Bunny vive nella città di New Jessica ed è una hacker. La sua sola compagnia è Mask, un'IA che l'aiuta a superare i controlli nei supermercati (quando Bunny vuole comprare da mangiare) e a entrare nel sistema centrale della città. Quest'ultimo compito non è facile, il governo di New Jessica è sempre all'erta per scovare eventuali intrusi e Bunny è all'ennesimo tentativo fallito di penetrare fino al centro del sistema, quando incappa in un “appartamento invisibile”, un luogo che non risulta negli schedari informatici della città.
Perché Bunny desidera così tanto hackerare il sistema centrale di New Jessica? Chi ha creato questo “appartamento invisibile”? A queste e a qualche altra domanda risponde la visual novel di questa settimana, Invisible Apartment.

Invisible Apartment è una visual novel cyberpunk creata da Milan Kazarka. L'ambientazione è qualcosa a metà fra il look di Mirror's Edge e quello di Deus-Ex, e la trama procede su binari che si possono facilmente immaginare: malvagie corporazioni, governo stile Grande Fratello, e in tutto questo la nostra Bunny, fuggitiva da un passato che ci verrà svelato verso metà VN.

Nonostante questi cliché di partenza, il mondo che IA riesce a creare è abbastanza interessante, grazie al fatto che Milan Kazarka non si è limitato a scopiazzare a mani basse da un gioco futuristico a caso, ma ha mischiato diversi elementi nella sua ambientazione – nessuno terribilmente originale, ma il cui mix riesce a suscitare interesse.

Anche i personaggi non sono granché originali e a dire il vero neanche caratterizzati a tutto tondo: Bunny e Mask, i due che vediamo di più, sono rispettivamente la ragazzina che ha imparato a cavarsela da sola e la IA che si sforza di essere umana senza riuscirci al 100%. Alcuni loro scambi di battute sono abbastanza ben riusciti, ma nel complesso non brillano particolarmente. Un po' peggio è messo un terzo personaggio che incontreremo durante la VN, il cui carattere non è mai veramente approfondito e le cui battute sono prive di personalità.

Ma il vero problema di Invisible Apartment è il modo in cui è scritta. Mi rendo conto che l'autore non è di origine inglese, quindi ha dovuto tradurre, e in questo modo sono scusabili alcuni errori grammaticali (pochi, a dire il vero).
Ma la storia in generale è raccontata in modo molto amatoriale. All'inizio della VN, per esempio, veniamo a sapere che: “Ci troviamo in uno dei distretti commerciali di New Jessica” (originale: “We find ourselves ecc ecc”). Sorge spontanea la domanda “Ci troviamo chi?”. A quel punto entra in scena Bunny, che ci viene presentata in terza persona (“A well dressed girl wearing sunglasses sits at the centre”; “una ragazza ben vestita che indossa degli occhiali da sole si siede ecc ecc”). Il nostro punto di vista è ancora su questo “noi” che non si capisce chi sia. Arriva la prima scelta – ma per chi, noi o Bunny? A quel punto si capisce che noi siamo Bunny, anche se la narrazione non è in prima persona.

Un macello. Ho ricominciato la VN tre volte prima di capire chi è chi e cosa stesse succedendo.

Proseguendo, notiamo come si passi da una scena all'altra senza alcun avviso, a volte con una riga scarnissima del tipo: “Più tardi” o simile. Per chi non ha mai giocato una VN può apparire uno stile “normale”, si usa molto nei fumetti, ma chi invece ha avuto fra le mani una o due VN capirà il senso di svogliatezza e trascuratezza che dà una scrittura simile in questo ambito.
Aggiungiamo che il commento ai dialoghi dei pg è inserito nei dialoghi stessi, il che aumenta la confusione del lettore che non sa se sta ancora leggendo una riga di dialogo o la dialogue tag (che non dovrebbe proprio esserci, visto lo stile di interfaccia usato dall'autore).
E infine, gran parte degli eventi principali sono buttati lì, senza pathos, senza preparazione, senza spiegazione, salvo poi farci trovare due belle “paginette” di infodump che non interessavano a nessuno.

Insomma, non è un piacere leggere Invisible Apartments; è una cosa che si fa con una certa fatica e comunque sempre con l'impressione che ci sia qualcosa che non va, che le cose accadano troppo in fretta. Anche il dialogo fra due personaggi, Bunny e un altra persona, sono tirati via e non si capisce come possano arrivare a fidarsi l'uno dell'altra in così poco tempo. Il finale, che finale non è in quanto questo è il primo episodio di una serie, arriva improvviso e lascia sorpresi e insoddisfatti.

L'arte e la musica sono abbastanza belle. Un paio di volte ho notato alcune musiche che secondo me stonavano con la scena, ma in generale sono stati scelti bei brani. I disegni, benché non il top del top, sono piacevoli da guardare e alcune illustrazioni sono davvero carine.

L'interfaccia è scarna e poco funzionale. Non solo non è possibile andare indietro a rileggere le parti precedenti (cosa possibile in TUTTE le VN che ho letto), ma non è neanche possibile salvare, bisogna per forza fare un quicksave che si sovrascrive ogni volta. Per fortuna le scelte da compiere non hanno ripercussioni a lungo termine, altrimenti sarebbe stato un inferno giocare anche solo i 30 minuti di una partita.

L'idea di Invisible Apartments è buona e può anche venire voglia di arrivare alla fine per capire cosa sta succedendo nella storia. Ma la realizzazione lascia parecchio a desiderare. Esiste, su Steam, un prequel, a circa 6 euro (Invisible Apartments Zero) e il secondo episodio della serie è stato finanziato qualche tempo fa su kickstarter. Questo episodio è disponibile gratis su Appstore e Steam.