La LucasArts di sicuro non ha bisogno di presentazioni, tutti sanno che è la casa produttrice della saga di avventure grafiche di Monkey Island e di Indiana Jones e di tante altre perle. Ciò che rimaneva (leggasi: le macerie) di questa ditta e impresa, assieme alla Lucasfilm, è stato acquistato in blocco dalla Disney nel 2012. In seguito a questa mossa, abbiamo visto comparire finalmente nel catalogo di GOG alcuni vecchi titoli Lucas.

Tra questi titoli compaiono due “anomalie”, cioè due giochi che non sono avventure grafiche, ma degli fps: Star Wars Dark Forces e Outlaws. Io ho recuperato il secondo titolo e dopo una settimana di arduo lavoro sono riuscito a convertirlo in italiano, tra le cose trovate la conversione disponibile qui nel nostro sito nella sezione traduzioni, e me lo sono giocato da capo a fondo.

Il gioco uscì nel 1997 e utilizza un’evoluzione dello Jedi Engine, lo stesso engine che muoveva appunto Dark Forces. Inizialmente non supportava l’accelerazione grafica 3D, ma l’unico modo di giocarlo era nella modalità software, indovinate un po’…  ancora proprio come Dark Forces. In effetti il gioco era già tecnicamente vecchio nello stesso momento in cui usciva sul mercato, basti pensare che il 1997 è lo stesso anno del mostro sacro Quake 2. Per fortuna, a distanza di poco tempo, venne realizzata una patch per abilitare il supporto all’accelerazione grafica glide e nel 2001 un’altra patch che abilitava il direct3D. La versione presente su GOG ci permette di giocare senza problemi alla versione Glide del gioco, tramite l’emulatore nglide. Una versione realizzata piuttosto bene e che consiglio assolutamente di utilizzare a chiunque abbia intenzione di cimentarsi con questa vecchia gloria.

Il videogioco è ambientato nel Far West ed è uno dei primi titoli usciti a vantare questo background. Il malvagio affarista Bob Graham sta comprando terreni per costruire la ferrovia e il protagonista, un ex sceriffo in pensione di nome James Anderson, si rifiuta di vendere. Approfittando della sua assenza da casa, due sgherri della banda di Graham si recano alla fattoria degli Anderson e uccidono Anna, la moglie  di James, e rapiscono sua figlia Sarah. Da qui parte la storia di inseguimento e di ricerca di vendetta di James, che recuperate le sue armi si mette all’inseguimento dei criminali. Una storia estremamente inflazionata e piena di cliché fin dalle prime battute, come avrete capito. Non appena lanceremo il gioco, noteremo il suo principale cavallo di battaglia, i filmati a cartone animato che arricchiscono le pause tra un livello e l’altro del gioco. Lo stile di questi filmati è davvero carino e piacevole, non ci faranno certo calare la mascella perché al giorno d’oggi siamo abituati a ben altro, ma pensandoli nel 1997… sicuramente facevano il loro effetto.

Un’altra peculiarità del gioco è la musica realizzata dal compositore Clint Bajakian che gli è valsa la fama. Le canzoni sono palesemente ispirate alla musica di Ennio Morricone e aiutano a creare una certa atmosfera. Sono molte e bellissime e ci accompagneranno lungo il gioco senza mai annoiarci. 

Il comparto grafico, come ho già spiegato, non appena uscì il gioco era già obsoleto, però grazie alla patch che abilita il 3D si riporta su livelli dignitosi. Ho detto “dignitosi“ e non “ottimi” proprio perché non si può evitare di fare il paragone con altri giochi dello stesso anno, che letteralmente uccidono in termini di animazioni e dettaglio il comparto grafico di Outlaws. Se fosse uscito una manciata di anni prima sarebbe stato un gioco di spicco, ma nel 1997… era un videogioco fuori dal tempo.

La grafica assomiglia a un primitivo effetto cartone animato/cell shading/fumettistico, una cosa molto particolare che fino a quel momento non si era ancora vista. Una sorta di antenato di XIII.

Ho elencato la bellezza dei filmati, della musica e parlato della grafica di livello dignitoso e “particolare”. E i punti a favore di questo gioco si esauriscono proprio qui.

Il problema è che pare quasi che i programmatori si siano concentrati solo ed esclusivamente su questi aspetti, scordandosi completamente del gioco in sé, della sua giocabilità e della trama che diventano un mero contorno. Ma se il gioco una volta uscito sul mercato era già tecnicamente datato, che senso ha uccidere la giocabilità concentrando tutto l’impegno su queste due o tre caratteristiche?

La storia è così banale e scontata e ridicola e piena di cliché che, giuro, mi ha fatto rivalutare totalmente il concetto stesso di banalità e cliché.

Il gioco vero e proprio consiste nell’aggirarsi per un numero ben definito di mappe, degli scenari ognuno diverso dall’altro, in cerca del boss di fine livello. Infatti il cattivo di turno ci manda contro i propri sgherri, uno per livello, nel tentativo di fermare il nostro inseguimento di Sarah. Ma, in primis, perché rapire Sarah? Risposta: meglio non farsi domande troppo intelligenti. 

