Polybius, il videogioco che (non) esiste
Chiamate Mulder e Scully...

Il mondo dei videogiochi non è mai stato terreno fertile per le cosidette "leggende metropolitane": probabilmente perché, a differenza di altre, sono facilmente verificabili. Ad esempio, tempo fa girava voce che in uno dei capitoli di Mortal Kombat era possibile eseguire come mossa finale, al posto delle più celebri "fatality", una "nudality", scopo delle quali era spogliare l'avversario di sesso femminile; oppure che nell'ultimo livello di Doom II era presente un audio-messaggio satanico recitato al contrario, nel più classico stile heavy-metal. Se nel primo è bastato dare un occhiata agli sprite del gioco, per non scoprire nulla di pruriginoso, nel secondo è stato lo stesso co-autore di Doom a dichiarare la natura del messaggio: "To win the game you must kill me, John Romero" (se vuoi vincere, devi uccidere me, John Romero), recitato al contrario, riferimento all'immagine del suo volto nascosta dietro al boss finale. Insomma, il più delle volte si tratta di voci messe in giro da giornalisti del settore (basti ricordare i famigerati pesci d'aprile di The Games Machine), dagli stessi programmatori/produttori per creare curiosità, o di semplice malinformazione; la storia di Polybius, invece, non è così facilmente dimostrabile. Polybius sarebbe stato un videogioco arcade creato da una società chiamata "Sinneslöschen" (parola tedesca composta, che tradotta suona come "cancella-mente"), distribuito in una manciata di unità a Portland (Oregon, USA), nel 1981.

Il gioco, uno shooter piuttosto astratto dotato di alcuni elementi puzzle, probabilmente in grafica vettoriale, avrebbe avuto una sorta di effetto ipnotico su chi lo giocava, costringendolo a rimanere a giocare diverse ore, per poi provocare diversi malesseri psico-fisici come amnesie, nausee, allucinazioni e incubi. I gestori delle sale giochi avrebbero avuto diverse visite di strani "uomini in nero", che si presentavano non tanto per la raccolta dei quarti di dollaro, bensì per la lettura di misteriosi dati che il cabinato rilevava. Dopo un breve periodo le macchine sparirono nel nulla, per non riapparire più. Un'agenzia governativa che sperimentava il lavaggio del cervello? Oppure un tentativo, da parte di ignoti, di soffocare la nascente industria videoludica, che in quegli anni era in piena "età dell'oro"? Questa la suggestiva storia. I fatti: non esiste nessuna documentazione "ufficiale"; non esistono "flyer" del gioco (cioè i volantini realizzati per pubblicizzare i giochi di prossima uscita), cosi come non è mai stato registrato il nome Polybius e tantomeno quello della società produttrice. Non esistono ROM né naturalmente cabinati funzionanti, di qui esistono foto ben poco credibili (come quella che appare in KLOV); esiste uno screenshot dei titoli in-game, molto simile ai giochi di quel periodo, ma è chiaramente contraffatto (in rete si trova il font utilizzato).

Il primo accenno della storia apparso su Internet sembra sia quello del sito Coinop.org, datato 8/3/1998; sulla rete USENET, esistente dal 1979, si trovano messaggi ancora più recenti, sebbene questo sia giustificato dal presunto "potere amnesiaco" della macchina, che avrebbe di fatto cancellato i ricordi dei testimoni. Solo nel corso degli ultimi anni, in diversi siti, sembra essere tornata la memoria a parecchie persone: chi giura di essere stato coinvolto nella creazione; chi ha un amico o parente che, dopo avere giocato a Polybius, è diventato un attivista di una fantomatica "associazione contro i videogiochi"; chi cita multinazionali come la SEGA o la Atari le reali menti dietro tutto. Fra i molti, possiamo citare i nomi di due persone che, facendo una ricerca, appaiono più volte. Il primo è Christian Oliver Windler (noto come "CYBERYOGI"), programmatore tedesco, fondatore della "Logologie" ("the first cyberage-religion!"). Oltre alla facile relazione del nome della compagnia, come già detto tedesca, non è nuovo ai cosidetti "hoax": qualche anno fa dichiarò di avere trovato un coin-op fabbricato nella Germania dell'Est, con tanto di inno del partito comunista, quando in realtà era una ROM di un gioco reale da lui modificata. Inoltre, nel suo sito web dichiara che "I am interested in "zoner" games, i.e. certain monotonous high speed skill games those are capable to create alterated states of mind.". Comunque mon si trovano relazioni dirette, ad esempio, dei suoi post in USENET, con esso; e stranamente non appare nessuna informazione relativa a Polybius nel suo sito. Il secondo nome è quello di Steven Roach, che all'inizio del 2006 ha cominciato a frequentare diversi forum dedicati al Retro-gaming, raccontando la sua versione: riassumendo, dice di essere uno dei responsabile della creazione del gioco.

"[...] We were approached around 1980 by a Southern American company that shall remain nameless for legal purposes to develop an idea they had for producing an Arcade Game with a puzzle element that centred around a new approach to Video Game Graphics. [...]"

Il gioco fu lanciato limitatamente proprio a Portland, per essere testato, ma dopo qualche giorno un ragazzino tredicenne avrebbe sofferto di un attacco epilettico; Polybius fu immediatamente ritirato, per paura di avere "creato un mostro". Qualcuno conferma la storia, dicendo più semplicemente che in realtà il gioco in questione sarebbe stato una versione preliminare di Tempest della Atari. Il gioco sarebbe in seguito modificato per apparire come lo conosciamo oggi. Conclusioni: forse sono troppi i dettagli per essere una semplice bufala, anche se è molto difficile credere che la storia sia rimasta sepolta per ben 17 anni (a meno che siano stati gli autori di Coinop.org a dare via al tutto). Appare piuttosto verosimile il raccondo di Steven Roach, sebbene sia molto strano che, pur essendo coinvolto nel progetto, non abbia nessuna prova tangibile. Finché non apparirà fuori qualcosa di concreto, quella di Polybius rimmarrà solamente una -seppur affascinante- leggenda.

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