The Dark Eye "Chains of Satinav" è l'ennesimo lavoro partorito dalle mente dei ragazzi della Daedalic Entertainment e può essere considerata sicuramente una delle avventure grafiche più attese di quest'anno. Dopo non poche delusioni videoludiche recenti possiamo finalmente parlare di un titolo divertente, coinvolgente e soprattutto convincente sotto molti punti di vista.

La storia ha un'ambientazione apertamente fantasy, ma per fortuna è lontana dalle ambizioni satireggianti di altri titoli. Per secoli il regno di Andergast è stato in guerra con quello di Nostria, ma quando finalmente un lunga e duratura pace sembra riportare il sorriso agli abitanti dei due regni, qualcosa torna a sconvolgere le loro vite: uno stormo di corvi particolarmente aggressivi domina infatti il cielo di Andergas seminando il terrore, presagio di qualcosa di ancora più terrificante che attende all'orizzonte.

Siamo così catapultati direttamente nel cuore della storia di Geron, un esitante giovane cacciatore, una sorte di antieroe convolto suo malgrado in una grande impresa; a fargli compagnia ci sarà una esile ed evanescente fata costretta a fuggire dal suo mondo.

Dal punto di vista grafico, parliamo di un gioco eccellente che a tratti sa mozzare il fiato per la bellezza dei fondali disegnati e dipinti a mano con grande maestria, di alcuni personaggi, per la ricchezza di locazioni perfettamente realizzate in stile fantasy. Insomma senza ombra di dubbio il gioco ha alle spalle un “artwork” davvero straordinario, delicato, a tratti malinconico.

Il titolo riprende inoltre la scelta fatta in altre avventure (Gray Matter), ovvero quella di sostituire le dispendiose animazioni filmiche con più economiche e brevi scene in slow motion con forte impostazione realistico-fumettosa e old style. Non tutti saranno d'accordo, ma a mio modesto parere ancora una volta la scelta è sembrata indovinata, gli intermezzi grafici si rivelano infatti più snelli e esteticamente godibili, anzi oserei dire che danno un tocco artistico davvero non indifferente (alcune scene sono da osservare e gustare con attenzione), quasi sospeso tra il poetico e l'“onirico”, che ben si sposa con l'atmosfera creata e che un'animazione più tradizionale, sebbene tecnicamente più riuscita, non avrebbe potuto regalare. Quando si dice fare di necessità virtù.

Però bisogna sottolineare che per quanto riguarda la struttura di gioco, parliamo di un 2D classico, con tutti i pro ed i contro: alcune volte i personaggi sembrano infatti simili a sagome dai movimenti leggermente “cartonati”.

Ben realizzati e caratterizzati i personaggi principali, il giovane Geron e la bella ed evanescente fata Nuri. A prima vista potranno sembrare abbastanza stereotipati ma il percorso di questi due personaggi porterà il videogiocatore a conoscere meglio i loro vizi e le loro virtù e quella sensazione di scontato verrà presto smarrita per strada. Alla lunga si rivelano infatti una coppia davvero ben assortita, con l'accorto e scaltro cacciatore Geron che insegue il significato dei suoi incubi e del suo passato e si ritrova quasi a fare da balia alla ingenua e capricciosa Nuri, un po' fata e un po' bambina, persa in un mondo che non conosce.

Discretamente realizzati anche alcuni personaggi secondari, protagonisti di alcuni interessanti underplot, che forse meritavano anche di essere conclusi con maggiori informazioni (su tutti quelli dell'onesto mercante o dello stesso Re di Andergast).

La colonna sonora regala qualche soddisfazione ma non spicca mai il volo, molto bella la canzone che accompagna le scelte nel menu principale, peccato che non ci siano altri pezzi altrettanto importanti; il più delle volte infatti si sono limitati a discreti intermezzi che fungono egregiamente da sottofondo ad alcune scene fondamentali, ma che risultano abbastanza anonimi. Per un gioco ben fatto come questo si sentiva la necessità almeno di un altro paio di brani ad effetto.

Ad ogni modo parliamo di migliorare un comparto sonoro che di per sé è pienamente promosso: il doppiaggio in inglese è abbastanza buono, buone le prove di coloro che hanno dato la voce a Geron e Nuri, ed a certi personaggi, qualche caduta di stile dal livello quasi amatoriale nella scelta della voce di alcuni personaggi minori (l'infermiera “Minka” , il curioso animale “occulunculus”, la regina delle Fate, a tratti anche il corvo-veggente sembra poco ispirato.)

Se andiamo ad analizzare la struttura narrativa di Chains of Satinav, finalmente possiamo parlare di un gioco che pur rispecchiando fedelmente l'ambientazione e la struttura di base del genere fantasy, a suo modo e nel suo piccolo riesce ad imporsi con una discreta originalità che lo rende simile ma anche profondamente diverso da tanti altri giochi dello stesso filone di cui abbiamo parlato ultimamente, ma che non sono riusciti ad andare oltre lo schema semplificato del raccontino.

Ovviamente non stiamo parlando di un plot eccessivamente complesso o rivoluzionario, ma che pur nella sua semplicità non sfocia mai nel banale e nell'abusato, anzi riesce dove molti titoli hanno recentemente fallito, facendo di una trama ben costruita e solida, della cura dei particolari, della gestione dei subplot e del ritmo narrativo (mantenuto sempre abbastanza sostenuto), nella caratterizzazione dei personaggi e nella realizzazione di un'atmosfera particolarmente ispirata, i propri punti di forza.