Dicevo che ci aggiriamo per queste mappe: la fattoria, la cittadina, il treno, la miniera, ecc. ecc., armi alla mano, e uccidiamo qualsiasi cosa ci si pone davanti, fino a trovare il boss del livello, uccidiamo pure lui, filmato e poi passiamo alla mappa successiva.

Queste mappe sembrano quasi dei mod scollegati tra loro e tenuti insieme dai filmati di intermezzo che sono l’unica cosa del gioco a costruire un pelo di trama.

La struttura dei livelli è banale e lineare, non ci sono puzzle tranne che un paio nella mappa della fattoria e uno nella mappa dell’altipiano. Ci sono delle zone chiuse con delle chiavi particolari che contengono armi e medicine e aree segrete e pure un paio di simpatici easter eggs. Una volta trovate le chiavi nascoste nella mappa, possiamo aprire queste porte speciali, accedendo al materiale, materiale che dovrebbe aiutarci a finire il livello, ma di cui onestamente potrete fare tranquillamente a meno nella stragrande maggioranza dei casi. Spesso la sensazione è quella di stare girando a casaccio, fino a quando non incontriamo il boss e lo secchiamo. Dark Forces è otto spanne sopra in questo senso: quel gioco presentava una certa varietà di gameplay e anche dei puzzles piuttosto spartani e primitivi, ma era comunque parecchio più impegnativo e coinvolgente. E stiamo parlando di un videogioco molto più vecchio.

L’armamentario è più o meno lo stesso che si trova in questo genere di giochi. Si passa dalla pistola al fucile, alla gatling alla dinamite ai coltelli, ecc. per un totale di 9 armi. Inutile dire che ne userete al massimo tre e il resto lo proverete soltanto per valutarne gli effetti. Un’altra peculiarità di questo videogioco è  la presenza dello sniper zoom, cioè dell’ingrandimento da cecchino col fucile, una particolarità che si renderà molto utile in alcune fasi di gioco. Se non erro, Oulaws è anche il primo videogioco a costringerci a ricaricare le armi.

Sono presenti tre livelli di difficoltà: in quello più semplice saremo delle macchine da guerra che affronteranno a testa bassa i cattivi, senza quasi avere bisogno di curarci. Nel livello di difficoltà più elevato, non potremo affrontare gli scontri all’arma bianca, ma dovremo correre e nasconderci dietro gli ostacoli, affacciarci e sparare. Insomma, difficilmente assaltare all’arma bianca porterà a risultati positivi. L’obbligo di muoverci in una sorta di gameplay stealth serve ad allungare un po’ il brodo, ma riuscire a fare centro nella testa di uno dei cattivi non esalta quasi mai.

La nostra conversione
Conversione per la versione GOG di Outlaws, basata sulla localizzazione italiana completa  realizzata da C.T.O. nel 1997.
 

La versione rilasciata da GOG presenta anche l’espansione Handful of Missions e le Historical Missions. Nelle Historical Missions vestiremo sempre i panni di Anderson e saremo impegnati in 5 missioni grazie alle quali James diventerà uno sceriffo.

In ognuna di queste 5 missioni dovremo catturare o uccidere un particolare fuorilegge. Quest’espansione è quindi un prequel che garantisce un po’ di originalità e di longevità al gioco base. Le Handful of Missions sono invece dei livelli autonomi e scollegati tra loro e una serie di mappe e livelli multiplayer.

Il multiplayer è un’altra caratteristica interessante del gioco: negli anni sono state realizzate miriadi di mappe e mod dalla comunità appassionata di Outlaws e questo si rivela senza dubbio un elemento molto positivo per chi volesse proseguire a divertirsi con il gioco. Wikipedia riporta che ne sono state create più di 1.500! Un numero veramente elevato.

La versione italiana, che potrete gustarvi applicando la patch di conversione all’attuale versione GOG, vanta un ottimo doppiaggio e una buona traduzione dei sottotitoli. C.T.O. aveva svolto un buon lavoro in questo caso, e questa penso sarà l’unica volta in cui mi sentirete parlare bene di un lavoro di traduzione o di doppiaggio di C.T.O. per quanto riguarda i giochi Lucas.

Tirando le somme vi consiglio di acquistare questo videogioco quando lo troverete in saldo a non più di 5-6 euro al massimo e prevalentemente lo consiglierei agli appassionati di film e videogiochi ambientati nel Far West. La giocabilità di questo gioco e la longevità, come ho già spiegato sono piuttosto scarse, e difficilmente lo riprenderete in mano una volta che lo avrete terminato. Però Oulaws presenta alcuni aspetti piuttosto peculiari e che fanno sì che valga la pena provarlo, per una questione culturale o “archeologica”, ma tenete sempre a mente che non stiamo parlando di elementi rivoluzionari o di importanza storica, ma di elementi sperimentali.