Journal

Creata dalla Locked Door Puzzle, gli stessi autori di Kairo, Journal è la storia di una ragazzina alle prese con problemi più o meno normali: le prime cotte, i genitori che si separano, i compiti a scuola e così via. Noi dovremo seguirla nel suo percorso di (forse) crescita e maturazione e svelare piano piano tutti i problemi che dovrà affrontare.

Partiamo col dire che Journal è una “visual novel” per modo di dire. Noi controlleremo la ragazzina in questione, tramite WASD, per varie locations – la casa, la scuola, il parco, e via così. Quando troveremo delle persone potremo fermarci per fare due chiacchiere e scegliere a volte cosa dirà la ragazzina. Quando il gioco ha deciso che abbiamo terminato uno “scenario”, torneremo a casa e passeremo al giorno, e allo scenario, successivo.

Il primo problema di Journal è che la storia è un po' un macello. All'inizio, la ragazzina si sveglierà e scoprirà che le pagine del suo diario sono diventate tutte bianche. Nessuno degli altri personaggi sembra dare molto peso alla questione. Nello scenario successivo, lei stessa non farà più riferimento alla cosa. Sorge dunque confusione: devo cercare le pagine? Appaiono magicamente? Sto rivivendo giorni passati? Non si capisce fino alla fine.

Questa confusione è bene o male presente in tutti i punti principali della storia di Journal. Nel primo scenario scopriamo che qualcuno ha rotto una finestra della scuola e una nostra compagna è stata accusata di essere la colpevole. La verità ci verrà svelata all'improvviso, dopo che ci è stato richiesto di fare delle scelte basate su dati che noi non abbiamo. Fuor di metafora e facendo un piccolo spoiler: la finestra l'abbiamo rotta noi e abbiamo accusato ingiustamente la nostra amica. Per gran parte dello scenario noi non lo sapremo, ma dovremo comunque scegliere come rispondere all'amica e alle altre persone. E no, non soffriamo di amnesia (benché ad un certo punto io abbia pensato anche questo, visto che non capivo cosa stava succedendo). C'è una specie di spiegazione alla fine di tutto, ma nel frattempo giocare Journal è un'esperienza che lascia confusione e fastidio, nel vedere che le scelte che compiamo hanno un peso che non possiamo calcolare. E' impossibile immedesimarsi nella ragazzina perché non ci capiremo una mazza di quello che fa e del perché lo fa, visto che lei ci nasconde volontariamente gran parte di quel che sa e reagisce alle cose in modi che noi non possiamo né aspettarci, né comprendere.

Potremo anche scegliere, a volte, come affrontare determinati dialoghi (“arrabbiata”, “depressa”, ecc), ma a volte questi aggettivi non significano quello che pensiamo significhino, complicando ulteriormente le cose. In ogni caso, le nostre scelte avranno poco impatto sulla storia in generale.
Alla fine, quando tutto viene svelato, si coglie il senso generale, ma la costruzione della storia è fatta male e inutilmente complicata, senza contare che il tema di fondo della storia avrebbe necessitato di un tipo di gameplay (o almeno di un tipo di punto di vista) completamente diverso.

Ogni scenario termina con uno spettacolino di sagome che racconta le storie di un circo. A parte l'ultima, non ho visto grande connessione fra queste storie e quella principale, se non a volte in senso metaforico. In generale lasciano il tempo che trovano, tranne quella finale che è invece parte integrante della storia della ragazzina.

I personaggi non sono mal caratterizzati, sebbene alcuni siano chiaramente cliches (tipo la bulla bionda e la ragazzina-secchiona). Mi sono piaciuti alcuni dialoghi, in particolare quelli di Trevor, amico e innamorato della protagonista, e il dialogo con il padre della ragazzina. In ambedue i casi ha aiutato molto il fatto che ormai conoscessi i personaggi e quindi capissi di quali eventi e problematiche stavano parlando (benché la protagonista reagisca a Trevor in maniera strana, come se, di nuovo lei sapesse qualcosa che non so e che a gioco terminato non ho ancora capito).

Lo stile grafico è, come potete vedere, bambinesco. Si adatta bene al contesto e c'è un motivo specifico per cui è disegnato così (anche se devo ancora capire il perché le locations sono a volte bloccate da *cerotti*. Quale ragazzina attacca cerotti nel diario, ma sul serio?), anche se non è, per forza di cose, bellissimo da vedere. Più carini sono i siparietti con la storia del circo, realizzati in stile teatrino.

Le musiche di sottofondo, non molte, sono graziose ma non memorabili (immaginate la classica musichina da pianoforte dei momenti toccanti nei cinema). Bello il doppiaggio della ragazzina e del narratore dei siparietti, le uniche due voci in tutto il gioco.

Nel complesso, Journal può essere un gioco grazioso – è breve, durerà un'oretta o due, a seconda di quanto siete veloci – ma è per gran parte un'occasione sprecata. L'idea iniziale è carina, ma manca ogni immedesimazione con la ragazzina e la confusione regna sovrana per gran parte del gioco, rischiando di provocare solo irritazione e noia.

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