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Versione completa: Avventura Di Rgrassi
OldGamesItalia > OGI World > Sala Giochi > Narrativa Interattiva & Giochi da Tavola > Avventure Concluse > L.B.
Tsam
Qui posterò i vari passi dell'avvenutra di Robe..;)..ciao
tsam
Tsam
Per nn tediarvi troppo la lettura..dividerò il prologo in 3 parti..a distanza di un paio di giorni l'una dall'altra..intanto scaricate l'inventario..si inizia!!!
Prologo parte 1
Mi risvegliai per il freddo. Sentivo freddo da un'inifinità di tempo, ma era come se non me ne fossi accorto prima. Le mia ossa erano ingranaggi immobilizzati; il mio cervello una sfera di ghiaccio. Non sapevo esattamente dove fossi stato, prima di risvegliarmi. Da un'altra parte, ceramente. In un luogo che avevo raggiunto percorrendo una strada impossibile, una strada che non dovrebbe esistere, non in quel modo, almeno. Era stata una strada del dolore, a portarmi sino a lì: un'interminabile scala ascendente, o discendente, forse, se quel luogo era seppelito nel profondo dell'anima. Ma quando ero riuscito a svegliarmi, per il freddo, ti dico, non mi ricordavo di essere sprofondato. Di essere sceso nell'abisso. No: il mio dolore era stato un'ascensione. Una salita verticale fatta di scariche elettriche, di lampi di idrogeno, di graffi, di ossa spaccate. Era tutto quello che mi avevano fatto, capisci? Le scariche elettriche, i tagli, gli arpioni. Le suture. E i trapani, con quel rumorecircolare...lo conosci? Io l'ho scolpito in memoria, quel suono: il motore degli scalpelli e dei trapani, quello, intendo, di quando ti scavano dentro.

Mi riscegliai per il freddo. Fu un mistero, per me. Come facessi a sentirlo ancora, tra i pochi brandelli del mio corpo e dei miei sensi. Quale Caso, quale Dio della sofferenza mi aveva salvato? Se è mai esistito questo Dio, io l'avevo preso a braccetto, ero entrato nella sua Chiesa di preghiere dolorose, attraversando la porta principale. Avevo sofferto tutto ciò che è possibile soffrire; tutto ciò che non puoi nemmeno immaginare. E l'avevo sofferto perchè qualcuno mi aveva venduto. Il Dio della sofferenza non poteva accettare, questo. Che fossi stato venduto a lui. Per questo, penso, mi aveva salvato. Il Dio della sofferenza mi aveva tenuto il braccio, salendo nel regno assoluto; mi aveva concesso di dimenticare, cullandomi nell'oblio del sonno, del coma, del silenzio. Mi aveva allontanato dal mondo, tenendomi stretto tra le sue mani fatte di aghi, cucendomi gli occhi.
I miei torturatori mi avevano lasciato stare, alla fine, perchè mi avevano creduto morto. Pensavano che avessi salito l'ultimo gradino della scala..e se ne erano andati, lasciandomi legato ad una sedia, chissà dove. Ero rimasto solo, in un luogo che non ricordo e non ricordo per quanto tempo. Alla fine, il Dio della sofferenza aveva chiamato il freddo; ero tornato a vedere.
Quando mi risvegliai, non era solo per il freddo. Non ti ho mentito: il freddo era stato la scintilla. Mi riscegliai perchè nessun Dio vuole un sacerdote venduto. perchè la Sofferenza mi aveva rifiutato, conducendomi per mano tra i suoi altari, sussurandomi le sue nenie, presentandomi ad una delle sue sorelle: Vendetta.
E il Dio della vendetta mi fece uscire vivo da quel posto.

Mentre te lo racconto, amico mio, rivivo tutto. Adesso che è terminata, che non posso assolutamente fare più niente, ora che la città di Hong Kong è sparita dal mio campo visivo, nella notte, tutto mi sembra tremendamente distante. E so che non è certo questo il modo migliore per raccontarti questa storia. Dalla fine, intendo. So che vorresti sapere perchè. Chi sono io, chi sono gli altri? Perchè mi hanno catturato, torturato, venduto?
Vedrai. Hai i miei ricordi inscatolati in questo chip, un autentico LB chip composto in stato di alterazione empatica sopra un traghetto Star Ferry, in manovra di allontanamento da un posto che chiamano il Quartiere Sommerso di Hong Kong nella Cina federale. Composto adesso, intendo.
L. B. è la sigla di identificazione di questo tipo di memorie.. ma è anche il nome di una persona scomparsa. Adesso può non significare niente, per te. Ma è così doloroso, confuso, difficile, provare a farti entrare in questa storia, che penso che nulla significherebbe qualcosa, per te. La confusione deve essere il prezzo che paghi quando hai terminato la tua caccia. La vendetta si consuma a poco a poco, mentre la cerchi. Poi ti lascia la confusione.
Tsam
Ed ecco..
Prologo parte 2

