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> Recensioni e recensori, Un problema aperto
Tsam
messaggio16 Nov 2012, 23:56
Messaggio #1


The Answer
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Ecco il primo di una serie di tre articoli, originariamente scritti per dietrologia videoludica (il terzo è di prossima pubblicazione) dove faccio qualche riflessione sul mondo delle recensioni attraverso tre punti di vista: il lettore, il recensore e chi i giochi li fa: http://www.oldgamesitalia.net/content/rece...esto-e-problema

Buona lettura


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Bandy JtA
messaggio17 Nov 2012, 02:04
Messaggio #2





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Ho letto l'articolo: bravo!
Ci sono un sacco di spunti interessanti, e prometto di dirti la mia in questo week end! Adesso è un pò tardino, e l'argomento merita un pò piu' di tempo di quello che ho ora... blush.gif

Tra l'altro, manco a farlo apposta, stasera su JTA avevamo aperto un sondaggio su quanto la gente desse importanza ai voti nelle recensioni... guarda un pò -.-'

Messaggio modificato da Bandy JtA il 17 Nov 2012, 02:06
 
Ravenloft
messaggio19 Nov 2012, 15:06
Messaggio #3



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Francamente Tsam, penso che il tuo punto di vista sia troppo, come dire, di mercato, insomma sei troppo buonista. Questo per me è assolutamente sbagliato. La critica, quella vera, è totalmente slegata dalle logiche di mercato! Non deve dare consigli per gli acquisti. Quella non è critica, è pubblicità. Bisogna emanciparsi da questa logica assurda.

Esempio pratico: se i recensori mettessero un bel 4 ad un gioco con molti bug al day one, vedi che la prossima volta il publisher ci pensa due volte prima di rendere disponibile un gioco incompleto o raffazzonato, se davvero pensa che quella recensione possa compromettere le vendite.

Un recensore non deve curarsi dell'impatto che la sua recensione avrà sul mercato. Se si pone questo problema, meglio cambiare mestiere, ha perso in partenza. Non è eticamente e moralmente all'altezza. Un critico vero esegue una analisi quanto più oggettiva possibile sull'oggetto della sua recensione. Questo in un mondo ideale.

Esempio 2: una delle logiche di mercato più significative, è quella di seppellire il passato. Non vedrai mai in nessuna recensione il confronto con un altro titolo, né del presente (passato recente) né tanto meno (soprattutto) del passato (passato remoto). Non riesci a vendere un prodotto peggiore di uno uscito 10 anni prima. Una recensione seria dovrebbe riportare comunque un confronto tra i diretti concorrenti di un dato titolo, o comunque con i migliori esponenti di quel dato genere (anche se pubblicati decenni prima). Se ne vedrebbero delle belle, eppure, nessuno osa farlo. Il perché è scritto nelle prime righe di questo esempio.


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Bandy JtA
messaggio19 Nov 2012, 15:30
Messaggio #4





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"Una delle domande che sempre più spesso mi capita di pormi nel momento in cui mi ritrovo a dover recensire un determinato titolo è se e come il mio giudizio possa influenzare o meno il suo impatto sul mercato."

Io invece comincio dal primo pezzo del tuo articolo, poi man mano magari ne esamino qualcun altro in maniera piu' approfondita. Il mio parere è: poco! O meglio, non tanto quanto pensi di poterlo influenzare col tuo giudizio.
Io stesso, quando compro un videogame (non necessariamente un'AG), leggo sì un paio di recensioni, ma... anche se noto parecchi lati negativi... se mi ero messo in testa di comprarlo (perchè è l'ultimo capitolo di una saga che mi piace tanto, perchè non mi dispiace quel tipo di gameplay anche se la grafica è inadeguata, etc...) stai sicuro che comunque lo comprerò.
E ad avvalorare questa tesi, non sono poche le volte in cui un utente di JtA lascia il suo commento nonostante la recensione negativa, segno che non è bastata quella per farlo demordere nell'acquisto.

Insomma, a meno che la/le recensione/i non siano veramente tutte delle stroncature (perchè dò per scontato che al giorno d'oggi chi esce i suoi soldi lo faccia solo dopo aver letto piu' di un articolo, e non UNO solo..), è difficile che il giocatore non si affidi ancora al suo "sesto senso"! Che magari poi si rivelerà sbagliato, ma che è ancora una delle cose a cui si appoggiano in tanti: a costo di toppare, piace poter scegliere di testa propria, nonostante tutto. Come quando al cinema vai a vedere un film che sai già che è una porcheria, ma che vedi lo stesso perchè ti "garantisce" due orette di svago dai problemi quotidiani, senza pretese!

Come dice però il mio grande amico LargoLagrande, la colpa è anche "nostra". Sin quando bolleremo giochi mediocri (o scarsi) per avventure "decenti", la gente continuerà a comprarle, anche perchè non è che le alternative siano tante. Bisognerebbe avere piu' coraggio, essere piu' diretti su certi aspetti, senza girarci troppo attorno con paroline piu' "dolci". E' anche vero che avere certi rapporti con publisher e team di sviluppo è piu' deleterio che altro, perchè è difficile riuscire a stroncare il titolo di coloro con cui magari hai appena parlato via Skype o su Facebook...
 
