Dopo che la Looking Glass chiuse i battenti, la serie di Thief passò alla Ion Storm (insieme anche a parecchi dipendenti della Looking), la quale si occupò di produrre il terzo gioco, proposto come Thief: Deadly Shadows. In genere quando il timone di una serie cambia produttore, succede che perda anche il proprio vigore; per Deadly Shadows fortunatamente non è successo… o almeno non del tutto. Pur restando il valido seguito di questa storica serie, ha comunque delle pecche che salteranno all’occhio a chi ha provato i capitoli precedenti. Si parla anche di un nuovo capitolo, per ora noto solo come “Thief 4“, ma su cui non si sa ancora qualcosa di sicuro: si dava la pubblicazione nel 2010, ma fino ad oggi (nel 2011) il gioco non si è ancora visto.

Dopo i fatti mostrati in Thief 2, è tornato un precario equilibrio di potere tra i due gruppi dominanti nella Città, i Pagani e gli Hammeriti, senza che nessuno riuscisse a prevalere, e Garret ha continuato come sempre nella sua professione da ladro. Dopo uno dei suoi lavori “di routine” nello svaligiare la magione di una delle più importanti famiglie della città, viene contattato dai suoi vecchi maestri, i Keepers, intenzionati a commissionargli il furto di due manufatti speciali, dando in ricompensa la possibilità di ascoltare la lettura della profezia il cui compimento è imminente. Incuriosito, Garret accetta di svolgere il lavoro, ignaro di essere stato già coinvolto in una congiura all’interno dei Keepers che finirà per sconvolgere la stessa società segreta, e potrebbe dare inizio alla temuta “Età Oscura”.

Thief: Deadly Shadows riprende i punti fondamentali dei giochi precedenti della serie, applicandoci dei cambiamenti e semplificazioni che, pur restando funzionali al gameplay, potrebbero non essere molto gradite dai veterani della saga. Per prima cosa, si noterà che una parte dell’equipaggiamento è sparito o sostituito con altro: le mine a gas sono state eliminate, e sono presenti solo quelle esplosive, e al posto della spada corta Garret ora porta un più snello pugnale per autodifesa (anche la parte del gameplay relativo alla scherma è stato eliminato); il rimpiazzo più evidente è l’eliminazione delle famose e utilissime “freccie-corda” (quelle che, una volta colpita una superficie di legno, facevano apparire una corda per arrampicarsi) dei primi Thief, che sono state rimpiazzate con dei guanti per arrampicarsi sui muri: sostanzialmente i guanti assolvono alla stessa funzione anche se limitati solo a superfici di pietra e mattoni, ma a mio giudizio si sono dimostrati molto meno versatili da usare, perchè ci sono anche muri di pietra che, a causa della forma, non si possono ugualmente scalare, e si è dimostrato più difficile saltare su piattaforme laterali o alla schiena del personaggio, quando invece le freccie-corda permettevano una maggiore possibilità di movimento, pur essendoci la condizione di trovare un appiglio di legno dove incastrarle.

Da lamentarsi anche per il remake dell’arco, il cui mirino è diventato inutile rispetto agli altri giochi, dove invece effettivamente funzionava a dovere e con un certo allenamento di potevano fare lunghi tiri da arcieri provetti. Va anche segnalato un HUD che è molto più ingombrante rispetto a quello scarno, ma discreto e ugualmente funzionale, dei giochi precedenti.
Tutti cambiamenti che sono stati fatti in vista dell’uso di un motore grafico più moderno rispetto al Dark Engine, ossia quello di Unreal II, e per poter essere portato anche per l’hardware della prima Xbox, macchina che disponeva di un hardare più limitato rispetto al PC. A tutti gli effetti, ciò si è tramutato in una versione più “povera”, in tutti i termini, del vecchio Thief, pur conservandone le basi.

Grossa pecca sta anche nei controlli, ci sono varie occasioni dove ho trovato difficoltà a fare alcuni movimenti, come salire sopra alcune piattaforme o muoversi su superfici strette: mi è capitato più volte di non riuscire ad arrampirare il personaggio su una piattaforma dove invece sembrava possibile poterlo fare, e di scivolare giù da alcune superfici che invece avrebbero dovuto consentire di camminarci; il gioco sembra dimostrare una scarsa tolleranza in certi punti dove si possono applicare certe azioni, senza però neanche dare un indizio al giocatore del comportamento che poi il programma metterà in pratica, tuttavia ho avuto l’impressione che siano errori di programmazione anzichè di design dei livelli. Sotto questo punto il Dark Engine dei primi Thief era migliore.

Eppure nonostante tutti questi difetti non sminuiscono la bellezza di questo terzo capitolo. Possono essere problemi irritanti (e alcuni aggiungerebbero forse “particolarmente”), ma non a un livello così critico da rovinare l’esperienza di gioco.