Per poter capire perchè Alan Cromer si addormentò, sotto ai ferri dei suoi torturatori e perchè conobbe il Dio della sofferenza..hai bisogno di conoscere l'Inizio.
E l'Inizio era composto da quattro persone.
E di un "colpo" molto speciale tra i canali di Copenaghen.

Eravamo un gruppo di agenti; agenti criminali, forse. In quell'Europa armata e violenta, ci conoscemmo per caso, grazie a quello che sarebbe diventato il nostro capo: noi lo chiamavamo semplicemente Magister, il Maestro. Era un focomelico, un uomo privo degli arti inferiori e con quelli superiori ridotti a delle minuscole protesi. Stava sopra ad una specie di sedie a rotelle meccanica, che viaggiava a cinquanta centimetri da terra. Magister ci dirigeva tutti, dalla sua seggiola. Lì aveva tutte le comodità: spinotti, interfacce, programmi. Era stato lui a sceglierci, uno per uno, a farci riunire a Copenaghen, e fu lui a darci tutti gli incarichi, a organizzare i colpi, a pianificare l'azione.

Venni contattato da una donna: avrei scoperto solo in seguito che era anche lei una del gruppo. Alta, bellissima, bella. Gli altri attributi e le sue capacità passarono immediatamente in secondo piano. Quella sera ero andato ad una specie di fest, in un locale del Nord che si chiamava Park cafè. Un locale di studenti, di ragazzi. Io ero un fuori quota, ma mi era sempre piaciuta la musica che suonavano là dentro. Me ne stavo tranquillo, seduto in un angolo, a sorseggiare birra. Roxy (si chiamava così) entrò nel locale come se avesse saputo benissimo che io c'ero e che ero seduto proprio là, in fondo. Mi puntò. Venne dritta a me, dall'ingresso al bancone, in mezzo ai ragazzi. Anche lei era una fuori quota. Per l'altezza. "Sei tu Alan Cromer?" mi domandò. Ero io, certo, ma lei chi era? Avrei voluto domandarle, ma era una donna... Roxy aveva gli occhi verdi ed i capelli lunghi. Si passò una mano sui capelli, come se mi avesse letto nel pensiero. Le annuii una conferma sula mia identità, cercando di ricordare se avessi ancora dei conti in sospeso con qualcuno. "Stiamo cercando uno come te. Un pilota." Non erano troppi quelli che sapevano che lavoro avevo fatto io, prima di mollare. E in quel momento, davanti agli occhi verdi di Roxy, non è che mi venissero proprio in mente tutti, quelli che sapevano. Così non potevo negare. Non mi riuscì. Mi diede un rotolo di Euro spesso tre dita, con un nome ed un indirizzo. Avevo meno di quattro ore per essere lì, alla prima riunione.
Ci andai.

La riunione era in una zona industriale della città, non servita dai mezzi pubblici. Poichè ero senza lavoro da quasi quattro mesi, scesi dall'ultimo autobuse e feci il resto della strada a piedi, sotto una fastidiosa pioggerella gelata. Quando arrivai all'indirizzo giusto, la stessa donna del Park Cafè mi aprì la porta. Di me notò solo una cosa: che ero in ritardo. Mi condusse in una sala rotonda, calda, con un camino moderno a cappa semiconica, nel centro esatto del locale. Attorno al camino era disposto un cerchio di divani color crema, molto eleganti. Tutto il posto era molto elegante. Roxy mi presentò agli altri: un bestione biondo chiamato Nathan Wattershim ed un tizio molto magro ed affilato, dal viso scavato e gli occhi ardenti. Si presentò come Edwin Wakeman, ma imparai presto a chiamarlo, semplicemente, il Giudice. Roxy e Magister completavano il gruppo. Magister emerse da una porta ad apertura foto elettrica, sulla sedia semovente. Sorrise a tutti noi, spiegandoci perchè ci trovamo lì: l'idea era quella di formare un team di agenti speciali con pochi scrupoli; gente che uccidesse obbedendo ad un ordine. E per un mare di soldi, ovviamente. Magister aveva studiato bene i vari componenti del gruppo, poichè avevamo, tutti, una serie di punti di contatto che ci avrebbero permesso una perfetta integrazione. Tutti noi eravamo in uno stato di calma apparente: impossibilitati a lavorare in modo "legale", o perchè avevamo qualche decina di cacciatori di taglie sparpagliati sulle nostre tracce, o perchè, nel precedente lavoro, avevamo commesso un errore imperdonabile. Era il mio caso. Tutti noi immaginavamo che, se avessimo rifiutato la proposta, non saremmo sopravvisuti per più di ventiquattro ore.
Tsam
Si inizia!!!Robe gioca pure quando puoi..nessun problema..ciao
tsam