LargoLagrande
messaggio19 Nov 2012, 16:45
Messaggio #5



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Tsam complimenti per l'articolo, non è la prima volta che mi esprimo su quest'argomento, ma è talmente interessante che mi riesce difficile non partecipare alla discussione. E' ormai un po' di tempo che mi dedico alle recensioni e aggiungerei immeritatamente, data la mia scarsa conoscenza degli aspetti più strettamente tecnici alla quale cerco di sopperire attingendo a tutta la mia esperienza di videogiocatore , scegliendo dunque un approccio serio e analitico ma da fruitore, pur soffermandomi nel modo più obiettivo possibile sul titolo di turno. Se volete sapere cosa mi ha spinto a dedicarmi alle recensioni, vi do una risposta molto semplice: semplicemente perchè cominciavo a riconoscermi sempre meno nelle recensioni eccessivamente edulcorate, pubblicate nei vari siti e per i motivi più disparati. Il fatto che si sia più o meno legati al mercato videoludico in qualche frena i recensori "professionisti", nel mio caso personale poi ho dovuto constatare che spesso le avventure grafiche vengono giudicate in modo molto benevolo, per affetto, per riconoscenza verso chi ancora oggi sceglie di dedicarsi a questo mercato di nicchia o perchè le Ag rappresentano i prodotti "cenerentola" dell'industria videoludica e infierire su un genere in difficoltà sembra quasi sleale. A mio modo di vedere non c'è niente di più sbagliato, perchè si fornisce un disservizio agli utenti e si manda un messaggio sbagliato a chi invece i giochi li realizza. Quanti titoli sono stati letteralmente pompati dal marketing, e trasformati in buoni prodotti quasi per inerzia più che per convinzione? Io direi più di qualcuno. Tutto questo mi ha spinto sempre più a cercare su siti alternativi, come possono essere OGI e JTA, recensioni o commenti spesso altrettanto competenti di quelli di altri siti più titolati, ma meno "standardizzati" e più veri, anche più severi, che bene o male solo un giocatore senza conflitti di interessi o troppi filtri mentali può scrivere. Se questo serva ad orientare gli utenti, questo non lo so con certezza, ma anche il fatto di fornire una versione alternativa, di potersi confrontare liberamente senza temere di offendere la software house di turno è una grande libertà e credo anche un buon servizio per chi vuole orientarsi nella giungla dei vari prodotti.



CITAZIONE (Ravenloft @ 19 Nov 2012, 15:06) *
Esempio 2: una delle logiche di mercato più significative, è quella di seppellire il passato. Non vedrai mai in nessuna recensione il confronto con un altro titolo, né del presente (passato recente) né tanto meno (soprattutto) del passato (passato remoto). Non riesci a vendere un prodotto peggiore di uno uscito 10 anni prima. Una recensione seria dovrebbe riportare comunque un confronto tra i diretti concorrenti di un dato titolo, o comunque con i migliori esponenti di quel dato genere (anche se pubblicati decenni prima). Se ne vedrebbero delle belle, eppure, nessuno osa farlo. Il perché è scritto nelle prime righe di questo esempio.


Non sai quanto mi trovi d'accordo su questo. In passato proprio su questo mi è capitato di confrontarmi anche in modo acceso, con il tempo ho capito che a molti questo approccio critico non piace, nè viene gradito il paragone con altri titoli di generi diversi, tantomeno con quelli del passato a meno che tu non voglia rischiare di essere tacciato di nostalgia acuta! Personalmente non cerco assolutamente l'originalità a tutti i costi, ma tutto quello che ho giocato in questi anni costituisce per me un patrimonio di esperienza che non posso decidere di buttare dalla finestra quando incomincio a giocare a un nuovo titolo. E con questo torno a parlare di Ag, scusatemi. Tempo fa commentai su un altro forum l'uscita di uno dei tanti titoli a mio avviso celebrati dalla critica abbastanza immeritatamente, debuttando in modo abbastanza provocatorio e dicendo "questo gioco se fosse uscito negli anni 90 non se lo sarebbe filato nessuno" perchè mi sembrava talmente piatto da essere concettualmente più vecchio di un gioco Lucas pur essendo un titolo moderno. Apriti cielo! ti lascio immaginare le reazioni. Eppure se 15 anni fa vedevo giochi più audaci e coraggiosi, con tematiche più mature e interessanti di quanto avviene oggi (che paradossalmente l'età media del videogiocatore si è alzata e non di poco ) io da recensore lo sottolineo e mi sembra giusto e sacrosanto farlo, se il genere si siede e sguazza nella mediocrità, se il livello generale si assesta su medie discutibili, io lo puntualizzo e non lo giustifico perchè da giocatore e da acquirente io pretendo sempre il meglio o quantomeno qualcosa che mi intrattenga con intelligenza. Se la comicità di oggi mi sembra annacquata e scialba rispetto al brillante umorismo di un Monkey Island, io lo ribadisco, non posso farne a meno. Quando ho recensito Gemini Rue ho cercato di analizzarlo in modo concreto e ne ho esaltato i lati positivi, però per correttezza ho invitato il lettore a non esaltarsi inutilmente (nonostante quasi tutte le recensioni pro-indie di quel periodo lo stessero osannando) perchè paragonato ad altri titoli del passato, un gioco del genere ne sarebbe uscito fortemente ridimensionato.

