The Tiny Bang Story

Premessa

Sono vecchio; o perlomeno credo di avere iniziato ad esserlo. Me ne accorgo per esempio a vedere quanta fatica faccio ad abituarmi a Windows 7 (e ci sono già build disponibili di un windows 8? aiuto!), alla mancanza del tasto "Livello Superiore" e alla sufficienza con cui si trattano nei forum i poveri recalcitranti alle "innovazioni" della Microsoft (ma chi li ha pregati? quelli della MS, intendo); e non parliamo di MS Office Starter 2010 (con il quale sto scrivendo) e a quando ho voluto dargli una possibilità.

Quando Tsam mi ha chiesto di recensire The Tiny Bang Story, d'ora in poi inesorabilmente per voi TTBS (non Tsam, The Tiny Bang Story) ho creduto che mi stesse proponendo di giocare e scrivere di una avventura grafica, cosa che so fare, o per meglio dire *pretendo* di saper fare, maledettamente bene.

E invece no; se uno si dovesse basare sugli screenshot pubblicati sul sito forse potrebbe ancora avere dei dubbi, ma poi appena inizia a giocare si rende immediatamente conto che si tratta di un "hidden object" game. Infatti alcuni, scorrazzando qui e là, provano ad accostare TTBS e Machinarium. Errore.

TTBS sta a Machinarium come Lemmings potrebbe stare a Gobliiins. E' interessante dunque analizzare un esponente di questo sottogenere (che tanto sottogenere non ritengo, nel senso che li considero più che altro dei puzzle game) con gli occhiali delle avventure grafiche.

Grafica

Un punto a favore, decisamente. Non sono sicurissimo della risoluzione, ma dovrebbe trattarsi di una 1024x768. Ed è un bel vedere, gli scenari sono disegnati a mano (da quel che posso capirne io), e riproducono a pieno l’atmosfera, a tratti grottesca, del mondo surreale popolato da personaggi a metà tra il caricaturale e le immagini gnomesche di Rien Poortvliet (l’illustratore fra l’altro, del volume “Gnomi”, forse più della “mia” epoca che della maggior parte dei lettori).

Ho avuto anche l’impressione di cogliere, ma può darsi che mi sia autosuggestionato, in qualche figura più rotondetta, qualche rimando a Fernando Botero (per intenderci il pittore colombiano che predilige soggetti dalle forme opime, per non dire obese).

Interfaccia

Consumerete il tasto sinistro in favore del destro raccogliendo gli oggetti e interagendo con l’ambiente. Non riesco a ricordare un uso per il tasto destro. C’è un sistema di aiuto attivabile, meglio dire “caricabile”, raccogliendo un certo numero di mosche (cosa vi devo dire …) che comunque svolazzano copiose per tutto il tempo.

Degli intuitivi bottoncioni stile windows consentono di mettere in pausa/accedere al menu principale, entrare/uscire dalle viste ravvicinate con cui affronteremo i puzzle principali. Tutti gli oggetti raccolti verranno collezionati e nascosti sul lato destro dello schermo e da lì facilmente acceduti semplicemente portandoci sopra il cursore; accanto ad ogni collezione omogenea di oggetti verrà mostrato in icona a cosa ci serviranno (il più delle volte un altro oggetto sopra al quale adoperarli); non sempre ci sarà un legame logico stringente tra un oggetto e quello con il quale deve essere fatto interagire, ma in un quadro di premesse come quello di TTBS di logico non rimane molto.

Non è possibile salvare, nel senso che sarete obbligati a salvare: al successivo lancio del gioco si riprenderà automaticamente dal punto in cui si è lasciato. E’ chiaro che una scelta del genere testimonia ulteriormente, se mai ve ne fosse bisogno, che l’utente “obiettivo” è il casual gamer, non certo l’hardcore gamer.

In compenso è possibile creare più profili. Ve l’avevo detto che è tutto in prima persona? No? E’ tutto in prima persona. Voi siete voi, non qualcun altro.

