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> Scena 1, "Il Quadrato Magico di Marte"
The Ancient One
messaggio4 Jan 2014, 10:53
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Scena 1

"Il Quadrato Magico di Marte"



Il gruppo si sta per radunare per un incontro amichevole e informale nella casa di San Francisco di Kurt Hotter, archeologo e docente universitario.
Si è scelta proprio l'abitazione di Kurt perché è abbastanza spaziosa e accogliente (nonostante Kurt non sia ricchissimo) e perché ha anche un maggiordomo.

Kurt dovrà descrivere la sua abitazione di San Francisco, il suo salotto e il suo maggiordomo. Se poi ci posta anche qualche foto tanto meglio...
Sempre Kurt ci dovrà anche indicare il motivo di questo raduno, che non dovrà essere però qualcosa di urgente o di vitale, tanto è vero che passerà subito in secondo piano rispetto all'incipit dell'avventura.

Gli altri investigatori arriveranno a casa di Kurt nell'ordine in cui i rispettivi giocatori posteranno in questo thread.
Ognuno dei giocatori descriverà fisicamente il proprio investigatore mentre questi entra nel salotto di Kurt.
Se qualcuno ha qualche foto che ritrae il proprio investigatore, questo può essere il momento per postarla!
Ogni giocatore riporterà anche la "frase d'ingresso" del suo investigatore, con cui egli saluta gli altri presenti.

I presenti, se lo desiderano, possono rispondere all'ingresso di ogni nuovo investigatore.
E iniziare anche una conversazione.


Potete continuare su questo tenore di interpretazione libera dei vostri investigatori finché non interverrò io.


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Ravenloft
messaggio4 Jan 2014, 15:25
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Una modesta villetta in stile vittoriano con tetto spiovente, a due piani, in dote dalla Stanford University per aver accettato la cattedra di archeologia. Si trova sulle colline di Stanford, in un'area verde, in Mayfield Avenue, molto vicina all'università e alla biblioteca. È dotata di un piccolo giardino delimitato da uno steccato bianco, come bianca è la residenza (in contrasto con le tegole, verde petrolio). L'ingresso è molto maestoso (effetto amplificato per via della torre che lo sovrasta), dotato di un piccolo atrio (che si estende a balconata coperta lungo il perimetro della facciata), con un massiccio portone in legno, dominato da una gargolla stilizzata, così come i due batacchi spuntano dalla bocca di tali bestie.

Il giardino, tipicamente inglese, è molto curato grazie al lavoro di Louis. Maggiordomo e appassionato di giardinaggio, Louis è di origini naturalmente inglesi, evidentemente educato fin da bambino allo scopo. Egli è al suo posto da oltre 30 anni, inizialmente al servizio dei Rothledge. Papà non voleva portarlo con se negli Stati Uniti, ma successivamente si convinse a farlo, quando avevo 16 anni. Qualcuno doveva pur badare alla casa mentre ero all'università, diceva. Quando con papà ci trasferimmo a Stanford all'ottenimento della cattedra, Louis ne fu subito felice, per via proprio del giardino. Unico vero padrone, conosce ogni meandro della casa, a differenza del padrone formale, che al massimo conosce le sue stanze (e un po' il piano superiore). Uomo sulla sessantina, senza capelli, ma con un folto paio di baffoni bianchi, molto riservato, non ama parlare di se e delle sue origini (Dio solo sa se non ci ho provato a farlo parlare, una volta tentando persino il metodo Freud). Molto alto (più di me sicuramente) e di una certa stazza. Piuttosto severo e a tratti inquietante (da adolescente ricordo di avere provato una certa paura nei suoi confronti), è però efficientissimo nelle faccende domestiche, nonostante l'età.

L'incontro
Stasera sarà un grande evento. Me lo sento. Chiederò a Louis di procurarsi un po' di legna per il camino, e spolverare il salotto. Ampio, dotato di un tavolino basso in legno e vetro di Murano, attorno al quale vi sono posizionate quattro poltrone e un comodo divano in legno intarsiato, il tutto disposto ad agorà rispetto al caldo del camino. Dominato da un quadro, che mio padre dice essere il preferito della mamma, ritraeva una nobildonna inglese, dall'aspetto fiero, ingioiellata di tutto punto, probabilmente una antenata della mamma. Nemmeno mio padre conosceva molto di quel quadro, a parte che prendendo il thé nella vecchia casa ad Augusta, la mamma restava come ipnotizzata dinanzi a quel dipinto. Lui lo sapeva bene, diventava strana mentre sorseggiava quella bevanda. Eppure quel quadro gliela ricordava. Io non la ricordavo minimamente, ero troppo piccolo quando era morta. Ormai però mio padre difficilmente lasciava la sua stanza, a lui provvedeva Louis. Sulle due pareti, da una parte un vecchio pendolo che da anni mi propongo di far riparare, e dall'altro un vecchio manichino con indosso una armatura di piastre scintillante (Louis sta lì a lucidarla ossessivamente), più in alto due teste di animale imbalsamate (un orso bruno e una tigre).

I miei ospiti, dicevo. Tipi strani. Non li conoscevo bene tutti, a dire il vero. Mi fidavo di padre Cushing. Un bel giorno mi avvicina con occhi spiritati, scuro in volto, chiedendomi se credevo negli spiriti. La mia educazione mi fece subito pensare di avere davanti un pazzo. Eppure lo conoscevo da diverso tempo ormai, era un punto di riferimento per il quartiere, nonostante pareva che nessuno sapesse esattamente da dove venisse. Nonostante ciò, mi fidavo di lui, dicevo. Forse perché dopo quella strana domanda, mi evitava. Non riusciva a guardarmi negli occhi. Allora capii: era LUI che si fidava di me! Non ero cattolico, ne credevo in Dio, ma le raccolte fondi per l'orfanotrofio ci avevano avvicinato, in qualche modo. Vedevo che mi studiava... tempo dopo, chiese di tenere gli occhi aperti, all'università, e così feci. Per quale motivo esattamente, lo ignoravo. Mi disse che stava cercando persone fidate per combattere il male. Ve ne erano già altri, a quanto ne sapevo, che aveva "reclutato". E ci dovevamo incontrare quella sera. Stasera.

Conoscevo l'antiquario. L'avevo visto parlare col Rettore diverse volte. Di affari. Affari che mi riguardavano in qualche modo. Era in cerca di pezzi rari, preziosi, ed era disposto a spendere cifre folli. Mi piaceva. L'Università aveva acquisito alcuni pezzi provenienti da scavi fatti in Europa e Asia minore. Alcuni dei quali li avevo condotti personalmente. Questo probabilmente convinse il rettore ad assegnarmi una cattedra, una delle prime in Archeologia degli Stati Uniti. Una grossa responsabilità. Forse però c'erano altre motivazioni: quelle spedizioni costavano molto. Abbiamo i fondi mi diceva, ma come? L'antiquario. Tipo strano, occhi di lupo. Ero forse un investimento a lungo termine? Temevo la risposta a quella domanda.

La psichiatra era molto affascinante. Alice. Mi piaceva molto, ma non avevo mai avuto il coraggio di farmi avanti. Non ero mai stato una cima, con le donne. Vedremo. Avevamo la passione comune per la psicanalisi, anche se lei ne aveva fatto la sua professione. A pensarci bene, era stato proprio padre Cushing ad introdurci. Credo all'orfanotrofio. Dopo quell'incontro, ci eravamo tenuti in contatto per via epistolare, era sempre troppo occupata coi suoi pazienti, mi diceva, quando provavo ad invitarla a cena. Una scusa? Probabile. Eppure ero molto eccitato dal fatto che sarebbe venuta anche lei questa sera. Forse avrei scoperto il perché di quei rifiuti. Forse c'era sotto dell'altro...