CITAZIONE (Bandy JtA @ 19 Nov 2012, 15:30) *
Come dice però il mio grande amico LargoLagrande, la colpa è anche "nostra". Sin quando bolleremo giochi mediocri (o scarsi) per avventure "decenti", la gente continuerà a comprarle, anche perchè non è che le alternative siano tante. Bisognerebbe avere piu' coraggio, essere piu' diretti su certi aspetti, senza girarci troppo attorno con paroline piu' "dolci". E' anche vero che avere certi rapporti con publisher e team di sviluppo è piu' deleterio che altro, perchè è difficile riuscire a stroncare il titolo di coloro con cui magari hai appena parlato via Skype o su Facebook...


Il buon Bandy sa cosa ne penso al riguardo. Sono convinto che , anche se in piccolissima parte, la critica eccessivamente buonista e una parte di acquirenti troppo di bocca buona hanno contribuito a trasformare il genere delle avventure grafiche, brillante ed in evoluzione, in un prodotto standardizzato, fossilizzato, piatto, "usa e getta" come l'ho etichettato ultimamente e destinato ad una nicchia accondiscendente e poco esigente, che si accontenta sempre più del passatempo carino e senza pretese .


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Tsam
messaggio20 Nov 2012, 12:45
Messaggio #6


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CITAZIONE (Ravenloft @ 19 Nov 2012, 15:06) *
Francamente Tsam, penso che il tuo punto di vista sia troppo, come dire, di mercato, insomma sei troppo buonista. Questo per me è assolutamente sbagliato. La critica, quella vera, è totalmente slegata dalle logiche di mercato! Non deve dare consigli per gli acquisti. Quella non è critica, è pubblicità. Bisogna emanciparsi da questa logica assurda.

Esempio pratico: se i recensori mettessero un bel 4 ad un gioco con molti bug al day one, vedi che la prossima volta il publisher ci pensa due volte prima di rendere disponibile un gioco incompleto o raffazzonato, se davvero pensa che quella recensione possa compromettere le vendite.

Un recensore non deve curarsi dell'impatto che la sua recensione avrà sul mercato. Se si pone questo problema, meglio cambiare mestiere, ha perso in partenza. Non è eticamente e moralmente all'altezza. Un critico vero esegue una analisi quanto più oggettiva possibile sull'oggetto della sua recensione. Questo in un mondo ideale.

Esempio 2: una delle logiche di mercato più significative, è quella di seppellire il passato. Non vedrai mai in nessuna recensione il confronto con un altro titolo, né del presente (passato recente) né tanto meno (soprattutto) del passato (passato remoto). Non riesci a vendere un prodotto peggiore di uno uscito 10 anni prima. Una recensione seria dovrebbe riportare comunque un confronto tra i diretti concorrenti di un dato titolo, o comunque con i migliori esponenti di quel dato genere (anche se pubblicati decenni prima). Se ne vedrebbero delle belle, eppure, nessuno osa farlo. Il perché è scritto nelle prime righe di questo esempio.


Oggi mi fermo qui surrender.gif


Non sapete come mi fa piacere leggere i vostri riscontri e crescere questa discussione che reputo importante per diversi motivi.

Cercherò ora di rispondere con cognizione di causa, ma non temete di chiedere, criticare o altro perché l'argomento, come detto a fine articolo, è denso di risvolti e sviscerarlo appieno richiederà pazienza e molta, molta capacità di sintesi biggrin2a.gif.

Parto da Ravenloft: credo tu abbia "frainteso" il mio punto di vista, ovvero che con questo primo pezzo sto ragionando da recensore e non da fruitore del pezzo recensione; mi spiego: concordo con te che l'atteggiamento da me espresso possa apparire buonista, ma la mia riflessione era più sulle dinamiche che portano alla recensione e cosa questi comporti come effetto sul lettore più che sull'effettiva valenza della stessa. Per intenderci, non come la stessa dovrebbe essere stilata, ma le dinamiche, commerciali e non, che ne richiedono l'esistenza.

Paradigmi come il confronto con il passato sono a mio modo di vedere molto importanti (ricordo ad esempio su una recensione su King's Bounty 2 di aver suggerito di visionare la versione originale del gioco), ma non rispondono (forse) appieno alla domanda del lettore in quel determinato contesto in cui si trova a leggere la recensione: questo gioco, in questo momento, per me è da comprare o meno? Perché è di questo che stiamo parlando, nessuna recensione "commerciale" in questo momento (e aggiungo purtroppo) ha altri scopi. Aggiungo poi che la mancanza di una "storia" alle spalle di un recensore rientra appieno nel novero della mancanza di strumenti che cito in coda all'articolo: leggo di troppa gente a cui mancano le basi per poter effettuare una critica che possa essere definita tale (per intenderci, probabilmente rientro nella categoria), ma che pensa di essere in grado di fare una disamina con un certo valore.