Non serve che io vi annoi su quali e quanti colpi facemmo, a Copenaghen. Vi basti sapere che si creò un buon affiatamento. Gli incarichi erano ben divisi e chiari: io ero il pilota e mi occupavo di moto,di camion, di macchine, di elicotteri e di tutto ciò che si può guidare con una serie di comandi meccanici. Nathan faceva il lavoro di fatica: il macellaio. Se c'era molta gente da uccidere, era un compito di Nathan. Con lui dovevi sempre parlare a bassa voce, perchè aveva dei disturbi serissimi ai canali uditivi. Se c'era un fischio acuto..Nathan diventava pazzo. Roxy usava un fucile di precisione che non lasciava mai toccare a nessuno. Era il suo strumento di morte personale. Aveva ben più di una semplice infarinatura di medicina, farmacologia e chirurgia: aveva una mente geniale, ma a sentire lei, quando studiava si sentiva adosso lo schluze, il peso del respiro del mondo, una sorta di angoscia esistenziale che le impediva di lavorare stabilmente. Restavano Edwin e Magister: il primo era un ingegnere ( questo è chiaramente il figo dela situazione..blush.gif..nd Tsam). Progettava, bypassava, si fondeva il cervello tra i computer e le reti neurali. Esperto in sistemi di protezione, sorveglianza elettronica, audiometria, microcircuitazioni...era una specie di asceta informatico. Una creatura virtuale chiusa in un corpo fisico, che cercava di demolire con ogni sostanza psicotropa in cui si imbattesse. Magister, da parte sua, procurava i piani, ne impostava la realizzazione e , durante i colpi, sorvegliava e coordinava i movimenti di tutti noi.
Fu una vera pacchia. Fino a quando non facemmo il colpo alla Skylab. Fino a quando, sottolineo, non facemmo il colpo alla Skylab.

Avevamo stabilito tutto, nei minimi particolari. Quello della Skylab sarebbe stato il nostro ultimo colpo in Europa e la destinazione successiva sarebbe stata la città più infernale del mondo; Hong Kong, nella cui parte meridionale, a Sud della Baia Vittoria, si stava combattendo una sanguinosa guerra civile, casa per casa, strada per strada. Una guerra civile già bellamente annunciata nel 1997, quando era scaduto il protettorato Inglese sull'isola e la Cina comunista si era ripresa la più fiorente piazza economica dell'Est asiatico. Ma a noi serviva solo stare tranquilli per uno, due anni.. ed Hong Kong era il miglior luogo in cui sparire. Avevamo un posto di deja vù: un quartiere chiamato Tmin Sha Tsui. Come sempre, nelle ultime settimane prima dell'azione non ci frequentammo: avevamo i nostri codici, per comunicarci se qualcosa fosse andato storto. La sera prima del colpo, la sera prima, in un bar assolutamente anonimo di New Heaven, il canale più frequentato dai turisti di Copenaghen, un uomo si sedette accanto a me, mi strattonò per il gomito e mi disse "Signor Cromer, la prego di seguirmi", con un pesantissimo accento russo. Come scoprii in seguito, non era in russo ma in caucasico. A quel punto mi avevano già legato ad una sedia e avevano scaldato i ferri.

Mi torturarono per sapere del colpo. E per sapere che cosa sapevo della Skylab e di Ching-ye-myn, il conducente del furgone che dovevamo assaltare. Non sapevo niente. Non ricordo, adesso, che cosa mi fecero urlare. So che urlai e che feci i nomi degli altri, o forse no. Forse il Dio della Sofferenza arrivò prima che le mie ultime difese mi abbandonassero al delirio. Ma una frase me la ricordo, chiaramente; la disse il russo, quello che mi aveva prelevato al bar. Mi disse: " Perchè non la smetti di fare l'eroe? Non ti accorgi che gli altri ti hanno venduto?" " Chi è stato?".
Il russo scoppiò a ridere, dando elettricità alla frusta.