Darragh Collins. Vecchio marpione, era la mia assicurazione sulla vita. L'avevo conosciuto qualche tempo addietro. Per via dell'incidente. Ricordo quell'incontro come fosse ieri. Louis ogni sera, al mio ritorno, mi diceva che un tizio si era presentato per "farmi alcune domande". Un fottuto giornalista, pensavo. Poi una notte vedo un'auto parcheggiata di fronte all'ingresso, ne esce un tizio dalla faccia grave. Deglutii. Si avvicina e mi chiede se ero il prof. Hotter. Iniziai subito a sentire caldo. Mi dirigevo a passo svelto verso l'ingresso, poi, di colpo, mi fermai. Come sapeva di Jeremy? Mi assalì la curiosità, volevo saperne di più, così lo invitai ad entrare per sorseggiare del buon brandy. Nonostante le tragiche circostanze, quello fu l'inizio di una bella amicizia. Nessuno mi metteva a mio agio come quel bastardo. Così, pensai che potesse riuscirci anche quella sera. Non dovevo fare altro che alzare la cornetta...

Miss Ward. Fin dalla prima volta che la vidi, sapevo che nascondeva qualcosa. Troppo preparata per essere una semplice assistente bibliotecaria. Quante notti passate assieme a fare ricerche su antichi tesori sepolti chissà dove. Le sue conoscenze linguistiche erano di grande aiuto al mio lavoro. Il mio asso nella manica. Avevo però un terribile presentimento: quando sarebbe arrivato il conto? Cosa la spingeva veramente ad aiutarmi in quelle estenuanti ricerche? Eravamo diventati amici, o almeno così mi piaceva pensare. Le proposi anche un posto alla libreria dell'università... che rifiutò. Cosa si poteva volere di più? Le sue indubbie doti mi avrebbero fatto rendere al 110%, così pensai di invitare anche lei alla nostra piccola "festicciola".

Mr. Caspar invece non lo conoscevo. Padre Cushing me lo aveva presentato in una piovosa notte, alla parrocchia. Ero molto a disagio quella sera. Non sapevo se la sensazione era dovuta alla presenza di Dio oppure a quella di Mr. Caspar. Decisi di incolpare Dio, come sempre. Forse mi sbagliai, come avrei imparato successivamente, Mr. Caspar era inquietante più di Dio stesso.



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MashiroTamigi
messaggio4 Jan 2014, 16:48
Messaggio #3



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Mentre percorrevo il breve vialetto di villa Hotter, sentivo il delinearsi di qualcosa di grande, di immenso.
Come nei giorni del grande raccolto in kansas, tensioni e emozioni si intrecciavano per giorni e giorni. Non ho mai visto i grandi raccolti di Belton, ma sicuramente vedrò quello che accadrà in questa villa.
Ancora oggi mi domando come per la mia strada ci siano solo preti, scritti antichi e eventi inspiegabili; a volte apro il mio diario e capisco di vivere in un mondo controllato da qualcosa che sfugge all'uomo, lo sento e l'ho visto. Poi guardo la mia mano destra e come dei flash, i corpi senza vita della mia famiglia compaiono in sfondi neri e torbidi. Quando Padre Cushing mi trovò rovistare fra i relitti e gli scarti dell'umanità, non avrei mai pensato di trovarmi qui ora, perchè scelse proprio me ancora mi sfugge, in lui non leggo la classica pietà che un uomo di chiesa posa sulle membra di un barbone qualunque, vedo curiosità, investigazione, domande. Certamente una figura diversa da padre Banauver. Mi recai alla sua chiesa ogni tanto, qualche lampada da riparare, qualche panca scricchiolante da oliare, qualche lavoretto come al solito: un giorno mi domandò se potevo aiutarlo, non mi spiegò che tipo d'aiuto cercasse in un barbone da quattro soldi, mi parlò del male nascosto, del buio di una lotta vaga e non definita, contro un nemico altrettanto nebuloso. Accettai. Ancora una volta i corpi dei miei come lampi nella pioggia.

Lungo il vialetto il profumo di erba tagliata mi riempiva il naso, inquadrai il luogo e vidi la porta di ingresso, solida e maestosa, protetta da spiriti infernali che quasi cercavano di scacciarmi. Quella statua, quel mostro, mi guardava e voleva parlarmi, voleva dirmi qualcosa di importante lo sò, dovevo proseguire non potevo distrarmi.
Mi feci coraggio e continuai, bussai alla porta. Mi apri un maggiordomo, che si presentò con il nome di Louis, guardava la mia mano. Lurido bastardo, pensai, e immaginai la gargolla prender vita e divorare il lacchè fino all'ultimo pezzo di carne pulsante. Con me portavo solo dei pantaloni sporchi di fango, una camicia grigia e un trench rubato. E il mio diario.
Risposi al suo invito con un cenno del capo, il suo puzzo servile mi nauseava.

L'incontro
Eccolo lo sfarzo della classe benestante, si scaglia sui miei occhi come un monito. "Guarda come viviamo noi essere umani, ritorna nella tua stanza con la tua bibbia". Superai il corridoio ed entrai in una grande sala, un tavolo al centro, quattro sedie e un divano di lusso, ciò che mi colpii però fu un quadro: ritraeva una donna evidentemente ricca, far sfarzo dei propri averi, bei gioielli, vestito maestoso, una regina ai miei occhi. Rimasi colpito per qualche secondo, quando vidi la figura di padre Cushing raggiungermi con un sorriso, risposi a tale gesto di amicizia, ma dentro me mille mosche impazzite riempivano lo stomaco eccitate dallo scorrere degli eventi. Forse l'emozione di quegli attimi mi fece un brutto scherzo, perchè vidi Padre Cushing sparire di colpo per far spazio a un altra figura.

Guardai quegli occhi neri e profondi cercando spiegazioni. Hotter era un uomo distinto, con portamento, ma non era a suo agio, lo vedevo dallo sguardo, dalla sua paura.. strinsi il mio diario ma non abbandonai mai i suoi occhi. Anche lui era nel gruppo, padre Cushing diceva di aver contattato anche un antiquario e una psichiatra; quale sorte per un povero vagabondo, ritrovarsi ora in questa sala lussuosa e circondato da persone così altolocate e che non consceva. Pensai quale fosse il compito di ognuno di noi, quale gioco sarebbe iniziato da li a pochi momenti, quando il fuoco del camino sarebbe diventato più forte e il suo scoppiettare nascosto da discussioni e domande.
La gargolla all'ingresso sicuramente lo sapeva. La mano ricominciava a bruciarmi.


