Driftmoon

Tutto comincia quando vostro padre vi invia una lettera: ricordate la strana gemma del nonno? Ecco, qualcosa è andato storto con questa gemma, qualcosa di cui è meglio parlare a quattrocchi, ed è il caso che voi e vostro fratello Robert, avventurieri part-time, passiate a dare una mano. Quando arrivate a Northrop, il vostro villaggio natale, non farete però in tempo a raggiungere vostro padre che verrete scaraventati in un pozzo. Da vostra madre. E' un gesto d'amore materno, non pensate male!

Driftmoon è il risultato di sette anni di lavoro degli Instant Kingdom, un piccolo gruppo finlandese formato da Ville Mönkkönen e sua moglie Anne. Non si affidarono al kickstarter, a differenza di altri indie, ma ricevettero un premio dal Ministro dell'Educazione e Cultura Finlandese quando il gioco era ancora in fase di pre-order.

Ma eravamo rimasti al gesto d'amore materno, quello di gettarvi nel pozzo. Quando riuscirete a risalire, scoprirete che quasi tutti gli abitanti di Northrop sono stati pietrificati, vostro padre è stato rapito dai Rakhan (degli uomini-lucertola) e un re non morto blutto-e-kattivo sta preparando un'armata per soggiogare tutta Driftmoon. Vostra madre, quindi, voleva solo salvarvi dalla pietrificazione, povera donna. Comincia quindi il vostro viaggio alla ricerca delle gemme del Medaglione della Resurrezione – quella del nonno era una di queste – e del modo di distruggerle per evitare che re Ixal possa usarle per i suoi maligni fini.

La trama, come potete vedere, non è questo granché. Probabilmente non vi accorgerete neanche che prosegue mentre giocate, tanto è prevedibile, anche se, va detto, si è cercato di renderla più varia e interessante con alcune trovate (come i viaggi nel tempo, per esempio). Ma non importa, perché la trama è lì per farvi interagire con una sfilza di personaggi assolutamente fuori di melone e per riempirvi di citazioni e battute su quasi ogni titolo che vi può venire in mente: Tolkien, Monkey Island, Il Nome della Rosa... ce n'è persino una sulla pirateria informatica.  In verità, qualcuna di queste battute può dar fastidio perché troppo slegata dall'ambientazione del gioco, ma nel complesso il writing di buon livello le mantiene tutte abbastanza divertenti.

I personaggi, dicevo, sono un altro dei punti a favore di Driftmoon: sono tutti sopra le righe e diversissimi fra loro; ci sono mani mozzate zampettanti (qualcuno ricorda la Famiglia Addams?), BaBau in crisi esistenziale, eserciti di formiche, pifferai sordi, lucciole iperattive, statue parlanti, gargoyle dimenticati... e anche qualche essere umano – non uno col cervello a posto, però. Si integrano benissimo con il mondo di gioco che si sforza quanto possibile di non essere il solito mondo medievale fantasy generico, ma di sviluppare un proprio background (troverete anche qualche libro di Lore qua e là) e una propria personalità. Quindi i gargoyle sono implementati come “computer preistorici” in vari negozi, ad esempio; è presente un sottomarino simil-steampunk; i barili esplosivi parlano... L'impressione finale che ne ho ricavato non è stata di “assurdità buttate a caso assieme”, ma di un mondo alternativo abbastanza coerente con se stesso e a tratti interessante.



E veniamo al gameplay. Driftmoon si presenta come un adventure-RPG e, ve lo dico subito, è il caso di scordarvi quell'ultima sigletta. Il gioco è molto adventure, ma pochissimo RPG, nonostante presenti, in maniera super-semplificata, tutti gli elementi del genere.

Avrete subito a disposizione qualche punto abilità (con quanti punti partirete dipende dal livello di difficoltà scelto) e potrete quindi constatare che i rami fra cui scegliere sono piuttosto pochini, e rinsecchiti: quattro abilità d'attacco, quattro per l'arco, quattro per la “difesa” e quattro generiche. E' ben presto chiaro che l'arco è lì per fare scena, e che le armi che troverete (comprarle è inutile) sono una l'upgrade dell'altra, quindi non c'è molto da riflettere: mollate la vecchia per usare la nuova. La stessa cosa vale per armature e altri accessori.

Anche in questo campo vediamo la comicità e il writing all'opera: più di un oggetto ha una qualche strana storia, o regala qualche abilità peculiare – come l'Anello di Megalomania, o il... ehm, Naso da Clown. Peccato che queste restino trovate “estetiche”, senza alcun impatto sul gameplay: indossare l'Anello di Megalomania non vi creerà problemi nel risolvere pacificamente eventuali conflitti; ad esempio, anzi, non influenzerà proprio le vostre scelte di dialogo.

