Madelaine Washington, una studentessa di biologia all'Università di New Orleans, ha da poco mollato il suo ragazzo; non ci sta male, ma ormai è rassegnata al fatto che il vero amore romantico, quello “di una volta”, sia definitivamente morto. E, in effetti, è proprio così.

Romance is Dead è una Visual Novel scritta da Taleweaver, che abbiamo già conosciuto con la visual novel The Thirteenth Year, sempre scritta da lui. Romance is Dead, però, non è un viaggio mistico-religioso come The Thirteenth Year, ma una storia un po'... sì, scriverlo fa male a me come leggerlo farà male a voi... alla Twilight. E' un otome con Madelaine come protagonista e tre tizi morti, pardon, non-morti come possibili romance: Adrian, lo zombie morto all'epoca di Fonzie, Maurice, il vampiro stufo dell'immortalità, e Don, un fantasma piuttosto simpatico finché non lo si fa incazzare.

Ma il problema principale della visual novel non è essere un otome – di otome ne abbiamo visti parecchi, e comunque se il genere non piace, lo si evita e basta. No, il problema principale è che purtroppo nulla brilla particolarmente. Il tono è quasi sempre sopra le righe, a metà fra il serio e il faceto, ma non fa mai veramente ridere a causa della mancanza di battute e momenti veramente divertenti, e non si fa mai prendere troppo sul serio a causa della mancanza di credibilità dei personaggi, Madelaine per prima.

All'inizio è infatti un personaggio che può suscitare curiosità; ama studiare, passa il suo tempo fra roba chimica nel laboratorio di un professore (a causa del quale ha perso il senso dell'olfatto, cosa che la aiuterà non di poco con Adrian che, ricordiamo, è uno zombie, ergo è in parte decomposto), ha una visione della vita pratica ma non cinica. Però il suo personaggio non decolla mai veramente e compie scelte insensate su cui noi giocatori a volte non possiamo dire nulla, come NON chiamare la polizia nonostante un tizio la segua fin dentro casa. E' un'azione stupida e anche fuori caratterizzazione.

Non aiutano i dialoghi che, e questo vale per tutti i personaggi, non sono mai ispirati. Forse il problema è dovuto al fatto che sono in inglese e il creatore è tedesco, quindi non è riuscito a renderli naturali dal momento che quella non è la sua lingua madre.

Ma passiamo agli spasimanti (circa) della nostra bella. Dei tre, quello che mi è sembrato avere il background migliore è Maurice, il vampiro, e questo nonostante sia abbastanza cliché: è super-affascinante, veste stile damerino ottocentesco francese (beh, *è* francese) e parla... ehm, francese. Ma il suo passato e le sue problematiche sono quelle più credibili: il suo problema è la noia. Dopo aver provato ogni cosa nei lunghi secoli che ha “vissuto”, quello che gli dà soddisfazione è l'unico campo in cui non è portato, proprio perché sa che è un campo che non arriverà mai a conquistare: lo studio dell'occulto e della magia. I contatti sporadici che ha avuto con le sue “vittime”, che può affascinare con lo sguardo e renderle pazze di lui, lo hanno reso vanesio e capriccioso, e il risultato è che sprofonda sempre più nella solitudine senza riuscire a uscirne. I dialoghi che fa sono brutti, ma la costruzione del suo personaggio è abbastanza profonda.

In Adrian, lo zombie, e in Don, il fantasma, si vede questo sforzo, ma alla fine risultano più “macchiette” di Maurice. Il problema principale di Adrian è la sua parlata, presa di peso da Happy Days. Non so se gli americani dell'epoca parlassero effettivamente come parla Fonzie, ma qui il risultato è un filo caricaturale. Il resto della storia di Adrian è più banale di quello di Maurice – non vi svelerò nulla proprio perché c'è poco da svelare – e si vede che son stati fatti sforzi per renderlo credibile e concreto come personaggio, come la scena nella chiesa in cui ricorda sua madre. Però non riesce a spiccare particolarmente.

Don, invece, ha una storia potenzialmente più interessante; il problema fondamentale è che per arrivarci dovrete sorbirvi vari dialoghi infodumposi con lui e Madelaine che disquisiscono sulla discriminazione dei neri negli anni 50 a New Orleans. E le ingiustizie. E i riti vodoo che però non era come sembrava e però i neri erano buoni. E l'innocenza perduta. E i pregiudizi. E che due balle. La cosa fastidiosa è che la sua storia è di per sé legata a queste problematiche, quindi non ci sarebbe neanche stato bisogno di tutto questo apparato noioso; così com'è, invece, Don finisce per sembrare una specie di “manifesto del problema razziale”, e la sua storia personale si perde nel problema più grande. Peccato.

Resta New Orleans, che purtroppo resta un po' sullo sfondo. Si hanno sprazzi della sua atmosfera quando Madelaine gira di notte alla ricerca di qualche cosa “magica”, ma la città si vede poco, tutto sommato.

Sul gameplay c'è poco da dire: saremo spesso messi di fronte a scelte che ci porteranno verso l'uno o l'altro dei romantici non-morti. Sono presenti due finali per ogni ragazzo e tre finali generici che però lasciano molte cose in sospeso. La durata di una giocata (dall'inizio a un finle) non è eccessiva: in due orette si finisce.

L'aspetto grafico e l'interfaccia sono la parte decisamente meglio riuscita, nonché quello che mi aveva spinta a provare la VN. I personaggi hanno vari sprite con diverse espressioni e son tutti ben disegnati. Gli sfondi hanno uno stile più sporco, o, almeno, risultano meno dettagliati, più accennati (potete vederlo nelle immagini).

L'interfaccia del menu e dei dialoghi, con le rose, che potete vedere negli screenshots, è azzeccatissima per l'atmosfera e molto pulita: non dà il minimo fastidio, si capisce subito dove sono i pochi comandi.

Come concludere? E' una VN carina, ma che lascia il tempo che trova. Aveva molti spunti che, se sfruttati un po' meglio, potevano renderla migliore di quel che è adesso. Purtroppo tuttala narrazione e tutti i personaggi restano come in sottotono.

Un finale sull'Ogi Forum?