La vita del viaggiatore solitario è dura. Lo è specialmente se si incappa in cittadine-fantasma infestate dai topi. Questo è il fato del nostro Pifferaio Magico, che viene aggredito da queste luride belve e depredato dei suoi preziosi spartiti. Ora deve girare tutta la cittadina per riuscire a trovare le pagine dello spartito, senza le quali è privo di potere.
Morale della storia: se avete una melodia magica, imparatela a memoria!

Il Pifferaio di Hamelin è un'avventura grafica creata dalla Elf Games Works, che abbiamo già visto con Little Briar Rose e Oh, I'm Getting Taller. È, ovviamente, ispirata alla famosa fiaba.

Come già in Little Briar Rose, la cosa che colpisce di più del Pifferaio di Hamelin è l'atmosfera, resa molto bene sopratutto dalla grafica. Lo stile è particolare, molto “dark” sia nel tratto del disegno che nella palette utilizzata. Molte aree sono davvero suggestive – mi vengono in mente la chiesa, o la piazza del villaggio, fra le altre. Anche l'idea di usare delle sagome per i personaggi è stata azzeccata: l'insieme fa un po' “città delle ombre”.

Le aree di gioco risultano molto omogenee, nel senso che non c'è stacco stilistico fra il background e gli oggetti con cui è possibile interagire. Questo è artisticamente bello, persino per me che in genere non amo lo stile utilizzato in Il Pifferaio di Hamelin, ma fa anche sì che in alcuni casi sia molto difficile capire dove è possibile interagire, perché l'oggetto è troppo piccolo/anonimo e si confonde nel resto della schermata. Non aiuta la forma del puntatore, che quando è una piuma ancora si capisce dove punta, quando è una maschera, no. Sono rimasta bloccata per un bel pezzo proprio perché non avevo trovato un oggetto molto piccolo (e un grazie agli sviluppatori per avermi aiutata, sono stati molto gentili!).

Anche la storia punta principalmente sull'atmosfera. Non vi farà gridare all'entusiasmo, ma mi sono piaciuti sia come è stata resa la cittadina che alcuni dei dialoghi con gli abitanti. Altri pezzi, specialmente la voce narrante, si vede che si sforzano di usare un tono pauroso e ampolloso ma risultano esagerati e quindi poco efficaci.

I puzzle sono in linea di massima semplici. Le aree non sono moltissime ma vanno esplorate bene, in modo da raccogliere gli oggetti utili. L'interazione con l'inventario è limitata e il mouse può “trasformarsi” da piuma a maschera (da “usa” a “osserva”) con un clic. Insomma, tutto molto classico, difficilmente avrete difficoltà.

Abbiamo detto della grafica, ma non della musica, che in ogni gioco d'atmosfera ha grande importanza. Anche nel Pifferaio di Hamelin è così: le musiche sono adatte alla cupa cittadina e al personaggi che incontreremo.
Le animazioni sono poche e molto semplici. Il nostro pifferaio non cammina per le aree, che sono più un “disegno sullo sfondo” che degli ambienti esplorabili nella loro profondità: cliccando su un oggetto o un altro personaggio, il Pifferaio si trasformerà in lucina e saltellerà in giro per lo schermo fino a raggiungere il punto che avremo cliccato. Un sistema grazioso, come carine sono anche le animazioni dei topini.

Il Pifferaio di Hamelin è un'avventura breve che vi può tenere compagnia per qualche oretta: se non restate bloccati come la sottoscritta, lo finirete in meno di un pomeriggio. Non offre molto in termini di sfida o di profondità narrativa, ma ha una bella atmosfera e un setting interessante.