Chi è costui?! È la domanda che mi feci quando giocai per la prima volta a Max Payne 2. Chi è questo tipo palestrato col mascellone?! Dov'è il trasandato poliziotto con la faccia da cretino che se ne andava in giro per New York a sforacchiare al rallenty criminali di ogni sorta? Non so dove fosse finito e perché fosse stato sostituito dalla versione supereroe Marvel, quello che so è che lo giocai una volta sola, al contrario del suo predecessore, e lo dimenticai, velocemente. Non perché fosse brutto o mal fatto, ma perché non riconoscevo il personaggio un po' sfigato è un po' vigilante che mi aveva fatto piacere il primo episodio e che, diciamocelo, era la parte migliore del gioco.

E il bellimbusto ora è tornato! Fresco di "pensione" con qualche chilo di troppo, ma sempre con la faccia quadrata anche se di nuovo vittima di un restyling di un ignoto chirurgo plastico che ne ha, per la terza volta, cambiato i connotati. 

Tanto per farci capire se l'improbabile cura ormonale che gli ha trasformato il fisico ha lasciato la mente del nostro Max intatta (per così dire), vengo subito accolto dal filmato iniziale, lungo e pieno di spiegazioni che ci introducono alla storia e agli avvenimenti del terzo episodio della saga e, soprattutto, ci mostrano il consueto uso eccessivamente sconsiderato di alcool e antidolorifici tanto cari al nostro beneamato.

Questa volta la palla non è più tra i piedi della Remedy che ha narrato le vicende dei primi due capitoli, ma tra quelli arcigni della Rockstar che ci fa capire subito che il capitano della barca è diverso, rinunciando ad una localizzazione completa e relegando il sonoro al solo inglese, costringendo il giocatore anglofobo a letture di sottotitoli non proprio minuscoli ma sicuramente scomodi se non impossibili da seguire laddove, per evitare pallottole, si è costretti a tenere gli occhi puntati altrove altrove. Il cambio di regia intacca anche la difficoltà che regala attimi di scontri impegnativi e sfida decente solo al livello difficile rendendo i livelli più bassi adatti solo ai casual gamers della prima ora.

Max si trova in Brasile, ce lo ha portato un suo amico che gli ha trovato un lavoro come guardia del corpo di una ricca famiglia di San Paolo, anche perché a casa sua a New York lo aspetta una famiglia mafiosa pronta a fargli un bel paio di scarpe di cemento. Proprio durante una festa per ricconi agli ultimi piani di un grattacielo con affaccio favela, alcuni criminali armati di tutto punto fanno irruzione e tentano di rapire alcuni membri della famiglia, ma il nostro intervento impedirà il peggio e ci farà guadagnare la pagnotta giornaliera.

Tuttavia i ricconi protagonisti della storia non sono famosi per l'intelligenza, per cui pochi giorni dopo, durante una serata in discoteca nella quale Max si fa valere per le sue doti di alcolizzato, i soliti cattivoni fanno irruzione rapendo la moglie del boss. Seguono sparatorie, ammazzamenti vari con sfoggio di stile in bullet time che però non impediranno la fuga dei criminali con la donna. C'est la vie.

L'incipit non è proprio originalissimo e serve per gettarci nella disperata corsa contro il tempo per salvare la fanciulla dalle grinfie di banditi. Durante l'alternarsi dei vari livelli troveremo degli oggetti o situazioni scriptate denominati "indizi" che ci daranno informazioni più accurate sullo svolgimento delle vicende, anche se ancora devo capire come la morte di un giocatore di una squadra di calcio o un ex poliziotto chiuso nel cesso possano in qualche modo darmi notizie fondamentali alla trama; infatti tali indizi alla fine del gioco ci riveleranno una bella cippa.

E' anche possibile ritrovare pezzi di "armi d'oro" disseminati a destra e a manca (tre per arma) che al completamento ci renderanno qull'arma specifica color oro per tutto il resto del gioco con annesso achievement... un tocco di realismo che proprio ci mancava! Fortunatamente è possibile rimuovere l'effetto nell'apposita sezione delle opzioni di gioco.

I programmatori sono riusciti ad inserire anche qualche quick time event, proprio perché sentivano di non doversi far mancare nulla: in queste sporadiche occasioni il giocatore dovrà vedersela con una serie di pulsanti da premere in tempo per far eseguire a Max delle azioni particolari, come disarmare un avversario e, spesso, ritorcergli l'arma contro; nulla di trascendentale.

Max può portare con se' due armi da fuoco corte (utilizzabili anche in combo) e un'arma lunga che però dovrà lasciare a terra nel caso decida di utilizzare la doppia pistola. Con esse si può arrecare un certo livello di distruzione nello scenario (caratteristica del titolo) finanche far saltare alcune coperture. Naturalmente avremo la possibilità di farlo sempre in stile Matrix, attivando manualmente il bullet time, la cui riserva è indicata da una barra che si svuota gradualmente e ricaricabile col tempo, oppure facendo i consueti "tuffi" omnidirezionali che, oltre a permetterci di prendere la mira più accuratamente, ci aiuteranno a schivare i proiettili in arrivo.

