Emily Enough: Imprisoned

Appassionati di avventure grafiche amatoriali, questa volta mi ritrovo a rubarvi tempo prezioso con questa recensione di Emily Enough: Imprisoned , un titolo decisamente non recente e già con qualche annetto sulle spalle, ma che presenta più di qualche spunto interessante e che, qualora già non lo conosciate, merita  qualche minuto della vostra attenzione .
Parliamo infatti di una avventura grafica classica rilasciata nel 2005 e interamente realizzata con l'ormai celebre tool di sviluppo AGS da Logan Worsley , un game designer particolarmente apprezzato nella scena indipendente e altrimenti noto con il nome d'arte “Anarcho”.
 
Emily Enough è un'avventura che ha ricevuto diversi riconoscimenti e che fa tesoro della lezione delle avventure grafiche storiche, riprendendone non solo la classica struttura punta e clicca, la gestione dell'inventario e l'interazione con personaggi , con le locazioni e gli oggetti in esse contenute, ma anche nella satira sociale finemente demenziale, condita da  nonsense efficaci e battute “a denti stretti” che scandiscono il ritmo del gioco.
 
Una premessa è però necessaria: sia i contenuti che la storia non sono per palati delicati,  l'umorismo macabro e cinico di questo titolo è di “grana grossa”, poco “politically-correct”, adulto, il tema ed il linguaggio saranno graditi a chi ha apprezzato titoli come “Hector : Badge of Carnage”, ma non sono materiale per pudici educandi; non lasciatevi , dunque, ingannare dall'aspetto angelico della bambina dai capelli rossi che vi prenderà per mano nel corso nella storia.
 
A dire il vero, il rischio che questo accada è davvero minimo, perché sin dai primi secondi dell'introduzione vi troverete di fronte ad una crudele e dispotica criminale in erba, un piccolo genio del male cresciuto tra i vizi e gli agi di una famiglia benestante e che, infine, si è macchiata del più efferato dei crimini, ovvero l'atroce massacro dei propri genitori e della servitù, che vi verrà più volte orgogliosamente descritto da Emily durante il gioco, peraltro con dovizia di raccapriccianti particolari.
 
 
Da un certo punto di vista questo gioco sembra avere qualcosa in comune con il primo episodio di Edna & Harvey dei ragazzi della Daedalic, ma al confronto sembra uno stringato concentrato di efficacia e arguta vena comica e forse presenta anche una struttura più snella e gradevole. Dopo la tragedia descritta dalle immagini introduttive, la piccola assassina si ritroverà in uno strampalato istituto d'igiene mentale finanziato da una pittoresca quanto truffaldina casa farmaceutica sull'orlo del fallimento, dove è condannata a rimanere per un lungo periodo di “riabilitazione”.
 
Ovviamente è proprio qui che comincerà l'avventura, così come è scontato che l'obbiettivo sarà quello di aiutare la baby parricida in una rocambolesca fuga, ostacolata , come tradizione nel grande repertorio comico di questo genere videoludico, da una discreta carrellata di caricature bizzarre ed improbabili, stravaganti e folli maniaci assassini, personaggi da teatro dell'assurdo che vi intratterranno con un brio e un'ironia demenziale diventata sempre più merce rara nelle avventure recenti, prodotte con disattese ambizioni umoristiche e con ben altri budget da team di sviluppo sicuramente più numerosi, ma , a mio modo di vedere , non sempre ispirati o quantomeno costretti a ridimensionare le proprie velleità per paletti di natura commerciale.
 
Il gameplay di Emily Enough è quello classico di sempre: prospettiva in terza persona, l'interazione avviene attraverso il sistema “raccogli, esamina, utilizza, dirigiti verso” , l'inventario è rappresentato “iconicamente” dalla borsa della ragazzina e l'interfaccia grafica è in 2D. Considerando la natura amatoriale del gioco l'aspetto grafico è davvero interessante e l'ambiente è reso più che discretamente.
 
Il comparto sonoro è originale e rappresenta un simpatico sottofondo tetro che ci accompagna per tutta la durata del titolo (a dire il vero molto breve). Un plauso particolare va a chi ha realizzato le musiche, l'attenzione e la cura di questi dettagli sicuramente sottolinea con quanta passione e dedizione sia stato partorito questo titolo , ricordiamolo ancora una volta e senza timore di essere ridondanti, figlio della scena amatoriale e rilasciato in modo assolutamente gratuito da un game designer non professionista .
 
Non mancano qualche dialogo leggermente prolisso (sia ben chiaro, nulla a che vedere con quello che ci viene propinato oggi) o qualche andirivieni piuttosto ricorrente, ma le ambientazioni sono abbastanza ridotte, dunque le scorribande in lungo e in largo nel manicomio non costituiscono un particolare fattore di disturbo. 
 
 
Il comparto enigmistico è di caratura media, gli ostacoli sono gestiti con intelligenza nell'economia della storia , che ricordiamolo è molto sintetica e richiede meno di un'ora di gioco (con un ritmo abbastanza blando), non eccessivamente semplice, non mancano un paio di inghippi niente male se letti in chiave “demenziale” e fondamentalmente riesce ad intrattenere egregiamente . Comprensibilmente un po' tirato via il finale , personalmente avrei gradito almeno un altro spezzone di gioco, ma questo conferma che il lavoro svolto è stato molto buono ed il coinvolgimento del giocatore rimane su ottimi livelli.
 
Se dovessi etichettare Emily Enough, la descriverei come un'avventura ironicamente inquietante, lugubre e noir ma in modo esilarante , a tal punto che sembra quasi camminare sul filo delle classificazioni di genere, riuscendo nel difficile tentativo di ricordare in alcuni brevi frangenti quella “follia creativa” che contraddistingue i grandi classici Lucas e Sierra . Capita sempre più di rado di parlare di una buona avventura come questa Emily Enough, il che fa riflettere anche su un particolare non di poco conto, ovvero sul perché questi giochi “indipendenti” riescano molte volte ad esplorare quel territorio dove sempre più spesso le avventure grafiche del mercato “mainstream” (anche se mi costa un certo imbarazzo definirlo così dato il target molto di “nicchia”) faticano ad inoltrarsi.
 
Giochi come Emily , ma anche il successo recente di Papers, Please , ci svegliano dal torpore mettendoci davanti ad una verità ormai lapalissiana, ovvero che questi tentativi non professionali di tenere in vita la scena adventure (ma non solo) sembrano dare una grande lezione non solo in termini di passione, ma anche di creatività a software house con qualche soldo da investire, evidentemente sempre meno attente al contenuto e sempre più preoccupate di contare i risicati guadagni e di strappare qualche acquisto in più allargando il target di riferimento con abusati espedienti di dubbio valore, lavorando più di mestiere che di fantasia, tutto questo a discapito degli appassionati veri di questo genere che ancora non hanno gettato la spugna e della qualità complessiva dei prodotti stessi. 
 
In conclusione vi consiglio di provare, anche solo per curiosità , l'apprezzabile frutto del lavoro di Logan Worsley che potete gustarvi con la nostra traduzione reperibile qui.
 

Invia nuovo commento
Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il form non venga inviato da procedure automatizzate
           ___     ___    _ 
__ __ ( _ ) / _ \ | |
\ \ / / / _ \ | (_) | | |
\ V / | (_) | \__, | | |
\_/ \___/ /_/ |_|
Enter the code depicted in ASCII art style.