Descent

 Siamo nel 1995. Appena un paio di anni prima veniva alla luce "Doom", che riprendendo ed in un certo qual modo "espandendo" il "concept" di gioco originale introdotto da "wolfenstein3D" (FPS=First Person Shooter) col tempo sarebbe diventato uno dei giochi più famosi di tutta la storia dei videogame, pluriosannato, premiato da critica e videogamers, etc.. Più gli anni passavano, e più Doom si lasciava alle spalle una vera e propria "armata" di giochi-clone, fatti a propria "immagine e somiglianza". Lo scenario era sempre quello: ammazza tutto quello che simuove, trova la chiave per l'uscita, trova l'uscita. Fine.
Ad una prima occhiata distratta, Descent si accoda a questo filone di seguaci di Doom; in fin dei conti, anche qui il tutto si riduce a distruggere tutto ciò che si incontra, a trovare la chiave per l'uscita, ed infine a scappare attraverso quest'ultima.

Ma, dopo diverse sessioni di gioco, si ha subito netta la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di innovativo, di diverso dal classico che ormai tutti conosciamo.
Una delle innovazioni più importanti apportate da "Descent" al mitico "stile" introdotto da Wolf3D e poi Doom, infatti, è sicuramente la possibilità di potersi muovere lungo tutti e tre gli assi di riferimento a vostro totale piacimento, grazie all'innovativo (per l'epoca) motore grafico introdotto da questo gioco. Questo fatto, sebbene possa portare ad una iniziale confusione nel videogiocatore (non è da tutti i giorni ritrovarsi a combattere a testa capovolta a 180 gradi, mentre si scende verticalmente lungo uno stretto cunicolo, contro miriadi di automi, navicelle e quant'altro che sbucano da ogni dove e che vogliono farvi la pelle!), a lungo andare si rivela l'arma vincente di questo titolo. Non è semplice prendere confidenza con i controlli della navicella che comanderemo, proprio perchè la libertà di movimento a 360 gradi non da punti di riferimento, ma al tempo stesso questo fatto induce a "perseverare" e a "perdersi" negli immensi livelli del gioco, che rappresentano l'altro grande "fascino" che riesce a trasmetterci "Descent".

Come recita lo stesso titolo, "Descent", la nostra partita sarà una vera e propria "discesa" verso gli abissi dell'inferno (tant'è che il titolo provvisorio era "Inferno"), verso labirinti sconfinati, sempre più grandi e sempre più intricati, che si snoderanno attraverso 27 livelli dalle dimensioni gigantesche (con aree e stanze "impilate" una sopra l'altra, o accanto o sopra o sotto l'altra, proprio per la libertà totale nei movimenti, che in alcuni momenti hanno rievocato nella mia memoria istanti del recente lungometraggio "The Cube"), ognuno dei quali termina con una sala dov'è presente il reattore centrale che dobbiamo distruggere per poi scappare prima che tutto salti in aria, tranne che in alcuni livelli, come il 7, dove affronteremo dei Boss tostissimi.

Certamente l'impatto visivo è fenomenale, e il senso di claustrofobica oppressione causato dagli angusti ambienti nei quali ci imbattermo, di "insidia" causata dal
nemico che potrebbe nascondersi dietro il prossimo angolo (un pò come nella miglior tradizione dei "survival horror", vedi Alone in the dark, uscito alcuni anni prima, n.d.r.) rimane a tutt'oggi fortissimo,anche grazie ad una musica eccellente, rutilante nei momenti più concitati, enigmatica nei momenti d'esplorazione.

 

La trama, spiegata attraverso brevi "briefing" preliminari che introducono il livello
successivo, è del tutto marginale e priva di ogni tipo di originalità, come accadeva in Doom: con la nostra navicella dovremo scendere sempre più in profondità nel pianeta dell'alieno invasore e salvare il mondo. Fine. Lo stile è infatti puramente "action", ed è basato principalmente sull'esplorazione degli immensi ambienti nei quali ci imbatteremo. Esattamente come in Doom potremo utilizzare numerose armi (alcune potenziabili) e sono presenti aree segrete dove potremo trovare curiosi "coin-up" e ulteriori potenziamenti per la nostra navicella.
In tutti questi elementi, "Descent" potrebbe tranquillamente considerarsi uno dei tanti "cloni" di Doom. Tuttavia, per quanto detto in precedenza in un certo senso si potrebbe affermare che Descent rappresenta un piccolo passo indietro ma, al tempo stesso, svolta nel genere degli "action game". Passo indietro perchè non apporta praticamente nessuna novità al "concept" originale di questa tipologia di videogame, svolta perchè per la prima volta vengono introdotti in un videogame "puramente" action elementi che poi avrebbero fatto la fortuna di molti titoli successivi, come la completa libertà di movimento a 360 gradi e la "tensione" caratteristica de "la calma prima della tempesta", tipica del genere "survival horror" (la cui pietra miliare risiede in Alone in the Dark, uscito guarda caso alcuni anni prima).
In definitiva, Descent è un titolo che ogni "oldgamer" appassionato di action game, deve provare almeno una volta nella sua "carriera videoludica", per il contributo storico che ha fornito al suo genere, per l'innovativo approccio stile "action-thriller" dato ai FPS, per il fascino che permea ogni singolo millimetro quadrato dei suoi 27 livelli.
 

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