Il colpo non venne fatto. Io non morii. Nathan, Roxy, Edwin e Magister si dileguarono, apparentemente senza lasciare tracce. Fu sull' "apparentemente" che lavorai, per un anno intero, scrivendo, leggendo, ricordando. Giorno dopo giorno, mentre usavo i soldi che ( misteriosamente) erano rimasti sui miei conti bancari e, con quelli, mi facevo ricostruire le dita dei piedi, i denti, le cartilagini, le unghie. Ero pieno di odio, ma non contro la Skylab, o contro quell'uomo, Ching-ye-myn, che avrebbe dovuto guidare il furgone. Era con i miei quattro amici, che avevo ancora un conto da saldare. un conto lungo tutti i giorni in cui ero rimasto ad urlare, in quella stanza.

Un conto infinito, che aspettavo di regolare ad Hong Kong, davanti ad un bar chiamato Patrito's.
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Prima mossa

0000
Arrivai davanti al Patrito's che era già sera. c'era una bolgia infernale di curiosi, tutti attirati, come me, degli spari. Una vetrata del Patrito's, quella sulla strada, era a pezzi, in frantumi sul selciato. C'erano stati due morti. Ero diretto al New Word Centre, quando avevo sentito gli spari: due colpi secchi in direzione della Water Front Promenade. I due corpi erano per terra, illuminati dai flash dei ragazzi della scientifica, due cinesi in divisa grigia e ed impermeabile di plastica trasparente. Sgomitai, cercando inutilmentedi guadagnare la prima fila. Presi l'ultima sigaretta d'importazione dal pacchetto, la accesi a fatica sotto la pioggerella notturna e rimasi a guardare. Il mezzo blindato dela Croce Rossa Internazionale era appena arrivato e gli infermieri stavano slacciando le cerniere di due grossi sacchi di plastica nera. Aspirai avidamente una boccata di fumo: conoscevo quei sacchi, e quel codice stampato a fuoco sulla tela vulcanizzata. Obitorio. Un regolamento di conti? Un killer? Là dietro non l'avrei mai saputo: non riuscivo a vedere bene. Dovevo farmi largo tra quella gente [0145] o chiedere informazioni?[0044]
rgrassi
Mi faccio largo tra la gente.
Tsam
0145

I cinesi parlavano tra di loro, in quel dialetto del porto di Hong Kong che è un po' il riassunto di tutti i dialetti incomprensibili del mondo. Da buon occidentale, ero più alto di loro di due spanne, ma quelli se ne stavano compatti, uno addossato all'altro, per godersi la scena degli uomini della Croce Rossa che insaccavano i morti. Avanzai di un paio di metri, incurante delle proteste e fui attirato da due figure che stavano confabulando tra di loro. Uno sembrava occidentale, non troppo alto, con un fazzoletto bianco annodato sulla testa calva e un grande grembiule sporco annodato alla vita, stava gesticoando, spiegando, non capii che cosa. Indovinai che quello fosse il proprietario del locale e che il suo interlocutore fosse l'ispettore di polizia. sapevo che si chiamava Wang. I ragazzi cinesi della scientifica, sul marciapiede, stavano impietosamente continuando il loro lavoro: per terra c'erano larghe chiazze di sangue che si scioglievano alla pioggia. Distinsi a malapena il corpo di uno degli uccisi..e mi parve un cinese. Ero a metà strada tra l'ispettore [0019] e l'ingresso del locale [0036]
rgrassi
l'ingresso del locale [0036]
Tsam
0036

Spinsi la porta scorrevole del Patrito's, facendo tintinnare uno di quei marchingegni di campanelle per cui gli orientali vanno pazzi. Dentro c'era una nenia di musica da voltastomaco. Come avevo immaginato, non c'era quasi nessuno: erano tutti fuori a godersi lo spettacolo dei sacchi gocciolanti di sangue e delle luci circolari blu della polizia che riquadravano la notte. Mi trattenni dal gettare a terra il mozzicone della sigaretta e diedi un'occhiata al locale. Illuminazione al neon, bianca, con tubi in vista. Alla mia sinistra, la vetrata andata in pezzi. Davanti, il bancone del bar: una struttura in legno e plastica, prefabbricata, da cui spuntavano i beccucci delle bibite alla spina, a forma di drago. Dietro ad esso, non più di dieci bottiglie di alcolici di importazione [0054]. alla destra, dieci o dodici tavolini rotondi di plastica [0063] e due sole persone tranquillamente sedute in un angolo [0007]. Mi avevano visto, ma me ne fregai. In fondo al bancone, dritto a me, c'era una parete scrostata, con alcuni quadri appesi ed una porta metallica, che sembrava messa lì per farmi domandare: che cosa ci sarà, dietro? [0114]?
rgrassi
alcolici di importazione [0054]
Tsam
0054

