Nel bistrattato panorama dello sviluppo videoludico italiano, il settore delle avventure grafiche ha goduto da sempre di una certa attenzione, sia grazie al budget limitato (rispetto ad altri generi) necessario per competere in maniera adeguata, sia per quella che credo sia una nostra naturale inclinazione ad eccellere ove serve l'ingegno e la fantasia.

Lo spirito con cui mi sono avvicinato a questo Avarizia - Shadows on The Vatican, primo capitolo di una quadrilogia a marchio 10th Art Studio era quindi un misto di curiosità e sicurezza: curiosità perchè quel poco che era emerso dalle indiscrezioni dello studio aveva stuzzicato la mia indole di appassionato di misteri e complotti vaticani; sicurezza perchè conoscendo chi c'era dietro a questo progetto ero sicuro che avrei trovato pane per i miei denti di avventuriero. 

E come le migliori novelle, non mi sbagliavo...

Ambientanto nella Roma de giorni d'oggi Avarizia ci metterà nei panni di James Murphy, un sedicente ex prete ora dedito alla professione medica, in visita nella capitale per incontrare Cristoforo,  amico e compagno di studi ai tempi dell'ordinazione.

Se tuttavia da questo incipit pensate di godervi una tipica avventura da turismo vi sbagliate di grosso; poco dopo essersi sentiti al telefono il colletto bianco viene infatti aggredito e a chi,  se non a voi,  spetterà far luce su quello che si rivelerà essere un intrigo a tinte fosche sul Vaticano e lo Ior, la "Banca dei Papi"?

Sgombrate il campo anche da eventuali dubbi o ritrosie: non si sta parlando di esoterismo o di misteri risalenti a tremila anni fa, ma di un semplice giallo strettamente legato ad una pagina della nostra storia, purtroppo non così conosciuta ai più; per chiudere il cerchio vi basti sapere che la principale fonte di ispirazione è il romanzo In God's Name di David Yallop e che niente è come sembra...

Come premesso le aspettative di trovarsi davanti ad un prodotto solido non sono state disattese; sfruttando a fondo la conoscenza del genere 10th Art Studio propone infatti una classica avventura punta e clicca, strutturata sul consueto mix di combinazione degli oggetti e dialoghi a risposta multipla.

Capiamoci, tutto molto lineare, ma a dispetto di altre avventure il gioco scorre tranquillamente sui canoni della logicità, permettendo di godere appieno di una trama che lancia qua e là delle esche che speriamo portino buon frutto nei prossimi episodi.

Anche sul fronte degli enigmi ci sono delle piacevoli sorprese, con qualche ammiccamento ai vecchi giochi stile Lucas (Indiana Jones anyone?) e in generale una varietà che ben fa sperare per il proseguo; personalmente avrei preferito qualche sfida un po' più atipica, ma questa considerazione credo rientri a pieno titolo nel campo della soggettività.

Nel pacchetto troviamo poi anche qualche innovazione simpatica, come il sistema di dialoghi che cerca di simulare lo scambio verbale permettendo di interrompere la conversazione ogni qualvolta emergono degli argomenti di interesse; a conti fatti, niente che influenzi direttamente il gameplay, ma comunque una testimonianza della volontà del team di sfruttare appieno le carte a disposizione.

Graficamente invece ci sono sia aspetti positivi che aspetti negativi: di buono, sicuramente lo "spessore" dell'alta definizione che permette di godersi il gioco con la pulizia e la resa che i moderni device offrono; di cattivo invece segnaliamo i modelli poligonali dei protagonisti, davvero limitanti se paragonati al resto del comparto grafico e che richiamano un passato ormai remoto.

Bisogna anche considerare però che il tutto viene fatto girare grazie al motore Wintermute, che pur essendo un ottimo pacchetto open source,  mostra in più di un'occasione i suoi limiti strutturali, portandoci a ricordare titoli di diversi anni fa e limitando fortemente quello che è stato l'approccio costruttivo del team in altri campi.

Il sonoro non si sposta invece da una sufficienza limitata, soprattutto in virtù di un doppiaggio che, nonostante sfrutti alcune voci "note" come quella di  Peppino Mazzotta, perde qualcosa in qualità di registrazione e proposizione degli accenti; la bilancia si pareggia grazie al fatto di avere un'avventura doppiata nel nostro idioma, cosa che fa sempre il suo effetto.

A livello di longevità le aspettative si incontrano con la natura stessa del formato episodico che deve riuscire a convincere e intrattenere senza strafare sul fronte della durata; le quattro ore di Avarizia scorrono così tranquille senza incontrare ostacoli di sorta in quella che deve essere forzatamente un'introduzione sull'intero pacchetto, sebbene credo che il livello di difficoltà non elevatissimo lascerà un po' l'amaro in bocca ai veterani del genere.

Nel complesso ci troviamo quindi davanti ad un buon inizio, un primo capitolo capace di lanciare le basi per quello che promette essere un titolo interessante, a patto che gli autori sappiano osare un pochino di più, superando quella canonicità che in una produzione indie rischia di essere un peso eccessivo. 

Inoltre i succitati limiti tecnici sono abbastanza chiari, ma credo non debbano bloccare eccessivamente l'appassionato di avventure grafiche che volesse provare un gioco made in italy foriero di esperienza del genere e coraggioso di proporre temi non convenzionali: la storia è infatti alquanto accattivante e soprattutto si allontana dalla sindrome di Dan Brown che tocca tutte le opere che trattano temi ecclesiali.

L'appuntamento è pertanto al prossimo vizio capitale per vedere se le rose fioriranno o se invece le promesse rimarranno tali.