Komunisteeen!
Passatemi la battuta. Sentendo quest'urlo, vi verrebbe da pensare di assistere al comizio di un'importante persona, molto nota e da parecchi apprezzata, ma non e così. E' un grido che sentirete spesso, nei primi livelli di questo superbo first person shooter (FPS), quegli stessi primi livelli in cui la vostra bocca si spalancherà incredula ed un rivolo di bava da supremo piacere vi segnerà il mento.

Generalmente, da chi non è amante del genere, gli FPS sono associati ad azioni meccaniche, forza bruta e destrezza nel muoversi tra i livelli. E qui sta la caratteristica peculiare di CoD2, perchè questo gioco cambia i valori in campo. A patto che accettiate di giocarlo al livello di difficoltà più elevato, questo capolavoro vi proporrà un modello ragionato, dove non è l'azione ad effetto a farvi guadagnare la fine del livello, ma il fine ragionamento e la tattica astuta, contro un agguerritissimo nemico che non vi apparirà come piattamente brutale, ma come impegnato nel concreto sforzo di tenere la propria posizione e salvarsi la pelle.


Il russo, l'inglese e lo yankee

A differenza di titoli analoghi, quanto a genere, quali sono Quake e derivati, questo FPS non vi metterà nei panni di un singolo soldato, ma a turno, di tre soldati, rispettivamente dell'Armata Rossa, dell'Esercito di Sua Maestà e dell'U.S. Army. Un innegabile vantaggio, che non farà che arricchire la vostra esperienza di gioco, passando dal gelo dell'Assedio di Stalingrado, alle temperature roventi della Seconda Battaglia di El Alamein, fino all'incredibile quanto epico Sbarco in Normandia.


Il drammatico momento dello sbarco a Pointe du Hoc.

Tutti e tre gli scenari sono di grande impatto e qui va fatta una doverosissima precisazione. L'impatto di cui parlo è sia dal punto di vista visivo, che auditivo, ma soprattutto emozionale. Vi faccio un esempio pratico: quando, in una delle missioni, venite sbarcati a Pointe du Hoc per preparare lo sbarco dei primi soldati che devono attaccare le fortificazioni sulla spiaggia, in Normandia, la commistione di superbi grafica e sonoro, le urla di incitamento e dolore dei vostri compagni ed una simil-intro in stile scena iniziale di Salvate il Soldato Ryan, faranno sì che vi sentiate così emozionalmente coinvolti da dar tutti voi stessi per riuscire nell'impresa.

E' una sensazione di coinvolgimento talmente profonda che pochi giochi posso dire mi abbiano mai regalato.

In ogni caso, qualunque sia il soldato che impersoniate, sappiate che vi sarà chiesto il massimo; soprattutto il massimo uso del cervello in ogni situazione. Saranno pochissime le missioni dove la componente di pura abilità con la tastiera prevarrà sulla necessaria abilità logica. In alcuni casi, sopravvivere significa saper aspettare il momento opportuno al fine di sferrare un attacco od impadronirsi di una postazione cruciale.


It's an "em gee forty twoooo"!!!!

Nota interessantissima è la possibilità di usare le armi del nemico. Noterete la peculiarità di ogni strumento. Per esempio , le mitragliette leggere in dotazione all'esercito americano, benchè abbiano una frequenza di fuoco piuttosto elevata, hanno una portata decisamente inferiore alla MP-40 dei soldati del Reich. I fucili inglesi sono meglio di quelli usati dai soldati della Wermacht.

In alcune missioni avrete la possibilità di usare sia fucili di precisione per il cecchinaggio, sia potenti bazooka per eliminare i carriarmati nemici (anche se, la maggior parte delle volte, dovrete distruggerli facendo ricorso ad esplosivi da posizionare sui cingoli). Bellissime le animazioni di assalto ai carri danneggiati, dove un vostro commilitone, dopo esser salito sulla torretta, aprirà il portello, gettando dentro una granata per, ahiloro, uccidere gli sfortunati carristi.

Non mancherà l'occasione di poter usare anche artiglieria antiaerea, in una missione dove, come vi accennavo prima, prevarrà la pura velocità esecutiva sull'uso della materia grigia. 


Batteria di Anti Aircraft Artillery tedesca. Notate il dettaglio dei soldati della Wermacht. 

La guerra è morte e dolore...
... e questo gioco sottolinea la cruda banalità di quanto detto. Vedrete sangue a fiumi, sentirete urla e sarete circondati da compagni che saltano per aria. Contrariamente alla banalità dei luoghi comuni che spesso la stampa sviscera, credo che un gioco simile non possa prescindere dal mostrare quello che poi è il reale scopo di una guerra: sconfiggere, uccidendo, il nemico per affermarsi, per vincere. E' ovviamente una considerazione personalissima, condivisibile o meno, ma credo che tutto il clamore finalizzato a preservare i candidi occhi dei ragazzi dal sangue, sia controproducente. Lungi da me il voler affidare uno scopo didattico, circa la comprensione del male, ad un videogioco. Ma allora si allontani anche la volontà di sviscerare il male da tutto, giochi compresi. Il male è parte di questo mondo e, in'ultima analisi, parte di noi. Rifuggerlo in ogni modo non porta a nulla.

Come in un simulatore di guida l'incidente è parte dell'evento-corsa, così in uno shooter, peraltro ad ambientazione storica, la morte non può che essere com'è davvero: cruda. 


Una dura missione di combattimento urbano, nei panni del Sergente Davis. 

Giudizio conclusivo
Potente, con una difficoltà ben calibrata anche al livello di difficoltà massimo. Anzi, lasciatemi ipotizzare che, più che di livello di difficoltà, qui si possa parlare di livello di acume, necessario per progredire nelle varie missioni. E non è poco, se pensate che, normalmente, in un FPS la massima difficoltà è rappresentata da nemici praticamente invincibili.

La grafica, ottima, non sarà forse l'ultimo grido (si vede che il motore grafico è stato mutuato da Call of Duty, Activion, 2003), ma offre un ottimo dettaglio, soprattutto nelle fasi dinamiche del gioco. Il sonoro è eccelso e riproduce al meglio quello che, idealmente, sentireste in un campo di battaglia. Posso dire che gran parte dell'atmosfera è proprio garantita da questo componente. Un piccolo appunto: la fraseologia, sia alleata che nemica, dopo un pò risulta piuttosto ripetitiva, ma è anche vero che pretendere un'ampia varietà di frasi è troppo.

Probabilmente Call of Duty 2 non diverrà una pietra miliare, ma di sicuro rimarrà come un gioco divertente, anzi no, coinvolgente, anche quando, probabilmente, gli FPS li giocheremo calati inun mondo virtuale per mezzo di tute, guanti e chissà quali altre chicche tecnologiche. Il contesto storico credo ne potrà mantenere inalterata la godibilità per diverso tempo.

Valore storico: è difficile attribuire valore storico ad un gioco che non ha nemmeno un anno, ma volendo tentare un azzardo, direi che tra qualche tempo non verrà visto che come un clone con qualche peculiarità, ma non certo tale da potergli attribuire un merito nell'evoluzione del genere.

Valore odierno: credo che, come oggi, anche tra qualche anno sarà considerato come "sempre giocabile". Una degna trasposizione ludica di eventi drammatici ecruciali per la nostra storia.

Un consiglio di parte ed appassionato: dovete giocarlo!