Mi avvicinai al bancone, sporgendomi a guardare oltre il livello del piano. Il barman poteva contare su una spessa pedana di metallo, e il sottoscritto non era mai stato incluso nella classifica dei dieci uomini più alti del mondo. Riuscivo ad arrivare solo ad una bottiglia di whisky, abbandonata accanto ad un lavello di alluminio. Certo, avrei potuto prenderla..ma il prezzo di quella roba, in quei mesi di guerra civile, era troppo alto perchè nessuno se ne accorgesse [0221]. E non ero solo, là dentro.
rgrassi
Ehm...
Posso scegliere solo la 0221?
Rob
Tsam
0221

Visto dal bancone, Patrito's sembrava un locale decente. Cercai una posizione per appoggiarmi, riflettendo sula mia.. pista. Odiavo provare a pensare con un'illuminazione al neon, bianca, accecante. Alla mia destra, vicino all'uscita, la vetrata era andata a pezzi. Dietro di me, i beccucci delle bibite alla spina ed una bottiglia di whisky abbandonata al suo destino. Davanti a me, impietosamente illuminati dalla pioggia al neon, dieci o dodici tavolini rotondi, di plastica [0063] e.. due persone (dai tratti orientali, mi sembrava) tranquillamente sedute in un angolo [0007]. Morti? Drogati? Killer? Non potevo ancora saperlo. In fondo al bancone, all'estrema sinistra, una parete scrostata, con alciuni quadri appesi di sbieco ed una porta metallica, che sembrava chiedermi: mi apri? [0114]
rgrassi
dieci o dodici tavolini rotondi, di plastica [0063]
Tsam
0063

C'erano molte sedie e tavolini buttati a mezz'aria, che ingombravano il pavimento. Strizzai gli occhi, cercando di distinguere se in quella confusione di zampe di sedie, bicchieri rotti, fette di limone sintetico gettate a terra in brodaglie irriconoscibili, ci fosse qualcosa di utile. C'era: un vassoio di metallo, di quelli usati dai camerieri. Ma non era un semplice vassoio: c'erano dei led, dei circuiti elettrici che danzavano lungo la superficie di stagno. Ed io ho sempre adorato i led luminosi. Lo raccolsi ((01)), lasciando che sgocciolasse sul pavimento qualsiasi cosa avesse contenuto. [0093]
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Ricordo che quando vedete il simbolo ((numero)) dovete trascrivere l'oggetto nell'inventario alla riga indicata dal numero
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rgrassi
Tsam, il file zip dell'inventario e' corrotto.
Rob
Tsam
Lo trovi allegato nel 3d Evoluzione di gioco..;)..ciao
tsam
rgrassi
Se si tratta di questo:
http://www.oldgamesitalia.net/forum/index....ype=post&id=806

L'ho scaricato ed e' corrotto.
Rob
Tsam
No..è questo..;)..
http://www.oldgamesitalia.net/forum/index.php?showtopic=2664
ciao
tsam
rgrassi
lasciando che sgocciolasse sul pavimento qualsiasi cosa avesse contenuto. [0093]
Tsam
0093

Ero lì dentro da almeno due minuti e non avrei avuto libertà d'azione ancora per molto. Fuori c'erano ancora i lampeggianti in funzione ed un gran vociare di cinesi..ma, presto, si sarebbero dileguati tutti. Mi diressi verso i due tizi seduti al tavolino [0789]
rgrassi
Mi diressi verso i due tizi seduti al tavolino [0789]
Tsam
0789

