
Nell'accingermi a parlare di questo bellissimo libro, è necessario ch'io faccia una doverosa premessa. Non ho mai recensito un libro prima, per cui mi scuso sin d'ora per lo stile che la recensione stessa potrà assumere. Devo inoltre sottolineare come per me Commodore rappresenti un'icona di un certo periodo, per cui queste mie parole saranno ben poco obiettive, in alcuni punti. Forse è un punto debole, per un recensore, ma se è vero che un libro è un buon libro quando regala emozioni, allora questo è stato un ottimo libro, per me.
Brian Bagnall ci racconta la storia della famosa Commodore. Nel farlo non si perde certo nei meandri della storia di questo, un tempo, colosso dell'informatica, ma focalizza la propria attenzione sul ventennio 1974 - 1994, cioè da quando Commodore ha iniziato la propria virata verso i computer, dopo diciannove anni passati a produrre macchine da scrivere, calcolatrici, orologi e termostati, fino al giorno in cui, pressata dai debiti e dall'idiozia dei propri dirigenti, si è dovuta arrendere allo strapotere degli IBM compatibili.
La narrazione non è una sterile cronistoria di eventi, ma è arricchita da contributi, spesso decisamente coloriti, degli ingegneri e dello staff che partecipò alla realizzazione di alcuni tra i più spettacolari e rivoluzionari computer degli anni scorsi. Chuck Peddle, inventore del chip 6502, che ancora oggi è usato in migliaia di oggetti d'uso comune, racconta a Bagnall di come egli abbia disegnato, assieme a Bill Mensch, questo formidabile chip, poi implementato sul Commodore PET, sul VIC 20 e, con alcune modifiche, sul C64. Singolare è l'aneddoto sul suo contributo a due ragazzetti che, nel chiuso di un garage, non riuscivano a far funzioare il loro computer. Questi due nerd, Steve Jobs e Steve Wozniak, avrebbero poi dato vita ad un colosso che è sopravvissuto a Commodore, Apple.
Bagnall ci parla di un'azienda colorita che, sotto la tirannica guida del fondatore Jack Tramiel, ha saputo cavalcare l'onda del successo degli home computers, producendo autentiche gemme in pochissimi mesi. Tempi eroici, con ingegneri al lavoro ventiquattro ore al giorno, spesso per il puro amore di realizzare un prodotto all'avanguardia. Un'azienda però colpita da una maledizione, la Commodore Curse, come definita dall'ingegnere responsabile dei sistemi Amiga high end Dave Haynie, che ha portato la dirigenza a disfarsi in fretta, ottusamente, delle proprie menti migliori, piuttosto che riconoscer loro gli sforzi. Un'azienda sempre pronta a cambiare manager troppo in fretta, andando infine ad affidarsi nelle scriteriate mani di Re Mida al contrario, persone fallite in tutte le precedenti attività, ma ciecamente prese perchè brave a sapersi vendere.
Il libro è la chiara dimostrazione che ciò che vien fatto senza amore, ma solo per vile interesse economico, non porta a nulla. Irving Gould, investitore in Commodore negli anni '60, raggiunta una posizione dominante non solo ha defenestrato Jack Tramiel, ma ha portato alla lenta rovina tutta l'azienda. Troppo occupato ad evadere le tasse e a girare per il mondo con il suo jet privato, Gould ha spesso consegnato Commodore in mano a manager totalmente inetti ed egocentrici, capaci solo di spremerla per i propri interessi finanziari, senza alcun amore o passione per i computer.
Persone sostanzialmente stupide, incapaci di vedere in Amiga il vero potenziale, sorde ai consigli degli ingegneri, sorde all'abc del marketing. L'Amiga, vero asso nella manica di Commodore, non fu pubblicizzato a dovere se non dopo quattro o cinque anni dal suo debutto, quando oramai era troppo tardi, quando la pressione dei creditori era soffocante e, per tutta risposta, i top manager perseguivano nell'alzare il proprio reddito.
Bagnall ci mostra Commodore per quello che è stata, cioè una pioniera che ha bruciato tappe importanti, come il primo computer a vendere più di un milione di pezzi (il VIC 20, checchè ne dica Jobs del suo orrendo Apple II) o come il computer ad aver venduto più pezzi in assoluto (il C64, con ventidue milioni di pezzi venduti), ma ci mostra anche un'azienda con una dirigenza miope. Miope verso l'importanza del mercato business, miope verso le grandi risorse umane a disposizione, miope verso la necessità di differenziarsi nettamente dal mondo degli IBM compatibili, invece seguiti come improbabile ancora di salvezza. Un'azienda che già dopo il C64 aveva iniziato a decadere lentamente, a causa dell'assenza di un leader carismatico come Tramiel.
E alla fine l'autore ci racconta i tristi giorni della chiusura. Un capitale umano e di conoscenze letteralmente sprecato e una tra le più colorite aziende del settore oramai perduta. La netta sensazione che si ha, leggendo il libro, è che se Commodore fosse sopravvissuta alla stoltezza dei propri inetti dirigenti, oggi il panorama informatico sarebbe ben diverso da quello monotono attuale. Un libro che racconta una storia bellissima, interessante e lo fa con uno stile avvincente, quasi romanzesco. Un libro che però, alla fine, lascia un velo di tristezza mista a speranza.
Speranza che qualcun altro, prima o poi, possa bissare la genialità di quel gruppo di geni che era Commodore International. Genialità che può essere riassunta nelle parole di uno degli ingegneri Amiga, R.J. Mical: God, what an incredible thing we did!
Titolo: The spectacular rise and fall of Commodore
Autore: Brian Bagnall
Editore: Variant Press
Lingua: Inglese
Reperibilità: Amazon





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