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> [at] Anchorhead, una recensione a tinte rosa
Visitatore_Sartorius_*
messaggio6 May 2013, 11:39
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Ricordi
«Di quel primo giorno ricordi soprattutto la pioggia; fitta e opprimente, tintinnava sui tetti aguzzi di Anchorhead, batteva sul selciato delle strade, confluiva in ampi rivoli nella piazza, quella con l’alto obelisco ricoperto di geroglifici, e da lì si riversava negli avidi flutti del fiume Miskaton.
Tuo marito ti aveva trascinata in quella città ostile e sconosciuta per ereditare le proprietà di un ramo della sua famiglia di cui neppure ricordavi il nome e poi ti aveva lasciata sola.
Ricordi l’ombrello verde militare sempre aperto e il trench abbottonato, usbergo della tua femminilità. La porta dell’agenzia immobiliare era chiusa e un treno fischiava in lontananza. In sottofondo, eufonia di violino e impetuosi scrosci di pioggia».


Insania e pioggia
Ideata, compilata e pubblicata da Michael S. Gentry nel 1998, Anchorhead è un’avventura testuale vecchio stile, intrisa di atmosfera lovecraftiana. Nelle vie semideserte di una fittizia città portuale del New England, i cui sapori salmastri sono restituiti dalle sapienti descrizioni, l’avventuriero è chiamato ad assumere il ruolo di una novella sposa senza nome, ma dall’apparenza avvenente (questo secondo l’immagine restituita dallo specchio, metà ideale in un imperio privo di dei).
Impegnata in un cambio di residenza quasi forzato, la giovane protagonista deve affrontare le prime difficoltà come l’imprevisto guasto all’automobile, la subitanea solitudine e un’avversa perturbazione.
«Nulla di male, beninteso, perché sei benissimo in grado di cavartela da sola!»
E così l’ennesimo, banale, contrattempo (l’irreperibilità dell’agente immobiliare) si trasforma nell’occasione per a darsi a una collaterale attività criminale e per iniziare ad assaporare il tono dell’avventura diviso fra gli acquosi esterni e i fumosi recessi di un pub (dove ogni riferimento alle origini ancestrali è sgradito e accolto da sonore imprecazioni e poco educate espettorazioni).
L’incipit di Anchorhead è dunque un incipit bagnato, dove la pioggia è elemento scenico che instilla nel lettore un senso di melanconia e uggia. Ma prima che sia possibile abituarsi al clima rigido nel N.E. e finanche arrivare a chiamare A. la propria casa, un’informazione inquietante giunge in nostro possesso: l’inaspettata eredità è maturata nella tragedia.
L’evento proietta la narrazione su binari fantasma. La rappresentazione, che a tratti si fa macabra, ha luogo sulle quinte dell’epopea di una dinastia migrante che ha trovato e fondato il proprio centro culturale e religioso in questa terra nella valle del fiume Miskaton, a sua volta antico teatro di dispute con una xenofoba tribù indiana. Una discendenza forte che intride l’avventura con la sua prepotente presenza e la vena di follia che ne ha sempre caratterizzato la linea genetica. E si sa, la pazzia è ereditaria.
Pioggia aguzza e acuta insania, dunque, che permeano la narrazione e si intersecano e si intrecciano restituendo un’atmosfera di palpabile inquietudine che aumenta di tono e sfocia in disordinati incubi (accompagnati dal trillo degli antrostomi), tripudi tentacolari e, infine, culmina con il palesarsi di maledette divinità. Il tutto mentre il giocatore confida al logico parser i propri infreddoliti comandi.