Fortunatamente la Rockstar non ha importato l'uso della salute autorigenerante in questo titolo, come anche nella maggior pate degli altri di sua proprietà, e ciò rende ancora utile la raccolta dei mitici antidolorifici sparsi nei livelli. Questi si possono usare manualmente tramite l'utilizzo dell'apposito comando, oppure, in caso si subisca un colpo mortale, Max ne assumerà uno in automatico attivando una minisezione di bullet time con la quale rendere pan per focaccia all'assalitore colpevole di una tale ignominia.

La telecamera in questo caso si sposterà automaticamente contro colui che ha sparato mentre al giocatore non rimarrà che prendere la mira e freddare il malcapitato che, con l'inquadratura killcam, finirà al tappeto, mentre il nostro eroe si potrà riavere da morte certa. Ma non sperate di farla sempre franca, perché per entrare in tale modalità dovete assicurarvi di avere almeno una pillolina magica e un colpo in canna visto che ricaricare l'arma in questa fase è impossibile, il tutto cercando di mirare il bersaglio giusto e sperando che non si sia occultato dietro un riparo, pena la morte di Max.

Buona la fisica che si apprezza molto quando i nemici abbattuti su gradinate cominciano a rotolare giù per le scale o cadono da luoghi alti (in verità un po' scriptati), un po' meno quando rimangono incastrati (come è successo a me) tra un cancello e lo "stipite" impedendo l'apertura dello stesso (Max non ha la capacità di aprire le porte, ma solo di sfondarle a capocciate) costringendomi a ricaricare il checkpoint.

Il sonoro è decente, non una colonna sonora che rimarrà negli annali, ma musiche azzeccate e ben realizzate, sicuramente più variegate dei predecessori (il tocco Rockstar?). La grafica è molto buona ma anche con schede di fascia media, eliminando qualche effetto, come MSAA e tassellatura, può girare a 1920X1080 con settaggi alti e molto alti in directx 10 con sufficiente fluidità (le directx 11 e le loro features le lasciamo ad hardware più potenti eh).

Da mal di stomaco è invece la trovata di farci vivere la "fattanza" di Max, il quale la maggior parte del tempo è sotto l'effetto di alcool ed antidolorifici, attraverso l'uso di una tecnica di disturbo dell'immagine, un'alterazione che fa sembrare il gioco come un canale televisivo settato male sul digitale terrestre; per carità, la sensazione di trovarsi nella mente poco lucida del personaggio è ben resa, ma dopo qualche tempo vedersi tutti i filmati, in ogni caso ben strutturati, risulta fastidioso.

Altra trovata è quella di suddividere lo schermo, durante le cutscene, in diversi riquadri come se fossero le vignette di un fumetto (forse a ricordare le origini) e di scrivere in sovrimpressione alcune parole delle frasi che vengono dette come se avessero importanza anche quando importanza non ne hanno affatto. La Rockstar ha sostituito lo stile romanzo a fumetti del primo capitolo, peraltro già quasi abbandonato nel secondo, con la sua versione cinematografica HD senza particolari exploit e colpi di originalità, originalità che peraltro non trasuda affatto questo terzo capitolo che si muove sul binario del trito e ritrito tirando fuori cliché a non finire tra scene efferate, violenza, sparatorie, whiskey, pasticche e sangue a spruzzi.

Max Payne, il primo, è uno di quei giochi che ricordi con piacere perchè ai suoi tempi portò un pizzico di originalità e uno stile piuttosto caratteristico: le atmosfere cupe e dark, un oscuro tocco di mitologia nordica e superstizione in cui era immersa la New York della prima avventura, una città in attesa del nuovo millennio e forse addirittura del Ragnarok, la fine del mondo... beh è andato tutto perso con una camicetta a fiori da delirio e sotto un sole che spazza via ogni ombra fisica o morale.

Sì, vederlo "evoluto" in questo modo e, cioè, appiattito nella trama e nella tecnica al pari di altre produzioni non rende onore al capostipite. Che dire per quanto mi riguarda Max Payne è morto di "Valchiria" dopo la fine primo capitolo, quello che va in giro ora è un'imitazione di tante storie e giochi già visti.

In conclusione Max Payne 3 è da inserire nella fascia "verde" dei giochi consigliati e da provare, soprattutto agli amanti dei TPS ma che metto nella sezione dimenticabili poiché lascerà poche tracce nella memoria dei più. Ne consiglio l'acquisto a prezzi più modici.

Non vi posso dare opinioni sul multiplayer in quanto lo aborrisco e lo considero la causa del fallimento perlomeno qualitativo di molte produzioni (i giochi multi DEVONO nascere multi e basta così come i single) ma il single player non lascerà delusi chi ama le sparatorie sostenute da una trama, seppur non brillante, che intriga e rimane abbastanza plausibile fino alla fine.