Lancio però una provocazione: se il giocatore x ha già giocato tutto quello che il passato poteva offrire nel genere, ma si trova davanti ad un titolo nuovo sì buono, ma che non regge il paragone con un gioco di dieci anni prima, lo stronco senza colpo ferire? Oppure gli dico "guarda, una volta si stava meglio, ma questo potrebbe piacerti?". Questo discorso si allaccia anche al mondo delle avventure grafiche, dove purtroppo come ben ricorda Largo è difficile vedere qualcosa di davvero interessante.

Discorso bug: spesso ci sono delle patch al day one che il recensore non può prevedere se non informandosi per la rete: dovrebbe prendere per fede le informazioni che riceve (e che spesso deve scoprire) o stronca senza pietà il gioco quando magari l'acquirente che lo avrà effettivamente in mano non vedrà i bug esposti nella recensione? Anche questo è un problema delicato, soprattutto per i titoli tripla AAA che giocano la valenza della propria recensione a chi arriva prima. Considera che ci sono siti che pubblicano la recensione pre embargo senza voto solo per avere un'indicizzazione dei motori di ricerca anticipata.

Capite quindi che (l'utopistico) legame recensore /sviluppatore potrebbe risolvere in parte alcuni problemi, portandone però altri sollevati sempre in questo 3d: se il legame è troppo stretto riesco comunque ad essere oggettivo? Il cane si morde la coda, ma confesso che preferirei un approccio più collaborativo che potrebbe aiutare a fornire un quadro più completo.

Considerate, e qui aggiungo un elemento che tratterrò in seguito, che la voglia di recensioni e giornali a costo zero costringono le realtà web ad avvalersi della pubblicità per stare in piedi, cosa che purtroppo darà sempre adito a sospetti anche nei casi in cui si può avere la certezza al 100% che non ci siano influenze, soprattutto in un mercato come quello italiano relativamente di nicchia.
Ho lanciato alcuni spunti, a voi la palla biggrin2a.gif



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LargoLagrande
messaggio21 Nov 2012, 16:55
Messaggio #7



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CITAZIONE (Tsam @ 20 Nov 2012, 12:45) *
Paradigmi come il confronto con il passato sono a mio modo di vedere molto importanti (ricordo ad esempio su una recensione su King's Bounty 2 di aver suggerito di visionare la versione originale del gioco), ma non rispondono (forse) appieno alla domanda del lettore in quel determinato contesto in cui si trova a leggere la recensione: questo gioco, in questo momento, per me è da comprare o meno? Perché è di questo che stiamo parlando, nessuna recensione "commerciale" in questo momento (e aggiungo purtroppo) ha altri scopi.


Si ovviamente il confronto del passato non deve essere un ostacolo alla fruizione di un titolo moderno, nè deve costituire una base per un pregiudizio di fondo, il che sarebbe altrettanto errato, però allo stesso modo rifiutare di parlarne come avviene qualche volta e ignorare completamente gli spunti positivi e i punti di forza di un genere che ha vissuto molti anni fa il momento di maggior successo, quasi per autogiustificare le lodi eccessive per il titolo di turno appena divertente non mi sta bene. In ambito ag a volte mi è capitato di sentir fare un discorso che non condivido pienamente, per la serie il passato è un capitolo chiuso, le avventure oggi sono diventate questo, prendiamone atto e valutiamo in base a quello che abbiamo tra le mani. Cioè contestualizzare il difficile momento storico di un genere va benissimo, io stesso lo faccio quasi sempre, però partire dal presupposto che ormai il meglio è stato dato , o ancora peggio trovare la giustificazione che il meglio forse non era neanche tale solo perchè è ingigantito dalle lenti della nostalgia, non mi va bene per nulla. Capisco che per le nuove generazioni non ci sia questo problema e che magari le pietre miliari e i punti di riferimento siano altri (spesso infatti è difficile dialogare con i giovani fan delle varie saghe che valutano tutto secondo i propri parametri che sono diversi), però addirittura penalizzare chi abbia sul groppone altre e più profonde esperienze di gioco non mi sembra il caso, io dico che un'opinione diversa e perchè no, un commento di un utente più navigato che non si lascia prendere dai facili entusiasmi giovanili o non si lancia in stroncature date con estrema superficialità a titoli che hanno solo il difetto di essere più complessi dal punto di vista narrativo o ludico , può solo fare del bene. Se non altro ci sarà una voce in più.