Nord, sud, ovest, est
Ma Anchorhead non è solo pioggia: sotto il cielo che si squarcia col passare delle ore, prendono colore gli splendidi panorami di una cittadina divisa fra scorci - cartolina e pennellate lontane e vicine di costruzioni dimesse, banchine stipate di barche da pesca (incrostate da cirripedi e vecchie abitudini) e foreste impenetrabili.
La topografia di A. è ricostruita in maniera ordinata e logica e inquadra una dimensione urbana verosimile con i suoi vicoli, le ampie piazze e le corti nascoste, a ricreare una mappa puntigliosa i cui spazi illogici sono relegati agli immancabili labirinti (peraltro abbastanza contenuti).
Ai margini dell’abitato troviamo la periferia decadente, le rene sporcate dall’inquinamento, l’alto faro e la baraccopoli lontana, sorta nel circondario dell’antica cartiera, fonte di lavoro e di mistero per gli abitanti di Anchorhead.
Ampia caratterizzazione è dedicata all’inquietante magione avita; una dimora soffocante dove i comfort moderni sono banditi per ragioni di volontà e sorte, affinché a spiccare siano i grandi quadri, i raffinati mobili d’epoca e gli elaborati camini. Le pareti spesse e le finestre sbarrate, dalle cui persiane entrano benaccette lame di luce, angolano la visione e accennano a ipotetici passaggi segreti, mentre serrature chiuse a profusione ostacolano l’incedere nei claustrofobici locali.

La donna, il sogno, il grande incubo
«Eri donna in una città di uomini, modellata da uomini, dominata per secoli dagli uomini e al centro di ogni attività la famiglia fondatrice: una dinastia di cui la storia ricordava soprattutto gli uomini. Eri donna. Eri sola. E avevi anche un po’ paura. Gli occhi rossi sarebbero venuti dopo, insieme agli incubi».
In A. viene affrescata una società patriarcale meglio simboleggiata da quell’odioso quadro: quel dipinto del progenitore che, come un grasso ragno, domina il salotto gettando il suo piglio sulla coppia indesiderata.
Una forte dominante maschile che, per contrappasso, chiama, esige, vuole una protagonista donna.
Il marito, sovente irreperibile, obbliga a esplorazioni in solitaria della cittadina che risulta popolata soprattutto da uomini fra cui si annoverano avventori beoni, erranti derelitti e scorbutici impiegati, fino a rintracciare le rade figure femminili fra cui spicca una segaligna bibliotecaria muta (i cui tratti sono tremendamente rassomiglianti alle donne pesce di L.).
Le donne di A. sono essenzialmente relegate ai ricordi (incapsulati in raffinati monili) e, quando effettivamente presenti, menomante nei sentimenti, abusate, ridotte all’angoscia e sempre sottomesse. E, non ultimo, private dei loro figli.

Io sono il parser
Impegnato a raccogliere feticci, amuleti e ossa, il parser si rivela generoso e ricco nel vocabolario, all’altezza di una sofisticata avventura come A. che prevede azioni complesse come le fasi di interrogatorio che intercorrono tra la protagonista e i loquaci NPC.
Parser che, all’occasione, si fa custode della morale, dacché impedisce quei comportamenti che il giocatore, frustrato dalla momentanea mancanza di progressi, vorrebbe sadicamente compiere; i.e.: brutalizzare incolpevoli npc, vandalizzare inestimabili opere d’arte… .

Hai appena fatto cinque punti
Dal punto di vista ludico, A. è essenzialmente suddivisa in tre aree di operazione.
La raccolta di appunti, diari, ritagli di giornale, il cui necessario ordinamento e perfetto incastro è solo una parte della bellezza di A., costituisce sfida a sé stante.
Puzzle più tradizionali, fra cui ritroviamo anche alcuni classici del genere, richiedono un’esplorazione minuziosa di ogni location e un’accorta gestione dell’inventario (peraltro illimitato).
La terza parte del gioco, infine, richiede all’avventuriero di entrare in una modalità di pensiero differente che si basa sul criterio di intuizione a ritroso. Certi eventi sono difatti a tempo (i.e. n° di mosse) e obbligano il giocatore a riconsiderare il percorso compiuto qualora le sue scelte lo abbiano condotto a un punto morto.
Sebbene un tale espediente narrativo consenta agli npc di acquisire una terza dimensione (tramite spostamento), e di instillare angoscia nelle fasi più concitate, non mi sento di lodare questo stratagemma: è abusato ed è cosa che, a titolo personale, interrompe invariabilmente la sospensione dell’incredulità, dacché è impossibile fare un reload della vita quotidiana.
Illogicità particolari non ve ne sono in A., nondimeno serve un acuto ragionamento anche nel rapportarsi con gli NPC che tendono a comportarsi in maniera capricciosa, rendendo l’acquisizione di oggetti chiave difficoltosa. Pure le loro necessità e le loro debolezze, talvolta elementari, sono ben evidenziate nelle sapienti descrizioni; i vizi esposti all’analisi del giocatore.