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alaris_
messaggio4 Jan 2014, 22:08
Messaggio #4



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Camminando lungo il viale i miei pensieri si rivolsero verso i mille e più luoghi che ho visitato nella mia vita, luoghi lontani dalla civiltà e impregnati di misteri, testimonianze di antiche civiltà
conosciute sui libri di storia e altre invece di civiltà scomparse di cui si conosce poco o niente e tutto questo è la mia vita. Il solo pensare a tutti gli oggetti che ho riportato alla luce un brivido di
piacere e di adrenalina scuote il mio corpo e il livello di adrenalina sale al pensiero di quelli che devo ancora scoprire.
Il fascino della scoperta di un oggetto antico di centinaia o più anni e a cui si possono dare mille interpretazioni mi affascina fin da quando ero piccolo e ancora adesso il piacere di tenere nelle
mani un oggetto che nessuno ha mai più toccato o posato lo sguardo da centinaia di anni è una sensazione impagabile.
Preso dai mie pensieri mi accorsi di essere davanti alla porta della villa di Kurt Hotter, archeologo e docente universitario conosciuto durante le mie visite all'Università. Un tipo simpatico.
Il motivo per cui mi trovavo qui: Padre Cushing e la sua strana e misteriosa proposta: "stava cercando persone fidate per combattere il male" accettai subito. Il mio spirito avventuroso ebbe la meglio
e il mio proposito di seguire il mio negozio di antiquariato venne subito demolito da questa nuova, misteriosa e strana avventura.
Non conoscevo gli altri invitati ma conoscevo Padre Cushing... quindi sono certo che saranno sicuramente delle persone "particolari".
Bussai alla porta mi accolse un tipico maggiordomo inglese, mi fece gentilmente entrare. Notai immediatamente un bellissimo quadro... non riuscivo a distogliere lo sguardo dal dipinto
mi ammaliava e non riuscivo a capire il motivo quando mi venne incontro Padre Cushing seguito da Kurt, li salutai calorosamente. Kurt mi fece accomodare su una poltrona, fremevo
dalla voglia di conoscere tutti i particolari di questa che si preannunciava una bellissima e misteriosa avventura.
Mi presentarono Reginald Caspar, un tipo strano, mi colpì il colore dei suoi capelli, di un rosso vivo innaturale e la sua mano destra orribilmente deformata. Mi domandai quale ruolo potrà avere quest'uomo
in tutta questa storia?
Tutto questo non faceva che incuriosirmi ancora di più.



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Micartu
messaggio5 Jan 2014, 01:28
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Nella mia vita, non era mai stato una di quelle persone che lega facilmente, ero sempre stato un solitario, il periodo più felice della mia vita l'avevo trascorso dalla cima del mio faro, sorseggiando brandy e guardando il mare agitarsi sotto di me. Solo Liz, la mia amata Liz, era riuscita a aprirsi un varco nel mio cuore. Durante la guerra non avevo tempo di affezionarmi o legare ad una persona che già ne trascinavamo via le membra insanguinate o il cadavere dalla terra di nessuno.... la terra di nessuno... le ombre che vi si aggiravano la notte e che ci impedivano di dormire o di chiudere gli occhi per quelle poche ore che ci erano concesse...
No, basta! Devo tornare in me, ora sono un prete consacrato al Signore e ho una missione da compiere. Oltrepasso il maestoso ingresso della magione degli Hotter, cercando di scacciare questi cupi pensieri. Kurt Hotter... chi avrebbe detto fino a qualche anno fa che avrei stretto amicizia con un "crucco"? Ma Kurt si era rivelato oltre che un generoso contributore della parrocchia, un grande studioso e un profondo conoscitore delle materie umanistiche che tanto anche io amavo. Ma non era questo il motivo della mia visita. Era giunto il momento di affrontare l'ignoto. Grazie alla mia vocazione, avevo avuto modo di conoscere un gran numero di persone dai più svariati mestieri. Tra di essi era stato facile individuare elementi con i miei stessi dubbi e i miei stessi interessi, e approfittando dell'ospitalità di Hotter, ero riuscito finalmente a radunarli nello stesso luogo. Non ero entrato troppo nei dettagli, d'altronde la missione che ci attendeva non era adatta a persone prive di fede... e quale migliore dimostrazione di fede che un salto nel buio? Avevo perciò inviato delle missive in cui accennavo a una futura lotta contro il male.
Con questi pensieri salutai Louis, il maggiordomo degli Hotter, che mi accoglieva sulla porta dell'abitazione, invitandomi ad entrare.

L'INCONTRO
Percorsi il corridoio ed entrai nel grande salotto. La legna ardeva nel camino e un caldo tepore mi accolse. La stanza era elegante e ben arredata, mi balzò subito agli occhi lo splendido dipinto della nobildonna inglese che già tante volte avevo ammirato durante le mie visite a casa Hotter. Il mio ospite era lì, seduto su un divano, si alzò e mi venne incontro sorridente, dicendomi che ero stato il primo ad arrivare e dandomi il benvenuto. Aveva sul volto un'espressione interrogativa...
passi la presenza dell'antiquario, ma perché avevo convocato anche una famosa psichiatra e Reginald a questa nostra piccola riunione? Iniziai a spiegargli le mie reali motivazioni.



Ecco Padre Cushing.


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The Ancient One
messaggio6 Jan 2014, 00:16
Messaggio #6



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Riguardo alla problematica delle motivazioni del gruppo, vi rimando a questo mio post.
In breve: andiamo avanti in modo molto "easy", lasciando però in piedi tutti gli spunti che avete già creato.

Se va bene a tutti, si proceda facendo arrivare gli altri investigatori! :-)


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LargoLagrande
messaggio6 Jan 2014, 04:07
Messaggio #7



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Sono arrivato in Mayfield Avenue con l'auto di Matthew, una Oakland a due cilindri. Non volevo arrivarci a piedi e fare la figura dello straccione a casa di Hotter. Non che abbia capito granché di quello che abbia detto quando è entrato nel mio ufficio sedendosi senza neanche aspettare il mio invito. Di certo è stato difficile seguirlo mentre farfugliava di casi misteriosi e inspiegabili, della necessità della mia presenza. Una vecchia conoscenza il buon Hotter , ricordo ancora quando mi sono presentato davanti a questa staccionata bianca per la prima volta. Avevo avuto una soffiata sul caso Jeremy e mi ero presentato davanti alla sua porta con una scusa davvero idiota, ero a corto di denaro e avevo bisogno di un lavoro a qualsiasi costo. All'inizio era solo un tizio con molta grana, ma poi ho imparato a conoscerlo e per tutti i cani di Finn, non mi ha mai pestato i piedi. Mi aggiusto la cravatta e mi pettino i capelli, poi sbatto le mani sul vestito, per spolverarlo, una vecchia abitudine che ancora non riesco ad abbandonare, e busso al massiccio portone in legno. Il mostro di pietra che sovrasta l'ingresso è più brutto di Arrawn in persona. Per un attimo questa statua mi riporta agli esseri inquietanti di quel libro che leggo di tanto in tanto, al volto smorto e ossuto di quella donna dai capelli neri. Ancora oggi non riesco a togliermela dalla mente.

Ad accogliermi l'insopportabile maggiordomo dall'accento inglese, un tizio baffuto e dai modi severi, al limite della cordialità. Per statura e fisionomia mi ricorda vagamente il vecchio Finbarr.

L'incontro


Entro nella grande sala e mi guardo intorno. Non mi aspettavo così tanta gente , pensavo si trattasse di un incontro a due. Osservo i presenti passando di volto in volto, nessuno che conosca. Mi soffermo sul vecchio quadro quasi per nascondere un pizzico di disagio. Noto il prete , mi pare di averlo già visto da qualche parte ma non ricordo dove di preciso. Non mi piacciono i preti, tranne uno almeno. Poi vedo Hotter venirmi incontro con la solita aria paciosa e l'andatura indolente e un sorriso a ventiquattro carati stampato sulla faccia. Mi stringe la mano e mi ringrazia di essere venuto, presentandomi uno per uno i suoi invitati, poi mi dice di accomodarmi e che mi spiegherà tutto tra qualche minuto. Non capisco davvero il motivo di questa messinscena. Se si tratta di lavoro, non ha bisogno di altra gente, gli ho dimostrato di essere uno di cui si può fidare, gli ho già salvato la pelle in un'occasione, se il motivo è un altro allora mi aspetto che sia dannatamente convincente. Mi siedo e mi accendo una sigaretta mentre cerco di mettere a fuoco i presenti. Un antiquario, una psichiatra, una tipa strana, qualcuno che ha tutta l'aria di essere un vagabondo, un prete. Che diavolo ha in mente il vecchio Hotter?