Suono/Musica/Doppiaggio

I soliti fischi/botti/ronzii che si sentono nei giochi di questo genere; le melodie sono tre-quattro in tutto, piuttosto sul newage, molto riposanti (no, veramente, non sto scherzando); in particolare però una aveva delle percussioni che rivagheggiavano l’intro di “Time” dei Pink Floyd, quella di “The Dark Side of the Moon”, quando Waters attacca a cantare “Ticking away…”.

Parlare di doppiaggio non ha assolutamente senso, in questo genere di giochi; l’unica traccia di comunicazione tra i personaggi sono quei fumetti che ci indicano semplicemente l’oggetto che vogliono affinché – eventualmente – possano prendere in considerazione l’ipotesi di farci un favore.

Enigmi

Questa è praticamente l’unica e sola parte “cicciotta” della recensione, se vogliamo, insieme alla grafica. La risoluzione degli enigmi occuperà il 99% del tempo di gioco. Alcuni sono ben congegnati, anche se tradizionali. Ma la maggior parte dei puzzle è del tipo jigsaw puzzle; dovremo, per ognuna delle cinque parti (per ognuna delle cinque regioni del nostro Tiny Planet, il nostro mondo piccino), ricomporre una porzione di globo con i pezzi recuperati.

Anche in un paio di casi nel corso dell’avventura (chiamiamola così), saremo chiamati a ricostruire delle apparecchiature pezzo per pezzo, in maniera forse leggermente più prospettica che non il solito 2D visto dall’alto. Ho apprezzato, sempre con la mia personalissima sensibilità, un puzzle basato sull’ordinamento cromatico di una matrice di colori secondo due coordinate, il tono del colore e la sua intensità.

C’è stranamente un richiamo ad una scelta comune con Machinarium, che vale la pena essere annotato, quando entrambi optano per riesumare i vecchi arcade dei coin-op anni ’80 (mi viene in mente un nome fra tutti, Xenon, ma era un sottogenere vero e proprio) in particolare con il classico della astronave che deve zigzagare tra le pareti di un percorso sempre più tortuoso fronteggiando per giunta le astronavi nemiche che le giungono contro: TTBS ne fa un puzzle da superare in una certa locazione, Machinarium invece decide di usarlo come strumento di sblocco degli aiuti in-game.

Storia

Beh, una vera e propria storia non si può dire che esista. Sostanzialmente il mondo fatto di puzzle è stato sconvolto e tutti i pezzi sono volati via, sparpagliandosi per la superficie terracquea.

A voi il compito di visitare una dopo l'altra le cinque regioni di cui si compone il globo, ricomponendo il puzzle iniziale. Nessun intreccio. Insomma, parlare di trama per TTBS è come parlare di grafica in un'avventura testuale (che volendo, si potrebbe anche mettere, se a uno piace l'ascii art, ma è pur sempre quello che è).

Ammesso che per voi il "mondo si è rotto in mille pezzi di puzzle, evviva le bisogna ricomporlo" sia una trama. Interessanti la tecnologia e i meccanismi vagamente steampunk che animano il piccolo pianeta dove le case diventano gigantesche teiere e i grattacieli sono enormi stivaloni metallici che si inerpicano su per il cielo abitati da omini simili a folletti.

Voto

Oh, my God. Io non assegno voti. Se lo volete invece, tiro le conclusioni: TTBS è un puzzle game, di stampo decisamente casual game, decente, di breve durata, adatto alla pausa pranzo in ufficio, o a sfogare la voglia di gioco in attesa di qualcosa di più profondo ed impegnativo.

Soprattutto chi non sopporta imbattersi negli hidden objects e in qualche inevitabile hotspot meno evidente, non dovrebbe accostarsi a TTBS, così come chi ama scervellarsi con i rompicapo (a meno che non siate al di sotto dei 12 anni).

Colibri Games tuttavia ne esce a testa alta, dimostrando di avere le carte per potere estrarre dal cappello qualcosa di più incisivo (magari un’avventura di ampio respiro), avendo sviluppato un prodotto ineccepibile sotto il punto di vista della presentazione e della presenza sul mercato.

Paro scrive:14/03/2012 - 20:40

Mi sono bloccato alle fontane mi potete dare la soluzione

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