CITAZIONE (Tsam @ 20 Nov 2012, 12:45) *
Aggiungo poi che la mancanza di una "storia" alle spalle di un recensore rientra appieno nel novero della mancanza di strumenti che cito in coda all'articolo: leggo di troppa gente a cui mancano le basi per poter effettuare una critica che possa essere definita tale (per intenderci, probabilmente rientro nella categoria), ma che pensa di essere in grado di fare una disamina con un certo valore.


Lancio però una provocazione: se il giocatore x ha già giocato tutto quello che il passato poteva offrire nel genere, ma si trova davanti ad un titolo nuovo sì buono, ma che non regge il paragone con un gioco di dieci anni prima, lo stronco senza colpo ferire? Oppure gli dico "guarda, una volta si stava meglio, ma questo potrebbe piacerti?". Questo discorso si allaccia anche al mondo delle avventure grafiche, dove purtroppo come ben ricorda Largo è difficile vedere qualcosa di davvero interessante.


Su questo sono d'accordo, io per esempio da utente sono uno di quelli che ha i propri punti di riferimento in materia di recensioni, proprio perchè la rete pullula di analisi serie e meticolose ma anche di facili commenti personali che lasciano il tempo che trovano, di esperti e imbonitori, di gente veramente competente e di critici improvvisati che pontificano in webcam (ne abbiamo parlato proprio qui su OGI), il difficile è orientarsi tra un mare di pubblicità occulta (in buona o cattiva fede), opinioni e invece recensioni ben fatte, obiettive. Da recensore non so classificarmi, non mi ritengo neanche tale, sono un giocatore che valuta un gioco dal punto di vista di un giocatore, magari evitando eccessivi tecnicismi a favore di un approccio più diretto ma non per questo meno profondo e attento, non so neanche se sia in grado di fare una critica veramente competente e coerente, posso solo dire che cerco sempre di basarmi sul buon senso, sulla riflessione e sulla contemplazione accurata di tutti i fattori e di tutti gli aspetti e le componenti di un gioco, il tutto in assoluta buona fede, senza reverenze di alcun tipo e in assoluta libertà e onestà intellettuale, cercando di non permeare mai l'articolo di una riflessione strettamente personale, che magari può esserci a margine ma non deve essere mai predominante. Ci metto sempre un grande impegno e tanta tanta fatica, proprio perchè scrivere in questo modo comporta uno sforzo non indifferente in termini di obiettività e capacità analitiche. E in tutto questo la mia esperienza di videogiocatore conta non poco e non posso farci nulla, il nostro bagaglio videoludico è lì e non puoi cancellarlo con un colpo di spugna, il che non vuol dire che sia necessario stroncare tutto quello che non è originale, o migliore del passato, anzi, ma vuol dire trovare quell'equilibrio giusto che ti permetta di essere sereno nella valutazione, senza eccedere nell'esaltazione del momento, che purtroppo gonfia i voti di molte ag "appena carine" o "divertenti", creando spesso false aspettative che puntualmente deludono i giocatori più esigenti.


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Tsam
messaggio22 Nov 2012, 10:09
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Oggi parlavo con un amico della questione del "passato" come riferimento e mi ha sottoposto un aspetto interessante, ovvero il fatto che il giocatore medio, generazione dopo generazione, sta alzando l'asticella della fruizione del videogioco impedendo per intenderci a coloro che sono nati ora di provare e capire come abbiamo fatto noi i giochi usciti anche solo quindici anni fa; in questo senso immagino diventi difficile poter effettuare un paragone con quello che fu nel momento in cui si fa una recensione, a meno che di dare riferimenti troppo soggettivi che mal si adattano al giocatore contestuale.

Per intenderci dinamiche molto più lente o a volte una grafica che per noi era il non plus ultra mentre ora è oggettivamente difficile da guardare, sono ostacoli non indifferenti in un'ottica che gioco forza è sempre progressiva.

Probabilmente la virtù sta nel mezzo, ma sicuramente è un altro aspetto di cui tener conto.


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Ravenloft
messaggio23 Nov 2012, 11:26
Messaggio #9



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Non sono nuovamente d'accordo.

Il perché è presto detto: innanzitutto, dal punto di vista "critico" il giocatore attuale non deve essere preso in considerazione, piuttosto bisogna guardare agli aspetti artistici e oggettivi. Il pubblico di riferimento non c'entra. L'arte non ha pubblico di riferimento, DEVE anzi essere universale. Questa è una distorsione del mercato e un pilastro del marketing... La critica deve essere super partes. Altrimenti diventa pubblicità. E soprattutto deve essere LEI a guidare i gusti del pubblico eventualmente (grazie proprio all'autorevolezza), non viceversa!

Secondariamente, il confronto, soprattutto "grafico", siamo d'accordo non renderebbe giustizia ai giochi del passato (per ovvie ragioni), ma prendi un Okami o un Bioshock, hanno un valore artistico tale che può ben essere confrontato. Non bisogna avere i paraocchi ed essere pragmatici. La grafica ok, non può essere confrontata, ma il valore artistico sicuramente si.