The End?
«Eri sposata di fresco, la fede al dito stretta come un vincolo ancora caro».
Successore spirituale dei classici Infocom, Anchorhead stupisce per la meticolosità delle ‘raffigurazioni’ e riceve un riconoscimento per la crudezza delle vicende narrate e la coerenza dello spaccato quotidiano. Nondimeno, come già detto, la terza tranche dilata oltremisura i tempi dell’avventura aggiungendo poche novità a quanto visto nella prima parte, pertanto il giudizio finale non può essere superiore ad un comunque ottimo: 4/5.
 
The Ancient One
messaggio6 May 2013, 11:53
Messaggio #2



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metal.gif metal.gif

Ma che bellissima sorpresa, Sartorius!
Con questa immediata e inaspettata recensione, mi hai subito ripagato delle fatiche della partita!
Col che mi sono preso subito 10 minuti per leggermela: lettura piacevolissima come sempre nei tuoi scritti!
Bellissimo: "Il tutto mentre il giocatore confida al logico parser i propri infreddoliti comandi."

Personalmente convido proprio il tuo giudizio.
Non però quello sul terzo capitolo. Ho visto in rete che non sei l'unico a pensarla in questo modo, però a me non è dispiaciuto: l'ho trovato il giusto proseguimento di una prima fasa esplorativa e di raccolta degli indizi.
Aggiunge poco e, senza il vostro aiuto, avrei di certo dovuto penare non poco per finirlo, però... beh, secondo me ci sta.
Del resto poi riprende un po' lo schema delle avventure cartacee del gdr di Call of Chtulhu.
Fase investigativa, seguita da inevitabile "show down" con morte/impazzimento quasi certo dei PG.

Ho trovato invece belle e argute altre tue riflessioni:
- Il ruolo della "Donna" nel gioco. Elemento di non banalità che ho apprezzato molto.
- la schematizzazione del gameplay.



Grazie mille, Sartorius! metal.gif
Ora attendo di sapere le altre cosa ne pensano.






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Fantasya
messaggio6 May 2013, 12:18
Messaggio #3



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Non so cos'altro aggiungere oltre a dire che l'avventura mi è piaciuta, belle le descrizioni, e che sono d'accardo su tutto con The Ancient One blush.gif
 
Gwenelan
messaggio6 May 2013, 13:23
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Bella recensione, Sartorius blush.gif! Concordo con Ancient sulla terza parte del gioco, però: a me non è sembrata troppo lunga, o fuori posto, o troppo difficile. Alcuni "enigmi" mi sono sembrati poco "rifiniti", o sciocchini, come quello della catena o quasi tutti quelli che Ancient ha saltato per noi, questo sì. Ma ho trovato che quasi sempre le soluzioni e il percorso da fare fosse logico blush.gif, non eccessivamente difficile...
Ah, e non concordo neanche su questo:
CITAZIONE
Parser che, all’occasione, si fa custode della morale, dacché impedisce quei comportamenti che il giocatore, frustrato dalla momentanea mancanza di progressi, vorrebbe sadicamente compiere; i.e.: brutalizzare incolpevoli npc, vandalizzare inestimabili opere d’arte… .
Secondo me Micheal dovevamo tirarlo sotto con l'auto u.u.
In breve, mi è piaciuta parecchio ^-^!


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Tutti hanno opinioni: io le ho, tu le hai. E fin da quando abbiamo aperto gli occhi ci hanno detto che abbiamo diritto di avere nostre opinioni. Be’, è una stronzata, naturalmente. Non abbiamo diritto di avere opinioni, abbiamo diritto di avere opinioni informate. Senza studio, senza basi, senza comprensione, un’opinione non vale niente.
È solo un farfugliamento. È come una scoreggia nella galleria del vento, gente.

 
Tsam
messaggio6 May 2013, 20:29
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Ottima recensione per cui ti ringrazio. Purtroppo a questo giro ho perso il treno e non ho potuto accompagnarvi fino in fondo, ma la tua recensione mi ha fatto recuperare parte del tempo perduto. Grazie!


