Papers, Please, prima fatica commerciale dello sviluppatore indie Lucas Pope, può essere descritto in poche parole come un simulatore di burocrazia. E' il 1982, voi avete vinto la lotteria annuale del lavoro, e siete diventati controllori di frontiera  nell'immaginario stato simil-sovietico di Arstotzka. Il vostro compito è decidere chi può entrare e chi no nel vostro glorioso stato controllando che i documenti di chi richiede il passaggio siano a posto. Sembra semplice e noioso, in teoria, vero? Lucas Pope riesce a rendere questo compito difficile e affascinante.

Tanto per cominciare, siete pagati per ogni persona che smistate correttamente, quindi dovete essere sia precisi che veloci nel controllare i documenti. Ma, giorno dopo giorno, i dettagli e le carte da verificare si moltiplicano. Si passa dal semplice passaporto, di cui controllare data di scadenza e nazione di appartenenza, a passaporto, carta di identità, permesso di entrata, carta del lavoro e magari anche bollettino medico. Dovrete controllare che il nome sia sempre lo stesso, che altezza, peso e tratti caratteristici siano corretti, che nessun documento sia scaduto, che il sesso riportato sulle carte sia quello giusto, che ogni carta abbia i timbri ufficiali, che durata e motivo della permanenza riportate sul permesso di entrata coincidano con quelli che il richiedente vi dirà a voce, che il bollettino medico riporti i vaccini giusti – e magari che la persona che vi sta mostrando tutti questi documenti non sia un criminale il cui identikit è apparso sul quotidiano del giorno.

Ben presto avrete un metodo persino per posizionare i documenti sul bancone, in modo da avere quanti più dati possibile sott'occhio e poter guadagnare anche pochi preziosi secondi. Inoltre, il vostro stipendio “per persona” non aumenterà mai, anche se avrete sempre più documenti da controllare, quindi dovrete comunque riuscire a smistare correttamente 8-10 persone al giorno se non volete che la vostra famiglia passi la sera affamata e al freddo. Un eventuale attentato terroristico bloccherà tutto il lavoro e naturalmente non verrete risarciti per la giornata persa.


Questo è l'aspetto che rende Papers, Please un bel gioco: scovare gli errori nei documenti a tempo di record, riuscire a smistar più di 10 persone in un giorno solo, è divertente e tiene incollati allo schermo abbastanza a lungo.


Ma quel che fa di Papers, Please una vera perla di gioco sono le storie che è capace di raccontare con pochissimi strumenti a disposizione e le scelte morali a cui vi mette di fronte.

Un uomo vi mostra i documenti: sono in regola, lo fate passare. Lui vi ringrazia e vi raccomanda sua moglie, subito dietro di lui. Lei non ha i documenti in regola, però: la fate passare lo stesso? I primi due “errori” non vi verranno pagati, dal terzo in poi ci rimetterete di tasca vostra. Oppure: se una persona non ha i documenti a posto, potrete decidere se farlo arrestare – ed è implicito dall'atmosfera del gioco che la prigione in Arstotzka non è molto “civile” - oppure rifiutargli l'entrata e basta. Ma se lo fate arrestare, vi verranno dati dei piccoli bonus. Cosa fate?

La scelta non è mai facile, specialmente perché dovrete farla più e più volte, e le conseguenze della vostra decisione sono spesso invisibili. Le prime volte magari rifiutate ogni mazzetta, vi comportate “correttamente”. Poi vostro figlio si ammala, e vi servono soldi per le medicine – e l'affitto è appena aumentato. Oppure la supplica di quella persona vi fa cambiare idea, o siete stufi dell'ennesimo tizio scortese che vi prende a male parole solo perché state facendo il vostro mestiere... e alla fine del gioco  potreste trovarvi a pensare: “Davvero ho fatto arrestare tutta quella gente come se niente fosse? Non potevo essere più comprensivo, o più corretto?”. E' estremamente realistico e molto cupo.


Sono anche presenti piccoli archi narrativi supplementari che aggiungono varietà alle giornate lavorative, e naturalmente comportano altre scelte: un'organizzazione segreta vorrà reclutarvi per far capitolare il governo; un vostro amico vorrà riunirsi con la sua fidanzata; uno strano vecchietto si presenterà con dei documenti *scritti a mano*... tutti questi personaggi e situazioni vi porteranno a voler sapere “cosa succede dopo”, e potrebbero essere più interessanti del gameplay stesso.

A questo si aggiunge l'atmosfera del gioco, magnificamente ricreata da Pope. Arstotzka è uno stato oppressivo, immerso nella miseria e sommerso dalla burocrazia, e ogni elemento del gioco è utilizzato per rafforzare questo concetto: dal gameplay e dalla storia, di cui abbiamo già detto, alla grafica statica e dall'aspetto "grezzo", in cui le persone sono anonimi omini sullo sfondo, alla palette di colori smorta, fino alla musica ripetitiva, quasi militare; ogni elemento contribuisce a calarci nei panni di questo controllore di frontiera che cerca di fare il suo mestiere senza pestare troppi piedi.

Papers, Please ha due modalità, “storia” e “infinita”, e venti diversi finali, il che aumenta di certo la rigiocabilità. Un problemuccio è il fatto che gran parte degli eventi che rendono interessante il gioco sono scriptati: accadranno sempre il giorno tale, sempre nello stesso modo. Dopo aver giocato una volta, si perde il gusto della sorpresa, perché si sa già cosa accadrà. Tali eventi sono inoltre assenti nella modalità “infinita”. Per fortuna è possibile ricominciare a giocare da un giorno qualsiasi, quindi se si vogliono solo sbloccare i diversi finali, è possibile segnarsi il giorno in cui si è compiuta una determinata scelta (cosa però non sempre facile, visto che a volte non è ovvio che un preciso evento porterà a una catastrofe una settimana dopo) e ripartire da lì.

In conclusione, Papers, Please è un ottimo gioco, e dimostra che non servono grandi strumenti o grandi capitali per creare un'esperienza originale, divertente e profonda, se si hanno un buon concept e una grande cura dei dettagli.

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