Copyright, Pubblico Dominio e Diritto d'Autore
Un po' di chiarezza

Tempo addietro si parlava sul forum delle leggi sul copyright e la preservazione videoludica, e mi sono accorta che sull'argomento c'era parecchia confusione. Confusione, peraltro, condivisa un po' ovunque, visto che proprio oggi che scrivo (3 febbraio) RPS ha pubblicato un articolo chiarificatore sull'argomento, che mi ha ricordato che avevo questo articoletto ancora da completare, e forse sarebbe stata ora di finirlo.

Dunque, andiamo con ordine: a cosa serve e perché è nata la legge sul copyright? Le leggi sul copyright nascono, nel 700, per permettere ai creatori di poter campare con le proprie creazioni, in modo che continuino a produrne altre. Wikipedia ci riporta la Copyright Clause della Costituzione Americana nel 1787:
The Copyright Clause of the United States Constitution (1787) authorized copyright legislation: "To promote the Progress of Science and useful Arts, by securing for limited Times to Authors and Inventors the exclusive Right to their respective Writings and Discoveries.
La Copyright Clause della Costituzione degli Stati Uniti (1787) autorizza la legislazione sul copyright: "a promuovere il Progresso della Scienza e delle Arti utili, assicurando per un periodo limitato di Tempo agli Autori e agli Inventori il Diritto esclusivo per i loro Scritti e le loro Invenzioni."
(Traduzione mia).

La legge sul copyright dà ai creatori di arte e scienze un limitato periodo di tempo in cui solo loro possono ricevere i benefici delle loro creazioni (i dindi) in modo che essi siano incoraggiati a produrre altro una volta che questo tempo limitato sia scaduto. In altre parole, questa legge nasce a vantaggio della società nel suo complesso, non dei singoli individui: lo scopo finale è la produzione di tanta arte, non l'arricchimento dei creatori. Per questo il periodo di tempo iniziale era limitato a soli 14 anni (periodo che poteva essere raddoppiato chiedendo una proroga). Dopo 14 anni, l'opera creata entrava nel pubblico dominio, anche se per la tale opera c'era ancora mercato, e l'autore doveva ingegnarsi a creare qualcosa di nuovo.

Ed è qui che comincia a subentrare la confusione totale, perché dal 1700 ad oggi la società è stata bombardata da una disinformazione che definirei terroristica (nel senso di “volta a generare il terrore”) da parte di autori e/o detentori dei diritti delle opere – che, è bene ricordarlo, non sempre sono gli autori dell'opera, specialmente nel campo dei videogiochi: nei videogiochi, dopo meno di 10 anni, a incassare i dindi delle vendite non sono più gli autori, sono i publishers.
Qual è questo terrore? Quello dell'ingiustizia e della povertà. Ma come fa l'autore a campare con la propria opera se il copyright è valido solo 14 anni (o 28)? L'autore così muore di fame! E come si osa levargli i soldi derivanti dalle sue idee? L'idea è tutta sua, non è giusto!
In verità, la legge originale sul copyright teneva conto di tutti questi aspetti della faccenda.

Facciamo un esempio pratico. Io oggi creo un magnifico RPG, Le Avventure di Esmeralda (sì, lo so, è un titolo da casual-game romance, sorvolate sulla questione). Da oggi (2014) fino ai prossimi 14 anni (2028) solo io posso vendere e incassare i soldi derivati dalla vendita delle Avventure di Esmeralda. Per semplicità facciamo finta che io non chieda neanche la proroga: nel 2028 il mio copyright scade e Le Avventure di Esmeralda entra nel dominio pubblico. Significa che smetto di guadagnare? No. Io posso ancora vendere le Avventure di Esmeralda. Nello stesso tempo, il mio gioco può essere scaricato gratuitamente e legalmente da eventuali siti che ospitano giochi liberati. E sempre nello stesso tempo un altro publisher può decidere di vendere le Avventure di Esmeralda per conto suo.

