È una dimora a forma di boschetto circolare
quell’albero sulla collina
dove i rami raccontano
strane leggende sul male.
H. P. Lovecraft
 
 
Amanti di avventure testuali, gioite!
Da oggi è online la nuova avventura Slenderman – L’incubo, esordio del nuovo autore Flavio Gavagnin, avventura decisamente atipica e ben più che semplice remake testuale del blasonato Slender – The eight pages. Come nell’originale, il protagonista si troverà sperduto in un bosco alla ricerca di otto pagine, costantemente braccato da un’inquietante presenza.
Sebbene il paragone col videogioco di Victor Surge risulti immediato e inevitabile, esso non fa comunque cadere nella banalità il lavoro di Flavio, anzi: questo confronto non è che un aspetto di ciò che si potrebbe dire sull’avventura.
Molte cose le dirà l’autore stesso in una prossima intervista, altre invece troveranno posto proprio qui, perciò cominciamo con la recensione vera e propria.
 
Slenderman – L’incubo, ha rivelato l’autore, nasce come tutorial riguardo ad alcune meccaniche legate ad Inform7, linguaggio con cui è stato programmato, ma ben presto la possibilità di trasformarlo in qualcosa di più che un “semplice” tutorial l’ha fatto diventare una vera e propria avventura testuale.
Come detto, scopo del gioco è esplorare il bosco in cui ci si trova alla ricerca di otto pagine: semplice e lineare. Se questa impostazione può far storcere il naso ai giocatori più navigati, quelli che si sono fatti le ossa su enigmi impossibili o trame allucinanti, questa avventura riesce a sopperire alla mancanza di questi elementi grazie al forte impatto emotivo: viene resa fin da subito l’angoscia di ritrovarsi dispersi in un luogo demoniaco ed ostile, anche grazie ad una inquietante musica di sottofondo. Tra le varie locazioni è possibile rinvenire alcuni oggetti tipici dei film horror, come case abbandonate, lapidi o tronchi marcescenti, e con questo Flavio rivela e comunica efficacemente la sua passione e conoscenza del genere. Passione e conoscenza che si ritrovano anche in alcune citazioni presenti all’interno dell’avventura (che qui non verranno rivelate) o in alcuni espedienti utilizzati, come il far cadere di tanto in tanto una fogliolina morta dai rami per farci spaventare o ricordarci ancora la nostra precarietà, rumori di animali in lontananza o strane, fantasmagoriche voci.
 
Come se tutto questo non bastasse, l’avventura è “tecnicamente” a tempo: illumina la strada la fedele torcia, le cui batterie piano piano si scaricano, come nelle avventure testuali più classiche, permettendo esattamente cento turni di gioco. La brevità dell’avventura è quindi equamente compensata con la carica di adrenalina che nasce di conseguenza, in linea con l’originale, e il fatto che per completarla siano necessarie sicuramente più sessioni di gioco rende l’avventura longeva. Non aspettatevi infatti che le pagine siano sempre negli stessi posti, che sia data la possibilità di salvare la partita corrente o di tornare indietro di una o più mosse: l’impostazione del gioco è diabolica tanto quanto il paesaggio in cui ci si ritrova!
 
 
A chi scrive, questa avventura ha ricordato molto da vicino la storica Hunt the Wumpus, per il fatto che è necessaria una corretta mappatura delle locazioni, per l’esigenza di ripercorrere spesso gli stessi posti e, non ultimo, per il fatto che ci siano prede e cacciatori. Anche se, in questo caso, non è chiaro se le prede siano le famigerate otto pagine e il protagonista il cacciatore, o se piuttosto non sia il protagonista ad essere cacciato!
E si arriva così a parlare dello Slenderman. Sempre chi scrive è arrivato a detestare questa saga per la mole spropositata di gameplay che si trovano in giro, tuttavia, come preannunciato, quest’avventura è tutt’altro che da disprezzare. Gli spaventi (letteralmente) sono gli stessi che si provano giocando al videogioco originale (e questo, ancora una volta, dimostra le possibilità che hanno le avventure testuali anche in un panorama più “avanzato”), si percepisce chiaramente l’essere braccati e l’ansia è tale e tanta che ritrovarsi faccia a faccia col “cacciatore” diventa quasi un piacere. Il fatto poi che Slenderman non abbia un volto ben si sposa con lo sviluppo di questa storia in forma di avventura testuale; l’autore stesso ha preferito non inserire immagini per lasciare libera la fantasia dei giocatori.
 
Per concludere due parole sul grado di difficoltà dell’avventura. Slenderman – L’incubo è difficile. Molto difficile. Non tanto per il fatto di riuscire raramente a scappare dall’antagonista (qui le probabilità sono, tutto sommato, a favore del giocatore), quanto piuttosto per il bisogno di recuperare le pagine prima che la torcia si scarichi, ma l’assenza di enigmi e una certa dose di fortuna aiutano.

Dopo il consiglio di giocare l’avventura, immancabili i complimenti a Flavio per il suo primo lavoro, con l’augurio che riscuota successo e che sia il primo di una lunga serie.
 
 
Stretta è la foglia, larga è la via
voi dite la vostra ch’io ho detto la mia
 
*sorrido e scompaio*