Nel mondo di Last Word, il massimo potere è esercitato da chi riesce ad avere l'Ultima Parola nei discorsi: in quei preziosi momenti in cui l'avversario non sa cosa ribattere, è possibile suggestionarlo e fargli fare tutto quello che vogliamo. L'efficacia dell'Ultima Parola è dimostrata dalle scaramucce verbali in cui perdono il loro tempo gli aristocratici e anche dalle battaglie contro altre nazioni, che è possibile piegare con la giusta sequenza di frasi.

L'eminente professor Chatters sta lavorando proprio al prototipo di un'arma capace di avere sempre l'Ultima Parola... e ha deciso di testarla sui suoi ospiti! Nei panni di Whitty Gawship, nobile decaduta, dovremo riuscire a scoprire come sfuggire all'influenza del professore.

Last Word, il gioco che INDIEtro Tutta vi presenta questo venerdì, è un RPG che sostituisce i cazzotti e le magie con le battaglie di parole fra i personaggi. Se, leggendo questa frase, pensate che avrete a che fare con un complesso dialogue system con cui insultare il nostro avversario, sarete (purtroppo) delusi. Il sistema di combattimento di Last Word è molto simile a un qualsiasi sistema di combattimento a turni: semplicemente, le varie “mosse” con cui potremo colpire l'avversario e “curarci” sono legate all'arte della discussione e non a quella spada.
Immaginate che invece di cliccare: “Magia – Palla di Fuoco”, clicchiate “Aggressivo – Comune” (a indicare l'uso di una frase aggressiva di tipo comune).

Con questo non voglio dire che il sistema di combattimento di Last Word sia banale o semplicistico. Però, mi aspettavo qualcosa di più specifico al tipo di gioco e di universo proposto.

Il sistema che invece troviamo è abbastanza complesso da essere interessante da padroneggiare e molto più facile da usare che da descrivere. Avremo a disposizione due barre: quella del Potere e quella del Tatto. Bisogna accumulare Potere, tramite l'uso di frasi “disturbanti” (Disruptive), per poi trasformarlo in Tatto, con frasi “remissive” (Submissive) che poi verrà usato, con frasi “aggressive” (Aggressive) per spostare il discorso a nostro favore (questo simboleggiato dalla posizione di un segnapunti su una barra nella parte sottostante dello schermo).

Ogni tipo di frase può essere “declinata” con tre toni diversi: sfumato, comune e diretto (più o meno, subtle, common e overt). Questi tre toni funzionano un po' con la logica del sasso-carta-forbice: il tono common magari “sconfigge” il tono “subtle”, facendo perdere contegno (composure) al nostro avversario. Meno contegno ha il nostro avversario, più potenti saranno le nostre frasi aggressive.

Un casino, eh? In verità, benché in rete abbia letto di quanto è difficile il combattimento, una volta capito come funziona non è così arduo. Bisogna, naturalmente, fare attenzione a quel è la strategia adeguata al singolo incontro, esaminando le abilità del nostro interlocutore e le nostre.

Last Word è, infatti, più un gioco di strategia che un RPG. Avremo la possibilità di acquistare delle abilità, da equipaggiare tramite l'uso di papillon che accumuleremo col passare dei livelli. Possiamo, in teoria, scegliere quali abilità acquistare e quindi che tipo di personaggio costruire, ma in verità con un po' di grind potremo comprare ed equipaggiare *tutte* le abilità, rendendo di fatto la parte “rpg-istica” nulla.

È utile specificare, a questo punto, che il grind in Last Word è obbligatorio a un certo punto, almeno per una mezz'oretta. È però possibilissimo terminare il gioco senza arrivare al massimo livello e senza, quindi, aver comprato ed equipaggiato tutte le abilità. Ovviamente sarà molto più difficile, ma è possibile.

Questa è una delle due parti preponderanti del gioco. L'altra è costituita dalla ricerca di argomenti “chiusi a chiave”, da sbloccare parlando con i vari ospiti. Sarà importante spettegolare di tutto con tutti, in modo da esaminare la casa del professor Chatters e scoprirne tutti i segreti. Alcuni sono “accessori”, ossia non sono indispensabili per portare a termine il gioco, ma danno bonus se vengono scoperti. Altri, segnalati da una bella icona lucchettosa, sono invece fondamentali.
Sono infine presenti un paio di puzzle, non particolarmente geniali o difficili, che danno un po' di varietà al tutto.

La storia di Last Word è graziosa, sebbene non particolarmente originale o complessa. Gli ospiti hanno tutti un loro tratto caratteristico, portato un po' all'eccesso a fini comici, e i dialoghi sono decenti. L'unico personaggio che davvero spicca, forse, è Seymour Saymore, che ha una sua quest (facoltativa) personale che lo trasformerà da timido ragazzino a capo della sua casata.

Si sente invece la mancanza di profondità psicologica di Whitty e del professor Chatters, più che altro perché i due personaggi hanno delle scene che, senza approfondimento psicologico, risultano un po' vuote e sprecate.

Il gioco è solo in inglese. Non usa molti vocaboli strani, ma dal momento che i personaggi sono tutti aristocratici, parlano in un modo un po' inusuale per chi è abituato all'inglese scolastico: questo potrebbe creare qualche difficoltà nei meno esperti.

Passiamo agli aspetti tecnici. Ho apprezzato moltissimo la grafica, colorata e sopra le righe al punto giusto. Le silhouette colorate dei personaggi fanno molto “effetto Cluedo”, e anche il disegno della casa mi ha ricordato questo gioco da tavola. L'unica pecca è che la risoluzione è davvero davvero bassa: è possibile mettere il gioco in full-screen, ma così le immagini si distorcono e sgranano un po'. Ci voleva qualcosa di un filino più grandicello.
Le musiche sono piacevoli da ascoltare, anche se quella principale mi ha veramente scocciata dopo un po' – ma ammetto che ho dovuto sorbirmela veramente a lungo per motivi extra-gioco
Appunto: non è possibile saltare né i credits né altre parti del gioco che abbiamo già visto. Questo è stato parzialmente corretto dall'ultima patch, per fortuna.

Sono stata soddisfatta del mio tempo speso con Last Word: non sarà il gioco dell'anno, ma regala delle belle mezz'ore, con i suoi dialoghi leggeri, il suo combattimento intricato quanto basta e il grind non eccessivo. Bel titolo.