Era da tempo che non sentivo il desiderio di giocare un'avventura anche solo quei dieci minuti serali quotidiani per scoprire cosa sarebbe successo nel proseguo della trama e questo perché il livello di coinvolgimento del videogiocatore riesce a mantenersi elevato. Il colpo di scena finale è anch'esso abbastanza semplice e rientra nell'impostazione favolistica, però risulta ben fatto, non lasciato al caso.

Spesso ci siamo ritrovati a parlare della mediocrità degli intrecci di molte avventure grafiche degli ultimi tempi; se non si può avere l'originalità, quantomeno si chiede cura, attenzione e rispetto per l'intelligenza chi gioca e da questo punto di vista gli ideatori di Chains of Satinav sono un esempio per molte software house.

Il gameplay è forse il comparto che presenta qualche piccola pecca, pur risultando complessivamente discreto anche grazie a qualche scelta abbastanza originale.

All'inizio, nel menu principale è presente l'opzione che permette di utilizzare la versione “casual” o quella per gli avventurieri più navigati; fatta la vostra scelta nella parte iniziale il gioco fila liscio senza particolari ostacoli, ci si imbatte infatti in pochi e classici riddle e si punta molto sull'interazione con l'ambiente, con i personaggi, sulla combinazione di oggetti in inventario e sul pixel hunting (anche se non eccessivo).

Con il procedere, ed in particolare quando si raggiunge il momento di maggiore intensità narrativa, la faccenda diventa invece più interessante anche dal punto di vista strettamente ludico: spunta qualche enigma leggermente più complesso, qualche scelta importante da fare anche nei dialoghi, ed in qualche punto si sente la necessità anche di qualche breve momento di riflessione, rimanendo comunque su un livello di difficoltà ampiamente accessibile a tutti coloro con un po' di pazienza e deduzione logica, qualcosa che probabilmente farà storcere il naso ai videogiocatori più tosti e abituati a ben altri cervellotici enigmi.

Personalmente questa impostazione non mi ha dato particolarmente fastidio, anzi mi ha stimolato quanto basta, però probabilmente almeno un paio di enigmi con un livello di sfida più elevato (soprattutto nella parte finale) avrebbero giovato.

Qualche andirivieni di troppo risulta invece un po' noioso in alcune fasi di gioco, ma tutto sommato la velocità degli spostamenti è accettabile; anche alcuni dialoghi sono leggermente lunghetti, ma niente a che vedere con i monologhi a cui siamo abituati recentemente, inoltre alcuni risultano simpatici per l'ispirazione chiaramente monkeyana (nella parte sull'isolotto, l'ambientazione è vagamente piratesca e quando si interloquisce con alcuni personaggi il loro volto appare in primo piano ricordando anche nelle movenze degli stessi il primo gioco della saga targata Lucas).

Da sottolineare inoltre anche uno spunto curioso: è risultata infatti interessante la scelta di aggiungere nell'inventario la possibilità di intervenire in modo sovrannaturale, però solo attraverso due poteri magici comunque dall'uso abbastanza limitato (rompere e aggiustare gli oggetti e neanche sempre); soluzione per me indovinata perché l'eccesso di questo espediente avrebbe reso troppo prevedibili alcuni momenti di gioco.

Prendendo spunto dagli “easter egg” che abbondano in altri tipi di giochi, anche Chains of Satinav presenta dei titoli (“spaccone”, “pescatore”, “demolitore”, ecc) che conquisterete a seconda delle scelte fatte in alcuni dialoghi, di alcune azioni secondarie compiute o meno e che sbloccheranno filmati, immagini e “achievements”. Probabilmente sono un videogiocatore atipico perché queste perle nascoste non mi entusiasmano in modo particolare, solitamente preferisco concentrarmi esclusivamente sull'intreccio principale e sulla sua progressione logica, tuttavia se questi piccoli intrattenimenti secondari possono portare un briciolo di divertimento in più anche nelle avventure grafiche che ben vengano.

Come ho più volte detto in realtà non sono un grande appassionato di fantasy ma devo dire che Chains of Satinav è un gioco ideato e realizzato davvero bene, senza sbavature ed eccessi, curato e meno sfacciato di altri titoli recenti. Se dovessi definire con poche parole questa Ag la definirei “equilibrata e sobria” ma a tratti anche intensa e brillante, e questo grazie ad un attenzione particolare ai dettagli, al ritmo narrativo incalzante, alla volontà di non far prevalere l'avvenimento drammatico e reale sull'intervento sovrannaturale, o viceversa.

Il gameplay è semplice ma funzionale, si mette al servizio di un intreccio che pur rimanendo nella struttura “favolistica” si sforza con intelligenza di essere anche solo minimamente diverso dalla miriade di prodotti fantasy presenti sul mercato, mostrando un briciolo di rispetto per coloro che ancora oggi acquistano avventure grafiche; partendo da una base semplice e abbastanza classica sono riusciti a costruire qualcosa di interessante.Anche solo per questo è un gioco da premiare e perché no, in alcuni casi da prendere ad esempio.

La grafica infine rappresenta un tocco di classe che arricchisce notevolmente l'esperienza di gioco, diventandone parte integrante per la capacità di saper emozionare e sposarsi perfettamente con l'ambientazione e con la natura dei personaggi. Non un capolavoro, ma un gran bel gioco questo The Dark Eye, titolo che consiglierei a tutti i videogiocatori che amano questo genere e che vogliono riscoprire il sapore di un'avventura quantomeno ben fatta e piuttosto longeva.

(Recensione a cura di: Largo Lagrande)

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