Foto del Personaggio Darragh Collins


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"Ambition is a poor excuse for not having sense enough to be lazy" (E. Bergen)
 
The Ancient One
messaggio6 Jan 2014, 11:31
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Solo per segnalare che alcuni di voi (non tutti) hanno degli spunti nel topic privato del loro personaggio.

Del resto, mentre si attende l'inizio della "festa" e l'arrivo di tutti gli invitati, qualcosa si deve pur fare, no?


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Ravenloft
messaggio6 Jan 2014, 13:57
Messaggio #9



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Louis arriva nella stanza con la solita discrezione, gli faccio segno di poter parlare: "In attesa degli altri ospiti" rivolgendosi a me "cosa posso servire ai signori?". Gli chiedo di dirigersi in cantina per recuperare un paio di bottiglie di buon vino italiano, per il brindisi introduttivo. Acqua per eventuali astemi e del brandy o whiskey per i più duri. Senza esagerare, avevamo davanti una lunga serata, e abbisognavano tutti di restare lucidi, c'erano questioni urgenti di cui parlare.

Dopo il brindisi e le presentazioni di rito, nonostante alcuni fossero in ritardo, attiro l'attenzione dei miei ospiti e, dopo un cenno di intesa con padre Cushing con cui lo faccio avvicinare, dico: "Signore e signori, veniamo a noi e ad uno dei motivi di questo incontro. Non so se padre Cushing vi abbia accennato qualcosa. Sarete curiosi di sapere, immagino. Beh, è ormai passato diverso tempo da quando padre Cushing mi accennò di alcuni episodi inspiegabili e mi chiese di tenere gli occhi aperti, soprattutto alla Stanford. Dopo il caso Jeremy, affrontato con Darragh, l'Universitá non è stata più la stessa. L'incidente è stato insabbiato il più possibile, motivo per cui Darragh era sul caso, ma nessuno è riuscito a cavarne un ragno dal buco. Ma sto divagando. Ne è passato di tempo, magari di Jeremy parleremo un'altra volta. Ora invece vorrei portare alla vostra attenzione, come ho accennato a Sue Eminenza [ride] nella lettera che gli ho inviato, cosa mi è successo un paio di mattinate fa. Un collega, Mr. Thurwell, professore emerito di matematica, mi avvicina. Era strano, più strano del solito voglio dire, accennandomi ad un problema che aveva. Siccome era sempre stato un tipo schivo e riservato, e in più non avevamo un rapporto al di la del rispetto tra colleghi, la cosa mi è parsa subito piuttosto strana. Che problema, vi starete chiedendo. A dire il vero, me lo sto chiedendo anche io. Ha parlato di un "problema numerico". Per un professore di Matematica, quale problema numerico potrà mai esserci? Non ha aggiunto molto altro, se non che ne avremmo parlato al telefono. Più specificamente, la telefonata dovrebbe arrivare proprio questa sera, verso le 21. Volevo aspettarla insieme a voi. Non so se significhi qualcosa, ne se c'entrino le paure di padre Cushing, che lo spinsero a fidarsi del sottoscritto. Fatto sta che Mr. Thurwell aveva negli occhi una paura profonda, primordiale. Che mi fu subito trasmessa, vi dirò, al momento che dovetti prenderlo per un polso per fargli accennare la cosa, scuotendolo. Questa è la storia che volevo raccontarvi. Spero non vi abbia scosso, come ha scosso invece me."


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Fantasya
messaggio6 Jan 2014, 15:08
Messaggio #10



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Avevo rimandato gli appuntamenti di oggi per essere presente a casa Hotter. Non sono una credente ma Padre Cushing era un brav'uomo e sopratutto pratico, svolgeva benissimo il suo compito e per questo lo ripettavo. Ho conosciuto il prete mentre aiutavo in un orfanotrofio ed è qui che conobbi anche Kurt Hotter che era venuto a controllare che le sue offerte fossero ben utilizzate.
Sono sicura che Padre Cushing ha richiesto la mia presenza per dei buoni motivi.

L'incontro
Arrivata a casa Hotter, fui accolta da un maggiordomo inquitente all'apparenza ma gentile nei modi come si conviene alla sua professione. Salutai i presenti e mi presentai. I presenti stavano bevendo: "si intrattengono nell'attesa oppure sono arrivata un pò in ritardo?" mi chiesi. Ho notato per un attimo la mano bruciata di uno dei presenti, un barbone credo. "Autolesionismo? Incidente? Un'educazione violeta?" Chissà, pensai. Non ha alcuna iportanza, il motivo della mia presenza l'avrei scoperto oggi ed è solo su quello che concentrerò la mia attenzione. C'era una pesante aria di attesa nella stanza.

Alice Unaware


Messaggio modificato da Fantasya il 7 Jan 2014, 13:50
 
alaris_
messaggio6 Jan 2014, 15:16
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Dopo che Louis si presentò nella stanza con del vino, whiskey e quello che poteva sembrare una bottiglia di brandy, l'etichetta probabilmente si era staccata. Vidi anche una caraffa piena di acqua e limone.
Essendo astemio accettai volentieri un bicchiere di acqua fresca e limone e nel frattempo mi accesi una Marlboro Compact.
Risposi a Kurt di essere effettivamente molto curioso di sapere il motivo per cui siamo stati convocati questa sera e quale potrà essere il ruolo in questa faccenda di persone così diverse, per interessi e professioni,
tra di loro.
La telefonata che doveva arrivare alle 21 era qualcosa di inquietante e misterioso... anche io conoscevo, di vista, il prof.Thurwell avendolo incontrato occasionalmente nelle mie visite all'Università.
Anche se non lo conoscevo bene, come Kurt, ero preoccupato per il prof.Thurwell e che tipo di problema poteva avere che gli infondeva così tanta paura? Direi proprio che è la serata dei misteri...bene
a questo punto non rimaneva altro che aspettare.
Per ingannare l'attesa dissi:
"Avete letto che l'imprenditore Walter Chrysler quello che l'anno scorso ha lanciato sul mercato la Chrysler Six , due giorni fa ha fondato la Chrysler Corporation?
Speriamo che le prossime auto che produrrà siano veloci e comode come la Chrysler Six ottima macchina pensate che la velocità massima che raggiunge è di ben 70 mph
Questa nuova fabbrica di automobili sarà di buon auspicio per la nostra economia!"


p.s. non posto nessuna foto, ci metto mezz'ora e non ho mai capito come si fa, oltretutto ho poco tempo...mi spiace spero che questo non sia un problema

Ghe pensi mi (Largo)

Immagine Allegata


Messaggio modificato da LargoLagrande il 6 Jan 2014, 21:03


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Gwenelan
messaggio6 Jan 2014, 18:45
Messaggio #12



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Entrai nel vialetto, squadrando la casa che mi stava di fronte dal tetto in giù. Magnifica; peccato che al posto dello steccato bianco non ci fosse una bella cancellata in ferro battuto. Percorsi il vialetto e mi fermai davanti al portone, sotto una simpatica gargolla. Bussai, e venni introdotta in casa da un maggiordomo, che salutai con un cenno del capo.
Non ero mai stata nella residenza del professor Hotter, nonostante le innumerevoli sere passate a fare ricerche insieme su questo o quell'artefatto. Ricerche che fino ad adesso si erano rivelate un buco nell'acqua dopo l'altro, per quanto mi riguardava. Ma lui era un uomo gentile; mi aveva anche proposto un posto nella biblioteca dell'Università, ma per i miei scopi sarebbe stata una perdita di tempo. Pensiero carino, però.
Questa volta mi aveva invitata a casa sua per una "riunione" di cui non sapevo granché, ma avevo accettato perché sapevo che il professore non era un uomo che amasse perdere tempo in sciocchezze: se mi aveva invitata, vuol dire che riteneva questa riunione importante. E magari sarebbe stata la volta buona anche per me, chi lo sa.

