Demonheart

La famiglia della povera Bright è sempre più povera da quando il padre ha perso il lavoro, e adesso anche mettere cibo in tavola comincia a essere difficile. Per fortuna, appare una proposta di lavoro per Bright: fare da assistente nel negozio della strega del villaggio, che si occupa di creare pozioni curative. Naturalmente, Bright non sarà l'unica a rispondere all'annuncio e la strega ha predisposto un test per gli aspiranti assistenti: oltre a creare una pozione, dovranno rispondere correttamente a una domanda specifica, riguardante i Demonspawn, i figli dei demoni. Che il nuovo lavoro sia leggermente più pericoloso di quel che Bright pensasse?

Demonheart è una visual novel “romantica” fantasy realizzata da Rolling Crown, e derivata da un modulo per NWN che ha avuto, a quanto pare, un discreto successo.
Perché quelle virgolette? Beh, tecnicamente la visual novel è romantica. Bright si troverà in mezzo a diversi spasimanti e potrà (non saremo obbligati a farlo, potremo completare il gioco senza interesse romantico) scegliere fra loro quello che preferisce.

Il problema è che tutti sono più o meno degli psicolabili. Ero a metà gioco e pensavo: “beh, una visual novel insolita, ancora nessuno dei personaggi mi sta corteggiando!”. Poi mi sono resa conto che le minacce di omicidio e stupro e gli insulti più o meno velati che i personaggi mi tiravano dietro dovevano essere i loro approcci "romantici". Oh, beh.

Ma non è solo il loro approccio “alternativo” a rendere i personaggi degli psicotici, lo sono proprio in generale. E lo sono tutti, anche quelli secondari (e quasi tutti vogliono entrarci nelle mutande). Credo che il più “innocuo” sia il mercenario schizoide che parla di sé stesso in terza persona. Forse se la gioca alla pari con il miglior amico dell'ex di Bright che, alla morte di quest'ultimo e nel bel mezzo di un dungeon irto di pericoli se ne esce con la frase (quasi testuale): “Adesso che il tuo ragazzo è morto (due giorni fa, ndGwen), posso dirti che ho sempre avuto una cotta per te.” No, ma, sei un grande amico, eh! E sopratutto, ottima scelta del momento e delle parole!

Anyway, che dire degli spasimanti veri e propri? Uno sarebbe il tizio dal pessimo tempismo di cui sopra. Un altro è il demone – chiaramente – e lui è, beh, un demone, quindi oltre a considerarci idiote (anche se dice il contrario) è solo contento di vederci ammazzare la gente.

Un altro è Brash, il soldato che, ad un certo punto, dovrà accompagnarci in missione e il cui passatempo preferito è ammazzare gente a caso (oltre che violentare fanciulle che non gliela vogliono calare). Ovviamente, con noi è diverso perché noi siamo speciali (…)!
Un'altra è Ari, un'apprendista strega con le idee molto poco chiare sulla sua vita e il cui background non posso, purtroppo, svelarvi.

Non posso parlarvi neanche di altri personaggi che meriterebbero spazio, come la strega per la quale andremo a lavorare, Orchid, che sembra normale a prima vista ma anche lei nasconde più di un segreto inquietante.

Alla psicopatia generale si accompagnano dialoghi spesso poco felici (vedi quello del migliore amico del nostro ex) e situazioni (non troppe, a dire il vero) assurde, come quella iniziale: il padre di Bright ha perso il lavoro mesi fa, e solo ADESSO lei e la madre pensano che forse sarebbe il caso che anche loro cercassero lavoro. Ma decidersi prima che mancasse il pane in tavola? Mah.