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The Ancient One
messaggio6 May 2013, 20:45
Messaggio #6



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CITAZIONE (Tsam @ 6 May 2013, 21:29) *
Ottima recensione per cui ti ringrazio. Purtroppo a questo giro ho perso il treno e non ho potuto accompagnarvi fino in fondo, ma la tua recensione mi ha fatto recuperare parte del tempo perduto. Grazie!

Ora devi fare come con Wishbringer e rileggerti tutto in un giorno! smilies3.gif smilies3.gif smilies3.gif

Occhio, perché partiamo con un'altra AT!
Vai a dire la tua su quale, Tsam!


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Gwenelan
messaggio6 May 2013, 23:54
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CITAZIONE (The Ancient One @ 6 May 2013, 21:45) *
CITAZIONE (Tsam @ 6 May 2013, 21:29) *
Ottima recensione per cui ti ringrazio. Purtroppo a questo giro ho perso il treno e non ho potuto accompagnarvi fino in fondo, ma la tua recensione mi ha fatto recuperare parte del tempo perduto. Grazie!

Ora devi fare come con Wishbringer e rileggerti tutto in un giorno! smilies3.gif smilies3.gif smilies3.gif

Occhio, perché partiamo con un'altra AT!
Vai a dire la tua su quale, Tsam!


Sìììì, Tsam, vieni a dire la tuaaaa! Vogliamo anche te nella prossima blush.gif!


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Tsam
messaggio22 May 2013, 09:13
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Nel frattempo è arrivata anche sul sito blush.gif


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Visitatore_Sartorius_*
messaggio27 May 2013, 09:10
Messaggio #9





Guest






Grazie ragazzi (e ragazze)!!
Sono stato un pizzico impegnato, ultimamente. :p Lieto che abbiate trovato il tempo e il gusto di leggere il papiro.
Grazie anche a Tsam per la scelta delle immagini che accompagnano l’articolo. blush.gif Come avrebbe detto E. Braschi anni fa: “Troppo giuste!”

Per quanto riguarda le critiche alla terza parte che vi devo dire, forse è un limite mio, ma in genere mi indispettisco quando un gioco si ostina a prolungare il gameplay iterando sempre lo stesso schema (es.: le fogne dei Nosferatu in Vampire: Bloodlines, il sentiero del Drago in Dracula 3); soprattutto quando la narrazione è, a quasi tutti gli effetti, terminata.
Istintivamente mi viene da dire: “Ho capito, ho afferrato il concetto. Adesso però passiamo oltre, grazie!”
Nello specifico andavano bene la pozza delle ossa, e la sezione del manicomio, molto evocative (però le sezioni della chiesa, dove in realtà si può fare ben poco, e della cartiera, per es., le ho trovate abbastanza superflue).
Dettagli e gusti, immagino! Poi, ovviamente, mi sono divertito a giocarlo, *iniseme* a voi!! blush.gif

Messaggio modificato da Sartorius il 27 May 2013, 09:12
 
The Ancient One
messaggio27 May 2013, 19:11
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Sono, probabilmente, solo gusti personali che si innestano in un giudizio comunque positivo.

E comunque le tue motivazioni sono perfettamente argomentate e comprensibili.

Di nuovo grazie per la recensione!


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alaris_
messaggio27 May 2013, 19:45
Messaggio #11



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Questo post non lo avevo visto....in ritardo.... Sartorius, grazie mille per la bella recensione blush.gif

Messaggio modificato da alaris_ il 27 May 2013, 19:45


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Visitatore_Sartorius_*
messaggio28 May 2013, 16:37
Messaggio #12





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Grazie a voi! blush.gif

Messaggio modificato da Sartorius il 28 May 2013, 16:37
 
Tsam
messaggio16 Jan 2018, 23:58
Messaggio #13


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Esce una versione rivista di questa (splendida) avventura: http://store.steampowered.com/app/726870/Anchorhead/


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The Ancient One
messaggio17 Jan 2018, 09:27
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CITAZIONE (Tsam @ 16 Jan 2018, 23:58) *
Esce una versione rivista di questa (splendida) avventura: http://store.steampowered.com/app/726870/Anchorhead/

Bella iniziativa!
Credo proprio che la prenderò per ringraziare l'autore, anche se ormai l'ho giocata.


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