L'incontro
Troppa gente, fu il mio primo pensiero. Strinsi fra le mani la borsetta, e passai due dita sulla curva della stoffa prodotta dalla piccola pistola che mi portavo sempre dietro. Il professor Hotter era in fondo al salotto, vicino a delle poltrone. L'unica altra persona che conoscevo era padre Cushing, che seguiva i discorsi di Hotter con la solita aria cupa. Sono l'ultima arrivata?
Cominciai a farmi strada fino alle poltrone, ma il mio sguardo fu attratto dal ritratto di donna appeso sopra il camino. Raffigurava una donna, forse un'antenata del padrone di casa, dall'aspetto fiero e ricoperta di gioielli. Ma c'era qualcos'altro, nel quadro, che aveva attirato la mia attenzione. Passai lo sguardo sui gioielli, nella speranza di riconoscere qualche simbolo mistico, e nella composizione del quadro - forse la sua geometria richiamava qualcosa di particolare? Niente, doveva essere altro.
Fui riportata alla realtà dalla voce di uno degli ospiti che parlava della Chrysler Corporation. Mi riscossi, mi avvicinai agli altri ospiti, e mi presentai.

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Ofelia (con espressione meno sdolcinata di quella della tizia, ma viso e capelli sono giusti)


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alaris_
messaggio6 Jan 2014, 21:49
Messaggio #13



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p.s. non so se questo intervento è lecito eventualmente eliminatelo...thanks.

Quando ebbi finito di dare la notizia della fondazione della Chrysler Corporation e Kurt stava per dire la sua la porta si aprì e il maggiordomo fece entrare una delle donne più belle che avessi mai visto
rimasi folgorato dalla sua bellezza e da qualcosa che non saprei spiegare... una specie di aura misteriosa avvolgeva questa splendida donna ma era veramente solo una bibliotecaria come mi aveva accennato
Padre Cushing?
No...non poteva essere una semplice bibliotecaria...era qualcosa di più ma cosa?
Notai con piacere che, come me, era attratta dal quadro antico raffigurante una nobildonna ingioiellata gusti in comune?
Venne presentata ad ognuno di noi quando venne il mio momento le alzai leggermente la mano verso la mia bocca e accennai un inchino, sfiorando appena con le labbra la mano. Guardandola negli occhi
rimasi sempre più affascinato dal suo sguardo magnetico e dai suoi splendidi occhi.




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The Ancient One
messaggio6 Jan 2014, 23:41
Messaggio #14



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Louis il maggiordomo entra nella stanza. È silenzioso e leggiadro come una farfalla, ma la sua stazza lo fa assomigliare più a un elefante in una cristalleria. Si ferma, nella sua solita postura rigida ma elegante, proprio sotto il ritratto della nobildonna inglese; vi strappa un sorriso il surreale contrasto fra i gioielli di lei e i baffi di lui...

Lo sguardo di Louis, impenetrabile nei pensieri, si posa per un attimo sulla Marlboro Compact fra le dita di George Burlington.
Ne vorrebbe una? O forsa è solo riprovazione per un vizio fin troppo diffuso qui in America?


“Se posso permettermi di interrompere i Signori – esordisce Loius con un accento inglese talmente impeccabile da risultare quasi artefatto – al telefono desiderano parlare con il Sig. Hotter e ho la sensazione che anche il Sig. Hotter desideri parlare con loro.”
Pronuncia il cognome di Kurt con una tale amorevolezza, che mancava solo lo appellasse come “Signorino”...


Kurt Hotter si alza e va a rispondere.
Louis, dopo un impenetrabile sguardo ai superalcolici da lui stesso serviti, si volta e segue Kurt alla dovuta distanza imposta dai rispettivi ruoli.



Immagine Allegata










NOTE:
Il telefono, unico per tutta la casa (come usava al tempo), si trova in un'altra stanza. Quindi nessuno può udire la conversazione, che infatti si svolgerà privatamente nel topic di Kurt.

In attesa che Kurt ritorni, tutti gli altri dovranno portare avanti delle conversazioni di circostanza. Tipo quella già iniziata da George Burlington sulla Chrysler.
Questa è una buona occasione per conoscersi meglio e stabilire rapporti fra gli investigatori. Senza contare che alcuni di voi (anche se forse non se ne sono resi conto) hanno già alcune informazioni che potranno rivelarsi utili alla nostra indagine; questo potrebbe essere un buon momento per condividerle.


INVENTARIO
Invito anche tutti ad aggiornare la propria scheda con tutto quello che hanno addosso. Non avete limiti, potete portare tutto ciò che potete permettervi (da una pistola, fino ad un diamante).


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Micartu
messaggio7 Jan 2014, 03:54
Messaggio #15



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Dopo aver scambiato i dovuti convenevoli con Hotter, lo metto al corrente del mio intento di istituire una sorta di "circolo privato", costituito da persone degne di fiducia, che si possa dedicare all'analisi e allo studio di alcuni fenomeni "particolari", e al contempo si possa ergere a baluardo contro il male. Vedo che Hotter mi osserva con l'aria perplessa di chi ancora non ha colto appieno le implicazioni di queste parole, le sue labbra si muovono come per formulare una domanda, ma improvvisamente entra nella stanza Reginald. Gli vado incontro sorridendo, lui ricambia, ma è come se la sua mente fosse altrove... i suoi occhi schizzano da una parte all'altra con palese nervosismo e noto come si stia accarezzando la mano destra. Il nostro ospite si fa avanti e gli dà il benvenuto. Il tempo di scambiare qualche parola tra noi per alleviare il suo disagio ed ecco comparire altri invitati. Mr. Burlington, che viene fatto accomodare su una poltrona. Poi è la volta di Miss Unaware, tiro un sospiro di sollievo: non avrei scommesso sulla sua presenza, visti i suoi numerosi impegni di lavoro. Uno alla volta gli ospiti di questa piccola riunione arrivano alla magione e fanno il loro ingresso nella sala, è infatti la volta della bellissima Miss Ward e poi di un uomo che capisco essere l'amico di Hotter, Mr. Collins. Ci studiamo per alcuni secondi, ho la forte sensazione di averlo già visto da qualche parte. Uno sguardo perplesso attraversa il suo volto, ma è solo un attimo perché Hotter lo rapisce per presentarlo agli altri. Noto con piacere che gli ospiti, superato il lieve imbarazzo iniziale, si presentano tra loro e iniziano a conversare.