Nonostante tutto questo, però, devo dire che la storia non mi è completamente dispiaciuta, sopratutto perché i personaggi hanno comunque un motivo per fare quel che fanno. Il demone, per dirne uno dei “peggiori”, per quanto schizzato (e la cosa comica è che "schizzerà" sempre di più man a mano che gli farete capire che siete dalla sua parte!) ha dei motivi perfettamente “logici” per essere così. Anche la sob story di Sir Brash, che ci viene spiattellata da lui stesso in un momento di intimità improvvisato, ha il suo senso contorto. Cosa importante, ho anche capito perché 3 dei personaggi si innamorano della nostra protagonista, cosa più unica che rara in visual novel di questo stampo. Non sempre possiamo parlare di rapporto proprio “sano”, ma, ragazzi, stiamo anche parlando di gente psicotica, quindi...

Anche la nostra protagonista non è esente dall'essere una psicopatica, se così vorremo. In Demonheart, infatti, ogni nostra scelta di dialogo o di azione – e sono veramente TANTE, raramente leggeremo più di qualche riga senza che compaia una scelta di dialogo – modifica “l'allineamento”, chiamiamolo così, della nostra protagonista. Avremo 4 tratti ai quali tendere: Buona, Cattiva, Sprezzante e Diplomatica (“Tactful” in inglese). È anche possibile compiere una buona azione e subito dopo una estremamente malvagia, o una Sprezzante e subito dopo una Diplomatica: anche aver raggiunto il massimo della Bontà, per esempio, non ci impedisce di prendere punti malvagità (d'altronde, potremmo voler essere spietate verso qualcuno e più “umane” verso qualcun altro).

È presente anche una leggerissima componente esplorativa, nel senso che ogni tanto potremo cliccare sugli oggetti dello scenario ed “esaminarli”. Solo in un paio di casi quest'azione sarà effettivamente utile a proseguire nel gioco, come quando dovremo preparare la pozione per Orchid e dovremo cercare gli ingredienti per la stanza.

Sono più rilevanti gli anagrammi che spesso ci troveremo a dover comporre. I demoni, infatti, a volte parlano per anagrammi: in quel caso potremo riuscire a capire cosa dicono o arrenderci. In un paio di situazioni, decifrarli correttamente è importante, in altri casi ci si può arrendere senza che cambi molto.

Le scelte da compiere, come dicevo, sono molte. I finali sono essenzialmente 2 (e non sono necessariamente legati alla romance), ma hanno alcune varianti importanti, quindi parlerei di almeno 4 finali. È anche possibile tenere i piedi in due scarpe e “farsela” con due interessi amorosi. O farsene uno e poi pugnalarlo alle spalle ^^.

In generale, non posso lamentarmi del tipo di scelte: sono parecchie, rilevanti e spesso i personaggi ricordano quel che abbiamo scelto di fare. Nel mio playthrough, in cui ho testato anche un paio di finali diversi, non ho riscontrato errori o gente che ricorda cose che non ho detto/fatto.

Il lato tecnico è quello che ha visto la cura maggiore. Partiamo dal menù di gioco, con cui è possibile interagire (non vi dico come). C'è una intro semi-animata, disegni e sfondi sono molto belli, gli sprite dei pg hanno diverse espressioni e le loro labbra si muovono quando parlano e quando sono fermi respirano. Il gioco è disponibile in inglese e tedesco. L'inglese è di media difficoltà: qualche termine può dare problemi, ma per la maggior parte del tempo le frasi sono semplici. Tutti i personaggi sono doppiati (ma non tutte le battute), con risultati molto alterni: alcune voci non si possono sentire, mentre altre sono adeguate (il demone è molto sexy, grazie al cielo).

Quindi, consiglio questa visual novel? Sì e no: come dicevo, ci sono scene assurde e dialoghi assurdi, specialmente all'inizio. Ma a volte le assurdità sono così strane e i personaggi, in generale, così schizzati, che fanno ridere, e ho apprezzato davvero molto il tentativo, comunque riuscito, di non fare dei “cattivi perché sì” ma di dare un senso ai ragionamenti di questi pazzi e al motivo per cui si innamorano della nostra Bright. Quindi, promosso con riserva.

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