Long Live The Queen

Quando re Joslyn ha comunicato a Elodie la morte di sua madre, ho pensato che una grande sfortuna si fosse abbattuta su questa povera ragazzina. Quando le ha detto di far attenzione alla maga amica della madre morta, perché di lei non c'era da fidarsi, ho pensato che, dopotutto, Elodie è una principessa, è ovvio che debba dare la sua fiducia con criterio.

Adesso, dopo circa venti settimane in questo castello, ho paura di mandare Elodie al ballo di corte. Quella bambina laggiù, la sua amica d'infanzia... potrebbe versarle veleno nel the. E quel barone, che continua a insinuare che lui ed Elodie formino una bella coppia, potrebbe decidere di lanciarla giù dalla balconata – come se il fatto che lui sia ultra-trentenne ed Elodie quattordicenne non renda la cosa già abbastanza inquietante.
Ma, adesso che ci penso, Elodie potrebbe inciampare nel vestito e infilzarsi da sola su una picca! Lo sapevo che mi serviva un punteggio più alto in Compostezza!

Long Live The Queen è un Princess Maker creato e distribuito da Hanako Games, che abbiamo già visto su questi lidi con Magical Diary.
A differenza dei più famosi Princess Maker giapponesi, in cui noi interpretiamo il “padre adottivo” della principessa, in Long Live The Queen noi saremo proprio Elodie, la principessa del regno di Nova. Fra 40 settimane, il giorno del suo quindicesimo compleanno, sarà incoronata regina, e nel frattempo deve destreggiarsi fra le varie attività richieste a una regnante: balli di corte, incontri con i nobili, trattati di pace, guerre civili e richieste dei sudditi, fra le altre cose. Suo padre, re Joslyn, le mette a disposizione i migliori insegnanti del regno perché la istruiscano nei vari campi del sapere, ma sarà lei a dover scegliere quali classi seguire e con quale frequenza.

Chi ha provato un Princess Maker qualsiasi ha già capito come funziona il gioco; per chi non ne ha mai visto uno, una piccola spiegazione. Ogni settimana, dovremo decidere due abilità da far studiare alla piccola Elodie, fra una lista di circa 40 materie, e un'attività da svolgere nel tempo libero, che può andare dal chiacchierare con il padre, allo sgattaiolare fuori dal castello, all'assistere alle funzioni religiose.
Il successo o il fallimento di Elodie nell'imparare la materia scelta dipenderanno dal suo umore; se è arrabbiata, per esempio, le sarà più facile addestrarsi con le armi e più difficile addestrarsi a fare conversazione ai party; se è depressa le sarà più facile esercitarsi a dipingere o a cantare, e così via. Il suo umore può essere condizionato da molti fattori, primo fra tutti l'attività del week-end: assistere alla funzione religiosa, per esempio, la calmerà; girovagare nelle carceri può farla arrabbiare, e parlare con un'amica più renderla più allegra. Per ottenere il risultato che desideriamo, quindi, dovremo riuscire a bilanciare il suo umore e le attività settimanali.
Se così sembra già complicato, aggiungete che anche eventi random possono causare cambiamenti nell'umore di Elodie. Ogni fine settimana, infatti, ha luogo un evento particolare; di alcuni sarete avvisati (il ballo di corte viene preparato con largo anticipo, quindi voi saprete due settimane prima che ci sarà), altri avverranno a sorpresa. Ed ecco che un improvviso attentato a re Joslyn può rendere Elodie spaventata, e allora addio all'addestramento alle armi che avevate in programma!

In effetti, la caratteristica particolare del gioco è l'imprevedibilità. Benché sia meno complesso e decisamente meno lungo di un Princess Maker (ogni gameplay dura circa due orette), Long Live The Queen riprende la formula di eventi improvvisi e statistiche “nascoste” di questo genere di giochi: è impossibile riuscire a pianificare la strada verso il successo (l'incoronazione di Elodie) durante la prima giocata, perché il gioco vi rema contro in maniera poco leale. Sembra star andando tutto bene quando, tac!, dovete fare un tiro su *quella dannata abilità* che non era servita a niente fino ad adesso. Oppure, vi serve esattamente *quel* punteggio, per superare quel test in quella circostanza. Se le prime volte non morirete, sarà probabilmente grossa, sfacciata, fortuna.

Ma, per quanto possa sembrare strano, questo non è esattamente un difetto. Raggiungere la “vera fine”, l'incoronazione di Elodie, non è affatto la cosa più importante o più divertente da fare; anzi, così facendo si perdono per strada un sacco di sotto trame, personaggi e sviluppi. Il bello di Long Live The Queen è proprio giocarlo e rigiocarlo per scoprire questo o quel particolare che all'inizio risultano solo accennati, perché la trama è abbastanza articolata da presentare diversi “percorsi”, impossibili da seguire tutti durante una sola giocata. Anche se, devo dire, la storia e il background di Magical Diary mi sono sembrati più corposi di quelli di Long Live The Queen, nel complesso.

Il bello è anche sbloccare tutte le morti.
Già, perché a differenza di Princess Maker, in Long Live The Queen, Elodie può diventare solo una principessa. Quasi tutti gli altri finali sono tragici (ce n'è uno “malvagio”, diciamo), e comportano la sua morte nei modi più disparati. Nel menù degli extra, le morti sono collezionabili, con tanto di chibi-Elodie bonus a lato. Fanno a tutti gli effetti parte del gioco, e trovarle è parte del divertimento, come sbloccare gli altri achievement: avete incontrato un mosto tentacolare? Avete usato un prigioniero come ostaggio? Durante la prima giocata, non avrete idea di come sbloccare tutti questi eventi, perché solo un terzo della storia viene effettivamente svelato, o anche meno.
Va anche detto che tutti i tiri che sarete chiamati a fare sono logici; non vi capiterà mai di pensare "perché per evitare questo disastro mi serve questa abilità?": ogni abilità ha il suo scopo nel gioco, e per forza di cose non potrete massimizzarle tutte.

Lo stile grafico, sia del menù che dei personaggi, è impostato sullo shojo, tendente al kawaii, che tradotto significa che è molto carino e puccioso. Elodie sembra una ragazza magica di qualche anime e c'è anche una scena di “trasformazione” stile Sailor Moon (benché, ovviamente, sia fatta con i mezzi della visual novel amatoriale, che non sono quelli di un anime. Non aspettatevi il filmato, insomma, ma un'immagine con dei flash e degli effetti grafici graziosi). L'abbinamento “stile puccioso” e “atmosfera di disperazione e terrore”, che in Long Live The Queen non è così accentuata nonostante il costante pericolo di morte delle principessa, è un'accoppiata che vedo sempre più spesso, e qui è usata molto bene.
Le musichette fanno il loro mestiere, nessuna mi è rimasta impressa, e gli effetti sonori sono graziosi da sentire. Non c'è alcun doppiaggio, com'è prevedibile per un gioco a così basso budget, ma non se ne sente troppo la mancanza grazie alla musichetta di sottofondo.

In conclusione, com'è questo Long Live The Queen? E' un Princess Maker semplificato, ma non troppo; chi è familiare con il genere si troverà subito a casa, e chi è familiare con un qualsiasi manageriale non avrà problemi a orientarsi in questo tipo di gameplay. Poteva essere un po' più complesso, e il background più articolato, ma anche così è un Princess Maker molto ben riuscito!

 

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