In ultimo, il punto dolente. Il gameplay. L'essenza del videogioco (per come la vede il sottoscritto). Parlando per esperienza diretta, ma sarà ormai palese a tutti, le meccaniche del videogioco hanno avuto un momento di evoluzione fortissima (pensiamo alla transizione Wolfenstein 3D -> System Shock 2 e chiedo scusa se uso sempre questo esempio solo perché a me caro...) per poi tornare indietro verso una semplificazione totale (non mi riferisco al livello di difficoltà, ma a quello di complessità delle meccaniche, lo ricordo). Una volta assaggiato il caviale (System Shock 2), tornare a mangiare polenta (Call of Duty, ad esempio) magari non è proprio il massimo. Eppure, è questo che è successo. La polenta sarà anche buona, ma il caviale è certamente di un altro livello. Mi basta che lo si dica in una recensione, che a livello di gameplay System Shock 2, gioco del 1999, è ancora oggi BEN SUPERIORE a qualsiasi cosa si sia vista dopo che abbia una visuale in prima persona. Questo non vuol dire che il livello artistico raggiunto da Bioshock non sia superiore (anzi!), oppure che quello ha una storia migliore, presentata meglio, etc. Ma le meccaniche, il gameplay, è inferiore senza ombra di dubbio. E non l'ho visto scritto in nessuna recensione nei passati 13 anni, eppure, per onestà intellettuale, lo sappiamo bene che SS2 è tra i 3/5 giochi maggiori di tutti i tempi. Sarà per non far vergognare ciò che è venuto dopo? Oppure è semplicemente un modo per vendere i prodotti "nuovi" che soccomberebbero sotto il macigno del passato?

Faccio un piccolo paragone musicale (altra "arte" divenuta mainstream con risultati osceni e del tutto paralleli a quelli del mondo del videogioco, e non è un caso...), se pensiamo che oggi i One Direction vendono dischi, con buona pace di Who, Pink Floyd, Rolling Stones, etc. (non voglio scomodare i vari compositori classici...) capisco il perché "rivangare" un non più profittevole passato possa essere commercialmente fallimentare, ma non venite a paragonarmi i primi con i secondi, grazie. Eppure leggo recensioni che fanno esattamente quello che fanno i recensori del "nostro" mondo: evitare i paragoni... Sarà un caso? Non lo è affatto... le logiche commerciali, come ho già scritto, vengono PRIMA sia dell'onestà intellettuale che della critica fatta come si deve. E, nel caso della musica, non c'è l'aspetto grafico da tenere in conto, eppure il parallelo è inquietante comunque. Stesso discorso per il cinema... cosa volete che scrivano dei cinepanettoni rispetto ad un, tanto per citare un film a me caro, "La strada" di Fellini?

Tutto questo per dire che, mi sembra abbastanza ovvio, il paragone col passato è scomodo, scomodissimo, per un semplice fatto: non è possibile replicare in "massa" l'arte (con buona pace di Warhol che ha lanciato la provocazione proprio per negare il concetto, per ridere della massificazione). Quando un'arte arriva in questo stadio della sua "evoluzione", DEVE perdere qualcosa. Non sarebbe possibile "replicare" l'arte di Bioshock in maniera seriale come succede per Call of Duty (infatti neanche loro sanno più cosa "replicare"). Questo è il mercato di massa, dominato dal "made in china". Se lo vogliamo negare o conviverci scendendo a compromessi, va bene. I cosiddetti recensori fanno proprio questo, evitano il paragone, poiché conoscono benissimo gli esiti del confronto. Come conoscono le meccaniche che governano il mercato. Un tempo gli artisti morivano di fame, e venivano consacrati solo dopo la loro morte, proprio per non condividerne i profitti ingenti... poi nacque il copyright per evitare nuove situazioni incresciose. Per togliere "potere" alla critica. Oggi questa è talmente ridotta male che deve elemosinare da mangiare (contrappasso?) da chi dovrebbe invece essere l'oggetto della critica. I tempi sono cambiati, e la situazione si è completamente ribaltata. Sarà perché gli "artisti" moderni sono numericamente superiori ai "critici".
 
Tsam
messaggio23 Nov 2012, 11:52
Messaggio #10


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CITAZIONE (Ravenloft @ 23 Nov 2012, 11:26) *
Non sono nuovamente d'accordo.

Il perché è presto detto: innanzitutto, dal punto di vista "critico" il giocatore attuale non deve essere preso in considerazione, piuttosto bisogna guardare agli aspetti artistici e oggettivi. Il pubblico di riferimento non c'entra. L'arte non ha pubblico di riferimento, DEVE anzi essere universale. Questa è una distorsione del mercato e un pilastro del marketing... La critica deve essere super partes. Altrimenti diventa pubblicità. E soprattutto deve essere LEI a guidare i gusti del pubblico eventualmente (grazie proprio all'autorevolezza), non viceversa!


Solo per aggiungere, per ora, che l'ultima parte di questo paragrafo sarà oggetto del terzo articolo della serie blush.gif


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Tsam
messaggio10 Dec 2012, 11:32
Messaggio #11


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Ecco il secondo articolo della serie: http://www.oldgamesitalia.net/content/rece...-media-malefica

Buona (spero) lettura!


