Orion

Lentamente… Lentamente…
All’inizio senti un forte calore sulla guancia…
Poi, riprendi gradualmente conoscenza.
Inizi ad avvertire distintamente il silenzio che ti circonda.
Intorno a te, un impressionante silenzio…
Ti alzi e ti guardi intorno…
Sei nel deserto.
Non sai perché ti trovi qui.
E non ricordi nulla…
Ti guardi di nuovo intorno. Tu e il deserto. Nient’altro.
 
Un racconto di Jorge Luis Borges vede due re confrontarsi sulla perfezione dei propri labirinti: il re di Babilonia ne ha fatto costruire uno riunendo molti valorosi architetti e perfino maghi, i quali riescono effettivamente a progettarne uno dal quale nessun uomo riesce ad uscire. Solamente il re degli arabi riesce nell’impresa, grazie al soccorso divino, e una volta libero promette al re di Babilonia che un giorno gli avrebbe fatto conoscere un labirinto migliore. Tempo dopo, il re degli arabi conquista Babilonia e lega il suo competitore ad un cammello per portarlo in mezzo al deserto. Lo lascia così in questo labirinto “dove non ci sono scale da salire, né porte da forzare, né faticosi corridoi da percorrere, né muri che ti vietano il passo”.
 
Memore di questo racconto, iniziando Orion, avventura d’esordio di Roberto Grassi pubblicata nel 2003, mi sono armato di carta, penna e tanta pazienza presumendo o un numero eccessivo di locazioni o posti indistinguibili l’uno dall’altro, venendo spesso i deserti utilizzati come “labirinti” nelle avventure testuali.
Se, però, Jorge Luis Borges lascia spiazzati nel descrivere un deserto come il più perfetto dei labirinti, lascia altrettanto spiazzato, più che consolato, il non riuscire a muoversi in nessuna direzione a causa di una “forza misteriosa”.
Le prime azioni che si possono compiere sono tutto sommato obbligate e relativamente semplici; rischierebbero di far prendere sottogamba il resto dell’avventura se non fosse che già dopo pochi turni ci si rende conto dell’aspetto onirico e misticheggiante dell’avventura.
 
 
Ben presto ci si ritrova faccia a faccia con animali che ci riconducono all’antico Egitto (sebbene l’autore sapientemente non nomini questo posto, ampliando la portata dell’avventura): un serpente, un coccodrillo, un ibis e uno sciacallo. Saranno proprio loro a svelare lo scopo del gioco: far morire il protagonista. “Il sonno è il fratello gemello della morte” ha scritto Omero; nulla di più concorde, o naturale, dunque, che presentare questo obiettivo dopo aver fatto risvegliare il protagonista nellultimo dormiveglia della sua vita. Ma a dispetto di chi sosteneva che la morte è ignobile, poiché è alla portata di tutti, Orion sembra insegnare il contrario. Sempre, giocando avventure testuali, mi diverto a digitare il comando “muori” o “ucciditi”: talvolta scopro con sorpresa che è stato implementato, la maggior parte purtroppo (?) no; così non ha fatto (volontariamente?) Grassi, complicando la vita del giocatore e la morte del protagonista.
 
Ciò che tutti ricordano dell’antico Egitto, faraoni e piramidi a parte, è l’immenso pantheon di divinità e l’impianto mastodontico dell’oltretomba, in cui ci si deve addentrare in profondità per giungere alla conclusione finale. L’ultimo viaggio di Orion vede il protagonista faccia a faccia coi quattro animali che, attraverso criptici (verrebbe da dire "labirintici") segnali e messaggi, lo guidano in un ciclo rigido di reincarnazioni rendendo coerente tutta la narrazione – e il motivo per cui non è possibile un semplice suicidio.
L’avventura non è lunga, quindi non vorrei soffermarmi oltre sulla trama onde evitare anticipazioni che potrebbero rovinare tutto: come detto, ogni passaggio è vincolato in una catena logica ai precedenti e ai successivi.
 
 
Due parole, dunque, sul grado di difficoltà.
E veniamo alle note dolenti, poiché già l’autore, all’epoca dell’uscita di Orion, disse che “non dovrebbe essere un osso duro per giocatori con una certa esperienza”.
In effetti giocarci non è per nulla semplice, complici il fatto che il genere surreale richieda particolare inventiva e che molto spesso ci siano “cacce al verbo”, tuttavia Grassi non è stato così spietato da abbandonare il giocatore a se stesso: gli animali, oltre che guide per Orion, sono guide anche per chi sta davanti alla tastiera. Questa avventura rappresenta uno di quei casi in cui bisogna leggere - non attentamente, ma - attentissimamente ciò che viene dato in risposta alle azioni effettuate.
Ma, a mio modo di vedere, sono quei casi in cui si ricava anche più soddisfazione dopo essere riusciti a progredire.
 
L’avventura inoltre è molto suggestiva: non solo è convincente, ma dà delle descrizioni ben curate così come le riflessioni dei personaggi non risultano mai stucchevoli o scontate, ma al contrario intense e riflessive senza mai scadere nella retorica o nella pretesa di “verità universale” (come spesso messaggi del genere tendono a fare).
 
Un meraviglioso cielo... La cosa piu' bella che tu abbia mai visto. Striature viola che si inseguono fino a spegnersi in sottili e arcuate volute di rosso e giallo. È uno spettacolo che ti lascia senza fiato... Le quattro lune del pianeta, di grandezza differente, ti guardano, mute spettatrici di questo dramma. Poi, d'un tratto, ad est, vedi risplendere la costellazione di Orione che brilla più delle altre.
 
"Facciamo parte di un disegno?"
"Si, Orion. Un disegno piu' grande di noi... La vita e la morte si intrecciano. Dovrai fare attenzione. Non fidarti di tutto cio' che vedi e che senti. In altri casi dovrai farlo ciecamente. Non devi fallire. Spezzare il cerchio sarebbe troppo pericoloso, in questo momento."
 
Impreziosiscono inoltre l’avventura anche la presenza di immagini per quasi tutte le locazioni e la descrizione di eventi marginali, come uno scorpione che gironzola nella sabbia, folate di vento o brusii di voci.
 
 
Consiglio dunque questa avventura?
Decisamente sì, ma solo ai giocatori con una certa esperienza: è una piacevole scoperta, come soddisfacente è l’intrattenimento che riesce a dare.
Per i giocatori con poche avventure alle spalle non saranno necessarie la carta e la penna di cui ho detto all’inizio, ma servirà una dose enorme di pazienza.
Per quelli alle prime armi invece è sconsigliatissima, a meno che non vogliano ricorrere alla soluzione reperibile online, con la certezza di rovinarsi un’esperienza che val la pena affrontare solo quando si è pronti.
Un po’ come la morte...
 
Stretta è la foglia, larga è la via
voi dite la vostra ch'io ho detto la mia

*sorrido e scompaio*
 

Discuti del gioco (anche con l'autore, Roberto Grassi) sul forum di OldGamesItalia.

Scarica Orion dal sito di IfItalia.

Visita il sito di Roberto Grassi dedicato alle sue avventure testuali.

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