Mi avvicino a Miss Unaware per scambiare alcune parole con lei, quando Louis, su ordine di Hotter, inizia a servire da bere agli ospiti e noto tra le bevande la presenza di alcolici. Mi giro verso di lei e sorridendo esclamo "Diavolo di un Hotter! Sembra che per qualcuno il Volstead Act non sia mai entrato in vigore! Che ne dice Miss Unaware? Riuscirà il governo a stroncare la produzione e lo smercio clandestino di alcolici? Beh... le dico la verità: come uomo di chiesa me lo auguro, ma sono felice che quel giorno non sia oggi!" Così dicendo chiedo a Louis di servirmi del brandy.
Burlington sta parlando della nascita della Chrysler Corporation, un evento sulla bocca di tutti in quei giorni. Lo guardo in modo sornione e gli dico con torno semiserio: "Mr. Burlington, confido che se deciderà di acquistare una di quelle nuove vetture, troverà anche il tempo per effettuare una piccola donazione alla parrocchia per gli orfani della città!"

Dopo il brindisi di rito, Hotter inizia a spiegare agli ospiti il motivo della loro presenza e accenna al fatto di aspettare una telefonata per le 21 da parte del Professor Thurwell. Alcuni attimi dopo Louis entra nella stanza interrompendolo e annunciando che la tanto attesa telefonata è arrivata.

Per un momento cala il silenzio, poi Hotter si congeda temporaneamente dal gruppo. Il chiacchiericcio ricomincia lentamente. Io mi avvicino a Mr. Collins e gli dico: "Mr. Collins, posso farle una domanda? Lei è un credente?"


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alaris_
messaggio7 Jan 2014, 22:09
Messaggio #16



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Discorrendo della nascita della Chrysler Corporation Padre Cristopher approfittò per chiedermi una donazione per gli orfani. Sorrisi e gli risposi che non potevo negare un aiuto ai piccoli orfani e che
nei prossimi giorni avrei fatto avere un assegno in parrocchia.
Compiaciuto Padre Cristopher mi sorrise.
Abbandonai gli ospiti e la discussione relativa alla Chrysler e mi avvicinai alla sig.na Ward chiedendogli cosa si aspettava da questa riunione e per quale motivo Padre Cristopher ci avesse convocati.
In attesa della risposta della sig.na Ofelia entrò Louis il maggiordomo dicendo che era arrivata una telefonata per il Sig. Hotter...Kurt seguì il maggiordomo nella stanza con il telefono finalmente tra
poco verrà svelato uno dei due misteri....la spiegazione alle paure del prof. Thurwell.


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Fantasya
messaggio7 Jan 2014, 22:34
Messaggio #17



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A quel "ma sono felice che quel giorno non sia oggi!" sorrisi. "Padre Cushing, lo smercio clandestino di alcolici è stato causato propio dal governo con il proibizionismo, più si proibisce e più si è tentati di trasgredire, se il governo vuole mettere fine alla clandestinità deve prendere una direzione completamente diversa da quella che ha preso sino ad ora. Spero che in questa casa ci siano tutte persone strettamente fidate, se qualcuno sapesse dell'uso di alcolici in questa stanza credo che Mr. Hotter avrebbe dei problemi." Sorseggiai un bicchiere di vino e con il bicchiere in mano guardai il guadro di una signora dall'aria fiera "perchè tutti si soffermano a guardare questo quadro?" pensai, io non vedevo nulla di strano.
Vidi Hotter andare a rispondere al telefono poi andai verso il vagabondo: "Mr Caspar, è nervoso? Credo che questa sera lo siamo un pò tutti, sopratutto in questo momento che è arrivata la telefonata tanto attesa."

Messaggio modificato da Fantasya il 7 Jan 2014, 22:36
 
Gwenelan
messaggio8 Jan 2014, 00:21
Messaggio #18



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Rimasti stupefatta quando uno degli altri presenti, Mr. Burlington, venne a farmi il baciamano. Non ero abituata a questo genere di galanterie, e per qualche secondo rimasi senza parole a fissarlo negli occhi. Poi accennai un sorriso e un leggerissimo inchino in risposta al suo gesto.
Accanto a noi, padre Cushing e un'altra giovane donna parlavano della legge sulle bevande alcoliche, e solo allora notai che era stato servito del vino e del brandy. Pur essendo astemia, mi trovai ad annuire alle parole della donna. "Concordo con lei, Miss... Unaware, giusto? Proprio adesso che la città può dirsi ricostruita dopo quel disastroso terremoto avvenuto quasi venti anni fa, e sarebbe tempo di festeggiare!"
Presi un bicchiere di acqua e limone, più per il profumo che per berne un po', e mi accorsi che Mr. Burlington mi si era avvicinato di nuovo, e mi stava chiedendo della nostra riunione. Bella domanda, pensai. "Io sono stata invitata ," calcai la parola. Io non rispondo a "convocazioni" di nessun tipo. "dal signor Hotter. Non so che cosa scopriremo questa sera, ma sicuramente sarà qualcosa di interessante." bevvi un sorso di acqua, un po' amara per i miei gusti. "Ma quanto sarà interessante potrebbe dipendere da molte cose." Indicai con il bicchiere padre Cushing: aveva appena chiesto a Mr. Collins, un uomo che dovevo ancora inquadrare, se fosse credente. "E voi?" domandai a Mr. Burlington. "Non vi sto chiedendo se credete in Dio, ma... in qualcos'altro, magari?"


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The Ancient One
messaggio8 Jan 2014, 00:41
Messaggio #19



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CITAZIONE
"Non vi sto chiedendo se credete in Dio, ma... in qualcos'altro, magari?"


Giurereste che a queste parole Louis, silenzioso e imponente come sempre, si sia fatto un rapido segno della croce mentre grande e grosso passava alle spalle di Ofelia.



Subito dopo, l'accenno di Ofelia al terribile Terremoto di San Franscisco del 1906 fece calare un rapidissimo momento di silenzio nella sala. Erano passati quasi 20 anni, ma nella maggior parte dei presenti il ricordo di quel giorno era ancora vivido nelle loro memorie. Basti pensare che dei 400.000 abitanti della città di allora, quasi 300.000 rimasero senza un'abitazione a causa di quel cataclisma e del conseguente incendio che devastò l'intera città.


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messaggio8 Jan 2014, 06:14
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L'aria nella sala comincia a riempirsi di un chiacchiericcio vivace , soprattutto dopo che i drink sono stati serviti dall'Inglese. Noto che si formano piccoli gruppetti di discussione, per il momento resto seduto a finire la mia sigaretta cercando di captare qualcosa di interessante. Che il vecchio Hotter alzasse un po' il gomito di tanto in tanto e avesse una buona riserva di alcolici non è una novità per me, ma gli altri ospiti non nascondono un certo entusiasmo per questa gradita sorpresa. Soprattutto questo strano prete che non mi sembra uno stinco di santo. Mentre ascolto il vociare in modo distratto sorseggio un bicchiere di brandy e muovo il bicchiere osservandone il colore come un intenditore, cercando di nascondere un'espressione di disgusto. Mai stato un grande bevitore, è solo una facciata da tenere. Come mi diceva sempre la vecchia Aiofe "questa roba uccide". Seguo il movimento lento e ritmato delle labbra di Burlington mentre parla con entusiasmo della nascita di questa nuova corporation , questa Chrysler, ma non partecipo alla discussione, preferisco studiare la situazione. Mi volto ad osservare Miss Ward , non conosco la sua età ma sembra molto giovane e anche molto carina. Esperta di occulto, mi ha detto Hotter nel presentarla. Non che non ci creda, ma sono piuttosto scettico. Sarà una di quelle tipe strane che si presentano spesso nel mio ufficio parlando di morti misteriose e sparizioni inspiegabili, di ogni sorta di fantasia, quando invece la realtà è molto più semplice senza metterci di mezzo l'occulto. Storie di tradimenti gestite male, vizietti rischiosi e da mantenere segreti, storie di ambizioni e avidità. Pur di non guardare in faccia alla realtà la gente è disposta a credere alle favole. Volto lo sguardo poi verso Mr Caspar che è rimasto in disparte, sembra quasi isolarsi dal resto del gruppo. Guarda spesso il suo orologio da panciotto, sembra nervoso. Non mi fido molto di questo tizio.