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LargoLagrande
messaggio10 Dec 2012, 14:41
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CITAZIONE (Ravenloft @ 23 Nov 2012, 11:26) *
le logiche commerciali, come ho già scritto, vengono PRIMA sia dell'onestà intellettuale che della critica fatta come si deve.


Mi riallaccio anche all'articolo di Tsam, che ringrazio , perchè quest'argomento mi sta molto a cuore. Su questo e in generale su tutto quello che ha scritto Ravenloft sono pienamente d'accordo, soprattutto quando dice che una volta le recensioni, le critiche (letterarie o di qualsiasi altra tipologia) illuminavano le masse, indirizzavano i gusti, le guidavano e perchè no indicavano loro le modalità giuste per valutare un'opera d'arte , che sia un quadro, un album musicale, un libro o un videogioco (che possa essere anch'esso un'opera d'arte siamo ormai tutti d'accordo spero). Oggi tutto questo non avviene più. Tornando nel nostro ristretto ambito videoludico, secondo me il recensore deve avere il coraggio di dire che anche un titolo di successo può essere mediocre o che non è tutto oro quello che luccica, così come deve essere capace riconoscree il valore di alcuni giochi che almeno tentano di prendere le distanza dalla massificazione imperante. Quello che noto sempre più spesso, leggendo qui e lì, è che il recensore oggi ha quasi il timore di andare contro il mercato, contro l'opinione della maggiorparte degli utenti, la sua valutazione è sempre più spesso addomesticata e questo avviene in tanti ambiti. A rovinare tutto poi c'è un trend degli ultimi anni, ovvero la celebrazione eccessiva del "de gustibus", che è si importante, ma se inquadrata nel modo giusto. Questo concetto errato che tutto è vero o falso a secondo dei casi, secondo me ha reso vano il lavoro del recensore e del critico, ne ha sminuito il ruolo e lo ha ridimensionato riducendolo a quello dell'opinionista, perchè ormai c'è una confusione incredibile tra il concetto di "gusto personale" e "valutazione obiettiva", tutto viene messo nello stesso calderone, tutto è opinabile, quindi nulla è veramente obiettivo. Nulla di più falso e, se mi permettete, di più sciocco. Chiunque si alza la mattina e dice il contrario di quello che è stato analiticamente valutato da fior fior di professionisti, soprattutto in questo momento e grazie a internet , dove la sacrosanta libertà d'espressione in alcuni casi si trasforma in un'arma a doppio taglio, quando finisce nelle mani di gente confusa, dove tutti diventiamo critici, recensori , pseudoesperti spesso senza avere gli strumenti giusti .

Tornando al discorso di prima e spostandoci (neanche di molto) nel campo giornalistico nostrano, è innegabile che le problematiche siano le stesse. Travaglio dice "Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto." Il cancan delle primarie ci ha ricordato qualcosa di importante: tranne su Sky, per il resto nel nostro paese è spesso difficile trovare un giornalista che faccia domande per mettere in difficoltà seriamente l'intervistato (soprattutto se parliamo di uomini politici o di dirigenti) quando è necessario. Ormai si concordano le interviste, i contenuti, finanche le domande e tutto diventa un grosso slogan pubblicitario. Il giornalismo d'assalto, quello scomodo, scompare o viene relegato su qualche emittente e fiorisce la cronaca nera, quella rosa, il gossip, dove non c'è il rischio di far arrabbiare nessuno, non si pestano i piedi e dove il "do ut des" regna sovrano.

In ambito videoludico, a mio modo di vedere succede lo stesso. In molti recensori viene meno il desiderio di analizzare obiettivamente, mettere in difficoltà e perchè no anche spronare a far meglio e allora si diventa parte del meccanismo, per abitudine, a volte anche in buona fede. Vi faccio un esempio, quando ho scritto la rece di Fuga da Deponia sono stato contattato dall'addetta stampa della Daedalic che con molta gentilezza mi ha chiesto perchè avessi dato un voto così basso. Con altrettanta cortesia le ho spiegato i motivi e cosa, a mio modo di vedere, poteva essere fatto concretamente per migliorare un titolo tutto sommato interessante e successivamente mi hanno ringraziato. Per carità non che sia servito a granchè, io sono un signor nessuno, ma forse è l'esempio di come una critica negativa (che dovrebbe essere accettata) susciti subito perplessità, come se la recensione fosse parte di una campagna di marketing e in quanto tale deve essere necessariamente positiva, anche se ad onor del vero in questo caso il confronto è stato costruttivo e serio. Quando la critica fa questo può essere funzionale alla causa, può smuovere le acque, aprire gli occhi a tanta gente, perchè no indirizzare i gusti. Celebrare in pompa magna titoli mediocri fa male a tutti, al recensore, al lettore e direi a tutto il mercato. La scena adventure odierna è il perfetto esempio di come un eccessivo buonismo possa nuocere a tutto un genere.