Fortunatamente nell’ambientazione Deadly Shadows riesce a mantenere la qualità dei predecessori, l’universo di Thief possiede ancora le tinte fosche che lo rendono unico e Garret non ha perso la sua lingua adorabile lingua tagliente anche nelle situazioni peggiori. L’aspetto dei livelli conserva ancora un aspetto lugubre e cupo, non solo per gli innumerevoli angoli sparsi ovunque per i livelli e necessari a questo tipo di gioco, ma anche come fedeltà allo stile caratteristico della saga. Gli ambienti cittadini nella notte sono stati resi come un contorto labirinto di luci e ombre su cui vi è stato steso un triste velo grigiastro, un efficiacie riflesso del mondo fatto di tumulti e cospirazioni in cui si muove Garret; le locazioni degli Hammeriti restano fedeli ad un design vagamente sacro e alle superfici dominate da pietra e metallo, e i Pagani ai luoghi decadenti e corrosi del tempo. Ma in particolare è stata mostrata maestria nel creare i livelli più affini all’horror, per inciso la sezione della Abysmal Gale e Shalebridge Cradle che meriterebbero una menzione nella lista delle locazioni più tetre e inquietanti del mondo dei videogiochi, se ne esistesse una!

Invece non si può esaltare allo stesso modo i filmati, che seppur adeguati appaiono di qualità inferiore rispetto ai primi due Thief e privi di quello stile allucinato che li rendeva unici; e sfortunatamente, le missioni stesse mancano di cutscene introduttivi, sostituiti da briefing di solo testo.

Il gameplay, nonchè il modo di narrare la trama, ha subito una modifica sostanziale rispetto ai precedenti giochi, anch’essa con i suoi alti e bassi. Se nei primi due Thief le missioni erano sequenziali, da svolgersi una dietro l’altra, in Thief 3 invece esiste un’area di gioco generale, cioè i quartieri della Città, all’interno in cui le missioni sono state inserite come destinazioni da raggiungere in punti specifici della trama. All’inizio sono esplorabili due quartieri, ma col proseguire della storia si apriranno nuove aree da visitare, insieme alle loro relative missioni.

Il gioco in questa area comune è diverso da quello delle missioni, più simile piuttosto a Grand Thief Auto sotto certi punti: per prima cosa, sono presenti molti personaggi neutrali verso Garret, e che anzi ne ignoreranno la presenza finchè il giocatore non mostrerà un atteggiamento aggressivo verso i loro confronti (come attaccarli o minacciali con un’arma). Seconda cosa, se nei vecchi Thief l’equipaggiamento e la vendita della refurtiva era relegata ad una singola schermata, in questo terzo gioco sarà necessario invece andare dai ricettatori e negozianti per vendere e comprare la merce necessaria. Altra caratteristica di quest’area è la possibilità di effettuare l’”attività di ladro” in maniera indipendente dalle missioni: vi sono vari edifici in cui ci si può intrufolare e ripulire di tutto ciò che è di valore per il solo scopo di raccogliere denaro, così come si possono borseggiare e rapinare i passanti che portano borse di denaro e altri preziosi. Alcune parti della trama principale si svolgeranno anche in questa parte, spesso come giustificazione per il progressivo sbloccarsi di nuovi quartieri durante la storia. Concettualmente quest’area è “a gioco libero” indirizzata sulle attività ladresche, senza però la profondità di un gioco di tipo sandbox come Oblivion. Sfortunatamente la AI che governa i personaggi in quest’area si dimostra scadente: in molte occasioni capita che il gioco si “confonda” e faccia reagire certi personaggi in maniera sbagliata alla situazione, per esempio può succedere di vedere le Guardie cittadine attaccare dei inermi cittadini o i tirapiedi armati, oppure Hammeriti o Pagani essere i primi ad assalire le Guardie, fazioni che teoria dovrebbero essere neutrali tra loro. L’evento peggiore è quando la AI decide di attaccare il giocatore perchè ha avuto la sfortuna di essere vicino ad una occasionale rissa, anche senza aver fatto nulla per causare la loro antipatia!

In cambio questa AI psicopatica occasionalmente mette in scena degli improbabili scontri urbani che possono tornare utili per sbarazzarsi di certi elementi ostili e rendersi più facile la vita… o anche solo come spettacolo da vedere (in ogni caso, durante queste “risse” è consigliabile restare nascosti per tutto il tempo finchè i personaggi non si sono completamente calmati, per evitare di essere attaccati senza motivo). Può essere un elemento che piace o meno. Per certi versi non credo che sia qualcosa di davvero necessario a Thief, che resta incentrato su missioni dove è necessario evitare ogni anima viva, ma non nego che sia comunque un elemento abbastanza divertente da provare, e gestito adeguatamente per questo tipo di gioco.

Se viene messo al confronto con i predecessori, Thief: Deadly Shadows è inferiore sotto il punto del gameplay: le semplificazioni che ha subito lo rendono una copia più povera dei primi Thief, e gli elementi aggiunti e modificati sono acerbi nella giocabilità. E nonostante questo, è un titolo degno di essere giocato fino in fondo, perché la storia conclude in modo egregio il ciclo narrativo del Maestro Ladro Garret, insieme ad alcuni livelli disegnati in modo superbo. Deadly Shadow merita di poter affiancare Dark Project e The Metal Age, seppur manchi della loro brillantezza videoludica.

  • Disponibilità

Il modo più semplice per reperire il gioco attualmente è tramite la piattaforma di digital delivery Steam attorno al prezzo di 10 euro, anche se occasionalmente è possibile sfruttare delle offerte speciali con sconti anche sopra al 50%.