Mi avvicinai lentamente al tavolo con i due tizi. Feci un giro largo, per vedere se mi seguivano con lo sguardo. Sì e no, questa fu la risposta. Uno dei due, un cinese biondo artificiale dal viso butterato, portava una specie di mezzo cranio di metallo lucido, frutto di un'operazione sbrigativa, o di una qualche malattia della pelle. Lui mi guardò e sorrise quando mi avvicinai. Lei sembrava in uno stato catatonico: era una donna, con i capelli neri, a caschetto, sporchi. Ciondolava il capo, come se fosse stata sotto l'effetto di una droga. E che fossi dannato se non era così. "Mi chiamo Cromer" dissi, per rompere il ghiaccio. Parlai al biondo faccia di latta, ovviamente: " Cromer come?". "Cromer e basta" [0074]
rgrassi
"Cromer e basta" [0074]
Tsam
0074

"Che vuoi, "Cromer e basta?"?" domandò il butterato. Indugiai solo un istante ad osservare la compagna del biondo. " Non ti vedo interessato a quanto è successo.." " Succede tutte le sere". Guardai fuori dalla vetrata, le luci lampeggianti, i riflessi della pioggia. "Hai visto chi è stato?". "Può darsi". "Hai anche un nome?". Faccia di latta si psorse sul tavolino. "No" mi disse. "Ok, "No". Hai visto chi è stato? Che hai detto tu?". Domandai alla ragazza, che aveva emesso un suono. Almeno, mi pareva avesse emesso un suono. "Lasciala stare" sibilò il biondo. Non volevo lasciar stare per niente, perchè la ragazza aveva parlato [0062], ma forse era meglio dargli retta [0010] o essere il più sbrigativo possibile [0016]
rgrassi
essere il più sbrigativo possibile [0016]
Tsam
0016

"Quanto costi, ragazzo?". "Dipende da cosa vuoi". "Tutto". Lui sorrise, indicandosi l'occhio sinistro. L'avevo capito, certo: aveva una microcamera di registrazione dietro alla retina. Aveva filmato tutto..i morti, l'assasino.. tutto quello che era successo. Non solo: aveva ripreso me, dentro al locale. Il bastardello non mi lasciava molte alternative. "Spara". "Cinquemila". Chiaramente, non avevo abbastanza soldi. Era già tanto che fossi vivo, che avessi trovato una stanza in affitto nel quartiere. Di certo, non avevo cinquemila "Jen Min Piao", yuan per gli amici. Potevo dirglielo [0090], o meno [0095]
rgrassi
o meno [0095]
Tsam
0095

"Per me va bene" mentii, "dammi la registrazione". Il biondo butterato faccia di latta si strinse nelle spalle, sorridendo. La sua ragazza diede un colpo di tosse, vacillando. Lui decise di alzarsi dal tavolino, per portarla da qualche altra parte. "Senza fretta, amico. Devo estrarmela dal cervello, prima di potertela dare. Ascoltami, Cromer "e basta": ora io e lei usciamo dal locale, senza altri problemi. Ci vediamo.. diciamo tra tre ore, dove ti ho già detto, alla base della Torre dell'Orologio, dove parte il Midnight Train" Era lì. Il mio uomo uscì dal locale, trascinandosi dietro il suo fantasma femminile [0015]
rgrassi
trascinandosi dietro il suo fantasma femminile [0015]
Tsam
0015

Ed eccomi nel centro di un locale abbandonato di gran fretta a causa di un doppio omicidio. Da Patrito's: una sera su due.. omicidi su commissione. O vendette mafiose. prima che i poliziotti entrassero, avevo ancora solo una cosa da fare: vedere cosa si nascondeva dietro alla porta di metallo [0040].
rgrassi
cosa si nascondeva dietro alla porta di metallo [0040].
Tsam
ATTENZIONE!IN QUESTO PASSAGGIO VI e' LA PRIMA VOLTA L'UTILIZZO DELL'INVENTARIO. IN CASO DI DUBBI O PROBLEMI NON ESITATE A CONTATTARMI

0040

Mi guardai attorno. La porta era ricoperta da una patina d'unto. Provai a spingerla, ma rimaneva chiusa. In alto a sinistra, nell'intercapedine della porta, c'era una fotocellula, che sorvegliava l'ingresso [0-??]. Feci un passo indietro, poi andai a spiare dalla vetrina del negozio che cosa stesse succedendo fuori. I cinesi erano ancora tutti lì, mentre Patrito, il proprietario, stava gridando qualcosa al commissario. Il cinese cercava di tenerlo sotto controllo, ma l'omone di origine italiana non ne voleva sapere. Si stavano avvicinando all'ingresso del locale [0770]

QP 0112
UP 0022
OI 0130
CV 0072
WX 0017
OA 0039
MY 0075
BJ 0010
Tsam
Fine avventura? blush.gif.. ciao
tsam
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