Un esempio reale di questo meccanismo già lo vediamo in letteratura: chiunque può andare in libreria e comprare Il Ritratto di Dorian Gray, disponibile in diverse edizioni perché qualsiasi casa editrice può stamparlo; e chiunque può scaricarlo gratuitamente e legalmente da internet (date un'occhiata al progetto Gutenberg per altri libri ormai nel pubblico dominio).
Perché in libreria dovete *comprare* Il Ritratto di Dorian Gray e non ve lo tirano dietro gratis? Perché dietro quel prodotto specifico c'è lavoro “nuovo” di gente nuova. Qualcuno ha impaginato il testo, qualcuno l'ha stampato, ha comprato la carta, qualcuno ha trasportato le copie da A a B, qualcuno ve lo vende (il libraio), magari qualcuno l'ha ritradotto se è una traduzione nuova. Voi pagate questo lavoro nuovo, non il testo in sé, che ormai è nel pubblico dominio (stendiamo momentaneamente un velo sulle truffe dei prezzi dei libri, che vi fanno pagare magari il doppio di quanto sarebbe giusto...).

Ma torniamo al nostro esempio. Starete pensando: beh, essendo free, legale, su altri siti, perché uno dovrebbe comprarlo da te? La risposta è: perché io offro un servizio migliore. Io magari do il gioco scatolato con begli accessori in allegato. Magari io mi sono creata una nicchia di fan che ci tengono a dare i loro soldi a me, in modo da finanziare i miei futuri lavori.
O magari no. Magari nessuno più lo comprerà da me, perché io offro un servizio schifoso ai miei clienti, e la gente lo scarica gratis o preferisce dare i soldi a quell'altro publisher, che offre un servizio migliore. E quindi? E' giusto così. Io ho campato sulle Avventure di Esmeralda per 14 anni. Se voglio continuare a campare di videogiochi, creo un altro videogioco. Questo è il meccanismo che vuole far scattare la legge sul copyright: io voglio vivere facendo qualcosa che mi piace, ma non campo “a spese” del pubblico in eterno; campo continuando a produrre per la società che mi permette di guadagnare creando videogiochi (o letteratura, o musica, scegliete voi).
Capite bene che è necessario che il periodo di copyright sia ben minore della vita media di una persona: lo scopo è spingere quella mente creativa a creare di più, non permetterle di vivere, lei e gli eredi, sul lavoro di 50 anni fa. Come, d'altronde, funziona in tutti gli altri campi lavorativi: per continuare a guadagnare, uno continua a lavorare, anche se fa un lavoro non “produttivo”, cioè che non crea materialmente o idealmente qualcosa.

E andiamo avanti con il nostro esempio: mettiamo che nel 2016 io abbia creato Le Avventure di Esmeralda II. Quando, nel 2028, scade il copyright di Le Avventure di Esmeralda, il copyright NON scade anche per il seguito del gioco! Quindi per ancora due anni, io e solo io posso vendere Le Avventure di Esmeralda II. Quindi posso continuare a campare anche riciclandomi. E nessuno mi vieta, nel 2029, di far uscire Le Avventure di Esmeralda III, il cui copyright scadrà nel 2043.
Posso anche far uscire il remake del primo titolo con grafica aggiornata: è un prodotto che contiene delle differenze chiare e sostanziali (un nuovo motore di gioco, o magari nuova arte creata) ergo il copyright riparte da zero (ma solo per il remake: Le Avventure di Esmeralda, l'originale, è ormai nel pubblico dominio).


No, non *questa* Esmeralda.

