André Lacroix è un assistente sociale. Il suo lavoro lo mette spesso a contatto con situazioni orribili, in cui bambini orfani vengono abusati dalle famiglie a cui sono stati affidati. Una sera, André riceve il fascicolo di un bambino, Adrian, da poco affidato alla famiglia Lazarius. Qualcosa spinge André verso il maniero della famiglia Lazarius e per questo – e per Adrian – decide di recarsi lì ad investigare.

Under That Rain, che INDIEtro Tutta vi presenta oggi, è un'avventura episodica punta e clicca con un tocco (grazie a dio solo un tocco) di QTE. È stata sviluppata dai Badtale Studios, un gruppo di due sviluppatori italiani al suo primo gioco. L'avventura è infatti disponibile in italiano e in inglese su Steam – per questa recensione è stata usata la versione italiana, ovviamente.

Dunque, partiamo dalla storia. Come avrete già immaginato, affidare un bambino a una famiglia che di cognome fa Lazarius non è stata proprio una bella idea... André si renderà ben presto conto che succedono cose strane nel maniero di famiglia (tanto più che gli abitanti sono scostanti e/o non molto a posto col cervello), e il bambino sembra introvabile.
Non posso dire di più, sia perché sarebbe spoiler, sia perché questo è solo il primo episodio di Under That Rain e, quindi, non è autoconclusivo.

Alcuni elementi della storia sono difficili da giudicare proprio perché non se ne capisce ancora bene la vera funzione. Sono presenti diversi richiami all'horror e alla cultura giapponesi (tipo un bellissimo e molto classico albero di ciliegio); ci sono un paio di jump-scare, e l'atmosfera è molto opprimente, anche se devo dire che non mi sono spaventata tantissimo durante l'avventura.
In generale, quel che si vede della storia è interessante anche se non molto originale (ma, di nuovo, dipende anche da come alcune cose saranno sviluppate nell'episodio 2).

Si nota un po' l'inesperienza dei ragazzi nella scrittura e nella stesura della storia stessa. Mi riferisco sia ai diversi refusi (da accenti sbagliati a minuscole al posto della maiuscole, un uso eccessivo del tutto-maiuscolo) sia a problemi più propriamente legati alla storia. Su tutto, stridono le spiegazioni costanti, di qualsiasi cosa, che rendono piatto il dialogo: si va dal protagonista che ci spiega il suo passato nell'introduzione, allo stesso protagonista che ci spiega i suoi sentimenti, a cose più banali, tipo “ho fatto questo” dopo che gli facciamo usare un oggetto o simile. Il personaggio di André ha alcuni tratti potenzialmente interessanti che però ci perdono molto con questo approccio un po' "pesante". Ci vuole un po' più di eleganza, specialmente nella presentazione dei personaggi, le cui emozioni dovrebbero saltar fuori dal contesto di quel che fanno e dicono (nel senso che loro fanno o dicono qualcosa di NON correlato ai loro sentimenti che però ce li fa intuire, non nel senso che si mettono a spiegarceli; ci vuole un po' di sottotesto, insomma); e ci vuole un po' più fiducia nei propri giocatori, che sono capaci di capire le cose anche senza averle scritte davanti agli occhi. Un'altra avventura indie che parte da premesse simili a Under That Rain, The Slaughter, gestiva meglio quest'aspetto.

Il gameplay è molto classico, specialmente nella presentazione degli enigmi. Non mi capitava da un po' di trovare un'avventura nella quale la soluzione di un puzzle non fosse evidente nel momento stesso in cui il puzzle mi arrivava sotto gli occhi o, anche nel caso in cui la soluzione fosse evidente, che richiedesse ggetti che si trovavano in un'altra location, magari a noi sconosciuta. È una complessità del cui ritrovamento sono felice e che funziona bene in Under That Rain, con poche eccezioni (il generatore: ma bussare alla porta come le persone civili, no XD?). Ammetto che in un paio di occasioni mi sono trovata bloccata perché ero disabituata a pensare in un certo modo, quando la soluzione poi non era di questa grande complessità e anzi era facilmente immaginabile (es. tutte le volte che... basta chiedere aiuto al personaggio che *evidentemente* ci può aiutare. Doh!). Quindi, ottimo da questo punto di vista!

Non ho apprezzato, invece, il fatto che si possa compiere una sola azione su ogni oggetto nel mondo di gioco. Non è possibile, per esempio, decidere se esaminare o prendere un oggetto: André fa da solo l'unica azione decisa a priori per noi. Questo, oltre a togliere un po' il gusto dell'esplorazione, crea situazioni nelle quali stiamo prendendo oggetti che non si capisce cosa siano, perché non si possono esaminare. Non aiuta l'inventario, veramente “buio”, nel quale è difficile distinguere che oggetto stiamo cliccando.

I QTE sono pochi, per fortuna! Aggiungono un po' di adrenalina, ma c'è il solito problema di tutti i QTE, ossia che dopo che se ne rifá uno per la settima volta, perché ci sfugge costantemente questo o quel passaggio, l'adrenalina è passata e salgono i nervi. Come dicevo, ci sono solo un paio di sequenze così, quindi non è un problema.

Tecnicamente, la grafica mi è piaciuta molto nel 90% dei casi (fanno eccezione quelle situazioni in cui non si capisce cosa si sta cliccando, come dicevo prima). Alcuni scenari sono davvero bellissimi (es, il ciliegio) e in ogni caso tutti sono pieni di particolari, sia gli interni che gli esterni. Ho trovato un po' strana la palette utilizzata, che per un gioco così dark è molto accesa, ma il contrasto non mi è dispiaciuto. Anche le musiche fanno il loro lavoro e sono spesso molto inquietanti, così come gli effetti sonori, a volte volutamente fastidiosi.

Il principale problema, qui, è una certa legnosità del gioco in sé. Per esempio, non c'è il quick travel; i menu si aprono lentamente e non si chiudono come si aprono (ESC per aprire, ma non per chiudere, devo cliccare “riprendi partita”); alcune battute sono skippabili, altre no, l'intro non si skippa. Sono piccoli intoppi che in sé non sono problemi, però al giorno d'oggi uno non si aspetta di trovarli.

Under That Rain è un'avventura grafica interessante, migliorabile sotto diversi aspetti, ma un buon risultato per due sviluppatori al loro primo titolo. Facendo un po' di attenzione in alcune parti, il secondo episodio promette bene!