità dei giochi di ruolo a scelta multipla, senza tuttavia perderne l'essenza.

The Warlock of Firetop Mountain è la risposta al guanto di sfida lanciato da inkle.

La Montagna Infuocata del titolo è percorsa da cunicoli che dovranno essere esplorati dalla "pedina" che rappresenta il giocatore. Niente dadi per calcolare gli spostamenti, che invece avvengono automaticamente tra un "bivio" e l'altro, mentre sullo schermo nero si va passo passo componendo il tabellone e dunque il mondo di gioco. Invece di lasciare al giocatore la libertà di crearsi un proprio avatar, Tin Man ha scelto di mettere a disposizione una serie di personaggi preimpostati, ognuno con un set base di caratteristiche (Abilità, Salute, Fortuna), con tratti individuali specifici (Vista Acuta, Destrezza, solo per citarne un paio), ma soprattutto dotati di personalità e motivazioni uniche. Questo è forse il più evidente punto di rottura con la tradizione dei libri game, solitamente impostati perché il giocatore interpreti, a conti fatti, una versione virtuale di sé stesso piuttosto che metterlo nei panni di un personaggio dotato di "vita propria". Addirittura, in certi frangenti sarà la pedina a prendere le decisioni al posto del giocatore, rompendo quell'equilibrio che ogni videogame sembra dare per scontato.
Un vero e proprio azzardo, si direbbe, che tuttavia porta innegabili benefici: ogni partita affrontata con un personaggio diverso assume un gusto particolare e unico, aggiungendo nuovi piccoli dettagli in che rendono l'ambiente più ricco e interessante.

Le scelte multiple (introdotte da testi talvolta un po' troppo banali) di solito richiedono soltanto di indicare la direzione da seguire, altre volte portano a eseguire azioni (che leva abbasso? che domanda faccio?) e spesso costringono a tirar fuori le armi per eliminare i nemici che si parano d'innanzi all'eroe. I combattimenti si svolgono su una sorta di scacchiera, dove a ogni turno PG e MOB scelgono se spostarsi o attaccare. Si tratta di un sistema piuttosto semplice e intuitivo, ma che dopo qualche partita mostra più chiaramente il suo lato tattico in quanto ogni tipo di mostro ha un suo proprio schema di comportamento (per es. i goblin attaccano solo diagonalmente) ed è fondamentale studiare tali "pattern" per poter superare gli scontri subendo il minor danno possibile. Cosa assai fondamentale, date le poche possibilità di recuperare i punti ferita persi. Di occasioni per perderli ce ne sono invece a bizzeffe: dopo una parte introduttiva piuttosto rilassata, la Montagna Infuocata diventa improvvisamente un luogo da incubo, dove ogni passo può essere l'ultimo e dove nemici potentissimi saltano fuori al momento meno opportuno. Se poi si mette nella miscela anche un labirinto generato proceduralmente di partita in partita, è facile intuire che raggiungere lo Stregone non sarà certo una passeggiata tra le margherite di campo.

Per quanto assurdo possa suonare, un gameplay di questo tipo strizza l'occhio anche ai vecchi, difficilissimi platform delle console a 8-bit, con (rari) checkpoint per i salvataggi e un numero limitato di "vite" che, una volta terminate, obbligano a ricominciare da capo. In questo tipo di giochi, se a migliorare non sono i personaggi (qui le statistiche hanno un valore iniziale massimo che non può essere aumentato), chi diventa più abile nel gioco è invece il giocatore che, fallimento dopo fallimento, piano piano inizia a scoprire i percorsi migliori, le scorciatoie, le tattiche migliori per vincere i combattimenti. Proprio come in un vecchio Megaman! Per i meno pazienti la frustrazione è probabilmente dietro l'angolo, ma i giocatori di vecchia data non saranno immuni da quel fascino dal sapore antico che solo certe sfide sanno creare (e che è alla base di una serie di successo come Dark Souls). Questa è di certo un'altra scommessa vinta da Tin Man Games.

Grafica e sonoro sono elementi di secondo piano in un titolo del genere e qui fanno il loro dovere senza particolari guizzi. Anzi, per ciò che concerne texture e poligoni, si può tranquillamente dire che il risultato sia piuttosto spartano. L'intento dichiarato dagli autori è quello di ricreare il feeling del tabellone con miniature, ma certi ambienti spogli e senza dettagli (come nelle schermate dei combattimenti) sono tutt'altro che memorabili. La pedina saltellante del proprio Avatar è un altro elemento che rovina un po' l'atmosfera, soprattutto nei momenti di maggiore tensione. Belle invece le ricolorazioni delle illustrazioni originali (sebbene chi scrive continui a preferire quelle in bianco e nero, comunque visualizzabili anche in-game).

Nonostante qualche incertezza tecnica di poco conto, the Warlock of Firetop Mountain è senza dubbio un ottimo gioco, che coniuga bene diversi stili di gameplay e si mantiene aderente al materiale originale, espandendolo con efficacia. Tin Man Games sembra seriamente intenzionata a usare questo stile anche per gli altri libri della serie Fighting Fantasy (e ce ne sono 59 tra cui scegliere!). Il nostro augurio è che gli sviluppatori continuino indomiti su questa strada.

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