Inutile dire che dal 2028 anche un altro publisher può produrre il remake di Le Avventure di Esmeralda. Che situazione si crea in questo caso? Che io e questo publisher siamo in concorrenza, ergo siamo spinti a dare del nostro meglio e a non sederci sugli allori; nessuno di noi due può produrre un lavoro scarso, perché il pubblico avrà due prodotti fra cui scegliere se vuole il remake. Tanto più che possiamo fare remake diversi: magari io, che nel frattempo mi sono trovata un publisher miliardario, creo un remake con una grafica da urlo. L'altro publisher, con meno dindi, magari aggiusta il gameplay e pubblica un prodotto più divertente e bello da giocare ma con il vecchio motore grafico. Chi ci perde? Nessuno, tranne la mia pigrizia e il mio egoismo.

C'è un bellissimo esempio già pronto per questo caso: Final Fantasy VII e quella vacca all'ingrasso che è diventata la Square. La Square promette e “spromette” il benedetto remake di FFVII da anni, oltre a star spremendo questo titolo con prodotti di dubbia qualità. Qualche mese fa ha fatto uscire un abortino: FFVII con qualche effettuccio grafico, gli achievements, i salvataggi in cloud e i cheats incorporati (chiamati “character booster” perché chiamarli “cheats” fa sentire la gente che li usa incapace o imbrogliona, suppongo). Ora, sempre usando i 14 anni originali, senza proroga, per comodità, il copyright di Final Fantasy 7 sarebbe scaduto nel 2011 (con gli altri 14 anni si arriva al 2025): se nel 2011 qualcuno avesse annunciato un remake come si deve di FFVII, dite che la Square avrebbe finalmente mosso le chiappe o si sarebbe sentita autorizzata e sicura a darci questa schifezza che ci ha dato nel 2013? E' la vecchissima legge del “io ho il monopolio del prodotto X, quindi io lo vendo come mi pare e voi altri ve la prendete in quel posto”. La Square la sta mettendo in quel posto a tutti i suoi acquirenti. Allegria.

Resta da affrontare il secondo “terrore”, quello del: “ma l'idea è sua, non è giusto levargliela finché è in vita!!!”. Qui la faccenda diventa un po' filosofica, ma parte sempre dalla stessa premessa: il benessere della società nel suo complesso.
Riporto di nuovo la Copyright Clause americana: "a promuovere il Progresso della Scienza e delle Arti utili, assicurando per un periodo limitato di Tempo agli Autori e agli Inventori il Diritto esclusivo per i loro Scritti e le loro Invenzioni."
Notate come le arti sono assimilate ai progressi scientifici. Questo perché la legge riconosce come le idee – sia scientifiche che artistiche – arricchiscano la società e l'individuo. E' il motivo per cui la legge cerca di spronare gli artisti a creare di più, e il motivo per cui le idee finiscono nel pubblico dominio dopo poco tempo: sa che queste idee sono un patrimonio inestimabile per tutti, che un individuo che nasce e cresce immerso in mille idee diventa un individuo più produttivo, più felice, “migliore”, proprio grazie ad esse. Queste idee sono una ricchezza. E sa che l'autore ha creato le sue opere anche grazie a questo patrimonio comune di idee: non è certo nato e cresciuto chiuso in uno stanzino! E' al contrario nato e cresciuto anche grazie agli stimoli artistici delle creazioni precedenti la sua. E' quindi importantissimo che queste idee tornino nella comunità dalla quale sono nate: la mia idea non è più “solo mia”, è di tutti. Io posso sfruttarla economicamente per 14, o 28 anni, poi è giusto che diventi di pubblico dominio. Questo non fa cessare il mio diritto d'autore, però.

E qui, un chiarimento: il diritto d'autore e il copyright sono due cose diversissime. Il diritto d'autore è quello che designa me come autrice di Le Avventure di Esmeralda, e non decade mai. Io posso cederlo, mentre sono in vita (prendiamo l'esempio dei ghost writers: sono coloro che scrivono libri per conto di terze persone. I ghost writer cedono il proprio diritto d'autore), ma se non lo faccio, resta mio anche quando decade il copyright, che è il diritto di copiare e vendere la mia opera. Nessuno può dire di essere l'autore de Le Avventure di Esmeralda, così come nessuno può dire di essere l'autore di questo articolo, per esempio, neanche da qui a mille anni.

