Quando Detective Ito scopre che il suo partner è scomparso, capisce subito che la cosa ha a che fare con l'incidente di diversi mesi prima. E i suoi sospetti sono confermati: a tenere in ostaggio il suo partner è Reina, la ragazza che Ito ha ucciso, in preda a un esaurimento nervoso.

Tokyo Dark è un'avventura grafica/visual novel sviluppata dalla Cherrymochi per la divisione “indie” di Square Enix. E' infatti uscita con successo dal kickstarter del 2015 ed è stata da poco rilasciata su Steam.

L'avventura ci mette nei panni di Ito, la fanciulla dai capelli viola che vedete qui in giro, e ci dà il compito di investigare sulla sparizione del nostro partner e sugli omicidi che hanno portato al suo rapimento. E' subito chiaro che l'indagine non sarà semplicissima: tanto per cominciare, ad aver rapito il nostro partner sembra essere stata una ragazza morta; in secondo luogo, il capo della polizia non ci crede (beh) e ci manda subito in congedo forzato. Naturalmente, Ito non si darà per vinta e continuerà a indagare per conto suo.

La storia di Tokyo Dark è così classica che di più non si può. Chiunque abbia masticato qualche horror giapponese saprà già bene o male dove si andrà a parare, fin dall'inizio, e non ci saranno sorprese lungo il percorso. La struttura della storia e il suo tono sono altalenanti: si va da momenti decenti, anche se mai originali, ad altri che non c'entrano molto, come quando ci fermeremo al café con le cameriere gatte, o quando risolveremo, in maniera ridicola, il problema con i mafiosi del luogo. E' inutile dire che, se si vuole creare un'atmosfera spaventosa, infilarci una gag con i micetti è *leggermente* controproducente.

Anche dialoghi e personaggi potrebbero essere migliori. Si va dalla classica prostituta dal cuore d'oro, al collega rozzo e sessista, al pervertito coi soldi, ecc ecc. Sarebbe stato meglio approfondire un po' il rapporto fra Ito e il suo partner (che è anche il suo fidanzato ed è il principale motivo per cui la ragazza continua a investigare), a cui è dedicato invece poco spazio. Sappiamo che la loro relazione era magnifica, ok, ma qualche flashback non avrebbe guastato, magari al posto della scena coi mafiosi, inverosimile fino al midollo. Ito è tratteggiata un po' meglio, anche se non si va troppo a fondo neanche nella sua psicologia.

Nonostante ciò, la storia può trascinare quei giocatori a cui piacciono queste cose, perché ha buon ritmo (succede sempre qualcosa) e l'atmosfera spaventosa c'è. Probabilmente, i più scafati fra voi non avranno neanche un brividino: se io sono riuscita a giocare Tokyo Dark, non può fare davvero paura. Ma c'è quell'atmosfera di “magia orrorifica” e di mistero; ecco, il gioco avrebbe dovuto puntare più su questa. Belle le scene con il Collector e un altro personaggio misterioso, per esempio, o quelle con la vecchia signora al tempio.

Il gameplay è semplificato, ma offre qualcosa di particolare. La fase di “osserva tutto/parla con la gente e raccogli oggetti” è abbastanza simile al classico punta & clicca. Solo, in Tokyo Dark è sempre molto facile capire cosa fare, non ci sono veri e propri enigmi, e di solito troveremo gli oggetti utili solo quando ci serviranno, non prima.

La particolarità è lo SPIN. Ito, dal giorno in cui ha avuto l'esaurimento nervoso e ha ucciso Reina, è sotto medicinali e deve tenere sotto controllo quattro statistiche: la Sanità Mentale (Sanity), la Professionalità (Professionalism), le Doti Investigative (Investigative Skill) e la Nevrosi (Neuroticism). Le azioni che compiremo durante l'avventura modificano questi parametri, che a loro volta ci portano a poter fare o a non poter fare determinate cose – nonché ad arrivare a uno degli 11 finali.

Questo significa che molto spesso (credo quasi sempre) potremo scegliere come raggiungere i nostri obiettivi, anche se non sempre è evidente che la scelta c'è. Bisogna, spesso, andare a cercare un'alternativa, il gioco non ci mette davanti a bivi ovvi. Anche azioni più “normali” possono influenzare lo SPIN: per esempio, girare incessantemente per le varie aree e parlare con tutti senza apparente motivo aumenta la Nevrosi.

Anche lo SPIN poteva essere gestito un po' meglio, però. Tanto per cominciare, da un punto in poi del gioco, non sarà più possibile girare per le aree a piacimento, senza che ci sia una ragione di trama che ce lo impedisca, e questo limita tutto, sia la complessità del gioco, sia la possibilità di modificare i parametri.

In secondo luogo, è davvero difficile “sbagliare” e beccare uno dei “worst endings”. Bisogna impegnarsi per impazzire.

Tutto il gioco è, in realtà, molto facile, e questo è un problema perché in questo modo tanto di quel che c'è, compreso lo SPIN, sembra inutile o viene poco sfruttato. Peccato, perché l'idea era buona, e se il gioco fosse stato costruito bene attorno alla meccanica dello SPIN, sarebbe stato molto più figo.

Artisticamente, Tokyo Dark non è male ma potrebbe essere meglio. Non sono un'esperta artista, ma mi rendo conto anche io che in certe cutscene i personaggi sono storti. E non è, come ho letto in giro, lo “stile manga” (sic!), perché basta vedere i disegni di Fate o Steins;Gate per rendersi conto che non sono sdomi.

Le musiche, invece, funzionano molto bene, spesso mi hanno messo più paura quelle che gli effetti visivi (non male neanche quelli). Su Steam è possibile acquistare la soundtrack, per chi fosse interessato.
Le animazioni non saranno il massimo, ma non sono neanche orripilanti.

Chiudo con la lingua. I personaggi hanno qualche battuta, brevissima, doppiata in giapponese, il che fa sempre piacere. Il gioco per ora è solo in inglese e giapponese, ma nel kickstarter era stato sbloccato il supporto ai fan-sub, quindi immagino che un team volenteroso otterrebbe il beneplacito degli autori.

Anche se, consentitemi una parentesi, non vedo la necessità di destinare soldi appositi al "supporto fan-sub": se vuoi supportare i fansubber, cioè gente che ti fa un *lavoro* gratis, fallo, basta. Qual è il senso di far pagare i *bakers* per questo? Va beh...

E' presente una modalità New Game +, con cui è possibile salvare il gioco in vari punti (durante la prima partita non è possibile farlo, c'è solo l'autosave) in modo da vedere gli altri 10 finali senza dover ogni volta rifare tutto da zero. Io avrei preferito poter salvare fin dall'inizio, ma questa è una mia preferenza.

Tokyo Dark è un gioco che prometteva bene, ma che non sviluppa appieno le sue potenzialità. E' piacevole, può anche appassionare qualcuno a cui piace questo genere di storia e di cliché, ma non si allontana mai dalla strada già tracciata da innumerevoli altre opere. Lo SPIN dà un tocco in più, ma anche quello non è sviluppato al suo massimo. Speriamo in una storia più originale per il prossimo gioco!