Grief Syndrome

Questa settimana, INDIEtro Tutta vi presenta Grief Syndrome, picchiaduro a scorrimento basato sull'anime Puella Magi Madoka Magica. E' stato creato dai Twilight Frontier, un circolo di appassionati (in giapponese si chiamano “doujin”) già creatore di numerosi fan-games basati su altre licenze.

Partiamo col dire che, se non avete visto l'anime, la storia di Grief Syndrome vi risulterà incomprensibile, in quanto il gioco non fa alcuno sforzo per spiegarvela. E con questo intendo dire che non sono presenti introduzioni, spiegazioni, cutscenes... niente. Solo chi già conosce l'anime riconoscerà i mostri e capirà il senso dietro tanti piccoli dettagli.
Non è un aspetto negativo, perché la storia in questo caso non serve per godersi il gioco; Grief Syndrome punta sull'azione e tutto il background che vi serve è questo: siete una maghetta e dovete pestare i mostri, fino ad arrivare al super-boss e fare fuori pure quello. Se non morite, meglio.

All'inizio del gioco dovrete appunto scegliere una delle cinque maghette a disposizione, che naturalmente sono quelle dell'anime: Madoka, Homura, Sayaka, Mami o Kyoko. Ognuna di loro ha una barra della vita e un Soul Limit (Limite di Anima) da usare. Il Soul Limit è un numero sotto la barra della vita che decresce col passare del tempo: se arriva a zero, la maghetta muore e vi toccherà sceglierne un'altra. Il Soul Limit scende più velocemente quando subirete dei colpi, perché funziona da “cura automatica”, e quando userete le abilità speciali.

Ogni maghetta ha vari tipi di attacco: quello veloce, che fa di norma poco danno e può essere mirato nelle varie direzioni (in alto, in basso, eccetera); quello “caricato”, che è uguale a quello veloce, ma è più lento e fa più danno (dovete tenere premuto il tasto, semplicemente, finché la maghetta non ha caricato l'attacco); e quello speciale, che varia da maghetta a maghetta (Madoka ha una pioggia di frecce, Homura ferma il tempo e così via; ognuna ha i poteri che ha nell'anime). Quest'ultimo tipo di attacco “congela” un pezzo della barra-vita della maghetta, che diventa blu e che torna normale consumando il SL. Ma se la maghetta viene attaccata quando un pezzo della barra è ancora blu, perderà *tutto* quel pezzo della barra. In sostanza, non è possibile usare gli attacchi speciali continuamente, perché basta che alla maghetta venga dato un colpetto quando ha la barra blu perché arrivi a due passi dalla morte.

Se una maghetta muore, ma ha ancora un SL positivo, verrà resuscitata (perdendo una considerevole quantità di SL) e potrà continuare a combattere. E' solo quando il SL arriva a zero che dovrete cambiare maghetta. Una vota scelta la nuova, potrete sia ricominciare dal primo stage, che ripartire da quello in cui eravate morti. Ma la maghetta che usate avanza di livello man a mano che ripulisce i vari livelli, mentre quelle "di riserva" ripartono dal livello 1, e sono quindi molto più deboli.

Le maghette avrebbero potuto esser meglio bilanciate (alcune sono molto svantaggiate o avvantaggiate, in certi casi), ma sono tutte più o meno utili e ognuna richiede uno stile di gioco differente. Madoka e Homura sono indubbiamente le più potenti (cosa che ha senso, tenendo conto della trama dell'anime). Madoka ha degli attacchi con l'arco veloci e fortissimi, e ha il SL più alto fra tutte le maghette, cosa che aiuta parecchio negli stage più difficili. Anche le bombe di Homura sono abbastanza forti, e sopratutto lei può fermare il tempo, abilità utilissima in molte occasioni.
Mami ha degli ottimi attacchi, e quello speciale è molto potente, ma consuma molto SL, ed è facile farla morire. Sayaka e Kyoko sono le uniche a combattere in corpo a corpo: Sayaka è la “tank” del gruppo, capace di prendere una caterva di danni senza morire, e Kyoko è ottima nel “crowd control”.

Il gioco è diviso in 5 stage, ognuno con il suo boss finale, più uno stage “segreto” facilmente intuibile da chi conosce l'anime (mentre chi non sa nulla probabilmente lo scoprirà per caso). Una volta completati i 5 stage, cosa che vi prenderà non più di un paio d'ore, sbloccherete altri “lap”, che altro non sono che gli stessi 5 stage a difficoltà più elevata. I lap sono centinaia, e oltre un certo livello (credo il lap 50 o giù di lì), avrete bisogno di ben 10 minuti per uccidere un singolo mostro. A livelli ancora più elevati è impossibile giocare, perché il SL delle fanciulle non basta per arrivare alla fine degli stage, neanche senza esser colpiti una volta (cosa già di per sé non facile, e a questi livelli morirete con un solo colpo).

Grief Syndrome dà il suo meglio attorno ai lap intermedi, il 20 o il 30, quando la sfida è abbastanza alta da farvi sudare ma non così stupidamente alta da farvi stare fermi in un punto a dare 180 colpi allo stesso mostro.

Ma è ancora meglio se giocato in multiplayer. Grief Syndrome supporta fino a 3 giocatori in locale, ma grazie a un programmino creato da altri fan, il Grief Syndrome Online, è possibile giocare anche in multiplayer vero e proprio (insomma, tramite internet), anche se con qualche difficoltà. Io ho potuto provare il gioco con un'amica, in locale, e posso assicurare che è molto più divertente, specialmente alle alte difficoltà, quando è vitale organizzarsi e sfruttare le abilità delle maghette in modo intelligente.

Al momento in cui scrivo è presente anche una patch, indispensabile per usare il GSO, che aggiunge un altro personaggio giocabile, Moemura (la Homura del passato, i fan della serie animata capiranno chi è). Giocare con Moemura è difficilissimo, sia perché fa pochissimi danni, sia perché, in multiplayer, è l'unico personaggio ad avere il friendly fire attivo: quindi le sue bombe colpiranno anche le altre maghette. Ma c'è gente che ha finito il trentesimo lap con lei, quindi è fattibile.

Grief Syndrome nasconde tante piccole chicche (come un Kyuubey “giocabile”, sotto alcune circostanze), ha una miriade di achievements e un sacco di finali, che dipendono da quante e quali maghette sono rimaste in vita alla fine del quinto lap.

Graficamente, il gioco prende moltissimo dall'anime, come si può vedere dal peculiare stile delle locations; i mostri sembrano copiati pari pari, sia come aspetto che come animazioni. Le maghette sono disegnate invece in stile kawaii, hanno un sacco di animazioni e di pose e in generale sono adorabili da guardare.
Non ho capito se la musica è stata creata da zero o se è stata anch'essa rippata dall'anime (non mi pare sia questo il caso, ma potrei non averle riconosciute). In ogni caso, si adatta benissimo allo stile del gioco e non avrebbe sfigurato in uno degli episodi. Gli effetti sonori fanno il loro mestiere e non danno rogne.

In definitiva, Grief Syndrome è un giochetto divertente per passare qualche ora in compagnia degli amici, che apprezzeranno sopratutto i fan dell'anime da cui è tratto, ma che può essere piacevole anche per chi non ne sa nulla e vuole solo divertirsi a sparacchiare qualche mostro.

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