E torniamo un attimo all'articolo sulla preservazione videoludica che ha generato questo. In quell'articolo parlavo di Ben Edwars, che ringraziava il lavoro di vari pirati che hanno preservato e messo in condivisione opere ormai ritenute obsolete e inutili. Ma ormai dovrebbe essere chiaro come questa non sia una cosa “giusta” e “normale”. Questo è il mondo alla rovescia: nel mondo alla dritta, molte di queste opere di cui noi possiamo fare esperienza solo grazie alla pirateria, sarebbero già disponibili a tutti grazie al pubblico dominio, da anni. A maggior ragione se tali opere sono conservate su un supporto che si guasta e causa la perdita irreparabile dei dati dopo un certo tempo (tipo i floppy disk): lo spirito originario della legge porta alla conservazione dell'idea come prima priorità.


E no, non *questo* pirata!

Sul forum, nella discussione seguente la pubblicazione dell'articolo su Edwards, mi è stato detto: “però qui si sta arrivando anche ad un riformare l'intera faccenda copyright”.
Ecco, io spero che questo articolo abbia risposto specialmente a questo concetto: non si tratta di riformare il copyright; si tratta di ricordare come le cose dovrebbero stare. Il copyright, la sua legge e i suoi principi, sono stati già deformati grazie a pressioni economico-politiche e a simpatiche mazzette; il copyright si è allungato enormemente, per favorire chi incassa sulle varie opere, a tutto scapito della società, cioè di ognuno di noi. Questi individui, che hanno premuto e premono ancora per l'allungamento del copyright fino all'infinito e oltre, sono quelli che oggi ci dicono che sono loro a dover decidere quando la tale opera finisce nel pubblico dominio; sono quelli che non vogliono nessun tipo di concorrenza sui loro prodotti (le loro opere, o le opere dei loro autori sottopagati), magari perché sanno di star rifilando al cliente un servizio pessimo, e vogliono tenere il monopolio economico del loro franchise.

E' per via di queste storture che noi assistiamo ad aberrazioni come questa.
Per i non-angolofoni: la Nintendo ha tirato giù un sito, Full Screen Mario, che metteva a disposizione i 32 livelli originali di Super Mario Brothers, permetteva di giocarne altri generati casualmente, ed era oper-source, in modo che ognuno potesse aggiungere features e livelli. Il tutto senza chiedere un soldo a nessuno. Ovviamente, la Nintendo, povera SH disperata e senza soldi, ha ben pensato di farlo chiudere per violazione del copyright, con l'unica conseguenza di impoverire il panorama culturale videoludico. Cito dall'articolo, che vi invito a leggere nel suo complesso, tanto è breve (la traduzione è sempre mia):
"Il sito supporta la creazione di livelli da parte degli utenti, quindi è facile immaginare una comunità di appassionati creare livelli per Super Mario e condividerli con gli amici, come la gente fa oggi con Minecraft. E dal momento che il software è oper-source, altri potrebbero ingrandirlo o includerlo nei loro prodotti. Pensate a "Super Obama World", un gioco satirico basato su "Super Mario World". Creare un gioco come quello da zero è un sacco di lavoro, ma sarebbe molto più facile se la gente potesse cominciare con il codice base di Full Screen Mario. I game designer potrebbero incorporare parti di Super Mario Brothers come mini-giochi nei moderni videogames.
I lunghi termini del copyright hanno anche paralizzato il mercato degli emulatori, che riproducono console di videogiochi obsolete. [...]
Se i termini del copyright fossero più corti, i vecchi videogiochi potrebbero trovare una nuova, emulata, vita quando termina il loro copyright, proprio come il proggetto Gutenberg ha reso disponibili online gratuitamente  migliaia di libri pubblicati prima del 1923. Questo è particolarmente importante perché le vecchie console si consumano molto più in fretta di quanto non facciano i vecchi libri. Se trovate un libro pubblicato nel 1980, è probabile che possiate leggerlo senza tanta difficoltà. Ma se trovate una vecchia cartuccia dell'Atari, potreste avere qualche problema nel trovare l'Atari 2600 necessaria per giocare.
[...]
La Nintendo, ovviamente, crea ancora nuovi giochi nel franchise di Super Mario. Ma in un regime di copyright migliore, potremmo avere un sacco di gente che crea cloni, sequel e re-interpretazioni di "Super Mario Brothers
".