Mentre spengo la sigaretta in un posacenere di cristallo vedo l'Inglese entrare e annunciare la telefonata che stavamo aspettando tutti, Hotter si allontana con passo svelto e il volto abbastanza teso. Vorrei seguirlo ma il maggiordomo mi ferma con un gesto dicendomi che non è possibile. Lascio il bicchiere di brandy sul vassoio e riprendo a studiare i personaggi in sala. Lo sguardo si posa su Miss Unaware. Niente male questa psichiatra. Una conoscenza che forse varrebbe la pena approfondire . Vedo che sta partecipando ad una discussione, mi sembra di sentire parlare di proibizionismo e di alcolici, e mi avvicino con aria sicura, ma a metà strada sento una voce chiamare il mio nome. E' padre Cushing. Con grande sorpresa si avvicina a me e mi chiede se credo in Dio. Mi aggiusto la cravatta e gli rispondo <sono un irlandese, cattolico di nascita e si credo in Dio. Se credo in qualcos'altro? la risposta è la stessa. Sono irlandese e cresciuto ascoltando le storie più bizzarre ed inverosimili, quindi credo anche in qualcos'altro.> Cushing pensa che abbia finito ma invece mi schiarisco la voce e dico <non credo molto nei preti>e qui chiudo la frase serrando le labbra e facendo scivolare le mani nelle tasche del mio pantalone. Mi guarda in modo soddisfatto, il suo sguardo è diretto e il suo sorriso è imperturbabile. Mi chiede il perchè e gli rispondo che rimanderei volentieri un discorso del genere ad un evento meno mondano. Riprende a sorridere e mi chiede qualcosa di più superficiale questa volta. <Dunque lei è un investigatore privato? Come vanno gli affari? Credo non manchi mai il lavoro per la sua categoria>. Colpito e affondato. Comincio a rimettere insieme le parole per rispondergli e subito il pensiero corre alla telefonata di Gerry ricevuta proprio qualche minuto prima di aver lasciato l'appartamento. La notizia non era delle migliori. Un altro investigatore privato ritrovato ucciso, dopo Sadovsky, nel giro di pochi mesi. Uno della Pinkerton, tra le migliori agenzie invesigative della costa Ovest. Un tale Schwartzvogel, che non ho mai sentito nominare. Ovviamente non hanno fatto trapelare nulla nemmeno sul caso sul quale stava lavorando. <Il lavoro non manca padre Cushing> gli rispondo guardandolo negli occhi < d'altronde abbiamo qualcosa in comune io e lei. Senza pecorelle smarrite e peccatori saremmo entrambi disoccupati.> Sorride ancora una volta, di quel sorriso strano, quasi impertinente. <Ma il mio è un mestiere molto più pericoloso> continuo < la morte è dietro l'angolo. > Mi chiede a cosa mi riferisca e gli accenno quanto è accaduto senza entrare nei particolari. <Sono molto rammaricato> aggiunge l'ecclesiastico . Vedo le sue labbra muoversi, continuare a parlare. <Omnia tempora patent martyribus. Ogni tempo ha i suoi martiri> aggiunge poi Cushing. Tutto questo mi ricorda che dovrei contattare quanto prima Phil Geaque , il Sovrintendente della Pinkerton di San Francisco. Sono pezzi da novanta, non hanno bisogno di me ma se c'è qualcosa di interessante sotto devo saperlo, essere della partita non può che giovare ai miei affari e anche alla mia reputazione.


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messaggio8 Jan 2014, 14:53
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Non ero abituato a tanta gente. Dal mio arrivo casa Hotter si riempì di ogni tipo di figura. Donne bellissime e signori distinti.
L'argomento più gettonato era il proibizionismo, la legge sugli alcolici, e non nego che mi feci volentieri un paio di bicchieri, però tutti mascheravano con discorsi il loro terrore e la loro curiosità.
Restai in disparte, osservando, partecipando solo in determinate occasioni. Aspettavo qualcosa, un evento, oramai era chiaro che un gruppo così variegato doveva compiere qualcosa di grandioso.
Complice qualche bicchiere di troppo, chiesi a questo Louis dove fosse il bagno. Speravo di vedere in lui repulsione nei miei confronti, odiavo il suo fare, il suo muoversi, il suo strisciare per servire altri uomini. Probabilmente era contento così, il viscido, e continuai a fissarlo con ribrezzo.
C'era anche un investigatore irlandese, fissava spesso il mio orologio da panciotto.. o se sapesse la sua storia non avrebbe più tanto spirito investigativo in corpo.. risi fra me e me. Anche la strizzacervelli fissava la mia mano, probabilmente stava già pronosticando una diagnosi: violenza infantile, carenza affettiva.. puah, sputai nell'azalea nell'angolo incurante degli sguardi altrui. Prima o poi mi avrebbe chiesto della mia casa in Kansas, di come "chiamavo la mammina" e se avevo visto i miei fottere, mi avrebbe domandato della mia mano, di come era bruciata e deforme. Probabilmente avrebbe avuto compassione, ma cosa dovrei farmene, ho smesso di provarla per me stesso da tempo oramai. Maledetto camino, fa troppo caldo qui dentro. Chiesi al verme impettito un altro bicchiere.

Intanto Padre Cushing era intento a chiedere l'elemosina, alla fine non siamo così diversi noi barboni e voi pretucoli eh? ahahah, il destino è sicuramente un cerchio, primo o poi si incontra sempre. Certo, padre cushing chiedeva l'elemosina per gli orfani, poveri piccoli, dispersi al mondo senza nessuno. Quasi scoppiavo a ridere. Anche la bibliotecaria nascondeva il suo piccolo orgoglio, la sua forza, probabilmente l'avrebbe usata. Volevo in qualche modo sfidare il suo ardore, gridare "forza, facci vedere la tua paura e spara".

Poi il telefono, come un cancellino che pulisce la lavagna. Louis chiamò Hotter al telefono.


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alaris_
messaggio8 Jan 2014, 21:47
Messaggio #22



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La serata a questo punto, dopo le presentazioni di rito, era abbastanza animata brusii di conversazioni riempivano la stanza. Padre Cusching stava parlando con l'investigatore privato
altri gruppetti si erano formati parlottando fra loro, l'unica persona che rimase in disparte era Reginald Caspar questo atteggiamento confermava la mia prima impressione tipo strano molto
strano e non solo per il suo aspetto esteriore...
La signorina Ward mi rispose in maniera decisa che era stata "invitata" non convocata....bel caratterino la signorina, questa affermazione, la sicurezza e l'arroganza che lasciava trasparire
quando mi rispose, mi lasciò basito.
Forse mi ero fatto un'idea completamente sbagliata di questa donna, dal suo aspetto mi aspettavo un altro tipo di persona.
Mi domandò se oltre a Dio credevo a qualcosa d'altro...risposi che si credevo nell'occulto avendo nelle mie spedizioni avuto a che fare più di una volta in situazione strane, misteriose e inspiegabili.
Sorseggiai il mio bicchiere di acqua e limone e mi congedai dalla sig.na Ward, accesi un'altra Marlboro ed aspettai il ritorno di Kurt dalla telefonata.