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Diduz
messaggio10 Dec 2012, 15:16
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Tutti, uffici stampa e lettori, si siedano e leggano, se ne hanno voglia. Un'analisi corretta, scritta ed articolata, non stronca per far ridere o divertire, segnala magari anche con malinconia i difetti (che nella maggior parte secondo me non sono in cattiva fede), mette nella giusta prospettiva critiche ed elogi. Se non hanno voglia di leggere, si tengano i numeri, si tengano la sintesi che non spiega un cacchio, l'approssimazione e le medie matematiche. E dicendo questo rimprovero anche me quando invece di leggere una recensione guardo solo le stelline. Manco fossi in un sacco a pelo. ghgh.gif


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CITAZIONE (Diduz @ 10 Dec 2012, 15:16) *
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Tutti, uffici stampa e lettori, si siedano e leggano, se ne hanno voglia. Un'analisi corretta, scritta ed articolata, non stronca per far ridere o divertire, segnala magari anche con malinconia i difetti (che nella maggior parte secondo me non sono in cattiva fede), mette nella giusta prospettiva critiche ed elogi. Se non hanno voglia di leggere, si tengano i numeri, si tengano la sintesi che non spiega un cacchio, l'approssimazione e le medie matematiche. E dicendo questo rimprovero anche me quando invece di leggere una recensione guardo solo le stelline. Manco fossi in un sacco a pelo. ghgh.gif


Non lo dire a me, io sono sempre stato contrario per esempio ai voti in centesimi, che trovo letteralmente assurdi, dove tutto si riduce a un numero in più o in meno, come se fosse facile quantificare gli sforzi , le intenzioni , i lati positivi e negativi, senza dimenticare che molti si soffermano sul voto e non vanno oltre, non approfondiscono. Il voto in stelline già presuppone un giudizio meno schematico e solenne, più sommario, orientativo, quasi da prendere meno sul serio e questo ti spinge anche a leggere maggiormente, ma se potessi farei a meno anche di questo sistema, per me la recensione è tutta nelle valutazioni e nelle argomentazioni che vengono presentate. Se potessi scegliere, abolirei qualsiasi etichetta numerica o iconografica e lascerei spazio al nudo contenuto.


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Bandy JtA
messaggio13 Dec 2012, 12:10
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Letta, con ritardo, anche la seconda parte dello "speciale".
Beh, intanto ho letto tante cose in cui mi riconosco... è stata una piacevole lettura. Diciamo che, e parlo strettamente del MIO caso, preferisco scrivere sempre la verità. Ossia: se il gioco è brutto lo dico, se è bello pure. Magari se fà ribrezzo uso parole un pò piu' soft per dirlo, ma di farlo capire lo faccio capire. Idem al contrario. Magari una volta, agli esordi, l'avrei fatto, ma oggi non darei mai 90 a un gioco che ne vale 60, o 80 a uno che ne vale 50. Agli inizi, credo, si tende a essere piu' buonisti, si cercano utenti e visite, e "può" capitare di farlo. Ma poi, dopo qualche anno, tendi a farla finita, perchè nel bene o nel male ti sei stabilizzato, hai il tuo "pubblico" e non hai piu' bisogno di "accattivarti" nessuno. E puoi diventare piu' bastardo (ma solo se è necessario).
La fortuna poi (secondo altri potrebbe essere invece una sciagura) è proprio quella di avere meno rapporti possibili coi vari publisher e Sh, perchè è vero, se invece ce li hai, che ti viene molto piu' difficile scrivere roba tipo: "questo gioco non vale nemmeno 3 euro!".
Quindi, per chi riesce a "sopravvivere" anche senza gli aiuti esterni, essere ancora piu' obiettivi è possibile. Io credo che il lettore ormai si sia rotto le scatole di leggere sempre le solite cose. E di vedere sempre i soliti voti. Personalmente credo di piu' alle recensioni dove mi esaltano i punti negativi che non quelle che esaltano il contrario. Poi sta' sempre al lettore, sopratutto se ha una certa esperienza, capire se nonostante quello, il gioco meriti l'acquisto ugualmente. Ho comprato alcuni giochi, dopo aver letto recensioni NON ESALTANTI, e ne sono rimasto comunque soddisfatto. Perchè far conoscere uno, due, tre punti negativi di un titolo non vuol dire che quel gioco sia scadente, e dare un voto medio anzichè alto.... idem!
La cosa basilare è leggere il CONTENUTO dell'articolo, e non il voto. Il commentone finale è importante, i numeri meno. Quindi è bene spiegare al lettore cosa trova e cosa NON TROVA all'interno di quel determinato gioco (Ag, action, sportivo, rpg, rts, quello che è...), in modo talmente esauriente da fargli snobbare il voto finale.

Vorrei poi, non sò se magari ne parlerai nella terza parte, spendere due parole su certe recensioni talmente stringate e mal fatte, e banali sino all'inverosimile, che non puoi fare a meno di dirti: "questo il gioco non l'ha nemmeno installato nel Pc!"

 

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