INDIEtro Tutta torna a parlare di avventure orrorifiche con la seconda stagione di The Last Door. Vi avevamo presentato il titolo già qualche tempo fa.
I ragazzi di The Game Kitchen, nonostante le difficoltà nel trovare finanziamenti e nonostante i pochissimi soldi che sono riusciti a raccogliere, hanno fatto uscire, uno alla volta, i capitoli della Stagione 2. Che, con mia somma gioia, entra nel Lovecraftiano spinto e non delude.
Sì, potete smettere di leggere e andare a comprarla.

Ma torniamo a noi. Nella prima stagione di The Last Door abbiamo seguito Jeremiah Devitt che cercava di svelare il mistero della scomparsa di un suo compagno di scuola, Anthony Beechworth. Alla fine della stagione (SPOILER ALERT), Devitt era riuscito a penetrare il Velo oltre il quale si trova l'Ultima Porta del titolo. (FINE SPOILER)

In questa seconda stagione, noi vestiremo i panni del dottor Wakefield, psichiatra di Devitt. Assieme all'amico Kaufmann, che sembra sapere più di quanto non dica, Wakefield decide di investigare gli strani avvenimenti e di riportare indietro Devitt a qualunque costo.

A prima vista può sembrare un'inutile ripetizione della storia della prima stagione – un'altra ricerca, in nuove locations, da parte di un pg ignaro di quel che succede – ma in verità ritengo che sia stata una mossa intelligente da parte degli sviluppatori. Si ripropone lo stesso senso dell'ignoto, del pericolo dietro ad ogni angolo, acuito dal fatto che, se Devitt nell'ultima parte della stagione 1 ha capito molte cose, *noi* non le abbiamo capite, quindi condividiamo in parte l'ignoranza di Wakefield.

A questo aggiungiamo che i ragazzi di The Game Kitchen sono maestri dell'atmosfera e sanno creare perfettamente quel senso di angoscia e quella tensione necessarie per un titolo di questo genere. La ricerca di Wakefield porterà il dottore, infatti, più o meno a stretto contatto con quelle entità che si trovano dall'altra parte del velo e, in pieno stile Lovecraftiano, la loro sola vista può portare alla pazzia. E' necessario, quindi, un effetto “vedo non vedo”, “percepisco più che vedere”, che lo stile in bassissima risoluzione, assieme all'eccellente regia, restituiscono benissimo.

Grande plauso anche agli addetti alle musiche e agli effetti sonori, così efficaci che interi pezzi del gioco (come i due finali) sono resi esclusivamente tramite suono. Le musiche, bellissime, cominciano all'improvviso e portano il giocatore nel giusto mood, anche quando nient'altro, nel gioco, mostra che sta per avvenire un cambiamento.

Dal punto di vista narrativo, sono rimasta più che soddisfatta. Ero preoccupata che, una volta scoperto cosa c'è al di là del Velo, l'orrore sarebbe stato meno spaventoso, o che Wakefield e Devitt avrebbero in qualche modo “combattuto” contro le entità. Ma, di nuovo in pieno stile Lovecraftiano, non si può combattere quello che si trova oltre il Velo e il senso di orrore permane.

Un'altra mia preoccupazione era che il finale sarebbe stato, ancora una volta, aperto a una possibile stagione 3, o “inconcludente” (del tipo: abbiamo sconfitto il male, ma esso sta per tornare). Invece, i due finali, benché non escludano un possibile seguito, sono conclusivi e rispondono a tutte le domande fin'ora sollevate e rimaste senza risposta alla fine della stagione 1. Lo fanno tramite dettagli, pezzi di dialoghi e simili piccole cose: io avevo scordato molto della prima stagione, quindi ho perso sicuramente diversi riferimenti. In ogni caso, alcuni riassunti all'inizio di ogni capitolo mettono tutto in chiaro.

Dove il gioco non brilla, invece, è negli enigmi. Intanto, il comparto enigmistico resta quello semplificato della prima stagione. Sono di più gli oggetti con i quali interagire: in effetti, The Last Door incoraggia l'esplorazione e ricompensa il giocatore che cammina cammina senza fretta per ogni locations dandogli sempre qualche dettaglio da osservare. Ma l'interazione è minima: si osserva tutto e poi il gioco stesso decide cosa possiamo prendere e cosa no. Niente frasi (simpatiche o meno) quando proveremo una combinazione di oggetti sbagliata.

Gli enigmi vanno dal molto semplice all'inutilmente complicato. Inserisco in quest'ultima categoria alcuni labirinti per cui non ho trovato alcun indizio: sono andata a caso fino a trovare la giusta via. Sono inutilmente complicati (e anche vagamente inverosimili) i classici enigmi del “riccone con la casa piena di passaggi segreti e strani marchingegni per aprire semplici porte”. Devo ammettere che, in questa particolare ambientazione e con quest'atmosfera orrorifica, entrambi questi tipi di enigmi sembrano giustificati. I labirinti, in particolare, vanno mappati a mano ed evocano l'impressione di essere abbandonati in un luogo oscuro senza la certezza di riuscire a uscirne.
In ogni caso, il comparto enigmi non brilla granché.

Piccola nota sulla grafica: come dicevo anche nella scorsa recensione, nonostante la bassissima risoluzione, si vede che è fatta con grande abilità. In alcune scene, particolarmente piene di oggetti e persone, è incredibile come il colore di due pixel faccia capire che quello è un oggetto con cui si può interagire, quello è sfondo, quella è una persona e quello è un oggetto a forma di persona. Davvero tanto di cappello per i disegnatori.

Sono presenti, come per la stagione 1, degli extra, che comprendono una scenetta bonus e gli achievements. Molti achievements, devo dire, sono impossibili da sbloccare senza una bella dose di fortuna (o con una guida sottomano).

Considero questa Stagione 2 una degna conclusione della storia iniziata nella Stagione 1. Era facile distruggere la bellissima atmosfera creata con Devitt, o adagiarsi su una storia simbolica in cui non si capisse una mazza. Invece, è stato fatto un ottimo lavoro. Gli enigmi, benché siano migliorati rispetto alla prima stagione (sono più vari e più complicati), restano il punto debole della serie e spero che se ne tenga conto nei futuri titoli.
Un titolo da provare assolutamente per tutti gli amanti di Lovecraft e Poe.

Leggi la recensione della prima stagione