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messaggio8 Jan 2014, 22:58
Messaggio #23



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La lunga telefonata era giunta al termine. Non volevo fare attendere oltre i miei ospiti. Un misto di eccitazione fanciullesca e inquietudine mi assalivano, così come decine di interrogativi. Non avevo idea di come gestire esattamente la situazione, e il conto alla rovescia era iniziato. Thurwell aveva parlato di 5 minuti. 5 lunghissimi minuti. Fottuto damerino, in che guaio mi stava cacciando? Una cosa era certa, gliel'avrei fatta pagare, ma non quella sera. Stasera sarei stato il perfetto padrone di casa. Caz*o, pensai, come giustifico la presenza di... di... di quei tipini di la?!? Voglio dire, li ho avvertiti della loro presenza ma... caz*o li avete visti? Forse era stato Dio o il destino a creare questa coincidenza. Peccato che non credevo in nessuno dei due...

Tornai dai miei ospiti, cercando di focalizzare per quanto possibile l'obiettivo. Prima di entrare nel salotto i mille pensieri avevano reso l'atmosfera muta. Appena entrai in salotto, complice il caldo del camino, iniziai a sentire un brusio, poi suoni indistinti, poi... sempre più distinti, parole addirittura comprensibili. Attirai l'attenzione dei miei ospiti e dissi:

"Signore e signori, arrivo subito al dunque: potremmo avere per le mani il nostro primo caso. Il prof. Thurwell, collega e docente di matematica alla Stanford, ha chiesto un parere su di un reperto posto alla sua attenzione da un certo Mr. Hammett, un pezzo di carta con degli strani simboli e numeri che secondo lui formerebbero un quadrato magico. Non chiedetemi cos'è, non ci ho capito un'acca quando me lo ha spiegato. Ma ci deve essere sotto dell'altro, e voi signori miei, mi aiuterete a scoprire cosa. Il caro professore balbettava, come spaventato. Questo deve metterci in guardia. Se siete d'accordo direi di organizzarci in questo modo... non abbiamo molto tempo, non starò a spiegarvi i dettagli della telefonata, il professore e il suo contatto saranno qui tra 5 minuti."

[chiedo agli altri un parere sul da farsi, se volete interrompetemi, altrimenti continuo esponendo il mio piano]


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The Ancient One
messaggio9 Jan 2014, 17:13
Messaggio #24



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Il Prof. Hotter in poche parole e in ancor meno tempo riassume il "piano":
"La nostra psichiatra cercherà di leggere tutti i loro movimenti del corpo per carpire quante più informazioni possibili sui nostri "amici" (potrebbero tornare utili dopo). Io e il buon padre Cushing ci occuperemo dell'accoglienza. Il professore sembra credente, quindi essere accolto da un uomo di chiesa, per quanto dall'aspetto poco rassicurante potrebbe essere una buona idea. Mi pare chiaro che il nostro antiquario cercherà di capire se il pezzo è un falso, io e Ofelia cercheremo di capirne simboli e valutare quanto è antico. Caspar aiuterà se le cose dovessero mettersi male, naturalmente."

Ha appena il tempo di finire che....

Dlin! Dlon!


Il campanello.... Thurwell abita davvero a pochi passi da Mayfield Avenue.

Louis, con gesto rapido e disinvolto, ruota le sue ampie spalle sul posto e con passo deciso ma silenzioso si avvia verso la porta.
Nel suo incedere sicuro getta però uno sguardo vistoso sulle numerosissime bottiglie di alcolici da lui stesso disposte sul tavolo. Il suo sguardo sembra gridare: "Signorino, questo va ben oltre il 'consumo personale'!"
Ancora qualche passo e, altrettanto disinvoltamente, il suo sguardo incrocia quello di Reginald Caspar. E stavolta il suo volto pare gemere di dolore e riprovazione, e sembra dire: "Signorino, il suo povero padre -che riposa nel suo letto di malattia al piano di sopra- non approverebbe mai la presenza di questo barbone in casa sua!"
Un altro passo ancora verso la porta e il buon Louis, senza arrestare il suo incedere e senza dare nell'occhio, strappa una foglia dell'azalea disposta in un angolo della sala. La strappa e se la mette in tasca. Il motivo di tale gesto non è chiaro.

Louis sparisce nel corridoio di ingresso.

Qualche istante dopo la figura imponente di Louis emerge di nuovo nel salotto e, impettito nella sua divisa da maggiordomo, declama:
"Sig. Hotter, gli ospiti che stava attendendo sono alla porta. Mi autorizza a introdurre il Suo collega, il Prof. Brad Thurwell, Docente di Matematica e Fisica all'Universita di Standfrod, e il suo accompagnatore, il Sig. Hammett Dashiell."

Hotter annuisce con un gesto della testa.

Nella stanza entrano due signori.



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Il primo è un uomo alto, dai capelli bianchi, pettinati a spazzola. Nonostante la corporatura da pugile, il suo sguardo sembra incerto, insicuro. Non vi guarda negli occhi, ma anzi un vistoso tic deforma a intervalli regolari la sua faccia. Quando si rende conto del gran numero di persone presenti nella stanza si irrigidisce più che mai. Poi, con un grosso respiro (come per darsi coraggio) esordisce:
"P-p-piacere, Prof. Hotter... L-l-l-le presento il Sig. Hammett D-d-d-d-dashiell."



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Il Sig. Hammett è decisamente più giovane di Thurwell. I suoi capelli grigi cozzano in maniera vistosa (ma all'ultima moda) con i baffi e le sopracciglia nere. Questo Sig. Hammett pare assai più sveglio, dai modi eleganti, e assai più capace di comportarsi in società del Prof. Thurwell.
"Piacere di fare la Sua conoscenza, Prof. Hotter. Il Prof. Thurwell mi ha parlato molto bene di Lei; anche se certo non ci aspettavamo una così vasta folla in casa Sua. Mi auguro di non aver interrotto niente con il nostro arrivo."
Dà un ampio sguardo a tutti gli ospiti che, per quanto veloce, pare cogliere immediatamente ogni particolare di ognuno dei presenti. Lo sguardo si sofferma, stupito, sugli stracci di Reginald Caspar, per poi terminare in un sorriso compiaciuto e sicuro di sé rivolto ad Alice.

Alice, silenziosa, osserva attentamente entrambi gli arrivati.



Ma poi Hammett torna a concentrarsi su Hotter.
"Prof. Hotter, come da consiglio del Prof. Thurwell, avrei questo strana pergamena da sottoporre alla Sua attenzione. E, perché no, anche a quella dei suoi colleghi. Vista però la delicatezza della situazione, spero non vi offenderete se ometterò di riferirvi il contesto in cui è stata rinvenuta; questo, almeno, fino a che non avrete dato prova di averlo interpretato correttamente - cosa di cui, per altro, vi sarei immensamente grato!"


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Ravenloft
messaggio9 Jan 2014, 22:01
Messaggio #25



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"Piacere mio Mr. Hammett. Buona sera Brad". Stringo la mano a entrambi. "Come avevo anticipato prima al telefono, stavamo tenendo una riunione, padre Cushing ci stava giusto ragguagliando su alcuni avvenimenti recenti." Così approfittai per introdurre padre Cushing, sicuramente nostro leader spirituale, al duo di nuovi ospiti. "Nulla comunque che non possa essere interrotto dalla richiesta di aiuto di un illustre collega e da un così interessante reperto."

"Prima di proseguire però, vorrei presentarvi i miei ospiti." Così, iniziai i rituali convenevoli di presentazione... iniziando proprio da padre Cushing.


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