L’anno 2000 è stato, videoludicamente parlando, un anno di grandi novità: 3Dfx, uno dei maggiori produttori di acceleratori grafici, cede definitivamente il passo a NVidia (e conseguentemente ad ATI, ora AMD), arrivano titoli importanti ed ambiziosi come American McGee’s Alice, Baldur’s Gate 2, Icewind Dale, Deus Ex e non dimentichiamo l’ottavo capitolo di Might and Magic!

Tra 1999 e 2001 l’utilizzo degli strepitosi motori grafici idTech3 (Quake 3 Arena) ed Unreal Engine (Unreal) era ai massimi livelli, tanto che ne risultava che moltissimi giochi ne erano basati, con risultati davvero importanti.

Nella miriade di nuovi titoli arrivati ed in arrivo, Ritual Entertainment, casa di sviluppo conosciuta in precedenza per un pacco espansione di Quake e per il buggato Sin, decide di riesumare i diritti e sviluppare un videogame che continui la storia iniziata con il film di animazione sci-fi Heavy Metal. Più in specifico, mira a dare un continuo alla serie, dopo Heavy Metal 2000 ed agli eventi riguardanti la protagonista femminile: la prosperosa amazzone iper-tecnologica che figura in copertina.

Il gioco ci mette nei panni di Julie, a distanza di qualche tempo dalla sconfitta di Tyler e Odin: l’obiettivo ancora una volta sarà mettere in salvo la razza umana dalla minaccia incombente, rappresentata questa volta da una pioggia di asteroidi, la quale nasconde a sua volta una realtà ancora più cruda. Gith, un nuovo potente nemico, punta alla supremazia stellare.

L’azione si svolge in terza persona, alle spalle della protagonista, rimanendo affine ai canoni degli sparatutto. La varietà delle armi è buona, dividendosi queste in tre categorie: spade, da fuoco e pesanti. Eccezion fatta per le armi a due mani, è possibile portare uno scudo. Assolutamente degna di nota la spada-motosega, presente anch’essa in copertina.
Il gameplay è piuttosto rigido: i movimenti restituiscono una sensazione di costrizione e mancata fluidità, soprattutto nelle fasi platform dove ci si trova a dover saltare da una roccia all’altra stando attenti a non cadere. Lo stesso feeling con le armi è piuttosto scialbo e ne risulta un gameplay carente di divertimento. La trama, se così la si può chiamare, risulta essere puramente un pretesto per fare mattanza di nemici, di carente varietà e qualità a livello di design. A coronare il tutto, la localizzazione, a dir poco pietosa, rende pure le cut-scenes insopportabili. Fortunatamente qualcosa delle musiche si salva.
L’uso fatto del motore idTech3, come anticipato, non è dei più brillanti. I modelli poligonali dei personaggi, davvero molto scarsi, tanto da poterli paragonare ad altri visti nell’era idTech2 e per quanto riguarda le animazioni, le cose non migliorano. Ritual, sembra essere rimasta all’era Sin.

L’entusiasmo dello scorcio iniziale passa in fretta e rimane tristezza per tutto il resto del gioco: FAKK2 è uno dei giochi con i quali mi sono dovuto sforzare di più per portarli a termine, perchè a tutti gli effetti non ci viene dato un solo motivo per procedere nel gioco. Il cambio d’abito di Julie non basta, come non basta il “carisma” del personaggio, già ombra di quel che è stato nel film, viene distrutto definitivamente proprio grazie alla sopracitata localizzazione. Queste mancanze ne fanno un gioco grottesco che non riesce però nemmeno a strappare un sorriso, anzi, tantomeno agli appassionati della serie.

Un gioco mistificato dall’essere rimasto a lungo sulla mia bacheca dei giocherò, dall’uso del tanto amato idTech3 e dall’intrigante copertina. Si è rivelato un’impresa più per trovare la voglia di completarlo.