Il copyright, oggi. Sì, ha qualche problema a uscire di casa.

Questa è non solo una perdita culturale e storica immensa, ma una concezione ottusa e anti-culturale della cultura. E qui la vediamo applicata solo a Super Mario della Nintendo. Immaginate tutti gli altri franchise stupidamente protetti da un copyright troppo cresciuto. E non solo. Ricordate che nella Copyright Clause le “useful Arts” erano messe fianco a fianco ai “progress of science”? Bene, anche quelli sono ovviamente nel mondo alla storta assieme a noi:

Il 1957 è stato un anno importante per la scienza: l'URSS lanciò lo Sputnik 1 e lo Sputnik 2, IBM rilasciò il primo compliter FORTRAN, e il Medical Research Council inglese publicò un primo rapporto che collegava il fumo al cancro ai polmoni. Ci sono importantissime pubblicazioni nei campi della superconduttività e nell'astrofisica, come “Theory of Superconductivity” di John Bardeen, L.N. Cooper, e J.R. Schrieffer e “Synthesis of the Elements in Stars... ” di Geofrey Burbidge, Margaret Burbidge, William Fowler, and Fred Hoyle.

Questa è tutta roba sotto copyright; nel caso di alcuni di questi articoli e scoperte, gli autori sono stati abbastanza gentili e aperti di vedute da metterli a disposizione gratuitamente per chiunque. Per moltissimi altri articoli non è così. Serve che spieghi la perdita che ne deriva tutta la società – tutte le società, veramente – da leggi che permettono queste cose?

Per questo mi viene sempre voglia di facepalmare quando qualcuno mi dice: “ma la legge dice che c'è un minimo di 70 anni dopo la morte dell'autore”. Sì, la legge dice così. La legge italiana dice anche che noi dobbiamo rimborsare le spese elettorali dei partiti, nonostante avessimo già votato contro il finanziamento pubblico delle elezioni. La legge è stata corrotta, come accade tantissime volte: è questo il punto principale. E quel che da anni a questa parte si sta facendo, è creare l'idea comune che questa corruzione, questa deformazione, non c'è mai stata; che è logico e naturale che le cose stiano come stanno adesso e che, al contrario, lo stato blutto e kattivo voglia affamare i “poveri autori”.

La verità è che la legge attuale crea scompensi e perdite culturali a tutta la società, nuovi artisti compresi, e che questa legge è frutto delle azioni molto poco legali di alcuni individui – raramente autori delle opere che sfruttano economicamente, molto più spesso publishers, case discografiche, case editrici e simili – che ancora oggi pestano i piedini ogni volta che *pensano* di aver perso un centesimo, e che pretendono di avere il diritto di campare sul lavoro (spesso lavoro altrui, continuo a sottolineare) vecchio di 50 anni. Dello spirito bendisposto della legge originaria è rimasto molto, molto poco, e i risultati li vediamo ogni giorno.

Altri articoli consigliati per chi volesse informarsi:
Oltre a Wikipedia, che riporta la legge e i vari emendamenti successivi, consiglio i numerosi articoli di Doctorow sulla faccenda, uno più spassoso dell'altro, e molti gratuiti. Inoltre, The Incredible Shrinking Public Domain è un articolo che non sono riuscita a citare ma che merita una letta: spiega come il dominio pubblico stia divendando sempre più piccolo e i diritti del "pubblico" sempre meno.

Copyright questo sconosciuto sull'Ogi Forum

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