Son presenti anche delle caratteristiche: Forza, Destrezza, Agilità, Intelligenza e Costituzione. Anche qui è facile capire qual è quella “giusta” da alzare; può capitare che un punteggio abbastanza alto in una di queste dia delle linee di dialogo in più, ma niente che cambi di molto l'esperienza di gioco.

Il combattimento è un semplice pesta-pesta, con l'occasionale click sull'abilità da eseguire. Qualcosa a metà fra il primo Diablo e un MMORPG qualsiasi, con l'aggiunta della pausa, durante la quale è possibile dare un'azione al proprio avatar.

Durante il nostro viaggio saremo accompagnati da numerosi compagni: da Robert, nostro fratello, alla lucciola iperattiva che citavo prima, alla Regina delle Pantere. Il lato positivo è che è possibile chiacchierare con loro, e saranno sempre pronti a commentare quel che accade. Potremo anche maneggiare l'inventario dei compagni umanoidi e dar loro qualche oggetto che noi non usiamo. Il lato negativo è che... questo è tutto. In combattimento si muoveranno da soli, non potremo indirizzarli in nessun modo (ma ho apprezzato che aspettassero me per attaccare, quindi niente companion idiota che corre in mezzo a dieci trappole per raggiungere il nemico dall'altra parte, mentre voi maledite il giorno in cui avete deciso di portarvelo appresso.); non possono morire, non importa il numero di mazzate che prenderanno; cambiano spesso senza che possiate farci nulla, quindi non svilupperete con loro lo stesso rapporto che potreste sviluppare con i companions di altri RPG, che stanno con voi dall'inizio alla fine.

C'è anche una (bruttissima) storia d'amore, grazie al cielo facoltativa. Non funziona perché è troppo improvvisa e, a differenza di tutto il resto, non è buttata sul comico. Non aggiunge granché né alla storia, né all'atmosfera.
E le scelte morali? Sono poche e accessorie. Comportarvi “bene” vi fa vincere punti karma, comportarvi “male” porta alle stesse conseguenze – senza punti karma – oppure ad un “bad ending”.

Quindi, non c'è nulla di bello in quel che il gameplay ha da offrire? Non proprio. Driftmoon presenta un sistema di fisica integrato nel gioco: in sostanza, potrete spostare quasi qualsiasi oggetto, a patto di esserci abbastanza vicini – e a volte neanche quello serve: sedie, letti, casse, barili, statue, porte... potrete spostare tutto! Questo non solo migliora l'esplorazione, perché spesso troverete qualche soldino o oggetto nascosto dietro i mobili delle abitazioni, ma consente di costruire piccoli puzzle fisici, in cui bilanciare il peso di vari oggetti, oppure il classico e odiatissimo puzzle a tessere scorrevoli. L'idea è più che carina, e spostare tutti gli oggetti del mondo è divertente, però i puzzle sono sempre abbastanza semplici.



Anche esplorare il mondo di gioco è piacevole, perché le aree sono disseminate di personaggi curiosi, o trovate strane, da scoprire; alcune di questi “incontri” saranno disponibili solamente di giorno, o di notte: Dirftmoon ha il ciclo giorno-notte, e benché i vari personaggi sembrino non farci caso, alcuni eventi sono attivati solo durante uno specifico periodo del giorno.

Dal punto di vista tecnico, non c'è molto di cui lamentarsi. Benché la grafica, che potete vedere nelle foto, non sia il massimo, è abbastanza graziosa da vedere, il sistema di ombre mi è sembrato abbastanza realistico e non mi ha mai dato problemi di rallentamenti o bug di alcun tipo.
Le musiche sono molto piacevoli, vanno dal tranquillo all'epicheggiante, durante le battaglie, e ho adorato gli effetti sonori, ascoltare i quali può aiutare a evitare dei pericoli.

Piccolo punto a sfavore della telecamera: la visuale è dall'alto, neanche a volo d'uccello, ma proprio *dall'alto*. E' possibile inclinarla un po', ma capita che alcuni oggetti siano dietro dei muri o degli oggetti e che quindi si rischi di non vederli.

Non è presente alcun doppiaggio, i testi sono solo scritti a schermo, e non ho notato alcun refuso.

Assieme al gioco viene rilasciato il toolkit per creare mod o vere e proprie nuove avventure. Al momento sono pochi i lavori disponibili, fra cui il mod Sister, che permette di giocare l'intero gioco con un personaggio femminile, opzione non disponibile nel gioco “liscio”.

Quindi, vale la pena comprare questo Driftmoon? E la risposta è: dipende. Non offre molto come RPG, non offre molto neanche come adventure, ma offre moltissimo in termini di comicità, e abbastanza in termini di fantasia e trovare carine - spesso comiche anch'esse. Sopratutto, è un gioco onesto: fin dai primi momenti è chiaro che si ha di fronte qualcosa di leggero, comico e assolutamente non impegnativo, quindi non credo che meriti un voto eccessivamente basso.

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